Il terrore più efficace non sempre ha bisogno di mostrarsi. A volte basta ascoltarlo. È partendo da questa sensazione sottile, quasi scomoda, che Undertone si presenta come uno degli horror più intriganti e disturbanti degli ultimi anni, un esperimento sonoro che sembra nato apposta per infilarsi sotto la pelle degli spettatori nerd cresciuti a podcast, creepypasta audio e found footage da cuffie isolate nel cuore della notte. Diretto e scritto da Ian Tuason al suo debutto nel lungometraggio, Undertone è un horror canadese del 2025 che gioca con le aspettative del pubblico e le ribalta usando un’arma tanto semplice quanto raramente sfruttata con questa precisione: il suono. La protagonista è Evy, interpretata da una magnetica Nina Kiri, già amata dai fan per il suo ruolo in The Handmaid’s Tale. Evy conduce un podcast sul paranormale insieme all’amico Justin, ma a differenza di lui si posiziona sempre dalla parte dello scetticismo, quella razionale, quella che cerca spiegazioni logiche anche quando il buio sembra suggerire altro.
La vita di Evy subisce una frattura profonda quando è costretta a tornare nella casa d’infanzia per assistere la madre morente. Un ritorno fisico che diventa anche emotivo, tra ricordi sedimentati nelle stanze e silenzi che pesano più delle parole. È proprio in questo stato di vulnerabilità che arrivano le registrazioni audio: dieci file inviati anonimamente, provenienti da una giovane coppia che sostiene di essere tormentata da rumori inspiegabili nella propria abitazione. All’inizio sembrano il solito materiale da podcast, inquietante quanto basta per attirare ascolti, ma qualcosa non torna. Ogni nuova traccia scava più a fondo, insinuando il dubbio che quelle voci nascondano messaggi, richiami, forse persino un riflesso diretto della condizione mentale di Evy.
La scelta registica più radicale di Undertone è anche la sua dichiarazione d’intenti: Evy è l’unico personaggio mai mostrato sullo schermo. Tutti gli altri esistono soltanto attraverso le loro voci. Un’idea che potrebbe sembrare limitante e che invece si trasforma in un atto di pura fiducia nel sound design e nell’immaginazione dello spettatore. Ogni fruscio, ogni eco, ogni silenzio viene caricato di significato. Il terrore non è mai esplicito, ma suggerito, costruito strato dopo strato, come un podcast horror ascoltato alle tre del mattino con le luci spente e la mente che corre più veloce della ragione.
Accanto a Nina Kiri troviamo Kris Holden-Ried nel ruolo di Justin, presenza vocale fondamentale che incarna il contrasto tra fede nell’occulto e razionalità. Completano il cast Michèle Duquet, Keana Lyn Bastidas, Jeff Yung, Sarah Beaudin e Brian Quintero, tutti confinati fuori campo ma essenziali nel costruire un universo narrativo che vive e respira attraverso le onde sonore.
Girato nel febbraio 2025 nel quartiere Rexdale di Toronto, Undertone è stato prodotto da Dan Slater per Slaterverse Pictures e Cody Calahan per Black Fawn Films, con la partecipazione di nomi pesanti del genere come Steven Schneider e Roy Lee. Un pedigree produttivo che spiega perché il film abbia attirato rapidamente l’attenzione dei grandi festival. Il debutto è avvenuto al Fantasia International Film Festival nel 2025, dove il film ha conquistato il pubblico e acceso il passaparola. Da lì il salto è stato quasi naturale: A24 ha acquisito i diritti di distribuzione, confermando ancora una volta il suo fiuto infallibile per l’horror d’autore.
Il percorso festivaliero prosegue con la selezione al Sundance Film Festival 2026 nella sezione Midnight, quella dedicata alle esperienze più audaci e notturne. Un contesto perfetto per un film che vive di oscurità, silenzi e paranoia crescente. Non sorprende che, indipendentemente dall’accoglienza commerciale, l’industria abbia già puntato forte su Tuason: il suo nome è stato annunciato come regista dell’ottavo capitolo di Paranormal Activity, prodotto da Blumhouse e Atomic Monster per Paramount. Undertone sembra quindi non solo un esordio riuscito, ma il biglietto da visita di un autore destinato a lasciare il segno nel cinema horror contemporaneo.
Le recensioni confermano questa sensazione. C’è chi sottolinea come lo spettatore sia costretto a restare costantemente concentrato, a “guardare con le orecchie” più che con gli occhi, e chi apprezza l’ambiguità narrativa che lascia aperta la domanda fondamentale: stiamo assistendo a un evento soprannaturale o al crollo psicologico di una donna schiacciata da responsabilità e lutti? È proprio in questa zona grigia che Undertone trova la sua forza più autentica, ricordandoci perché l’horror psicologico, quando è fatto bene, riesce a colpire più a fondo di qualsiasi jump scare.
L’uscita nelle sale statunitensi e canadesi è fissata per venerdì 13 marzo 2026, una data scelta con malizia che sembra fatta apposta per amplificare l’aura sinistra del progetto. Undertone non è un film da consumo distratto, ma un’esperienza da vivere con attenzione, possibilmente in silenzio, lasciando che ogni suono faccia il suo lavoro sporco nella mente.
Ora la parola passa a voi, creature della notte e divoratori di horror fuori dagli schemi: siete pronti a lasciarvi guidare dal suono invece che dall’immagine? Vi fidate più delle vostre orecchie o della vostra razionalità? Raccontatecelo nei commenti, perché Undertone sembra proprio il tipo di film che vive e si moltiplica nel dialogo tra chi ha avuto il coraggio di ascoltarlo fino in fondo.
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