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Samaritan, il buco di sceneggiatura con dentro un film

Oggi parliamo di Samaritan, il film diretto  da Julius Avery uscito nel 2022 e disponibile in streaming che vede Stlylvester Stallone vestire i panni di un super-eroe ritiratosi a vita privata.Un film cupo, dalla fotografia molto bella, ma che alla fine davvero non mi ha convinto, e, stando ai dati, non ha convinto anche altri spettatori.

Samaritan combattimento

Prima di continuare questo articolo, vi avverto che troverete numerosi spoiler del film. In altri casi, vi direi che se non volete rovinarvi la visione, vi direi di fermarvi qui. Ma in questo caso, potete anche proseguire al lettura perché le “rivelazioni” che vi farò sono più che altro dei “salvagenti” che vi aiuteranno a  ricostruire la pellicola. Non certo perchè lo schema della trama sia “complesso”, anzi è molto, troppo, lineare, ma perchè il senso di quello che succede è talmente scollegato internamente da lasciarci da subito la sensazione che “qualcosa” non funzioni. Anche io per capire cosa non funzioni ci ho messo davvero molto, e vorrei condividere le mie idee con voi.

L’incipit

La storia iniziale è questa: ci troviamo a Granite City, vent’anni dopo lo scontro finale tra il super-eroe Samaritan ed il suo arcinemico Nemesis. Il primo era un ex-poliziotto tutore della legge e dell’ordine, l’altro un anarchico contro il sistema. Sin dall’inizio però si hanno degli indizi che portano a pensare che forse la chiave di lettura sia un’altra: da una parte un reazionario paladino dello status quo e dall’altra un rivoluzionario, paladino delle masse e del proletariato.

In questa ultima grande battaglia i due contendenti si sono “distrutti” a vicenda. Tuttavia, senza il suo “primo nemico” la società non appare affatto migliorata. Granite City è una città sporca, dove poveri e disperati lottano disperatamente per sopravvivere. Le strade sono invase da carcasse di auto, spazzatura e gente disperata, e la criminalità è l’unica strada attraverso cui i suoi abitanti riescono a mettere insieme un pezzo di pane.

Facciamo quindi la conoscenza del nostro co-protagonista, il piccolo Sam, interpretato da Javon Walton. E’ il figlio di questa società confusa ed in bilico: E’ un idealista, è molto sicuro di se, crede in un futuro migliore. E’ sicuro che il supereroe Samaritan, suo mentore morale, sia ancora vivo, si nasconda da qualche parte per tornare. Ha una morale apparentemente molto forte, ma, al contempo, non esista a collaborare con un gruppo di criminali di strada per guadagnare qualche dollaro.

Sua madre, che sembra essere un infermiera ( ma non sembra ricordarsene mai), condivide questo dualismo. Da una parte sembra aver un senso manicheo della giustizia, ma poi accetta senza molti problemi dei ” soldi sporchi” dal figlio.

Le premesse

Insomma si capisce che questa è una società di confine, dove non esiste il bene o il male incarnato dal binomio Samaritan/Nemesis. Anzi, molto spesso ci si rende conto che per molti Nemesis è l’eroe, mentre Samaritan è solo uno strumento di oppressione.

Presto Sam incontra Cyrus, il cattivo della storia, che sin da subito ci viene presentato come un criminale idealista, capace di capire le persone. Ovviamente Cyrus ha il suo eroe in Nemesis, che, nella sua convinzione, è stato fermato proprio prima di rovesciare l’ingiusto sistema.

Infine in questo triangolo si inserisce anche il vero protagonista, ossia Joe Smith, nome più falso del falso, sotto cui si nasconde un super-eroe invecchiato e stanco, senza fiducia  in se stesso che non si ritrova nella società che ha attorno.

Vive ai bordi della società, in un quartiere molto degradato, occupandosi dello smaltimento dei rifiuti. Arrotonda ogni tanto lo stipendio riparando oggetti rotti e rivendendoli. In realtà quest’attività gli serve per ricordare “quanto sia facile distruggere il mondo, e quanto sia difficile rimetterne su i pezzi. “

Insomma un eroe tornato “umano”, o addirittura “Sub-umano”, dopo aver rinunciato al suo status. E’ in continuo turbamento, ripensa continuamente al passato, come se una volta sconfitto e distrutto   la sua vera ed unica nemesi,  che scopriremo essere suo fratello, non avesse più alcuno scopo.

In effetti è così: i suoi superpoteri non possono migliorare la società che ha difeso, possono solo servire ad abbatterla, come (forse) sognava di fare il villain Nemesis.

Ora, le premesse sono tutte giuste, i protagonisti perfetti:

C’è un bambino, Sam,  inserito in una società dove, nel bene o nel male, è a suo agio, che però cerca scampo in un futuro utopico, grazie al ritorno di un “Deus Ex-machina”, ossia Samaritan. Nella sua ingenuità non si chiede come questo possa avvenire, e probabilmente dovrà imparare a sue spese, che la vita vera è molto diversa dai fumetti che lui stesso disegna.

C’è un cattivo, Cyrus, anche lui in bilico tra bene o male che sembra voler cambiare il mondo. E’ esattamente come Sam, ma cresciuto. Ha capito che solo uno sconvolgimento può migliorare la situazione. Per questo crede che solo  il ritorno di “Nemesis” possa portare giustizia sociale.

C’è un eroe vecchio stampo, Joe: viene da un punto di vista manicheo dove la differenza tra bene e male sembra essere molto netta. Confrontandosi ogni giorno con una società che di manicheo non ha nulla, ha messo in dubbio il suo ruolo,  la sua capacità di intervento, la propria  morale, e forse lo scopo stesso della sua esistenza. Per questo si è auto-isolato.

Tutti e tre sembrano vere uno sfumato concetto di giusto e sbagliato, e sono in cerca di una redenzione che non può che venire dall’alto.

Tutto questo in un ambientazione dark e oscura, che mescola elementi di Gotham City, di Cyberpunk, e Mad Max.

Insomma una serie di elementi di grandissimo interesse. Le premesse sono buone, le aspettative a questo punto sono molto alte.

La produzione di Stallone, la Balboa, sembra aver fatto centro, riportando un film oscuro e complesso, che potrebbe essere un nuovo ” Rambo”.

Risultato: un film senza un senso

Peccato però che poi queste premesse vadano tutte a farsi benedire. Man mano che la storia si dipana, i protagonisti invece di subire un’evoluzione involvono diventando sempre più piatti e patetici.

Sam non ha alcuna evoluzione. Si dimentica di essere in qualche modo un complice di Cyrus, e si autoassolve di avere, in qualche modo, fatto parte di quell’organizzazione. Cyrus diventa sempre più pazzo e meno profondo incarnando alla fine il ruolo del villain da film anni 80. Joe invece si riscopre un eroe senza macchia e paura, bruciando ogni possibile spunto narrativo non completamente telefonato.

La trama: per farsi due risate.

Infatti la trama tradisce tutte le premesse. Cyrus riesce grazie ad un Mcguffin che non viene spiegato a mettere le mani su delle granate a grafite. Queste bombe sono in grado di mandare in cortocircuito gli impianti elettrici e quindi i dispositivi elettronici. Grazie a queste armi riesce ad entrare in uno sperduto magazzino delle prove della polizia, da cui recupera i costumi di Nemesis ed il suo “martello”. Questo è un’oggetto molto potente, creato dal cattivo vent’anni prima per uccidere suo fratello Samaritan. Non è chiaro perchè sia custodito all’interno di un archivio prove invece che in un bunker sotterraneo controllato dai militari. Il piano è semplice: togliere l’energia alla città e creare una rivoluzione. Forse troppo semplice: quale rivoluzione? Che idea c’è dietro a questo concetto? In che modo saccheggiare la città migliorerà il mondo futuro?

Nel frattempo Sam si è fatto notare da Cyrus che lo elogia dopo un colpo “finito” male per il suo coraggio. Quest’azione però accende una forte rivalità con altri membri giovani della gang che presto sfocia in odio. Quando questi soggetti si decidono  fargli pagare questo “sgarro” interviene Joe a salvarlo. Sam allora si convince che Joe deve avere dei superpoteri: e forse Samaritan?

Presto la convinzione si fa certezza quando la gang, per vendicarsi, decide di uccidere Joe investendolo. Joe è a terra, Sam si dispera mentre sta apparentemente morendo. Non chiama aiuto, o un ambulanza, ma presto Joe si riprende.

Si scopre così  che il protagonista, oltre ad avere forza e resistenza eccezionali, è in grado di rigenerarsi generando però calore. Siccome questo estremo calore, almeno in teoria, potrebbe ucciderlo, tiene in frigo numerosi chili di gelato per raffreddare il suo corpo velocemente cosi da  evitare un surriscaldamento fatale.

Subito ci si chiede se gli capiti così di frequente di essere investito da giustificare tutto quel gelato, ma è una domanda che non avrà mai risposta.

In ogni caso, Sam insiste perchè Joe lo alleni per diventare un eroe. La cosa lascia un pò sorpresi. Sam non ha i suoi poteri, in che modo può ” essere addestrato”? Sarebbe come chiedere a Peter Parker di insegnarci a scalare i grattacieli.

Ma Joe finge di non sapere che i suoi pugni siano efficaci perchè è dotato di superforza e insegna a Sam a boxare. Come ci si aspetterebbe gli insegna anche che il modo migliore per affrontare uno scontro è scappare.

Siamo a metà film e da questo momento in poi tutti i personaggi subiscono un ulteriore appiattimento.

Cyrus prende il costume di Nemesis e diventa un completo Villain iniziando a gestire un’esercito di “rivoltosi” che lo seguono senza fiatare. Per convincergli è bastato presentarsi in strada vestito da Nemesis e dire due parole due.

C’è in questo un pò del Joker con Joaquin Phoenix, ma senza alcuna reale motivazione o vero obbiettivo, nè un’idea chiara. Come un cattivo da operetta, vuole solo creare scompiglio per “prendersi la città” o “fare una montagna di soldi”. Non è chiaro quali delle due.

Nel frattempo scopre l’identità segreta di Joe. I suoi scagnozzi gli riportano la notizia di averlo rivisto  in piedi dopo l’investimento e Cyrus fa due piu due.  Si dimentica però che Joe ha dei superpoteri e manda un gruppo di scagnozzi a prelevarlo. Non si capisce bene come questi dovrebbero poterlo “rapire” senza Kriptonite o cose simili.

A questo punto Joe/Samaritan potrebbe  mettere fine a tutta la  situazione. Potrebbe seguire di buon grado gli scagnozzi al loro covo, incontrare il finto Nemesis, convincerlo a desistere, arrestarlo o neutralizzarlo. Semplice.

Nessuno avrebbe saputo mai cosa sarebbe successo, Joe avrebbe mantenuto l’anonimato e salvato la città.

Invece sceglie di liberarsi degli inseguitori in modo plateale, schiantandoli contro automobili ed edifici, massacrandoli in modo fin troppo brutale.

La morale dello “scappare ed evitare di fare un casino” sembra proprio essere sfuggita di mano. Il capo del gruppetto riesce però  a fuggire usando una delle granate alla grafite, creando ancora più scompiglio. Ovviamente lo show non è sfuggito ai vari astanti pronti a filmare tutto con i propri cellulari e a condividere i contenuti al mondo.

A quanto pare la bomba alla grafite non funziona sui cellulari e sulle telecamere ed il risultato è che adesso tutti sanno che Samaritan è tornato.

Nel frattempo anche Sam fa tesoro della morale del “fuggi” e affronta i soliti scagnozzi di bassa tacca intenti a bullizzare un suo amico. Non è chiaro quale sia il suo piano, visto che si trova ad affrontare cinque ragazzi armati fino ai denti, ma va malissimo: gli spezzano un braccio.

Sam torna a casa e la madre nemmeno si chiede chi lo abbia medicato e perchè, dimostrando di avere l’istinto materno di un blocco di marmo.

Contemporaneamente Cyrus si è presentato a casa di Joe, che vive di fronte al palazzo di Sam, per ucciderlo. Non trovandolo a casa, la devasta e poi decide di andare a rapire Sam.

Così senza alcun senso. Cyrus non sa nulla del rapporto tra Sam e Joe, ma lui decide comunque di rapirlo. Perchè abita di fronte a lui. Senza alcun senso se non quella di creare il motivo per far tornare in azione il super-eroe.

Quest’azione costringe ovviamente Joe ad intervenire. E come interviene il super eroe invisibile? Si reca dal cattivo per farlo ragionare? Decide di infiltrarsi di nascosto nel covo  e salvare il bambino? Lo intercetta per gonfiarlo di botte?

Niente di tutto questo: sale su un camion della nettezza urbana e si apre la strada verso il suo covo, mettendo tutti in allarme. Se il nostro protagonista fosse stato Robocop avrebbe avuto anche senso. Ma Joe è un uomo come tanti altri, potrebbe facilmente intrufolarsi e non temere nulla grazie ai suoi super poteri.

Ma non basta: il camion è carico di esplosivo e viene fatto esplodere all’interno del covo, mettendo in gravissimo pericolo Sam stesso. Infatti i suoi  carcerieri muoiono entrambi nell’esplosione, mentre lui, solo grazie alla plot armour, ne esce illeso e libero.

L’inutile colpo di scena

Ma ecco che a questo punto c’è il vero ed unico colpo di scena geniale del film: Joe non è Samaritan, Joe è il cattivo, è Nemesis.

Il protagonista è il cattivo, l’anti-eroe, l’anarchico. E’ un’inversione totale della trama.

Finalmente le carte si scoprono. Sam, il co-protagonista  si trova davanti al suo incubo peggiore, Cyrus il cattivo scopre di stare affrontando il suo “eroe”. Tutti i rivoltosi adunatisi a centinaia per far scoppiare la rivoluzione scoprono che il vero Nemesis è li davanti a loro: il loro leader, la loro guida, il loro grande capo.

E’ come se, alle pendici del monte Fato, Sauron, Aragorn e Gandalf scoprissero che Frodo è in realtà Morgoth, l’antico signore oscuro di cui Sauron era un servitore.

E cosa succede direte voi a questo punto?

Joe prende il controllo dell’insurrezione? Parla ai rivoltosi per convincerli a cambiare la società in modo non violento? Cyrus si arrende e chiede scusa? Sam scappa in lacrime?

No. Non succede NULLA. Non cambia nulla. Cyrus continua nel suo plot, diventato ormai uccidere Sam e Joe, i rivoltosi continuano a lanciarsi contro Joe/nemesis per farsi massacrare “male”, Sam continua a credere che Joe sia Samaritan. Lo scontro finale dura anche troppo, al punto che, alla fine, si inizia a parteggiare con il cattivo che da umano cerca di sconfiggere un superuomo.

Certo Joe rischia di morire per via dell’alta temperatura, ma solo a causa dell’0incendio da lui stesso provocato. Sam tenta inutilmente di salvarlo: non c’è acqua e la temperatura sta salendo. I mille colpi presi da Joe dovrebbero aver portato il suo corpo alla temperatura di fusione… Ma.. Non c’è alcun ma. Non succede nulla, ma Joe si salva da solo. Poi porta Sam fuori e si dilegua.

Sam dichiara che Samaritan è tornato, e questo basta a fermare l’insurrezione. Il mondo non cambia signori, abbiamo scherzato. Viviamo nel migliore dei mondi possibili dopotutto. I cattivi sono stati massacrati, sono morti tutti, i buoni sono buoni e non importa il resto.

Sam, che rappresenta il punto di vista dello spettatore, incarna l’idea di social warrior moderno. E’ stupido, incapace di risolvere le situazioni, di capire il mondo attorno a se, ma è sempre pronto ad auto-assolversi. E’ incapace di vedere le contraddizioni implicite nel suo agire. Non mostra alcun cambiamento, alcuna nuova consapevolezza, nessun dubbio, nessun cedimento nemmeno davanti al crollo evidente di tutto quello in cui lui ha sempre creduto.

Insomma questa pellicola è un’occasione mancata di fare qualcosa di interessante, di creare un minimo dubbio nello spettatore, di lasciarci qualcosa. Una storia trita e ritrita, come una cena ad un sushi all you can eat con le solite quattro portate insipide.

Peccato.

Andrea De Benedetti

Andrea De Benedetti

Sotto lo pseudonimo di Axdeb ” Dio dei Draghi” si nasconde Andrea De Benedetti, coordinatore di Satyrnet, blogger, autore e sceneggiatore e master. Dopo essersi laureato in scienze della comunicazione, ed aver lavorato come redattore per A.P. Associated Press, Andrea lavora come creativo, interessandosi di temi legati al Fantasy, ai Giochi Ruolo, al cinema ed alle storie misteriose. Tra chi lo conosce è considerato un vero e proprio ” tuttologo” capace di disquisire su quasi qualsiasi argomento.

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