Quando si parla di Dark — o, per chi ama i titoli italiani, I Segreti di Winden — non si sta semplicemente parlando di una serie TV. No. Si parla di un viaggio tortuoso e ossessivo nei meandri del tempo, della memoria e del destino umano. Un’esperienza che per molti nerd (me compresa!) è diventata qualcosa di più di un semplice binge watching su Netflix: è diventata un’ossessione, un rompicapo da decifrare, un rituale collettivo in cui perdersi per giorni tra diagrammi, albero genealogici, teorie sui forum e GIF criptiche su Reddit.
Dark nasce nel 2017 per mano della coppia creativa tedesca Baran bo Odar e Jantje Friese. Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire l’essenza di questo capolavoro pop: dall’ambizione folle di creare un dramma thriller fantascientifico dove la fantascienza non è solo gadget e paradossi, ma uno strumento per interrogarsi sull’uomo e sul suo rapporto con il tempo.
La serie si fonda sul principio di autoconsistenza: i viaggi nel tempo non cambiano il passato. Non c’è libero arbitrio, non c’è un eroe in grado di ribaltare il tavolo. C’è solo un gigantesco e inesorabile orologio cosmico dove ogni ingranaggio — ogni personaggio — deve compiere il suo giro, e nessuno può deviare. Anzi, ogni tentativo di cambiare il futuro non fa che confermarlo. Siamo davanti al più puro paradosso della predestinazione, e fidatevi: se amate i loop mentali, Dark è un banchetto a cui non vorrete mai smettere di sedervi.
La storia si apre a Winden, nel 2019, un paesino tedesco immerso in una natura cupa e ostile, dominato dalla minacciosa presenza di una centrale nucleare. Qui scompare un ragazzino, e questa scomparsa diventa il detonatore di un’esplosione di misteri che coinvolge quattro famiglie: Kahnwald, Nielsen, Doppler e Tiedemann. Sotto la superficie ordinaria del villaggio, iniziano ad affiorare segreti inconfessabili, tragedie passate e legami contorti, mentre fenomeni inspiegabili (uccelli morti, blackout elettrici, rumori nelle caverne) richiamano eventi già avvenuti 33 anni prima, quando un altro ragazzo, Mads Nielsen, svanì nel nulla.
E qui arriva il primo salto temporale. Dal 2019 ci ritroviamo catapultati nel 1986, e poi nel 1953, scoprendo che sotto la centrale nucleare c’è un tunnel che collega queste epoche. Ma questo è solo l’inizio: la seconda stagione ci porta avanti nel 2020, 1987, 1954, ma anche nel futuro post-apocalittico del 2053 e nel remoto 1921, dove conosciamo Sic Mundus Creatus Est, una setta misteriosa che si autoproclama custode del destino del mondo. La terza stagione, infine, ci butta in faccia il colpo di scena definitivo: esiste un secondo mondo, un universo parallelo speculare al nostro, dove gli stessi personaggi vivono vite differenti, destinati a incrociarsi di nuovo in un gioco di specchi che è tanto affascinante quanto angosciante.
Ma Dark non è solo trama. È estetica, atmosfera, linguaggio visivo. È la pioggia incessante che batte sulle strade di Winden, i boschi nebbiosi che sembrano inghiottire chi li attraversa, le luci fredde e livide che filtrano nelle case, le musiche ossessive di Ben Frost che mescolano dark ambient, minimalismo e suggestioni elettroniche da pelle d’oca. E poi c’è Goodbye di Apparat, quella sigla che basta sentirla una volta per ritrovarsi catapultati con la mente tra le grotte, i binari abbandonati, la scuola fatiscente, le stanze segrete dove Jonas incontra Noah e Marta piange sul letto.
Le riprese sono un piccolo viaggio nerd a sé: dalla Fahrtechnik Akademie di Kallinchen (ex addestramento DDR) all’Einhornhöhle, la grotta dell’unicorno nell’Harz, fino ai binari abbandonati della ferrovia Berlino-Wannsee-Stahnsdorf. Ogni location è scelta con una cura maniacale per aumentare il senso di disorientamento e di inquietudine, e nella terza stagione gli stessi set vengono ricostruiti a specchio per rappresentare il mondo parallelo di Eva, con dettagli maniacali come la cicatrice invertita sul volto di Martha. È un livello di meticolosità che noi fan non possiamo che adorare, perché fa esplodere la voglia di fermare ogni fotogramma e analizzarlo come un reperto archeologico.
Anche la produzione ha il sapore di un piccolo miracolo: Netflix dà il via libera nel 2016, quando ancora non era così scontato investire su serie non anglofone. Eppure il successo di Dark ha aperto la strada a un’intera ondata di produzioni europee di qualità, dimostrando che la lingua non è più una barriera e che il pubblico globale è pronto per storie complesse, cupe e stratificate.
Dark è una serie che ti prende e ti trascina in un vortice. Ti fa affezionare ai personaggi per poi tradire ogni tua aspettativa. Ti costringe a riflettere su temi giganteschi come il libero arbitrio, il dolore, la colpa, il peso delle generazioni. Ti fa mettere in pausa, prendere appunti, disegnare alberi genealogici sul quaderno, e poi ti schiaffeggia con rivelazioni devastanti. È un’opera che chiede partecipazione attiva, che non si accontenta di essere “guardata”: vuole essere vissuta, decifrata, condivisa.
Dark è una serie che richiede attenzione e dedizione da parte dello spettatore, che deve seguire i numerosi salti temporali e i cambiamenti di identità dei personaggi. La serie è anche ricca di riferimenti culturali, filosofici e scientifici, che arricchiscono il significato e la profondità della storia. Tra i temi principali, vi sono il concetto di eterno ritorno di Nietzsche, il paradosso del nonno, la teoria del caos, il principio di indeterminazione di Heisenberg, il mito di Arianna e il Minotauro, e la simbologia del numero 33.
Ammetto di essermi distratta ogni tanto. La serie non è male anche se a tratti prevedibile. Purtroppo su questa serie non posso dire molto perché si potrebbe finire nello spoiler, quindi va vista per saperne qualcosa di più. Sul web ho letto pareri contrastanti ed effettivamente il tema non è proprio nuovo, potrebbe anche trovarsi un parallelo, anche se un po’ più cruento e cupo, con il tanto amato Stranger Things, per via degli esperimenti, anche se in questo caso abbiamo la tecnologia, ma non sempre, le tinte sono più cupe e ci sono di mezzo sparizioni di bambini e “collegamenti” tra mondi, ma probabilmente lega molto più con la serie Lost.
Dark è una serie che non ha eguali nel panorama televisivo, per la sua ambizione, la sua complessità e la sua bellezza. È una serie che sfida lo spettatore a riflettere sul senso della vita, sulle scelte che facciamo, e sulle conseguenze che queste hanno sul nostro destino e su quello degli altri. È una serie che ci mostra come il tempo sia una forza implacabile e crudele, ma anche una fonte di speranza e di redenzione. È una serie che ci fa scoprire che il mondo è molto più grande e misterioso di quanto pensiamo, e che ci invita a guardare oltre le apparenze e a cercare la verità. È una serie che, una volta vista, non si dimentica facilmente. È una serie, insomma, da non perdere.
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