In pochi lo sanno, ma c’è un piccolo segreto nascosto tra le pieghe della storia dell’animazione giapponese, un frammento che farà drizzare le antenne a ogni appassionato di anime e manga. Prima ancora che facesse il suo esordio ufficiale sul piccolo schermo nel celeberrimo primo episodio di Dragon Ball, la geniale e carismatica Bulma ha fatto una comparsa, fulminea ma inconfondibile, in un’opera insospettabile: Urusei Yatsura 3: Remember My Love, terzo film della saga di Lamù.
Sì, avete letto bene. Non è uno scherzo da fan. L’amica di Goku, la principessa tech dei Saiyan (anche se non lo è davvero, ma il suo spirito combattivo la rende tale), compare brevemente in un singolo fotogramma di questo lungometraggio datato 1985, diretto da Kazuo Yamazaki per lo Studio Deen. Ed è proprio nelle sequenze finali, in una scena ambientata nell’aula scolastica di Ataru Moroboshi, che si cela questo easter egg storico. Mentre la macchina da presa scorre tra i tanti personaggi della serie raccolti nell’aula, dietro il professor Onsen appare per un attimo il familiare volto dai capelli turchesi e la tuta riconoscibilissima: è lei, Bulma. Non ci sono dubbi.
A rendere tutto ancora più interessante è la linea temporale. Urusei Yatsura 3: Remember My Love uscì nei cinema giapponesi il 26 gennaio 1985, ovvero un anno e un mese prima che l’anime di Dragon Ball facesse il suo debutto televisivo, il 26 febbraio 1986. Ma Dragon Ball come manga aveva già fatto capolino sulle pagine di Weekly Shonen Jump il 3 dicembre 1984, quindi era appena iniziato quando il film di Lamù raggiunse le sale.
Questa apparizione non è frutto del caso. Sembra infatti che qualcuno all’interno dello staff dello Studio Deen — probabilmente un fan sfegatato di Akira Toriyama — abbia voluto rendere omaggio al nuovo fenomeno nascente. Del resto, Toriyama non era affatto un nome sconosciuto all’epoca. Il suo precedente successo, Dr. Slump, aveva conquistato il pubblico con un umorismo surreale e personaggi bizzarri, in linea con lo spirito anarchico e travolgente di Urusei Yatsura, opera ideata da Rumiko Takahashi. È quindi naturale immaginare che ci fosse una certa affinità stilistica e culturale tra i due universi, al punto da spingere gli animatori a fare una piccola ma significativa citazione incrociata.
Ma Bulma non è stata l’unica ospite speciale nel film. Urusei Yatsura 3 si è rivelato una vera e propria festa per i fan dell’animazione anni ’80, costellata di cammei che oggi farebbero impazzire qualsiasi spettatore attento. Nel parco dei divertimenti che fa da sfondo a una delle sequenze centrali del film, si possono scorgere i personaggi di Maison Ikkoku, altra celebre opera della Takahashi. Poco dopo, dietro ad Ataru e Lamù in una passeggiata romantica (più o meno), si intravede il manager Kidokoro de L’incantevole Creamy, riconoscibile con la sua immancabile macchina fotografica al collo. E non è finita: nel momento in cui Lou rivela il suo vero aspetto a Lamù, le parole che pronuncia sono le stesse usate dalla mitica Cutey Honey durante le sue trasformazioni.
Tutti questi riferimenti dimostrano che, ben prima che il concetto di shared universe diventasse mainstream grazie ai cinecomics, gli studi d’animazione giapponesi già giocavano con le loro creazioni in modo meta e ironico. C’erano connessioni, omaggi e piccoli scherzi che solo i veri intenditori potevano cogliere, e il cameo di Bulma in Remember My Love è uno di quei momenti preziosi che brillano di luce propria nella storia dell’animazione.
Un’ultima curiosità per i più attenti: il design di Bulma in quella scena sembra ispirato a un’illustrazione preliminare del manga, con il suo iconico “Wild Rider Suit”. Un dettaglio che rende la sua apparizione ancora più affascinante, quasi a suggerire che fosse stata disegnata direttamente dal cuore di un fan, prima ancora che diventasse una figura familiare per milioni di spettatori in tutto il mondo.
Insomma, quella che a prima vista poteva sembrare una semplice scena tra tante è in realtà uno scrigno di citazioni e connessioni. Un piccolo tributo, forse dimenticato dai più, ma che rivela quanto l’universo anime fosse — e sia ancora oggi — un luogo vivo, pulsante, dove i mondi si sfiorano, si incontrano e si omaggiano l’un l’altro in un gioco infinito di passioni condivise. E così, Bulma, prima ancora di diventare la scienziata geniale che tutti conosciamo, ha mosso i suoi primi passi… tra i banchi della scuola di Ataru Moroboshi.
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