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Trovata l’ambra più antica della Terra: ha 385 milioni di anni e cambia la storia delle piante

Siamo sempre stati abituati a pensare all’ambra come a quell’elegante trappola dorata per zanzare preistoriche — sì, proprio quella che ha permesso a John Hammond di aprire il primo Jurassic Park. Ma la realtà, come al solito, supera la fantascienza e decide di mandare all’aria anni di manuali di botanica.

Fino a ieri eravamo convinti che la resina fosse un’invenzione relativamente “moderna” delle piante, evolutasi principalmente per difendersi dalle ganasce dei primi dinosauri o da insetti particolarmente affamati. E invece no: la storia va completamente riscritta.

Un team di ricercatori ha scovato nello Xinjiang, in Cina, i frammenti di ambra più antichi mai ritrovati sulla Terra. Parliamo di reperto fossile risalente a ben 385 milioni di anni fa (pieno periodo Devoniano). Risultato? La comparsa della resina sulla Terra viene anticipata di circa 65 milioni di anni. Un’epoca in cui i dinosauri non erano nemmeno nei pensieri più remoti dell’evoluzione e le foreste somigliavano a tutt’altro rispetto a quelle a cui siamo abituati.

Come spesso accade nella scienza, la scoperta è arrivata un po’ per caso. Analizzando circa 10 chili di carbone, i paleontologi si sono imbattuti in 241 micro-frammenti invisibili a occhio nudo (grandi appena tra 0,1 e 1,5 millimetri). È bastato sparargli contro una luce ultravioletta per vederli brillare di una caratteristica fluorescenza blu. Le successive analisi chimiche hanno confermato la bomba: era ambra pura.

Ma la vera domanda è: a cosa serviva la resina se non c’erano ancora erbivori da scoraggiare?

Finora si pensava che solo le piante con semi (come le attuali conifere) potessero produrre resine complesse. Questo ritrovare dimostra invece che già gli alberi primitivi possedevano enzimi capaci di sintetizzare composti chimici protettivi ultra-avanzati. Senza insetti minacciosi in giro, la resina del Devoniano aveva una funzione diversa: funzionava come un cerotto naturale. Serviva a sigillare al volo le ferite causate dal vento o dagli incendi, proteggendo la pianta dagli attacchi di funghi e batteri che pullulavano nelle paludi dell’epoca.

I “colpevoli” di questa produzione di resina record? Molto probabilmente i progimnospermi e le grandi licofite arboree, piante ormai estinte ma fondamentali per la nascita del nostro pianeta verde.

Insomma, un altro promemoria del fatto che la natura faceva cose pazzesche ben prima che noi o i T-Rex mettessimo piede sulla Terra.

Note: AI-Generated Content

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maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

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