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Train to Busan: il capolavoro zombie sudcoreano che unisce azione, emozione e critica sociale

Chi ha detto che i film di zombie sono tutti uguali probabilmente non ha mai visto Train to Busan. Diretto da Yeon Sang-ho, questo gioiello del cinema sudcoreano  non è soltanto un adrenalinico horror su rotaia, ma un’opera sorprendentemente stratificata, capace di unire tensione, emozione e una critica sociale tagliente, il tutto racchiuso in una corsa sfrenata da Seoul a Busan a bordo di un treno KTX.

La storia segue Seok-woo, un cinico manager finanziario interpretato da un impeccabile Gong Yoo, il classico padre assente e divorziato che all’ultimo momento decide di accompagnare la figlia Su-an (la bravissima Kim Su-an) a trovare la madre a Busan per il suo compleanno. Un gesto di riparazione, se vogliamo, un tentativo di riscatto personale, ma che si trasforma subito in una corsa per la sopravvivenza quando un’epidemia di zombie esplode all’improvviso, travolgendo la Corea e infestando il treno stesso.Accanto a loro, troviamo una galleria di personaggi che rappresentano perfettamente la società sudcoreana: dal burbero ma generoso Sang-hwa (Ma Dong-seok, vero cuore del film) e sua moglie incinta Seong-kyeong (Jung Yu-mi), ai giovani innamorati del liceo Yong-guk (Choi Woo-shik) e Jin-hee (Sohee), fino all’odioso Yon-suk (Kim Eui-sung), dirigente senza scrupoli pronto a sacrificare chiunque pur di salvarsi. E non dimentichiamo le sorelle anziane In-gil e Jong-gil, che ci regalano uno dei momenti più toccanti della pellicola.

Ma Train to Busan non è solo intrattenimento mozzafiato. Yeon Sang-ho prende a piene mani dall’immaginario romeriano – impossibile non pensare a La notte dei morti viventi o L’alba dei morti viventi – per parlare di qualcosa di ben più reale e inquietante: la disuguaglianza sociale, l’egoismo umano e il fallimento delle istituzioni di fronte al disastro. Il vero mostro qui non è lo zombie, ma l’uomo. In questo senso, il film si lega idealmente a Snowpiercer di Bong Joon-ho, altro treno lanciato a tutta velocità attraverso le fratture della società sudcoreana.

E ancora più sottile è il rimando al disastro del traghetto Sewol, tragedia nazionale del 2014 in cui persero la vita più di 300 persone, molti dei quali studenti, e che vide media e multinazionali impigliati in una rete di colpe e insabbiamenti. L’incapacità di salvare i più vulnerabili, la sete di profitto, la codardia dei potenti: tutti elementi che Yeon porta sullo schermo, trasformando il viaggio di Seok-woo in un doloroso percorso di redenzione.

Dal punto di vista tecnico, la transizione del regista dall’animazione al live action è sorprendentemente fluida. Si percepisce la sua attenzione quasi artigianale ai dettagli: dagli zombie ispirati ai movimenti dei non-morti di videogiochi come Silent Hill e 7 Days to Die, ai paesaggi virtuali fuori dal finestrino realizzati con il LED plate rear screen, fino ai piccoli espedienti narrativi come la cecità degli zombie al buio delle gallerie. Certo, non si può dire che sul piano horror ci siano innovazioni rivoluzionarie, ma la regia sa quando tirare il fiato e quando colpire duro, e il merito va anche a un cast in stato di grazia.

A brillare su tutti è Ma Dong-seok, il “gigante buono” che si carica sulle spalle non solo fisicamente i compagni, ma anche il peso emotivo del film. Seok-woo, invece, è un protagonista che si trasforma, passando dall’egoismo calcolato a un ultimo, eroico sacrificio. Un arco narrativo che, pur rischiando il melodramma, riesce a colpire per sincerità.

Forse il finale avrebbe potuto essere più essenziale, evitando qualche stiracchiatura emotiva di troppo, ma resta comunque difficile trattenere un groppo alla gola quando Su-an canta “Aloha ʻOe” per evitare di essere scambiata per uno zombie. È lì, in quel momento sospeso, che Train to Busan mostra il suo vero cuore: non quello del terrore, ma quello dell’umanità.

Il successo del film, consacrato anche al Festival di Cannes e capace di infrangere record di pubblico in patria, ha dato il via a un vero franchise: l’animato Seoul Station, il sequel Peninsula e persino un remake americano in arrivo. Ma, al di là del brand, Train to Busan resta un unicum, un film che riesce a farci battere il cuore non solo per la paura, ma per la commozione.

Avete già visto questo piccolo capolavoro del cinema zombie? Cosa ne pensate della sua critica sociale? Vi ha emozionato o vi siete limitati a godervi l’azione? Raccontatemi tutto nei commenti o condividete l’articolo sui social: il contagio nerd, almeno quello, è sempre benvenuto!

 


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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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