Ci sono storie che si rifiutano di sparire, come tracce lasciate nel cielo da qualcosa che non sappiamo spiegare. Il caso dell’UFO di Varginha, in Brasile, è una di queste. Sono passati trent’anni da quell’incredibile 20 gennaio 1996, ma a me, appassionata di misteri e cronache extraterrestri, pare che il tempo non abbia fatto altro che rendere questa vicenda ancora più ipnotica.
Mi sono imbattuta nel caso Varginha la prima volta su una vecchia rivista ufologica, di quelle con le pagine consumate e le foto sgranate. Da allora, non ho mai smesso di seguirne le evoluzioni. Perché, diciamocelo: ci sono eventi che sembrano usciti direttamente da un episodio di X-Files, e che invece sono accaduti davvero. O almeno, così sembra.
Un avvistamento, tre ragazze e uno strano odore di ammoniaca
Varginha è una cittadina tranquilla nello stato brasiliano di Minas Gerais, conosciuta oggi per una torre idrica a forma di disco volante. Ma quella fama non l’ha avuta per il design urbanistico. Tutto comincia nel sobborgo di Jardim Andere, quando tre ragazze — Liliane e Valquíria Silva con l’amica Kátia — raccontano alla madre di aver visto “una creatura” bassa, con pelle scura, occhi rossi senza pupille, e un odore insopportabile che ricordava l’ammoniaca. Una descrizione che non si cancella facilmente dalla memoria.
La madre, all’inizio scettica, va sul posto, ma non trova nulla se non quello strano fetore sospeso nell’aria. L’incontro ravvicinato non finisce lì. La voce si sparge, e Varginha diventa in poco tempo una polveriera di testimonianze, avvistamenti, presunti recuperi militari e perfino morti sospette.
UFO a forma di sigaro e presenze militari: il mistero si infittisce
In una cittadina dove tutto dovrebbe essere routine, all’improvviso compaiono camion militari, autoambulanze scortate dalla polizia, e movimenti dei vigili del fuoco nella zona dell’avvistamento. Alcuni testimoni raccontano di uno strano veicolo aereo simile a un sigaro, avvistato da contadini la notte prima. Il NORAD, secondo alcune fonti, avrebbe addirittura avvisato le autorità brasiliane di un oggetto in caduta.
E poi ci sono loro, le creature. Una, forse due, forse otto, dipende a chi si vuole credere. Qualcuna viva, altre presumibilmente morte. Si parla di autopsie segrete, di trasporti aerei verso Panama e di un silenzio che cala, pesante come piombo, sul cuore della storia. In particolare, la morte di un militare, Marco Eli Chereze, poco dopo gli eventi, viene legata — da alcuni ufologi — a un possibile contagio da virus alieno.
Ovviamente, le autorità negano tutto. Come a Roswell.
Tra depistaggi e verità negate: la narrazione ufficiale
L’Esercito brasiliano, i vigili del fuoco, gli ospedali: tutti rigettano la versione aliena. Nessun essere, nessuna creatura. Solo un uomo con problemi mentali sporco di fango — dicono — e un’ambulanza che trasportava un giovane deceduto per cause comuni. L’intervento militare? Una coincidenza. L’odore di ammoniaca? Umidità e suggestione.
Ma allora perché così tante testimonianze, tutte con dettagli inquietantemente simili? Perché un’intera città ha creduto di essere al centro di un evento eccezionale?
Il documentario “Moment of Contact” e il ritorno del caso
Nel 2022, il regista James Fox — già autore di celebri inchieste sull’argomento UFO — ha rilanciato il caso con il documentario “Moment of Contact”. Un’opera lucida e intensa che raccoglie nuove testimonianze, scavando con attenzione in ogni sfumatura, dai racconti delle ragazze fino ai dettagli militari insabbiati.
Guardandolo, non ho potuto fare a meno di provare un brivido. Quel tipo di brivido che solo le storie con troppi silenzi e troppe coincidenze sanno generare.
Tra mito e psicologia collettiva: suggestione o contatto reale?
Sociologi e psicologi hanno studiato il caso Varginha come esempio perfetto di leggenda urbana. Un fenomeno collettivo, nato da suggestioni, amplificato dai media, e poi cristallizzato nella cultura popolare. È plausibile. Ma non riesco a scrollarmi di dosso l’idea che ci sia qualcosa di più.
Forse perché siamo programmati per cercare spiegazioni, o forse perché la verità non sta mai da una parte sola. Forse davvero il caso Varginha non è altro che uno specchio, che riflette le nostre paure, le nostre speranze, e quel bisogno primordiale di sentirci parte di un universo più vasto.
Una città, un serbatoio a forma di UFO e un’eredità culturale
Oggi, chi va a Varginha trova un enorme serbatoio idrico con la forma di un disco volante. Un simbolo. Una reliquia moderna che celebra un avvenimento che, vero o no, ha cambiato il volto della città. Non solo: ha lasciato una traccia nella storia dell’ufologia mondiale, diventando per molti “la Roswell brasiliana”.
Io continuo a chiedermi: se davvero qualcosa è successo in quel gennaio del 1996, cosa ne è stato di quelle creature? Chi le ha viste davvero? E perché certi documenti, certe testimonianze, sembrano sparire come se qualcuno volesse silenziare l’eco del contatto?
Un invito alla community di CorriereNerd.it
Raccontatemi cosa ne pensate. Eravate già a conoscenza del caso Varginha? Avete letto o visto “Moment of Contact”? Credete davvero che sia stato tutto un gigantesco malinteso… o c’è dell’altro? Scrivetemi nei commenti, condividete il vostro punto di vista, fate girare l’articolo se anche voi sentite che “qualcosa” non torna.
Il cielo sopra di noi non è mai stato così silenzioso, eppure continua a parlarci. Sta a noi decidere se vogliamo ascoltare.
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