CorriereNerd.it

L’imbattibile Daitarn 3: quando il robot diventa leggenda tra ironia, cyborg e trasformazioni epiche

C’è stato un tempo, a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, in cui la televisione italiana veniva letteralmente invasa da giganti d’acciaio. Erano i “robottoni” giapponesi, emissari di un’epoca televisiva che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva di intere generazioni. Tra Mazinga, Jeeg e Goldrake, un nome ha saputo imporsi con uno stile tutto suo: L’imbattibile Daitarn 3. Ma attenzione, non stiamo parlando di “uno dei tanti”. No, perché Daitarn 3 non è soltanto un super robot che combatte il male: è un’opera anomala, sofisticata, imprevedibile, capace di mischiare con disinvoltura l’epica fantascientifica alla commedia brillante. Ed è forse per questo che, a distanza di quasi cinquant’anni, continua a far parlare di sé.

Un’opera firmata Yoshiyuki Tomino… ma con uno spirito tutto suo

Partiamo dalle origini. Daitarn 3 nasce nel 1978 da un’idea di Yoshiyuki Tomino, lo stesso genio che solo un anno dopo avrebbe rivoluzionato il genere mecha con Mobile Suit Gundam. Ma se Gundam era tragico, militare, stratificato e destinato a un pubblico più maturo, Daitarn prende tutta quella pesantezza e la ribalta con un sorriso ironico, elegante, quasi da teatro kabuki misto a James Bond. Non è un caso se il protagonista, Haran Banjo, sembra più un playboy hollywoodiano che un semplice pilota di robot: cravattino, abiti eleganti, battute pronte e una villa piena di gadget, assistenti e una Rolls Royce volante. Altro che eroe tormentato: Banjo combatte i cyborg con il carisma di uno 007 marziano!

Banjo contro i Meganoidi: cyborg, filosofia e mani giganti

La trama è semplice all’apparenza, ma piena di sfumature. I Meganoidi, cyborg ribelli creati su Marte dal professor Sozo Haran, si sono emancipati dal loro creatore e ora vogliono trasformare l’intera umanità in “esemplari perfetti” come loro. A guidarli c’è il sinistro Don Zauker (una specie di Buddha meccanico muto e inquietante) e la sacerdotessa Koros, una dark lady glaciale e affascinante. Il loro piano è tanto assurdo quanto inquietante: distruggere l’umanità per salvarla. Tipico di Tomino.

A contrastarli troviamo il nostro Haran Banjo, figlio del professore defunto, deciso a fermarli con la sua arma segreta: il gigantesco e versatile Daitarn 3, costruito con leghe speciali di origine marziana. Ma Banjo non è solo. Accanto a lui, un team tanto improbabile quanto irresistibile: il fedele maggiordomo Garrison Tokida, la bionda ereditiera Beauty Tachibana, la seriosa ex cadetta Reika Sanjo, e il piccolo Toppy, mascotte della compagnia. Insieme vivranno una serie di avventure picaresche tra inseguimenti, missioni spaziali e battaglie contro robot nemici dalle sembianze più assurde, sempre condita da gag e momenti fuori dagli schemi.

Perché “3”? Un numero, mille interpretazioni

La domanda sorge spontanea: dove sono il Daitarn 1 e il 2? La risposta è tanto semplice quanto affascinante: non esistono. Il numero “3” è una pura invenzione stilistica, una trovata teatrale. All’epoca, titoli con numeri (Mazinga Z, Getter Robo G, Combattler V) erano all’ordine del giorno: davano un senso di continuità, evoluzione, potenza. “Daitarn 3” suonava semplicemente figo, evocava mistero e completamento, come se ci trovassimo di fronte al culmine di una trilogia che però esiste solo nella nostra immaginazione. E poi, se vogliamo filosofeggiare, tre sono le forme del robot (Jet, Car e Tank), tre i protagonisti principali, tre i nemici chiave… insomma, il tre è il numero perfetto, anche senza predecessori reali.

Mecha design, animazione e lo zampino della scuola Kanada

A rendere il tutto ancora più indimenticabile è il comparto visivo. Il design del robot è opera del leggendario Kunio Ōkawara, lo stesso dietro le prime incarnazioni di Gundam. Il risultato? Un robot gigantesco ma aggraziato, che alterna fasi terrestri e aeree con trasformazioni spettacolari. Ma la vera magia arriva con le animazioni di Yoshinori Kanada, un visionario capace di trasformare le battaglie in coreografie esplosive, con movimenti esagerati, pause teatrali e deformazioni visive da cartoon occidentale.

È merito suo se i Meganoidi sembrano usciti da un episodio dei Looney Tunes: passano da robot terrificanti a caricature buffe in un batter d’occhio, spezzando la tensione con espressioni improbabili e movenze quasi da commedia slapstick. Questo stile, pionieristico all’epoca, ha ispirato una vera e propria corrente, la Kanada School, che sarebbe stata adottata (e perfezionata) da nomi come Hideaki Anno (Evangelion) e Hiroyuki Imaishi (Gurren Lagann, Promare). Insomma, Daitarn 3 è una pietra miliare anche per l’evoluzione tecnica dell’animazione giapponese.

Musica per le orecchie (e per la memoria)

Una menzione d’onore va alla colonna sonora, firmata da Takeo Watanabe e Yūshi Matsuyama. I temi musicali sono epici, a tratti solari, sempre memorabili. In Giappone la sigla “Come Here! Daitarn 3” cantata da Makoto Fujiwara è un inno eroico. Ma in Italia… beh, la situazione cambia: la sigla italiana, scritta da Luigi Albertelli con musiche di Vince Tempera e cantata da I Micronauti, è semplicemente leggendaria. Una di quelle canzoni che bastano due note per catapultarti indietro nel tempo, tra divani di velluto marrone e merende davanti alla TV.

Un successo tutto italiano (e un po’ dimenticato in patria)

Curiosamente, se in Giappone Daitarn 3 ebbe un successo moderato, in Italia divenne un vero e proprio cult generazionale, complice la programmazione Mediaset (allora Fininvest), le repliche a ciclo continuo e il fascino sfrontato del protagonista. Banjo diventò l’eroe che ogni bambino voleva essere: bello, elegante, letale e con un robot che si trasformava in tre mezzi diversi. Cosa si poteva chiedere di più?

Eppure, non ci sono sequel ufficiali. Nessun film, nessun OAV, nessun reboot. Il Daitarn 3 resta confinato nei suoi 40 episodi originali. Esistono però spin-off letterari, come i romanzi “Haran Banjo Series” scritti dallo stesso Tomino tra il 1989 e il 1992, o manga derivativi come quello disegnato da Yū Okazaki nel 2011. E poi ci sono apparizioni nei videogiochi crossover come la saga di Super Robot Wars, dove il Daitarn combatte fianco a fianco con Gundam, Mazinger e compagnia. Ma l’essenza di Daitarn resta lì, intatta, in quella serie TV che ha saputo essere epica e farsesca allo stesso tempo.

Daitarn 3 è eterno (e non solo per i nostalgici)

Oggi, riguardare L’imbattibile Daitarn 3 significa immergersi in un’epoca dove l’animazione era artigianato puro, dove ogni frame aveva il peso di una scelta stilistica, e dove si osava mischiare generi, stili e registri narrativi. È un anime che ha il coraggio di non prendersi troppo sul serio pur trattando temi come l’identità, l’umanità, il progresso tecnologico e l’etica della creazione artificiale. E riesce a farlo tra una gag e un’esplosione, tra un bacio mancato e un colpo finale.

Per questo Daitarn 3 non è solo nostalgia: è un pezzo di storia dell’animazione giapponese, un ponte tra la spensieratezza dei super robot e la maturità della fantascienza animata. È un anime che continua a divertire, sorprendere e appassionare, sia per chi l’ha visto in TV da bambino sia per chi lo scopre oggi, magari cercando qualcosa di diverso dagli shonen contemporanei.

E voi? Lo ricordate con affetto? Avete ancora in mente la mitica sigla? O magari lo state scoprendo solo ora e siete rimasti incantati dallo stile vintage ma potentissimo del nostro Haran Banjo?

Raccontatemi la vostra esperienza con Daitarn 3 qui sotto nei commenti, oppure condividete l’articolo sui social con l’hashtag #Daitarn3Forever. Perché i grandi robot non invecchiano mai… si trasformano!

Redazione

Redazione

C'è un mondo intero, c'è cultura, c'è Sapere, ci sono decine di migliaia di appassionati che, come noi, vogliono crescere senza però abbandonare il sorriso e la capacità di sognare. CorriereNerd.it è il magazine online di Satyrnet, che racconta con passione e ironia tutto ciò che vibra nel multiverso geek: fumetti, cinema, serie TV, videogiochi, manga, anime, fantascienza, leggende, intelligenza artificiale, cosplay e cultura pop. Vuoi entrare anche tu in questo universo e condividere le tue idee con la community nerd? Invia i tuoi articoli a press@satyrnet.it e diventa parte della nostra avventura editoriale!

Aggiungi un commento

Cosplayer Italiani

Seguici su Telegram

Diventa un Avatar

Seguici sui social