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Z Nation: la serie zombie più folle di sempre che ha riscritto le regole dell’apocalisse

Nel vasto e apocalittico universo delle serie TV a tema zombie, c’è un titolo che, con l’irriverenza di un pipistrello lanciato nel bel mezzo di un’assemblea di vampiri, ha saputo distinguersi in modo clamoroso. Stiamo parlando di Z Nation, la serie horror post-apocalittica made in USA firmata Karl Schaefer e Craig Engler e prodotta da quelli che tutti noi nerd conosciamo come i folli geni dietro a Sharknado: The Asylum.

Se stai pensando che sia l’ennesimo clone di The Walking Dead, preparati a ricrederti. Z Nation non solo si discosta dall’atmosfera cupa e introspettiva della serie di Kirkman, ma la ribalta con una sana dose di follia, trash voluto e un’ironia che taglia la tensione come una motosega arrugginita. È un prodotto che abbraccia il caos e lo trasforma in uno spettacolo esplosivo e anarchico, dove il sangue scorre a fiumi ma sempre con un ghigno beffardo.

La missione (im)possibile: salvare l’umanità con Murphy

L’avventura prende piede tre anni dopo lo scoppio di un’apocalisse zombie. Il mondo è devastato, la speranza è un’illusione e i vaganti sono ovunque. In questo scenario da fine dei tempi, un gruppo di sopravvissuti si imbarca in un’epica traversata degli Stati Uniti per portare in salvo un uomo solo: Murphy. L’unico essere umano ad aver ricevuto un vaccino sperimentale che gli ha impedito di trasformarsi dopo un morso. L’unica possibile salvezza per l’umanità.

Fin qui potrebbe sembrare la premessa classica di un road movie zombesco, ma Z Nation riesce a deviare continuamente dal tracciato. La missione è solo un pretesto, un catalizzatore per scatenare una valanga di eventi deliranti, creature fuori di testa e colpi di scena che sembrano usciti da un fumetto underground disegnato durante un rave apocalittico.

Murphy: un puffo zombie che spacca

Uno dei motivi principali per cui non puoi ignorare questa serie si chiama Murphy, interpretato dal camaleontico Keith Allan. Partito come ex galeotto fifone, Murphy subisce una mutazione (letterale e narrativa) che lo trasforma in una sorta di “demi-zombie” blu, carismatico e spietato, una figura a metà tra un villain, un antieroe e una divinità mutante del caos. È un personaggio che si evolve continuamente, abbracciando la sua natura mostruosa ma con un’ironia irresistibile. È l’anima pulp della serie, il punto di riferimento più imprevedibile e, allo stesso tempo, affascinante dell’intero cast.

La sua dinamica con la tostissima Roberta Warren, leader del gruppo, è un mix perfetto di tensione, rispetto e una strana forma di affetto. Un duo che si muove tra l’epico e l’assurdo, tra battaglie zombie e momenti surreali.

Gli zombie più assurdi che tu abbia mai visto

Z Nation non si limita agli zombie classici. La writer room si è sbizzarrita a tal punto da creare un bestiario post-apocalittico che farebbe impallidire qualsiasi Dungeon Master. Vuoi un orso zombie? C’è. Un neonato non morto? C’è. I Re Magi zombie? Pure. E non stiamo nemmeno parlando delle puntate in cui la creatività tocca vette allucinanti con zombie piante o uccisioni tramite… forme di formaggio gigante. Hai capito bene. È come se Resident Evil incontrasse Adventure Time, ma con molto più sangue.

Questa libertà narrativa totale permette alla serie di reinventarsi a ogni episodio, rifiutando la ciclicità che spesso affligge i drama apocalittici. Il risultato? Una corsa sulle montagne russe tra il geniale e il ridicolo, dove la noia non è mai invitata.

Un microcosmo in continua mutazione

Nonostante l’atmosfera da B-movie elevata all’ennesima potenza, Z Nation non rinuncia a raccontare l’umanità. O meglio, una nuova umanità in cerca di identità. I protagonisti attraversano città-fortezze, comunità tribali, culti religiosi impazziti, governi ombra e utopie fallimentari. Ogni incontro è un affresco bizzarro ma profondo di come gli esseri umani tentino, ancora una volta, di riorganizzarsi. Sopravvivere non basta più. Serve reinventarsi.

Ed è qui che la serie riesce a sorprendere davvero. Perché sotto il velo di comicità e splatter si cela una riflessione tutt’altro che banale sulla resilienza, sull’evoluzione culturale e sul bisogno di credere, anche nel nulla.

Un cast fuori dagli stereotipi

La cosa davvero rivoluzionaria di Z Nation è la sua squadra di protagonisti. Dimenticate il classico maschio alfa bianco alla guida del gruppo. Qui abbiamo una donna afroamericana come leader – Roberta Warren, fiera e materna quanto letale – un vecchio hippie psicoterapeuta tossico (Doc), un ragazzino ossessionato dal numero delle sue uccisioni zombie (10K), e Addy, la guerriera monocola che mena più di chiunque altro. E poi, ovviamente, Murphy: mezzo morto, mezzo dio, interamente fuori di testa.

Questa scelta di casting non solo rompe i cliché, ma rende la serie incredibilmente fresca e contemporanea. È una rappresentazione più autentica e variegata dell’umanità che potremmo aspettarci in un mondo che si è rotto in mille pezzi.

Critiche e riscatto nerd

Va detto: Z Nation ha diviso critica e pubblico. Su Metacritic naviga intorno al 48/100, mentre su Rotten Tomatoes galleggia sopra il 50%. Alcuni la accusano di essere troppo caotica, troppo “trash”, troppo lontana dal rigore narrativo dei grandi titoli post-apocalittici. Ma forse è proprio questa la sua forza: non voler essere The Walking Dead. Non volersi prendere sul serio.

È una serie che ha saputo evolversi, sorprendere e, a suo modo, influenzare. Tanto che nel 2018 è stato annunciato il prequel Black Summer, prodotto da Netflix e ambientato nei primi, drammatici giorni dell’epidemia. Un progetto più cupo, meno folle, ma comunque figlio dell’universo narrativo creato da Schaefer e Engler.

Una serie da recuperare (e bingiare) oggi più che mai

Se sei un amante del genere horror, se ami gli zombie ma sei stufo delle solite storie di sopravvivenza con dialoghi eterni e sguardi persi nel vuoto, allora Z Nation è la tua prossima ossessione. È disponibile su Netflix, quindi non hai scuse. Riscoprila, recuperala, innamorati di Murphy e preparati a un’esperienza televisiva fuori da ogni schema. E se già la conosci, scrivimi: qual è stato l’episodio che ti ha fatto dire “non ci credo che abbiano osato fare questo”?

Perché Z Nation non è solo una serie. È un atto di ribellione creativa. È un inno al nonsense che ha il coraggio di non vergognarsene. È il lato splatter, ironico e imprevedibile dell’apocalisse. E in un mondo invaso da zombie, questo è già di per sé un miracolo.


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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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