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Copio, dunque sono di Ernesto Assante

Ernesto Assante, scrittore, critico, giornalista di La Repubblica, a suo tempo direttore di McLink, il primo Internet Provider italiano, creatore deii progetti La Repubblica.it e Kataweb, il ben noto supplemento di Repubblica, Musica!, e Computer Valley, ha deciso di pubblicare, seguendo l’esempio di esperimenti simili, senza un editore, ma direttamente online, attraverso il sito www.ilmiolibro.it, un’interessante opera intitolata «Copio, dunque sono». Il libro tratta della lunga e profonda crisi dell’industria multimediale mondiale nelle sue trasformazioni dal tramonto dell’era del vinile, dei nastri magnetici, all’epoca del CD, a YouTube, al file-sharing, a eMule. La nostra epoca.
Un’iniziativa ben particolare ma di sicuro interesse e che merita un pò di attenzione. La riflessione si collega immediatamente a molti cambiamenti che si prospettano nel mondo del Web dove vanno sempre pù prendendo piede servizi che rendono la Web sfera una realta ” Web 2.0″ con un’intrecciarsi di relazione che stà demolendo la struttura economica e sociale delle major multimediali. Rispetto a questa Realtà quale è stata,quale sarà la risposta delle Major ? Ignorare il fenomeno?Una via meramente punitiva?? Oppure una via diversa?? Non è uno scontro nuovo quello che le major stanno affrontando..lo evidezia Assante dall’introduzione..
Quello per il “dominio della copia” e sul diritto d’autore è un campo di battaglia vero e proprio, sul quale ci sono stati, nel corso degli anni, grandissimi scontri, molti dei quali tuttora in corso. Non tanto sul principio fondamentale, quello per il quale l’autore è proprietario di tutti i diritti sulla propria opera e quindi li può cedere a terzi per pubblicarla, copiarla,stamparla, distribuirla, principio che è giustamente rimasto immutato. Quanto sui diritti degli utenti che,una volta acquisita legalmente una copia, possono farne determinati utilizzi e non altri, e sulle possibilità di realizzare delle copie.
Ogni volta che nuove tecnologie di copia sono arrivate nelle mani del pubblico le battaglie si sono moltiplicate, da quella dell’industria discografica, negli anni Ottanta, contro le audiocassette che servivano per ascoltare le canzoni copiate sui walkman, a quelle delle industrie cinematografiche negli anni Novanta per limitare i danni dopo l’avvento dei videoregistratori, da quelle degli editori contro l’uso delle fotocopie dei libri, a quelle delle aziende che producono videogiochi contro le copie su cd, fino ad oggi, con i casi più recenti, quello di produttori televisivi come la Viacom  contro YouTube, e quello degli editori contro Google, per la riproduzione di parti di libri.è sul fronte della musica che gli scontri si sono fatti più vivaci negli ultimi anni, soprattutto da quando, con l’avvento della rete , copiare e distribuire canzoni non è stata più un attività tecnologicamente limitata alle case discografiche. Il caso di Napster, nel 1999, è stato il primo e più clamoroso esempio di battaglia legale per la difesa del copyright e ha visto scenderein campo non solo le case discografiche ma anche alcuni artisti, primi fra tutti i Metallica.
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