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Recensione di Caos nel Vecchio Mondo, ecco come diventare un Dio del Caos e conquistare l’universo

Avete mai sognato di essere una divinità malvagia e di lottare per la conquista del mondo? Ok, il primo che s’azzarda a dire no vince il “Pinocchio 2010” ed è pregato di avvicinarsi all’uscita…

Oggi vi presento Caos nel Vecchio Mondo (Chaos in the Old World per gli anglofili), gioco da tavolo di conquista territoriale (tipo Risiko per capirci) prodotto dalla solita Fantasy Flight Games e distribuito in Italia dalla Giochi Uniti.

Cos’è il Vecchio Mondo? E’ l’ambientazione principale di Warhammer Fantasy, il prodotto più famoso dell’inglese Games Workshop, la Microsoft dei wargames tridimensionali.

 

Cos’è il Caos? E’ la forza entropica che si agita ai confini del Creato e che spinge continuamente per entrare sul piano materiale e distruggerlo. Il Caos è rappresentato da quattro potenti divinità: Khorne, il Dio del Sangue, Nurgle, il Grande Corruttore, Tzeentch, Il Manipolatore dei Destini, Slaanesh, il Signore del Piacere.

E se ora vi dicessi che potete diventare uno dei quattro cattivoni e fare a cazzotti con i vostri fratelli per il controllo e la devastazione del mondo? Vi piace? Lo sapevo, vi piace!

In Caos nel Vecchio Mondo (59.90 euro), da tre a quattro giocatori si sfidano per la vittoria finale, al comando delle proprie legioni demoniache, combattendo tra di loro e contro i popoli del Vecchio Mondo, che tentano una disperata resistenza.

Direi che a livello d’ambientazione ci siamo (scusate l’enfasi, ma gioco a Warhammer dal 1994… per me è un piezz’ ‘e cuore!), ora vediamo com’è il gioco nel dettaglio.

SCATOLA

Bella. Look davvero cattivo: tutta nera con una gigantesca stella del Caos al centro. Occhio, però che è molto delicata, gli spigoli tendono a rovinarsi subito.

CONTENUTO

La scatola è bella pesante. A cominciare dal regolamento, piuttosto lungo e dettagliato, con molte note di background sui Quattro e consigli tattici su come giocare ogni singolo Potere Pernicioso. Molto ben impaginato. La plancia di gioco è grande, evocativa e funzionale. Graficamente ha uno stile fantasy gotico che mi garba parecchio. La componentistica è di buon livello e offre 175 segnalini, 125 carte e 5 dadi. Il pezzo forte, come impatto visivo, sono le miniature in plastica che rappresentano le legioni demoniache. La scultura è un mix, in scala ridotta, tra le miniature Games Workshop attuali (tipo gli Orrori di Tzeentch) e concept più vecchi, che hanno il sapore degli anni ’80 (tipo il Diovoratore di Khorne). In generale, comunque, la qualità delle miniature non mi ha esaltato: diciamo che i dettagli sono abbastanza grossolani e la plastica è un po’ troppo “moscia”.

GIOCO

Partiamo dalle regole. Ci vuole un po’ per digerirle (io ho letto il manuale la prima volta e non c’ho capito quasi niente…) perché sono davvero tante. Il gioco è diviso in numerose sottofasi e il primo impatto è piuttosto caotico (d’altronde di Caos stiamo parlando…). Il mio consiglio è: giocateci anche se non siete sicuri di aver capito tutto. A metà della prima partita vi renderete conto che tutto è molto più semplice di quel che appare. Le fasi sono tante, ma scivolano via in fretta e una partita a quattro durerà mediamente 2 ore, un tempo più che accettabile. In ogni caso, parliamo di un prodotto che potrebbe risultare complicato per i novellini.

La particolarità di questo gioco è che ogni giocatore avrà obiettivi di gioco, poteri e legioni demoniache diverse. Questo significa che basterà cambiare divinità per sperimentare un approccio totalmente nuovo alla partita. In quattro il meccanismo funziona bene, perché le divinità sono bilanciate a coppie. In tre il meccanismo scricchiola un po’ e mostra qualche limite, ma in generale tiene. Se volete menare le mani e avute “bucio de’ culo” (citazione da Boris^^) con i dadi, allora Khorne fa per voi. Se avete voglia d’infestare una nazione e riprodurvi come muffa sul gorgonzola, allora Nurgle è il vostro Dio. E così via.

Un’altra notazione da fare riguarda i quadranti minaccia, speciali contatori che aggiungono poteri alle Divinità e che possono decretarne la vittoria finale. Devo dire che mi hanno intrigato: danno un tocco di pepe in più che non guasta, quindi promossi!

PRO

  • Graficamente molto bello e curato
  • Ambientazione evocativa
  • Longevità assicurata dalla possibilità di giocare ogni volta un Dio diverso
  • Durata ragionevole per essere un gioco di conquista territoriale 

CONTRO

  • La qualità delle miniature (scultura e materiale usato) è migliorabile
  • Le regole sono un po’ corpose e difficili da digerire per i neofiti
  • Il bilanciamento tra Divinità è imperfetto: il gioco gira meglio a quattro giocatori 

 

VOTO: 7/10 (se poi siete malati del mondo di Warhammer come il sottoscritto, allora aggiungete un punto!)

 

 

Luca “Oscuro Presagio” Francescangeli

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