Quando si parla diUFO Robot Goldrake, l’immaginario collettivo italiano si accende come il reattore del celebre robot: esplosivo, nostalgico, leggendario. Eppure, dietro al mito televisivo che ha acceso l’infanzia di milioni di spettatori negli anni ’70, si nasconde una storia sorprendente fatta dierrori, traduzioni creative, censure e fraintendimenti culturali. Una storia che, paradossalmente, ha contribuito a rendere ancora più unico e inimitabile il legame fra l’Italia e il suo primo grande eroe mecha animato.
Tre robot, un solo cuore
Non tutti sanno che “UFO Robot Goldrake” non nacque come serie autonoma. In realtà, rappresenta ilterzo capitolodi una trilogia che aveva già scosso il Giappone:Mazinger Z, seguito daIl Grande Mazinger, e infineGrendizer— il nome originale di Goldrake.
Il filo rosso che lega questi tre colossi d’acciaio è un ragazzo:Koji Kabuto, conosciuto dai fan italiani comeAlcor. Koji fu il pilota originario di Mazinger Z, l’eroe che per primo si mise ai comandi di un robot gigante per difendere l’umanità. In Giappone, Koji è il cuore pulsante dell’intera saga, una sorta di Luke Skywalker dell’universo robotico di Go Nagai.
Quando “UFO Robot Grendizer” arrivò in Italia, il suo protagonista non venne riconosciuto come parte di una continuità narrativa. Il nostro Alcor era in realtàlo stesso Koji Kabuto, ma leemittenti televisive italiane trasmisero le tre serie in ordine inverso: prima Goldrake su RaiDue, poi Il Grande Mazinger sulle TV locali e infine Mazinger Z su RaiUno.
Il risultato? Un cortocircuito temporale degno di un film di fantascienza: il pubblico italiano vide prima il finale, poi il seguito e infine le origini.
Il caos delle traduzioni: Koji, Rio e Alcor
Le difficoltà linguistiche e la fretta di adattamento fecero il resto. I nomi cambiarono come in un gioco di specchi:Koji KabutodiventòRio KabutoinMazinger Z, mantenne il suo nome originale inIl Grande Mazinger, e si trasformò inAlcorinGoldrake.
Così, tre serie con lo stesso personaggio finirono per sembrare storie completamente diverse. È da questo scambio identitario che nacque l’ironico luogo comune, spesso ripetuto da chi non conosceva il contesto, secondo cui“i personaggi dei cartoni giapponesi sono tutti uguali”.
In realtà non erano simili: erano proprio lastessa persona, riscritta tre volte.
Censure e tagli: il volto mutilato di un mito
Negli anni ’70 la televisione italiana, ancora diffidente verso i “cartoni giapponesi”, impose tagli e modifiche massicce.Tutti i riferimenti a Mazinger Zfurono eliminati nella prima messa in onda di “UFO Robot Goldrake”.
Interi episodi vennero saltati: i numeri15, 59 e 71non furono mai trasmessi. L’ultimo, il 71, fu addiritturarimontato in un film cinematograficocreato dai distributori italiani per cavalcare il successo planetario della serie, masenza l’approvazione di Go Nagai.
Un’operazione d’epoca, quasi “Frankensteiniana”, che però contribuì a consolidare l’aura mitica di Goldrake, rendendolo qualcosa di più di un semplice cartone animato: un mistero collettivo, un culto.
“Il figlio di Goldrake” (che non era suo)
Il successo travolgente di Goldrake in Italia portò a esiti a dir poco surreali. I distributori nostrani importarono anche la serieDaimos, che non aveva alcun legame con Grendizer, e la ribattezzarono“Il figlio di Goldrake”.
Una trovata commerciale che oggi farebbe impallidire qualunque purista dell’animazione, ma che all’epoca funzionò: il pubblico, ignaro della verità, si precipitò nei cinema convinto di assistere a un sequel ufficiale.
La stessa sorte toccò aJeeg Robot d’Acciaio, di cui fu montato un film senza il consenso dell’autore, e perfino alla dolceHeidi, che in un adattamento cinematografico “diventava principessa” — un titolo inventato che con la storia originale non aveva nulla a che vedere.
Goldrake Reloaded: il ritorno del vero Koji Kabuto
Le recentiriedizioni di “UFO Robot Goldrake”hanno finalmente riportato alla luce le scene tagliate e gli episodi censurati. I dialoghi, spesso tradotti con superficialità, sono statiricorretti e restauratiper restituire autenticità al capolavoro di Go Nagai.
Soprattutto,Koji Kabuto ha riottenuto il suo vero nome, ristabilendo il legame narrativo fra Mazinger Z, Il Grande Mazinger e Goldrake. Un piccolo passo per l’adattamento, un gigantesco salto per la coerenza dell’universo mecha.
Ma… chi diavolo è Atlas?
Eccoci alla domanda che tormenta ancora i fan di lunga data:chi è Atlas?
Quando Goldrake sbarcò in Italia nel 1978, la Rai trasmise la serie con il titolo“Atlas UFO Robot”. Ma in nessun episodio, né nella versione giapponese né in quella francese da cui derivava la nostra, esiste un personaggio di nome Atlas.
La verità è degna di una puntata speciale di “Misteri del doppiaggio”: il nome “Atlas” proveniva da unopuscolo informativo francese. All’epoca, per proporre un programma televisivo, le emittenti allegavano una guida di presentazione, un “atlante” — in francese appuntoatlas.
Quando quel documento, intitolato “Atlas UFO Robot”, arrivò sulla scrivania di un funzionario Rai, venne scambiato per iltitolo ufficiale della serie. E così nacque un nome destinato a entrare nella leggenda per puro errore burocratico.
Dal caos alla leggenda
Quel mosaico di confusioni, doppiaggi incerti e montaggi discutibili non distrusse Goldrake: lotrasformò in mito. Forse è proprio grazie a quella scintilla d’imperfezione che il robottone di Go Nagai ha saputo conquistare il cuore di tre generazioni di spettatori italiani.
Oggi Goldrake non è più solo un’icona dell’animazione giapponese, ma un pezzo dimemoria collettiva nazionale, un simbolo del nostro primo incontro con il Giappone futuristico e poetico.
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

































Aggiungi un commento