Ragazzi, fermate tutto. C’è una guerriera dai capelli verdi che è tornata a far parlare di sé nel 2025 e, no, non stiamo parlando di qualche nuovo personaggio anime o di un reboot di She-Ra. Stiamo parlando di Asha, l’eroina di un’epoca che sembrava scomparsa nei meandri della memoria 16-bit. Wonder Boy: Asha in Monster World è tornato e lo ha fatto con tutto il coraggio nostalgico che serve per affrontare il presente armato solo di un remake… e di un Pepelogoo. Sì, avete capito bene. Monster World IV, quello del SEGA Mega Drive, quello che in Occidente ci siamo sognati per anni (e che abbiamo scovato in qualche oscura compilation o nella Virtual Console giapponese) adesso è ufficialmente disponibile in versione rimasterizzata su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. E il prezzo, diciamolo, è uno di quelli che ti fanno venire voglia di fare subito “Aggiungi al carrello”: 19,99 euro. Boom. Un tuffo negli anni ’90, ma con la risoluzione in 4K e i controller con i grilletti che vibrano al posto del vecchio cavo a spirale del pad SEGA.
Ma la domanda vera che ci facciamo da bravi nerd scafati è: funziona ancora?
La risposta è un gigantesco “sì, ma…”.
Questo remake è più di un semplice lifting. È un clone quasi molecolare dell’originale, ricreato con un’attenzione maniacale che ha dell’incredibile. Intere sequenze sono identiche all’originale del 1994, al punto che si può persino riscattare la ROM originale per comparare frame per frame e farsi prendere da un’ondata di nostalgia fortissima. Gli sviluppatori di Artdink e Bliss Brain non si sono limitati a “modernizzare”: hanno fatto il salto temporale con la macchina di Chrono Trigger, atterrando direttamente nel regno di Rapadagna.
E Asha? Be’, lei è sempre lei. Forte, allegra, un po’ goffa, ma irresistibile. Il suo compagno di viaggio, Pepelogoo, è una delle creature più adorabili mai apparse in un action-platform. Un blob volante blu, che sembra uscito da un esperimento tra un Pokémon e una mascotte di Fantasy Zone. Serve per planare, premere interruttori, raccogliere oggetti lontani, e — sì, lo ammettiamo — anche solo per farsi coccolare un po’.
Solo che, diciamolo, il gameplay mostra le rughe. Pepelogoo non risponde sempre con prontezza, l’aggancio con Asha non è precisissimo, e quando ti ritrovi a dover fare un doppio salto su una piattaforma mobile sopra un geyser di lava… ecco, potresti voler lanciare il controller come se fossi in un torneo di Smash Bros. Il sistema di controllo è quello di una volta: rigido, un po’ goffo, ma comunque affascinante nella sua autenticità. Ti costringe ad adattarti, a imparare i tempi, a “sentire” il gioco — ed è una cosa che oggi si è un po’ persa, diciamolo.
Il level design è puro vintage. Labirinti intricati, backtracking a palate, nemici che una volta sconfitti spariscono per sempre (quindi addio grinding facile), e un sistema di salvataggio che grida “anni ‘90” anche quando si cerca di modernizzarlo. Non esiste salvataggio automatico: devi aprire il menu, scegliere lo slot, confermare… e ti chiedi perché nel 2025 non si possa fare con un click. Ma è anche questo che ti fa capire che Wonder Boy: Asha in Monster World non è un semplice videogioco: è un viaggio nel tempo. E nei viaggi nel tempo, si sa, ci sono regole diverse.
Rapadagna è il nostro hub, la nostra base operativa, una città che cambia nel tempo e ci costringe a esplorarla in lungo e in largo tra uno stage e l’altro. Gli stage, ognuno legato a un elemento, offrono sfide differenti ma mantengono quell’approccio classico che sa di SEGA e di merende con il succo alla pesca davanti alla TV.
La colonna sonora? Raga, qui si vola. I brani originali sono stati riarrangiati con amore e si infilano nelle orecchie come i migliori remix lo-fi delle sigle anime anni ‘80. Forse è proprio la musica a tenere insieme tutta l’esperienza, a renderla coerente e a farci perdonare certe cadute di stile.
Sì, perché sul piano grafico il titolo ha i suoi problemi. Il 2.5D in cel shading funziona a tratti, ma sa di occasione sprecata. I fondali sono poveri di dettagli, il design dei nemici è un copia-incolla cromatico, e l’estetica arabeggiante, tanto originale all’epoca, oggi si perde in un generico mondo fantasy già visto e rivisto.
Eppure… eppure funziona. Forse non come avrebbe potuto, certo, ma Wonder Boy: Asha in Monster World riesce comunque a incantare, soprattutto se hai un cuore nerd che batte ancora per i pixel, per le spade luccicanti, per le principesse guerriere e per i piccoli blob volanti. Non è perfetto, non è innovativo, ma è sincero. Ed è proprio questa sincerità che ti tiene incollato al pad.
Insomma, se sei un veterano della saga, non ci pensare due volte: Asha ti sta aspettando. E se invece sei un novellino curioso, pronto a scoprire da dove arriva un certo modo di fare platform giapponese… benvenuto nel Monster World.
Ti sei già lanciato anche tu con Asha tra le dune e i palazzi di Rapadagna? Hai amato (o odiato) Pepelogoo tanto quanto noi? Scrivilo nei commenti qui sotto e facci sapere cosa ne pensi! E se questa recensione ti ha fatto venire voglia di tornare ai bei tempi dei 16-bit, condividila con gli amici su Discord, Telegram, Reddit o dove ti pare: la tribù dei nostalgici di Wonder Boy è viva più che mai!
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