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Demolition Man: 30 anni dopo, le previsioni diventano realtà

A trent’anni dall’uscita, Demolition Man è un film che ci mostra un futuro distopico che, in molti aspetti, si sta già realizzando. Il film, diretto da Marco Brambilla e interpretato da Sylvester Stallone e Wesley Snipes, racconta la storia di John Spartan, un poliziotto di Los Angeles, e Simon Phoenix, un criminale psicopatico, che vengono ibernati nel 1996 e svegliati nel 2032.

Nel frattempo, il mondo è cambiato radicalmente. La violenza è stata eliminata, ma a un prezzo alto: la libertà individuale è stata soffocata da un regime totalitario che controlla ogni aspetto della vita delle persone. In questo futuro distopico, Demolition Man ha indovinato molte cose.

Ad esempio, il film ha previsto l’avvento di auto elettriche, videochiamate, teleconferenze, sistemi di riconoscimento biometrici, l’informatizzazione massiccia, assistenti virtuali, sesso virtuale e, addirittura, la carriera politica di Arnold Schwarzenegger. Ma non solo.

Demolition Man ha anche previsto la crescente influenza della tecnologia sulla società e il suo potenziale uso per controllare le persone.

Nel film, la tecnologia viene utilizzata per sorvegliare le persone, censurare le loro espressioni e persino per condizionarle mentalmente.

Questi aspetti sono diventati sempre più reali negli ultimi anni, con l’avvento di tecnologie come la sorveglianza biometrica, la censura di Internet e la manipolazione dei social media.

Inoltre, Demolition Man ha previsto l’emergere di un nuovo tipo di leader, un dittatore populista che si presenta come un salvatore della nazione. In questo caso, il leader è il dottor Raymond Cocteau, che governa San Angeles con pugno di ferro. Questa figura è una chiara allusione a leader contemporanei come Donald Trump, Jair Bolsonaro e Viktor Orbán.

Insomma, Demolition Man è un film che non solo è divertente e d’azione, ma è anche un’opera di fantascienza che ha un grande valore profetico. È un film che ci mette in guardia sui pericoli della tecnologia, del controllo sociale e dell’emergere di nuovi tipi di dittatura.

Per questo motivo, è un film che vale la pena di vedere e rivedere, anche a distanza di trent’anni.

maio

maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

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