Aspettare il terzo capitolo di una trilogia è una forma di sospensione dell’anima che ogni lettore nerd conosce fin troppo bene. Le pagine già lette continuano a bussare alla testa, i personaggi restano lì, vivi, irrisolti, mentre la storia sembra trattenere il fiato insieme a te. È esattamente lo stato mentale in cui mi trovo pensando a In Aeternum, una saga che, ammettiamolo senza vergogna, parte da una di quelle premesse che ti fanno alzare un sopracciglio e poi ti trascinano dentro senza chiedere permesso. Vampiri, fede, redenzione, scelte impossibili. E sì, scritta da una suora cattolica. Se non è materiale da chiacchierata nerd accesa fino a notte fonda questo, non so davvero cosa lo sia.
Tutto comincia con The Curse He Chose, primo capitolo che mescola urban fantasy e tensione spirituale con una naturalezza sorprendente. Elizabeth è una protagonista che parte da una ferita quotidiana, quella sensazione di essere rimasta indietro mentre il mondo va avanti. Gli amici partono per il college, la vita sembra bloccata in un loop emotivo, poi improvvisamente la realtà si squarcia e sotto spunta qualcosa di molto più oscuro. Vampiri reali, affamati, violenti. E Christopher, un vampiro reietto che porta addosso il peso di una scelta che lo ha condannato ma non lo ha svuotato del tutto. Da fan del genere, abituata a creature della notte spesso romanticizzate o ridotte a cliché, ho trovato potente questa idea di un vampiro che sviluppa una coscienza, che soffre, che si spezza.
Il legame tra Elizabeth e Christopher cresce in modo graduale, mai artificiale. Non è solo una questione di attrazione o di sopravvivenza condivisa, ma un confronto continuo tra fede, colpa e desiderio di salvezza. La cosa che mi ha colpita di più è come la spiritualità non venga trattata come un accessorio o un simbolo decorativo. La fede di Elizabeth è concreta, operativa, diventa uno strumento di resistenza contro il male. L’idea che essere una cattolica praticante possa letteralmente salvarti la vita durante un incontro con un vampiro è una di quelle intuizioni narrative che ti fanno sorridere e poi riflettere molto più a lungo di quanto avevi previsto.
Con The Light They Left la trilogia cambia marcia. Il tono si fa più cupo, più introspettivo, e da lettrice ho sentito chiaramente quel momento in cui una saga smette di presentare il suo mondo e inizia a scavare davvero nei suoi personaggi. Christopher è tormentato dai ricordi della sua vita umana, frammenti che riaffiorano come spettri personali, mentre i sentimenti per Elizabeth diventano sempre più difficili da ignorare. Qui il tema del passato che ritorna è centrale, quasi ossessivo. Non puoi nutrirti dell’oscurità senza che l’oscurità, prima o poi, reclami il suo prezzo.
L’ambientazione del monastero tedesco, legato intimamente alla storia di Christopher, aggiunge uno strato quasi gotico al racconto. Foreste che sembrano respirare segreti, luoghi sacri che custodiscono colpe antiche, figure enigmatiche come lo Shadow e l’Enchantress che incombono come presagi. Tutto contribuisce a rendere questo secondo capitolo più denso, più rischioso, emotivamente più impegnativo. Da blogger e da fan, ho adorato questa evoluzione: è il segno di una storia che non ha paura di crescere insieme ai suoi lettori.
Dietro tutto questo c’è Sr. Allison Regina Gliot, una figura che da sola meriterebbe un romanzo. Cresciuta con l’amore per le storie fantastiche, innamorata di Gesù durante il college, oggi vive tra la scrittura, l’editoria e la vita conventuale. Il dettaglio che continua a farmi sorridere è l’idea di una suora che, nel tempo libero, scrive romanzi sui vampiri e va a cercare lucertole nel giardino del convento. Eppure è proprio questa normalità intrecciata al sacro che rende la sua voce così autentica. Non scrive per provocare, non scrive per “sdoganare” il genere, scrive perché una storia le è stata chiesta, quasi affidata.
La frase in cui racconta di aver ricevuto l’ispirazione durante l’Avvento resta una di quelle citazioni che ti rimangono addosso. Vampiri e Natale non sembrano andare d’accordo, eppure da quella tensione nasce qualcosa di nuovo. Il messaggio che attraversa tutta la trilogia è una domanda semplice e devastante: qualcuno è davvero oltre la possibilità di essere salvato? È una domanda che parla ai giovani lettori, certo, ma che colpisce anche chi ha qualche anno in più e un bagaglio di storie fantasy alle spalle.
Ora, mentre il secondo libro è appena arrivato sugli scaffali e il terzo capitolo ancora si fa attendere, l’hype è reale. Da lettrice sento che la posta in gioco è altissima. Christopher può davvero trovare redenzione senza annullare ciò che è diventato? Elizabeth riuscirà a restare integra in un mondo che continua a metterla alla prova? E soprattutto, che forma prenderà la conclusione di un percorso che ha sempre camminato sul filo tra luce e oscurità?
Aspettare significa anche condividere. Per questo la domanda passa a voi, community: avete già letto i primi due capitoli di In Aeternum? Vi ha sorpreso questo mix di vampiri e spiritualità o vi ha conquistati fin dalle prime pagine? Io resto qui, con il segnalibro pronto e mille teorie in testa, contando i giorni che ci separano dalla fine di questa storia. Perché alcune saghe non si leggono soltanto, si vivono. E quando parlano di redenzione, anche attraverso i denti affilati di un vampiro, vale sempre la pena ascoltare.
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