Alcune storie riescono a colpire perché raccontano eventi straordinari. Altre, molto più rare, lasciano un segno perché parlano di qualcosa che tutti abbiamo attraversato almeno una volta, anche se spesso facciamo finta di averlo dimenticato. Violante, il nuovo graphic novel di Elena Triolo (che troverete dal 26 giugno in libreria), appartiene decisamente alla seconda categoria. Non ha bisogno di mondi fantastici, invasioni aliene, superpoteri o viaggi nel tempo per arrivare dritto al lettore. Gli basta osservare con sincerità quel territorio fragile e complicatissimo che separa l’infanzia dall’adolescenza.
Chi è cresciuto tra fumetti, cartoni animati e prime connessioni internet ricorda bene quella sensazione difficile da spiegare: guardare gli altri e avere l’impressione che tutti abbiano ricevuto un manuale di istruzioni per diventare grandi tranne noi. È una percezione universale che attraversa le generazioni e che oggi, nell’epoca dei social network, sembra persino amplificata. Elena Triolo prende proprio questa inquietudine e la trasforma nel motore narrativo di una storia delicata, autentica e sorprendentemente vicina alla realtà quotidiana di migliaia di ragazzi e ragazze.
Violante ha tredici anni e ha appena concluso le scuole medie. Davanti a lei si apre una delle estati più particolari della vita, quella che precede l’ingresso al liceo. Un passaggio che sulla carta dovrebbe essere soltanto una vacanza più lunga del solito, ma che nella pratica assume spesso le proporzioni di un piccolo terremoto emotivo. Le amicizie cambiano forma, i gruppi si ricompongono, le gerarchie sociali si ridefiniscono e ogni insicurezza sembra diventare improvvisamente gigantesca.
La sua migliore amica Sofia trova facilmente spazio all’interno di una nuova compagnia. Violante invece resta ai margini. Quei ragazzi sembrano più maturi, più sicuri di sé, più alla moda. Sembrano sapere sempre cosa dire, come vestirsi e come comportarsi. Lei, al contrario, si sente fuori posto. E soprattutto convive con una paura che diventa sempre più ingombrante: il terrore di svenire.
Chiunque abbia avuto a che fare con l’ansia riconoscerà immediatamente quel meccanismo. Una paura apparentemente semplice che finisce per occupare ogni pensiero, trasformando situazioni normali in ostacoli enormi. È proprio qui che il graphic novel trova la sua forza più grande. Non cerca scorciatoie narrative e non trasforma il disagio in uno spettacolo drammatico. Lo racconta per quello che è davvero: una presenza silenziosa che accompagna le giornate, altera la percezione delle cose e modifica il modo in cui ci relazioniamo agli altri.
Leggendo Violante si ha spesso la sensazione di osservare momenti vissuti da qualcuno che conosciamo. Una conversazione tra amici, una serata estiva, una foto condivisa online, il confronto continuo con chi appare più bello, più popolare o semplicemente più sereno. Sono dettagli che appartengono alla quotidianità contemporanea ma che assumono un peso enorme durante l’adolescenza, periodo nel quale ogni giudizio sembra definitivo e ogni esclusione appare come una sentenza.
Elena Triolo dimostra una notevole sensibilità nel rappresentare questo universo emotivo senza mai cadere nella tentazione di spiegare tutto. Le emozioni emergono attraverso gli sguardi, i silenzi, le esitazioni e quelle piccole situazioni che chiunque abbia avuto tredici anni riconosce immediatamente. È una narrazione che si affida alla verità delle esperienze più che agli artifici della trama.
Il tratto dell’autrice contribuisce in maniera decisiva all’efficacia del racconto. Il suo stile, ormai riconoscibile nel panorama del fumetto italiano, riesce a essere immediato e raffinato allo stesso tempo. Le tavole comunicano leggerezza senza banalizzare i temi affrontati e accompagnano il lettore dentro le emozioni della protagonista con una naturalezza rara. I colori, le espressioni dei personaggi e il ritmo delle sequenze costruiscono un linguaggio capace di parlare direttamente alle nuove generazioni ma anche agli adulti che desiderano comprendere meglio il mondo dei ragazzi di oggi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’opera. Pur essendo chiaramente destinata a un pubblico giovane, Violante riesce a coinvolgere anche chi l’adolescenza l’ha lasciata alle spalle da parecchio tempo. Anzi, forse proprio gli adulti possono trovare in queste pagine qualcosa di particolarmente prezioso. Non tanto una nostalgia idealizzata del passato quanto il ricordo di emozioni che continuano a esistere, semplicemente sotto forme diverse.
Dopotutto, il bisogno di essere accettati non scompare davvero con l’età. Cambiano i contesti, cambiano le piattaforme e cambiano le modalità con cui ci confrontiamo con gli altri, ma la ricerca di appartenenza resta una costante dell’esperienza umana. Per questo la storia di Violante supera facilmente i confini anagrafici e diventa un racconto più ampio sull’identità, sulla fragilità e sul coraggio necessario per accettare le proprie imperfezioni.
Elena Triolo, illustratrice e fumettista toscana nata nel 1988, porta in questo progetto tutta l’esperienza maturata collaborando con importanti realtà editoriali italiane e costruendo negli anni una voce artistica personale e riconoscibile. Chi ha già apprezzato i suoi lavori precedenti ritroverà la stessa attenzione verso i personaggi e la stessa capacità di osservare la realtà attraverso una lente empatica e mai giudicante.
In un mercato sempre più affollato di graphic novel dedicati alla crescita personale e all’adolescenza, Violante riesce a distinguersi perché non cerca di impartire lezioni. Non propone formule magiche, non offre soluzioni immediate e non trasforma il disagio in una favola rassicurante. Preferisce raccontare la complessità delle emozioni per quello che sono davvero, lasciando spazio ai dubbi, alle paure e alle contraddizioni che accompagnano ogni percorso di crescita.
Forse è proprio questa onestà a rendere il libro così efficace. Perché dietro la storia di una ragazza che affronta un’estate difficile si nasconde qualcosa che riguarda tutti noi: quel momento in cui abbiamo avuto paura di non essere abbastanza, di non appartenere a un gruppo, di non riuscire a stare al passo con gli altri.
E allora la domanda viene quasi spontanea. Quanto di Violante è rimasto dentro ciascuno di noi? Quanto di quella tredicenne che osserva il mondo sentendosi fuori posto continua ancora oggi a riaffiorare, magari nei momenti più inattesi? Una curiosità che merita di essere condivisa tra appassionati di fumetti e lettori, perché alcune storie finiscono davvero soltanto dopo averne parlato insieme.
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