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Topolino 3665 riscrive Dumas: I Tre Forchettieri e l’arte tutta Disney della parodia

“Tutti per uno, uno per tutti” non è soltanto una frase che abbiamo letto sui banchi di scuola o sentito declamare in qualche sceneggiato pomeridiano della Rai. Per chi è cresciuto tra pagine ingiallite, edicole di quartiere e Topolino infilati nello zaino insieme ai compiti di matematica, è un mantra pop che torna ciclicamente a bussare alla memoria. E ogni volta cambia pelle.

Il numero 3665 di Topolino, disponibile dal 18 febbraio in edicola, fumetteria e su Panini.it, prende quel motto immortale e lo rovescia con la leggerezza che solo la grande tradizione disneyana sa permettersi. Il risultato? Una nuova parodia in due parti che guarda dritto al romanzo di I tre moschettieri di Alexandre Dumas e lo trasforma in un’avventura tutta piume, forchette e colpi di scena: I Tre Forchettieri.

E no, non è solo un gioco di parole.

Dumas passa da Parigi a Quacktogna

Chi è cresciuto tra gli anni Novanta e i primi Duemila ha visto nascere e consolidarsi una cosa molto precisa: la parodia disneyana come forma d’arte. Non semplice citazione, non semplice omaggio. Una vera e propria riscrittura che prende un classico e lo attraversa con l’ironia, il ritmo e l’intelligenza del fumetto popolare più longevo d’Italia.

In questo caso, la penna è quella di Sergio Badino, mentre le matite portano la firma di Alessandro Perina. Due nomi che, per chi bazzica il mondo delle storie disneyane da qualche decennio, significano solidità narrativa e cura grafica. La cover del numero 3665 è affidata a Francesco D’Ippolito e Andrea Cagol, e già quella, da sola, racconta la direzione: cappa e spada, ma con il sorriso.

L’ambientazione? Quacktogna, XVII secolo. Una Francia reinventata con il filtro disneyano, dove la politica di corte convive con gag culinarie e duelli a colpi di forchetta. E qui entra in scena Ciccio D’Artagnam.

Ciccio, la spada e la forchetta

D’Artagnan, nell’immaginario collettivo, è l’archetipo del giovane ambizioso che lascia la provincia per conquistare la capitale. Qui diventa Ciccio D’Artagnam, inguaribile buongustaio con un sogno: entrare nel corpo scelto dei Forchettieri del Re.

Ed è qui che scatta qualcosa di interessante.

La parodia funziona davvero quando non si limita a cambiare i nomi. Funziona quando intercetta lo spirito del testo originale e lo rilegge attraverso il DNA dei personaggi Disney. Ciccio non è un eroe classico, non è un atleta né un guerriero impeccabile. È un personaggio legato al cibo, al piacere, alla quotidianità. Metterlo al centro di una storia di cappa e spada crea un cortocircuito comico perfetto, ma anche un piccolo ribaltamento culturale.

Accanto a lui troviamo Billaume, capretta inseparabile, e tre Forchettieri che già nei nomi dichiarano il tono dell’operazione: Sfortunathos, Nontisopporthos e Archimedemis. Un gioco linguistico che richiama Athos, Porthos e Aramis ma li riporta immediatamente nel territorio dell’assurdo disneyano.

E poi il potere. Perché ogni storia di moschettieri che si rispetti ha bisogno di un sovrano e di un antagonista degno di nota. Qui difendiamo l’onore di Re Paperigi XIV e della regina Anatreux, mentre nell’ombra tramano il perfido Commensale Rockelieu e la temibile Milady De Spell.

Già solo leggere questi nomi fa capire che la parodia non è timida. È dichiarata, orgogliosa, consapevole della propria genealogia.

Perché le parodie di Topolino funzionano ancora

Chi come me ha attraversato l’epoca delle VHS, delle prime connessioni 56k e delle edicole come punti di ritrovo culturali, sa bene che le parodie di Topolino sono state una palestra narrativa incredibile. Prima ancora di leggere integralmente Dumas o Verne, molti di noi li hanno incontrati in versione Disney.

E questo non era un impoverimento. Era un ponte.

Il fumetto settimanale è sempre stato una porta d’ingresso alla letteratura classica, un modo per rendere familiari nomi e atmosfere che altrimenti sarebbero rimasti confinati nei programmi scolastici. Le grandi parodie – dai Promessi Paperi ai viaggi nello spazio ispirati alla fantascienza classica – hanno costruito una memoria condivisa tra generazioni.

I Tre Forchettieri si inserisce in questa tradizione con una consapevolezza moderna. Oggi il pubblico è diverso. I ragazzi che leggono Topolino convivono con anime in streaming, videogiochi open world, serie tv da binge watching. Eppure il meccanismo della grande avventura resta intatto: duelli, intrighi di corte, tradimenti, lealtà.

La differenza è nel ritmo. La scrittura contemporanea è più veloce, più stratificata. Le gag devono funzionare su più livelli: per il lettore giovane e per il genitore che magari legge insieme al figlio. E in questo equilibrio si gioca la forza della storia.

Cappa e spada, ma con l’ironia addosso

Il bello di un’operazione come questa è che non si limita alla nostalgia. Non è un “vi ricordate Dumas?”. È piuttosto un “guardate cosa possiamo fare con Dumas oggi”.

L’immaginario dei moschettieri è stato declinato in mille forme, dal cinema hollywoodiano alle serie animate. La versione disneyana aggiunge un elemento fondamentale: la leggerezza intelligente. I duelli diventano anche scambi di battute, i complotti si intrecciano con grandi abbuffate, la politica di corte si mescola con l’arte della cucina.

Cibo e potere, in fondo, sono sempre andati a braccetto nella storia. Trasformare i moschettieri in Forchettieri è una battuta che sembra semplice, ma dentro ha un’intuizione narrativa precisa: l’eroismo può essere raccontato anche attraverso il piacere e l’ironia.

E per chi è cresciuto leggendo Topolino negli anni Novanta, ritrovare questa capacità di reinventare i classici è quasi rassicurante. Significa che la macchina creativa è ancora viva, che la tradizione non si è fossilizzata.

Topolino 3665 come rito collettivo

Un nuovo numero di Topolino non è solo un’uscita editoriale. È un piccolo rito settimanale che resiste all’erosione del tempo digitale. Il numero 3665 arriva in un’epoca in cui i contenuti scorrono veloci sugli schermi, ma la carta conserva ancora un fascino particolare.

Sfogliare una storia come I Tre Forchettieri significa rallentare, concedersi il tempo della vignetta, della battuta, del dettaglio grafico. Significa anche condividere. Perché le parodie disneyane sono sempre state oggetto di discussione: “Ti è piaciuta?”, “Hai colto quella citazione?”, “Secondo te è meglio dell’originale?”

E qui arriva la parte che mi interessa davvero.

Le parodie classiche di Topolino hanno segnato la vostra formazione geek? Vi hanno spinto a leggere i romanzi originali, o sono rimaste un universo autonomo e autosufficiente? E soprattutto: in un panorama dominato da reboot e live action, la versione disneyana dei classici ha ancora qualcosa di unico da dire?

Io una risposta ce l’ho, ma preferisco lasciarla sospesa.

Passo la parola a voi, come si faceva una volta tra scaffali di fumetti e discussioni infinite fuori dall’edicola. Parliamone nei commenti e sui social di CorriereNerd.it: voglio sapere se anche per voi il motto “tutti per uno, uno per tutti” ha ancora il sapore dell’inchiostro fresco e delle avventure che non finiscono mai.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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