Vent’anni sono un’eternità, soprattutto se li passi sotto il tallone di ferro di un’invasione aliena che ha trasformato il pianeta in un set distopico degno di una space opera cupa. In XCOM 2, sequel diretto di XCOM: Enemy Unknown (2012) e discendente spirituale dell’iconico UFO: Enemy Unknown del 1993, non siamo più i vincitori eroici di un conflitto fantascientifico, ma i superstiti di una disfatta. Gli alieni hanno vinto, e lo hanno fatto con stile: propaganda levigata, cure miracolose, città ipertecnologiche… e una dittatura mascherata da governo mondiale chiamato ADVENT.
Il gioco, sviluppato da Firaxis Games e pubblicato da 2K Games per praticamente ogni piattaforma su piazza (PC, PS4, Xbox One, macOS, Linux e perfino Nintendo Switch), ci getta subito nel cuore dell’azione. La missione iniziale non è un tutorial rassicurante: è un’operazione di recupero disperata per liberare un misterioso prigioniero umano ibernato. Quando il bozzolo criogenico si apre, la sorpresa è degna di un colpo di scena da serie TV sci-fi: l’uomo intrappolato è il Comandante stesso dell’XCOM, catturato vent’anni prima e usato dagli alieni come “cervello centrale” per coordinare le truppe nemiche.
Dopo un’operazione chirurgica a bordo dell’Avenger – un’astronave aliena rubata e trasformata in quartier generale mobile – il Comandante torna al comando. Il suo entourage è un cast degno di un fumetto corale: il pragmatico John Bradford, veterano della prima invasione; il Dottor Tygan, ex scienziato ADVENT con un passato ambiguo e un presente di resistenza tecnologica; Lily Shen, geniale ingegnera e figlia del compianto Shen del primo capitolo; e l’Uomo Misterioso, figura criptica e collegamento con cellule segrete infiltrate nel cuore stesso dell’ADVENT.
La trama si dipana come un thriller strategico: la Resistenza deve scoprire cosa si nasconde dietro il Progetto Avatar, iniziativa segreta degli Anziani (gli Eterei del capitolo precedente) per creare nuovi corpi ospite in grado di sostenere le loro menti psioniche in rapido decadimento. L’umanità, geneticamente “ottimizzata” attraverso cure e impianti obbligatori, è la candidata perfetta… a patto di sopravvivere a decenni di esperimenti e rapimenti di massa.
Il gameplay è il cuore pulsante di XCOM 2: combattimenti a turni in mappe procedurali, gestione meticolosa della base volante, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico, diplomazia con le varie cellule della Resistenza sparse per il globo. Ogni decisione conta, e ogni turno è una bilancia tra rischio e opportunità. Perdere un soldato non è solo una questione numerica: significa perdere una storia, un carattere, un legame narrativo che il gioco costruisce missione dopo missione.
La narrazione raggiunge il climax con l’assalto finale alla base oceanica degli alieni, dove i tre prototipi Avatar e gli ultimi Anziani attendono il nostro arrivo. La loro sconfitta segna la caduta dell’ADVENT e l’inizio di una nuova alba per l’umanità… ma la scena finale, con una misteriosa presenza psionica che emerge dalle profondità marine, strizza l’occhio ai fan di lungo corso e alimenta l’hype per un seguito o un’espansione in stile Terror from the Deep.
Firaxis ha confezionato un’esperienza che mescola tensione tattica e narrazione distopica, arricchita da un’estetica che ricorda tanto i fumetti cyberpunk quanto le saghe di fantascienza militare. XCOM 2 non è solo un gioco: è un campo di battaglia dove ogni scelta è definitiva, ogni vittoria è sudata e ogni sconfitta lascia cicatrici emotive.
E ora, Comandante… il turno è tuo.
La Resistenza non aspetta.
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