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Su Topolino arriva Gianluca Fru con un’imperdibile variant cover e una storia inedita

Qualcuno, da qualche parte tra una tavola di fumetto e un palco di provincia, ha capito che il confine tra cultura pop e vita reale è sempre stato una linea tratteggiata, di quelle che puoi attraversare senza nemmeno accorgertene, e guardando quello che sta succedendo con Topolino 3675 viene spontaneo pensare che quella linea ormai sia stata cancellata del tutto, sostituita da una specie di portale aperto in cui personaggi, autori e volti della nostra quotidianità si mescolano come se fosse la cosa più naturale del mondo, come succedeva nei sogni da ragazzini quando immaginavi di finire dentro le storie che leggevo sotto le coperte con la torcia.

L’occasione è una di quelle che negli ultimi anni ha assunto quasi un’aura rituale per chi mastica fumetto e cultura nerd in Italia, cioè il COMICON Napoli, un posto che non è più soltanto una fiera ma un crocevia di linguaggi, un ecosistema dove la carta stampata incontra il web, il cosplay incontra il cinema e, ogni tanto, succede qualcosa che riesce ancora a sorprenderti davvero, anche se hai visto passare decenni di crossover improbabili, reboot forzati e revival nostalgici.

Dentro questo scenario arriva Jean Luke Froow, che già dal nome sembra un glitch voluto tra Star Wars e un meme generazionale, ma che in realtà è la versione fumettistica di Gianluca Fru, uno di quei personaggi che rappresentano perfettamente la traiettoria di una generazione cresciuta tra YouTube, teatro comico e cultura pop globalizzata, capace di passare da una gag virale a un palco importante senza mai perdere quell’aria da “ragazzo della porta accanto che però ha qualcosa in più”, quella scintilla che riconosci subito anche se non sai spiegarla.

Il punto interessante non è soltanto il fatto che Fru finisca dentro Topolino, perché ormai abbiamo imparato che il settimanale Disney italiano è uno dei pochi luoghi rimasti dove la contaminazione funziona davvero, senza risultare forzata o costruita a tavolino, ma è come ci finisce, con una variant cover firmata da Giuseppe Camuncoli che non si limita a fare il classico “ritratto celebrativo” ma gioca con il linguaggio visivo dei comics americani, con quei dettagli in rilievo e gli effetti brillanti che trasformano la copertina in un oggetto quasi da collezione, qualcosa che non compri solo per leggere ma anche per tenere lì, in bella vista, come si faceva con certi numeri speciali negli anni Novanta.

E qui, inevitabilmente, scatta un cortocircuito emotivo, perché chi è cresciuto tra albi spillati e variant cover sa benissimo che certe operazioni funzionano solo se dietro c’è una visione, e Camuncoli quella visione ce l’ha da tempo, forgiata tra supereroi americani e un modo di raccontare il movimento che ormai è riconoscibile al primo sguardo, e vedere il suo tratto applicato a Topolino insieme a una figura come Fru crea una specie di ponte tra mondi che fino a qualche anno fa sembravano distanti anni luce.

Poi c’è la storia, che è il vero terreno di prova, perché puoi avere la copertina più bella del mondo ma se dentro non succede nulla di memorabile il gioco si scopre subito, e invece “Topolino e lo sbandieramento vacanziero” riesce a fare una cosa che non è affatto scontata: prende un’idea apparentemente leggera, quasi assurda, e la trasforma in un viaggio che ha quel sapore di avventura classica, con Topolino e Pippo che si muovono tra isole improbabili, traghetti persi e tempeste improvvise, mentre questo esperto di bandiere, Froow, diventa il pretesto per raccontare identità, simboli, culture, tutto filtrato attraverso un’ironia che non scade mai nel nonsense gratuito ma resta sempre ancorata a qualcosa di riconoscibile.

E qui torna Fru, perché chi lo ha seguito dai tempi dei The Jackal sa bene che dietro la comicità c’è sempre stata una curiosità quasi ossessiva per i dettagli, per le cose apparentemente inutili che però raccontano tantissimo, e il suo libro sulle bandiere – che già di per sé sembrava una provocazione intelligente – trova in questa storia una sorta di naturale evoluzione, come se il passaggio dal mondo reale al fumetto fosse solo una tappa inevitabile.

Ripensando al suo percorso, da Napoli a tutto quello che è venuto dopo, viene quasi da sorridere pensando a quanto sia cambiato il modo di diventare “personaggi pubblici” negli ultimi vent’anni, perché una volta passavi per la televisione, magari per il cinema, mentre oggi puoi arrivare da mille strade diverse, puoi passare da una serie come Generazione 56k a un palco come quello di LOL – Chi ride è fuori, poi finire a correre tra aeroporti e sfide in Pechino Express e ritrovarti a condurre Italia’s Got Talent, il tutto senza perdere quella dimensione quasi “artigianale” della comicità che lo ha fatto emergere.

E in mezzo a tutto questo, infilare una comparsata a Sanremo, giocare con la musica, con riferimenti che arrivano fino a John Frusciante e ai Red Hot Chili Peppers, come se ogni pezzo della propria identità fosse un tassello di un mosaico più grande, uno di quelli che capisci davvero solo se hai vissuto quegli anni di transizione tra analogico e digitale, tra MTV e YouTube, tra forum e social network.

Forse è proprio questo che rende questa operazione così interessante, più ancora della semplice presenza di un volto noto dentro un fumetto storico, perché racconta un passaggio generazionale che sta avvenendo sotto i nostri occhi, con una naturalezza che quasi spiazza, come se Topolino fosse sempre stato pronto ad accogliere tutto questo, aspettando solo il momento giusto per farlo.

E allora finisci a sfogliare questo numero non solo per vedere com’è disegnata la versione fumettistica di Fru, non solo per goderti la storia, ma per capire meglio dove stiamo andando, perché se oggi un comico nato su internet può diventare personaggio Disney senza che nessuno storca il naso, significa che il linguaggio della cultura pop ha raggiunto un livello di maturità che forse non avevamo previsto, o forse sì, ma non così in fretta.

La sensazione, alla fine, è quella di trovarsi davanti a qualcosa che va oltre la semplice uscita settimanale, qualcosa che parla di come siamo cambiati noi, lettori, spettatori, fan, e di come le storie continuino a seguirci, adattandosi, mutando forma, senza mai perdere quella capacità di sorprenderci che ci ha fatto innamorare la prima volta.

E viene quasi naturale chiedersi cosa succederà la prossima volta, quale sarà il prossimo volto, il prossimo mondo che entrerà dentro quelle pagine, e soprattutto se siamo pronti ad accoglierlo con la stessa curiosità con cui, anni fa, aprivamo un albo senza sapere esattamente cosa aspettarci.

Perché alla fine è sempre lì che si gioca tutto, in quello spazio sospeso tra memoria e scoperta, dove ogni storia nuova è anche un modo per rileggere le vecchie, e forse è proprio da lì che nasce la voglia di parlarne insieme, di discuterne, di litigare pure se serve, come si faceva una volta fuori dalle fumetterie o oggi sotto un post sui social, continuando a costruire, pezzo dopo pezzo, quella strana comunità che chiamiamo cultura nerd


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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