Nel cuore degli anni ’90, quando il piccolo schermo italiano si concedeva il lusso di portare in prima serata mondi incantati, arrivò “Desideria e l’Anello del Drago”. Miniserie televisiva diretta da Lamberto Bava – lo stesso regista che aveva già dato vita al fenomeno di Fantaghirò – si presentava come una fiaba epica divisa in due puntate, andata in onda nel 1995 e destinata a diventare un cult della televisione fantasy italiana. Con un cast d’eccezione che vedeva Anna Falchi nei panni della principessa Desideria, Sophie von Kessel in quelli della perfida Selvaggia, accanto a un magnetico Franco Nero e al giovane Joel Beeson, la miniserie seppe conquistare il pubblico grazie al suo mix di romanticismo, magia e avventura.
Una trama da fiaba oscura e romantica
La storia ruota intorno a Desideria, figlia del temibile Re del Drago, un sovrano feroce che domina il suo regno con pugno di ferro. L’equilibrio familiare viene incrinato dall’arrivo di Selvaggia, una bambina trovata nei boschi e cresciuta come sorellastra della protagonista. Gelosa e ambiziosa, Selvaggia diventa l’antagonista principale, pronta a sfruttare incantesimi e astuzie per strappare a Desideria il futuro da regina.
Il cuore della vicenda batte forte quando entra in scena Victor, principe nemico del Re del Drago e destinato a diventare l’amore proibito della principessa. Tra fughe rocambolesche, tornei cavallereschi, pupazzi parlanti capaci di esaudire desideri e oggetti magici dal potere sconfinato, Desideria intraprende un viaggio di crescita e ribellione. L’oggetto chiave della storia è proprio l’Anello del Drago, talismano misterioso che racchiude il potere di cambiare il destino.
Un fantasy televisivo che ha fatto epoca
“Desideria e l’Anello del Drago” arrivò in un periodo d’oro per il fantasy televisivo italiano. Dopo il boom di Fantaghirò, Lamberto Bava decise di continuare a esplorare il filone delle fiabe dark, creando un universo narrativo fatto di draghi, fate, incantesimi e duelli che riusciva a mescolare suggestioni medievali con atmosfere gotiche.
Nonostante i mezzi tecnici limitati rispetto agli standard hollywoodiani, la miniserie seppe fare leva su costumi ricercati, scenografie evocative e una narrazione che strizzava l’occhio alle grandi saghe romantiche. A ciò si aggiungeva una colonna sonora capace di amplificare la tensione emotiva, trasformando la visione in un’esperienza immersiva.
Il successo e il riconoscimento
All’epoca della messa in onda, la miniserie ottenne ottimi ascolti e venne accolta con entusiasmo dal pubblico. Tanto che si aggiudicò anche un prestigioso Telegatto come miglior fiction dell’anno, consacrando Desideria come uno dei titoli più amati del fantasy italiano anni ’90.
Il merito stava nella sua capacità di parlare a un pubblico vasto: bambini incantati dalla magia e dalle creature fantastiche, adolescenti affascinati dalla storia d’amore tormentata e adulti attratti dal sapore epico della narrazione.
L’eredità di Desideria
Oggi, a distanza di trent’anni, Desideria e l’Anello del Drago resta un ricordo prezioso per chi è cresciuto davanti alla TV negli anni ’90. Un esempio raro di fantasy televisivo italiano che riuscì a imporsi non solo come prodotto d’intrattenimento, ma come una vera e propria fiaba moderna, in grado di affrontare temi universali come la gelosia, il coraggio e la ricerca della libertà. In un’epoca in cui il fantasy è tornato prepotentemente di moda grazie a colossi come Il Trono di Spade o The Witcher, rivedere Desideria significa riscoprire il fascino ingenuo ma sincero di una produzione che, con i suoi effetti speciali artigianali e i suoi personaggi larger than life, ha segnato l’immaginario collettivo.
“Desideria e l’Anello del Drago” non è solo una miniserie, ma un pezzo di storia televisiva che ha contribuito a definire il modo in cui l’Italia ha raccontato la magia sul piccolo schermo. Un prodotto che, tra amori impossibili, sorelle rivali e draghi incantati, continua a vivere nella memoria degli appassionati come una delle migliori fiabe fantasy mai realizzate nel nostro Paese. E voi? Avete ancora negli occhi la trasformazione finale di Selvaggia in drago, o il sacrificio d’amore di Desideria e Victor? Raccontateci nei commenti il vostro ricordo legato a questa miniserie: perché le fiabe, anche a distanza di decenni, non smettono mai di farci sognare.
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