Bastavano poche note e un logo colorato che appariva sullo schermo per capire che stava per iniziare uno di quei pomeriggi destinati a restare impressi nella memoria. Per milioni di bambini tra gli anni Settanta e Ottanta, il marchio Filmation rappresentava una promessa: avventura, fantasia, supereroi, astronavi, castelli magici, pistoleri spaziali e creature impossibili. Prima ancora che il concetto di franchise diventasse una religione dell’intrattenimento moderno, prima che l’universo condiviso Marvel conquistasse il mondo e molto prima che gli anime giapponesi dominassero i palinsesti occidentali, Filmation aveva già compreso qualcosa di fondamentale: i personaggi non vivevano soltanto nei fumetti o nei giocattoli, ma potevano trasformarsi in compagni di viaggio quotidiani attraverso la televisione.

Per chi è cresciuto davanti ai cartoni del pomeriggio, Filmation non è stata semplicemente una casa di produzione. È stata un pezzo di immaginario collettivo. Una realtà che, pur operando spesso con budget limitati e tecniche produttive spartane, riuscì a lasciare un segno enorme nella cultura pop mondiale.
La sua storia inizia ufficialmente nel 1963, ma le radici affondano qualche anno prima, in un’epoca in cui l’animazione televisiva stava cercando nuove strade per sopravvivere dopo il declino del cortometraggio cinematografico. A dare vita all’azienda furono principalmente Lou Scheimer, animatore, musicista e doppiatore, insieme a Norm Prescott e al regista Hal Sutherland.
L’incontro tra Scheimer e Sutherland avvenne durante l’esperienza professionale presso Larry Harmon Pictures, dove lavoravano a produzioni legate a personaggi iconici come Braccio di Ferro. Dopo la chiusura dello studio, i due decisero di tentare la strada dell’indipendenza fondando una piccola realtà chiamata True Line. Una scelta che all’epoca sembrava quasi un salto nel vuoto, ma che avrebbe cambiato la storia dell’animazione televisiva americana.
I primi incarichi arrivarono da una società chiamata SIB Productions. Tra i progetti figuravano la serie fantascientifica Rod Rocket e alcuni cortometraggi educativi dedicati alla vita di Cristo. Furono lavori apparentemente marginali, ma sufficienti per finanziare l’avventura imprenditoriale che stava prendendo forma.
L’arrivo del disc jockey radiofonico Norm Prescott come socio diede ulteriore impulso al progetto. Da quel momento nacque ufficialmente Filmation Associates, un nome destinato a diventare leggendario per intere generazioni.
La crescita iniziale passò attraverso la produzione di spot pubblicitari, fino a una telefonata che avrebbe cambiato tutto. A contattare il giovane studio fu Fred Silverman della CBS, intenzionato a realizzare una serie animata dedicata a Superman. Il successo fu immediato. Dopo Superman arrivarono Batman, Robin, Aquaman e numerosi altri eroi della DC Comics. Parallelamente lo studio iniziò a lavorare anche su proprietà come The Archie Show, contribuendo a trasformare Archie e i suoi amici in fenomeni mediatici capaci addirittura di generare una band virtuale, gli Archies, autori della hit mondiale “Sugar, Sugar”. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta, Filmation divenne uno dei pochi veri concorrenti della gigantesca Hanna-Barbera. In un mercato dominato da poche realtà, riuscire a competere con i creatori di Scooby-Doo e degli Antenati era quasi impensabile. Eppure Filmation ci riuscì.
Naturalmente non mancavano le critiche. Gli animatori più puristi accusavano lo studio di abusare dell’animazione limitata. Le stesse sequenze venivano riutilizzate continuamente. Corse, trasformazioni, combattimenti e movimenti dei personaggi apparivano spesso identici da un episodio all’altro. Oggi quelle soluzioni vengono spesso citate come esempio di risparmio produttivo, ma all’epoca erano una necessità industriale. Realizzare decine di episodi all’anno richiedeva compromessi. Filmation trovò il proprio equilibrio sfruttando in maniera quasi scientifica il rotoscopio, tecnica che prevedeva il ricalco di movimenti filmati dal vivo. Questo contribuiva a creare quella sensazione particolare che ancora oggi caratterizza molte produzioni dello studio. I personaggi sembravano più realistici rispetto ai concorrenti, quasi teatrali, anche se talvolta i movimenti risultavano rigidi e innaturali.
A compensare le limitazioni tecniche intervenivano gli sfondi. Chiunque abbia rivisto episodi di He-Man o Flash Gordon sa perfettamente quanto fossero spettacolari. Castelli immensi, deserti alieni, pianeti sconosciuti, foreste misteriose e paesaggi fantasy dipinti con una ricchezza cromatica sorprendente.
Laddove il movimento era ridotto al minimo, l’atmosfera faceva il resto.
Un perfetto esempio della filosofia Filmation fu Star Trek: The Animated Series. Invece di limitarsi a sfruttare la popolarità della serie live action, lo studio coinvolse importanti autori di fantascienza e riportò quasi tutto il cast originale a doppiare i personaggi.
Ancora oggi molti fan di Star Trek considerano quella serie una delle produzioni più sottovalutate dell’intero franchise.
Filmation aveva inoltre una particolare capacità nel trasformare qualsiasi licenza in un prodotto televisivo memorabile. Lo dimostrano le avventure di Flash Gordon, quelle di Tarzan e perfino la serie educativa dedicata ad Albertone, conosciuto negli Stati Uniti come Fat Albert.
Ma il vero colpo di genio arrivò negli anni Ottanta.Nel mondo dei giocattoli si stava combattendo una guerra senza esclusione di colpi. Le aziende avevano capito che una serie animata poteva moltiplicare le vendite delle action figure. Fu così che la Mattel bussò alla porta di Filmation. Il risultato si chiamava He-Man and the Masters of the Universe. Dire che fu un successo sarebbe riduttivo. Per una generazione di bambini, He-Man era semplicemente il re. Il principe Adam che sollevava la spada gridando “Per il potere di Grayskull!” entrò nell’immaginario collettivo come pochi altri personaggi animati. Curiosamente il cartone modificò profondamente il concept originale ideato per i giocattoli. He-Man nacque come barbaro fantasy influenzato dalle illustrazioni di Frank Frazetta e dai racconti di Conan. Filmation aggiunse invece elementi fiabeschi, una mitologia più articolata e personaggi destinati a diventare iconici come Orko, Battle Cat e il principe Adam.L’impatto fu devastante.
A seguire arrivò She-Ra: Princess of Power, che ampliò l’universo narrativo introducendo Adora, sorella gemella di Adam, e costruendo una delle prime grandi eroine fantasy della televisione animata.
A distanza di decenni, moltissimi elementi introdotti dalla Filmation continuano a influenzare fumetti, videogiochi e reboot contemporanei.
Nello stesso periodo lo studio produsse anche Blackstar, una serie fantasy fantascientifica che oggi appare come una sorta di prototipo spirituale di He-Man. Astronavi, magia, spade stellari e mondi alieni anticipavano molte delle idee che sarebbero poi esplose nel franchise Mattel.
Un’altra produzione fondamentale fu Ghostbusters. Molti fan ignorano ancora oggi che il nome Ghostbusters non nacque con il film di Ivan Reitman. Filmation possedeva già una serie live action degli anni Settanta intitolata The Ghost Busters e questo costrinse la Columbia a negoziare l’utilizzo del marchio per il celebre film del 1984.
Da qui nacque persino il curioso paradosso che vide convivere contemporaneamente due serie animate differenti: Ghostbusters della Filmation e The Real Ghostbusters ispirata al film.
Verso la fine degli anni Ottanta arrivò anche BraveStarr, probabilmente il progetto più maturo dello studio. Un western spaziale che univa fantascienza, folklore nativo americano e temi sociali sorprendentemente complessi per l’epoca.
BraveStarr affrontava persino argomenti come la dipendenza da sostanze e le conseguenze delle scelte personali, dimostrando quanto Filmation stesse cercando di evolversi oltre il semplice intrattenimento per bambini.
Purtroppo il destino dello studio stava cambiando. Dopo vari passaggi societari, prima attraverso TelePrompTer e successivamente tramite Westinghouse, Filmation finì nelle mani di L’Oréal. Una situazione che ancora oggi sembra surreale: una delle aziende cosmetiche più importanti del mondo proprietaria di uno storico studio di animazione. Il 3 febbraio 1989 arrivò la chiusura definitiva.Molti appassionati pensarono che fosse una conseguenza di problemi economici, ma la realtà fu più complessa. Lo studio venne smantellato mentre alcune produzioni erano ancora in fase di sviluppo.L’ultimo grande lascito arrivò con film come BraveStarr: The Movie e Happily Ever After, distribuito anni dopo come seguito non ufficiale della fiaba di Biancaneve.
Da quel momento il catalogo Filmation ha attraversato ulteriori cambi di proprietà, restauri controversi e pubblicazioni home video spesso basate su master europei PAL anziché sugli originali americani NTSC, generando discussioni infinite tra collezionisti e appassionati di conservazione audiovisiva.
Eppure, al di là delle questioni tecniche, ciò che conta davvero è un’altra cosa.
Filmation rappresenta una fotografia irripetibile di un’epoca in cui l’animazione televisiva riusciva a trasformare semplici giocattoli in leggende, fumetti in mondi infiniti e pomeriggi davanti alla TV in ricordi destinati a durare una vita. Ogni volta che risentiamo una sigla di He-Man, rivediamo il castello di Grayskull emergere dall’orizzonte o osserviamo Marshall BraveStarr evocare la forza dell’orso, non stiamo semplicemente ricordando un cartone animato. Stiamo tornando in un periodo della cultura pop in cui bastavano pochi fotogrammi, qualche fondale dipinto a mano e tanta immaginazione per sentirsi protagonisti di avventure straordinarie.
E voi, quale serie Filmation ricordate con più affetto? He-Man, She-Ra, BraveStarr, Flash Gordon, Ghostbusters o magari qualche titolo meno celebre che meriterebbe di essere riscoperto oggi? La macchina del tempo della nostalgia è già partita, e probabilmente molti di noi non hanno alcuna intenzione di scendere.
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