Il Giappone, con il suo intricato intreccio di modernità sfavillante e tradizione millenaria, non smette mai di stupire chi, come me, si è lasciato sedurre dalla sua cultura fino al midollo. Tra le perle meno note ma incredibilmente affascinanti, il Tempio Senkoji di Osaka è senza dubbio un gioiello che merita di essere raccontato con il cuore in mano e gli occhi colmi di meraviglia.
Questo tempio non è semplicemente un luogo sacro: è un viaggio nel tempo, nello spirito e nelle più profonde paure umane. Fondato ben 1.300 anni fa dal principe Shotoku, figura centrale nella diffusione del buddismo in Giappone, il Senkoji ha visto nascere, crescere e trasformarsi la città di Osaka, grazie soprattutto alla sua sala Yakushi-do, che ha fatto da nucleo intorno al quale la comunità si è sviluppata. Nonostante parte della sala principale sia stata devastata da un incendio durante una guerra civile, il tempio è stato ricostruito, portandosi addosso le cicatrici della storia ma anche il peso della resilienza.
Ma è oggi che il Senkoji sfoggia la sua anima più intrigante, grazie a uno spazio che sembra uscito da un manga horror: la sala dell’inferno, chiamata Jigoku-do. Questo luogo non è una semplice attrazione turistica, è un’esperienza immersiva in quella che potremmo chiamare “la pedagogia del terrore”, basata sugli insegnamenti buddisti. Nel buddismo, infatti, non esiste il Diavolo come nella tradizione giudaico-cristiana, ma c’è comunque un aldilà regolato dal karma, e un giudice supremo, Enma Daio, che decreta il destino delle anime dopo la morte. E qui, al Jigoku-do, Enma Daio lo si può incontrare… da vivi.

Varcare l’ingresso di questa sala è un’esperienza che ti si stampa addosso. Già l’esterno, con quell’aria cupa e vagamente minacciosa, ti mette in allerta, ma è entrando che si viene travolti da una corrente di inquietudine. Ad accoglierti, un orco gigantesco che sembra uscito da un incubo, con la mano destra sollevata in segno di avvertimento. L’oscurità, i rumori ovattati, la sensazione di essere osservati: tutto è pensato per catapultarti in un mondo dove il confine tra sacro e profano si fa sottile, quasi impalpabile.
Il Tempio Infernale Senkoji appartiene alla setta Kōyasan Shingon, e chi lo gestisce – monaci e volontari – è sorprendentemente accogliente, in contrasto con l’oscuro immaginario del luogo. Con l’equivalente di appena 100 yen, meno di una bibita in lattina, si può accedere alla Sala dell’Inferno e trovarsi davanti a Datsue-ba, l’anziana donna che, secondo la leggenda, aspetta le anime sulle rive del fiume Sanzu, strappando loro i vestiti (o, se privi anche di quelli, la pelle) prima che attraversino verso il mondo dei morti. Non è raro vedere visitatori passare minuti in silenzio davanti a questa statua, forse pensando ai propri “debiti karmici”, forse semplicemente catturati dalla crudezza della scena.
La particolarità di questi templi “infernali” giapponesi sta anche nel loro lato quasi pop, un’estetica che mescola crudo realismo a una teatralità degna dei migliori anime dark. Statue di corpi mutilati, enormi wok dove anime disperate vengono bollite vive nell’olio (di arachidi, dettaglio che mi ha strappato un brivido misto a sorriso nervoso), demoni dai denti aguzzi: tutto sembra una rappresentazione visiva dei racconti spaventosi che ci si raccontava da bambini, ma qui ha un intento educativo, una sorta di monito visivo.
Ma il Senkoji non è solo orrore e ammonimenti. Il tempio regala anche momenti di struggente bellezza, come la grotta illuminata da un mandala a LED, dove ci si può sedere a meditare, sentendo quasi fisicamente il fluire del chi. All’esterno, un laghetto popolato da koi colorati e la statua di Ippon Fudoson, l’iracondo distruttore del male, aggiungono un tocco di grazia e potenza, amplificato dalla nebbia che avvolge i visitatori durante il rituale di purificazione delle mani.
Il Senkoji non è un caso isolato: il Giappone è punteggiato da altri templi infernali, come il museo infernale di Izu Gokurakuen e la grotta infernale del Kōsanji a Kyoto. In questi luoghi, tra diorami dettagliatissimi e opere interattive, si esplora sempre quel filone di narrazione morale che vuole mostrare al pubblico – spesso in chiave quasi kitsch – cosa accade a chi si lascia corrompere dai propri lati oscuri. E non manca mai il tocco nerd: postazioni per selfie dove puoi infilare la testa al posto di Enma o Yama, per sentirti, anche solo per uno scatto, giudice supremo dell’aldilà.
Raggiungere il Tempio Senkoji non è difficile. Dal centro di Osaka basta un viaggio di circa quaranta minuti in treno fino al quartiere di Hirano, una periferia dal fascino un po’ decadente, popolata perlopiù da anziani, che sembra il set perfetto per un film horror nipponico. Una volta arrivati al 4 Chome-12-21 Hirano Honmachi, Hirano Ward, bisogna attraversare la galleria commerciale Hirano Honmachi per trovare il cancello del tempio, come in una di quelle avventure urbane alla “Spirited Away”, dove il magico e il quotidiano si sfiorano di continuo.
Per me, visitare il Senkoji è stato come entrare dentro un racconto, uno di quelli che amavo leggere da ragazzo nelle pagine dei manga sovrannaturali o nelle leggende metropolitane giapponesi che ancora oggi mi fanno venire i brividi. È un luogo che parla non solo ai credenti, ma a chiunque sia affascinato dal lato oscuro della cultura pop, da chi cerca esperienze che vadano oltre il semplice turismo.
Se vi capita di passare da Osaka, non limitatevi a visitare i quartieri più glamour come Namba o Shinsaibashi. Regalatevi un salto all’inferno… e tornate a raccontarlo. E se siete già stati al Senkoji o in altri templi infernali in Giappone, scrivetemi o condividete le vostre foto sui social usando l’hashtag #CorriereNerd: sono curioso di sapere se anche voi, come me, avete sentito il brivido di essere giudicati da Enma Daio in persona!
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