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Topolino è nato a Napoli? La vera storia della bufala nerd di Michele Sòrece

Chi l’avrebbe mai detto che uno dei miti più amati della cultura pop mondiale potesse avere radici… a Napoli? Eppure, per anni, si è raccontata la leggenda di un certo Michele Sòrece, disegnatore partenopeo emigrato in America, che avrebbe ispirato niente meno che Walt Disney nella creazione di Topolino. Una storia così bella e assurda da sembrare perfetta per un film d’animazione — e invece è una gigantesca bufala, partorita per gioco da un nerd appassionato di fumetti.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo. Siamo a Caivano, un paesone di poco più di trentamila anime alle porte di Napoli, dove nel 1920 nasce La Sorgente, una fabbrica di liquori e sciroppi destinata a diventare famosa in tutta la Campania. Il suo marchio? Un topolino che regge una bottiglia, con pantaloncini a due bottoni e guanti bianchi. Sì, avete capito bene: praticamente il Topolino delle origini. Da qui, l’inevitabile domanda: possibile che il topo Disney sia nato all’ombra del Vesuvio, otto anni prima del debutto ufficiale nei cartoon?

La leggenda prende forma con il racconto di un giovane caivanese, Michele Sorece, che si imbarca per le Americhe a metà degli anni Venti, approda a Ellis Island (anche se negli archivi non c’è traccia di lui) e, giunto a Kansas City, incontra un certo Walter Elias Disney. Per sdebitarsi dell’aiuto ricevuto, Michele gli regala una bottiglia di Anice Reale con l’etichetta del topolino disegnata da lui stesso. Il resto, come si dice, è storia.

Ma è proprio qui che entra in scena Michele Mordente, autore di questa incredibile fake news. Nel 2008, mordente gestisce un blog chiamato “Nuvolette 2000”, un divertissement estivo per nerd e appassionati di fumetti, pensato per spargere pettegolezzi (più o meno plausibili) sui personaggi delle nuvolette. Tra un finto scoop e l’altro — come il gemello segreto dell’assistente di Martin Mystère o il giacimento di kryptonite scoperto in Serbia — nasce anche la favola partenopea sulle origini di Topolino.

L’ispirazione arriva da un vecchio trafiletto letto anni prima su “Be Bop A Lula”, dove si fantasticava su possibili antenati europei di Mickey Mouse, tra cui il pioniere dell’animazione Quirino Cristiani. Mordente decide però di creare da zero un personaggio napoletano: nasce così Michele Sòrece, con un nome che è già tutto un programma (per chi non lo sapesse, “sòrece” in dialetto napoletano vuol dire topo). Per dare più credibilità alla bufala, arriva anche un colpo di Photoshop: Mordente fabbrica un falso registro d’imbarco con tanto di nome e data, pubblicandolo online come prova dell’esistenza del nostro improbabile eroe.

Il blog, come spesso succede, viene chiuso nel giro di poche settimane. Ma la storia di Michele Sòrece no: grazie alla magia del web, alle testate locali e persino a programmi TV come Uno Mattina, la leggenda diventa virale. E mentre Mordente quasi se ne dimentica, il nome di Sòrece continua a circolare, fino a trasformarsi in un piccolo cult per appassionati di fumetti e teorie complottiste legate al mondo nerd.

Ovviamente, la verità storica è ben più noiosa ma ugualmente affascinante. È probabile che Carmine Cammardella, fondatore de La Sorgente, abbia commissionato l’etichetta del famoso topo negli anni Trenta, quando Topolino stava già spopolando nelle edicole italiane. All’epoca, infatti, tra edizioni pirata, versioni non ufficiali e adattamenti discutibili, il Mickey Mouse nostrano aveva già fatto capolino in mille forme. Per evitare grane legali, molti autori italiani lo rimaneggiavano: qualcuno gli metteva addosso una mascherina nera (come fece Giove Toppi quando il settimanale “Topolino” dovette momentaneamente trasformarsi in “Topo Lino”), altri ne cambiavano i dettagli giusto quel tanto che bastava per non finire nei guai.

Eppure, anche se il misterioso autore del topo di Caivano resterà forse per sempre anonimo, il plagio è rimasto lì, impresso sulle etichette delle bottiglie, a sorridere beffardo per oltre ottant’anni. Un perfetto esempio di quella zona grigia, fatta di ammiccamenti, omaggi e furberie, che ha caratterizzato i primi decenni della storia del fumetto italiano.

Alla fine dei conti, cosa ci resta di tutta questa storia? Sicuramente un sorriso e un piccolo monito: il web è una fucina inesauribile di leggende metropolitane, dove a volte una bufala nasce per gioco e diventa mito. E noi nerd, che ci nutriamo di racconti fantastici, dovremmo saperlo bene.

Vi siete mai imbattuti in leggende simili? Conoscete altri casi di “fake” nerd diventati virali? Raccontatemelo nei commenti e, se vi va, condividete questo articolo sui vostri social: chissà che non ne nasca la prossima leggenda geek!


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