Se sei cresciuto tra gli anni ’90 e i primi Duemila e il tuo pomeriggio ideale comprendeva una merenda davanti alla TV,con la luce calda del sole che filtrava dalla finestra e una sigla inconfondibile che iniziava a suonare, allora c’è un’alta probabilità che tu sia incappato, volente o nolente, inSettimo Cielo. Sì, proprio quella serie americana dal sapore zuccherino e ipermoralista che raccontava la vita quotidiana della famiglia Camden, con tanto di reverendo, casa enorme (forse troppo per un semplice pastore), e una progenie prolifica e turbolenta, ambientata nella cittadina immaginaria di Glenoak, in California.
La creatura di Brenda Hampton, trasmessa originariamente dal 1996 al 2007 su Paramount (10 stagioni su The WB, l’ultima su The CW), è riuscita a rimanere a galla per ben 11 stagioni. Un traguardo non da poco per una serie family drama con un forte sottotesto religioso e moraleggiante. Eppure, contro ogni pronostico – e forse anche contro l’evoluzione del gusto televisivo –Settimo Cieloha saputo ritagliarsi un posto nel cuore di milioni di spettatori. Compresi noi italiani.
In Italia, la serie è approdata su Canale 5 nel 1998, con le prime quattro stagioni trasmesse al mattino, quando ancora si poteva fare colazione con i cereali guardando storie di figli devoti e madri impiccione. Dal 2003 in poi, Italia 1 ha fatto sua la serie, prima in replica, poi con stagioni inedite trasmesse in preserale. Chi non ricorda quel magico orario delle 20:10? Un momento sospeso tra l’ultimo morso alla focaccia e la corsa per i compiti di matematica. La stagione 8 ha persino osato la prima serata, un salto di qualità inaspettato, con ascolti più che dignitosi.
Nel 2008, quando già la serie stava iniziando a perdere colpi, sono state trasmesse su Canale 5 le prime puntate della decima stagione, prima che venissero tristemente cancellate per via dei bassi ascolti. Tuttavia, i Camden non sono spariti del tutto: le repliche hanno continuato a invadere il palinsesto domenicale su Italia 1 alle 19:00, regalando ancora emozioni (e qualche grattatina di capo) a chi li seguiva con affetto, o semplicemente per nostalgia.
Ecco, la nostalgia. È questo il cuore pulsante dell’esperienzaSettimo Cielo. Quando rivedi una scena, ti sembra di sentire l’odore del parquet di casa tua, le urla dei bambini nel cortile, il tubo catodico che emana quel calore particolare. Ti torna in mente quel vecchio tavolo di legno, i pomeriggi passati con gli amici in bicicletta, la libertà di una primavera passata senza meta. È il potere della memoria, che trasforma un semplice input visivo in una macchina del tempo emotiva.
Ma attenzione,Settimo Cielonon è solo nostalgia. È anche una serie profondamente divisiva. Da un lato offre un ritratto rassicurante, a tratti idealizzato, della famiglia americana “perfetta”, in cui ogni problema trova soluzione, spesso a colpi di sermoni e buoni sentimenti. Dall’altro lato, il tono moralista e l’insistenza sull’etica religiosa possono risultare soffocanti, persino respingenti per chi non condivide certi valori.
Il padre-pastore è il fulcro di tutto: guida spirituale, modello morale, faro in mezzo alla tempesta adolescenziale dei suoi figli. La madre, una casalinga multitasking, è l’archetipo della donna devota ma impicciona, sempre pronta a intervenire anche quando non serve. E i figli… beh, sono tanti. E crescono sotto i nostri occhi, affrontando i drammi tipici di ogni età, ma sempre con Dio in sottofondo, come una presenza costante e, a tratti, invadente.
Non mancano gli episodi dal tono più serio e attuale. Ricordo bene quello in cui Matt comunica ai genitori di volersi arruolare nell’esercito. La madre esplode in un mix di dolore e rassegnazione, ammettendo sì l’importanza dei militari, ma rifiutando quella possibilità per suo figlio. Ci sono anche puntate che affrontano temi duri come l’alcolismo, gli abusi, i problemi famigliari. Insomma,Settimo Cielotenta di stare con un piede nella realtà e l’altro nel paradiso delle buone intenzioni.
Ma poi… ci sono i momenti in cui il bigottismo prende il sopravvento. Le sigarette sono trattate come strumenti del demonio (parola di non fumatore che detesta il fumo), mentre il sesso prematrimoniale è equiparato a un rito satanico. Questo tipo di narrazione, estremamente punitiva e moralizzante, può creare danni reali nella mente di un giovane spettatore. Perché trasmettere il messaggio che senza un partner sei un fallito, come capita in una puntata di San Valentino in cui Matt si dispera stringendo un peluche di Hello Kitty, è semplicemente esagerato e poco educativo.
La visione dell’amore, del sesso, del matrimonio è rigida, ancorata a una sensibilità ormai superata. Eppure, è proprio questa sua datata genuinità a renderla così affascinante. È una serie figlia del suo tempo, quando la TV non aveva paura di essere didascalica, quando i valori religiosi potevano ancora essere il motore di una narrazione mainstream senza troppe polemiche. Una TV che oggi appare ingenua, ma che a suo modo ha lasciato il segno.
Settimo Cieloè come quel vecchio album di foto trovato in soffitta. Lo sfogli, sorridi, a volte ti imbarazzi per quei vestiti improbabili o quelle pose troppo teatrali, ma non riesci a smettere di guardarlo. Ti trasporta in un’epoca in cui tutto sembrava più semplice, o forse solo più lento. Non è una serie perfetta, anzi, è piena di contraddizioni, stereotipi e messaggi opinabili. Ma è anche un frammento della nostra memoria collettiva. È quel sapore dolceamaro di una TV che non esiste più.
Se sei un nostalgico, allora forse vale la pena rivivere qualche episodio. Se invece non l’hai mai vista… beh, metti in conto che potresti restare incastrato tra l’imbarazzo e la tenerezza.Settimo Cieloè un viaggio nel tempo, ma come ogni viaggio nel passato, non è detto che ci piaccia tutto ciò che ritroviamo.
Ti è mai capitato di riscoprire una vecchia serie TV e avere una valanga di emozioni contrastanti? Raccontacelo nei commenti o condividi questo articolo con chi, come te, è cresciuto con i Camden. Magari rivedrete insieme quell’episodio dove tutto sembrava andare bene… fino a quando qualcuno non ha parlato di castità come arma contro il male!
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