Succede sempre così. Ti imbatti in una notizia mentre stai facendo tutt’altro, la leggi distrattamente, poi ti si incastra in testa come una scheggia. Thunder 3 diventa un anime. Luglio. Televisione giapponese. E all’improvviso senti quella sensazione precisa, quella roba lì che riconosci subito: non è hype urlato, è quel formicolio da “ok, qui c’è qualcosa che potrebbe crescere storto, e proprio per questo funzionare”. Perché Thunder 3 non è mai stato uno di quei manga che ti viene venduto come evento. Niente aura da capolavoro annunciato, niente copertine che sembrano gridarti addosso. Era lì, silenzioso, pubblicato su Monthly Shonen Magazine, a fare la sua vita, mentre tu magari lo scoprivi tardi, o per caso, o perché qualcuno ti aveva detto “fidati”. E quando ti fidi e funziona, la soddisfazione è doppia. Il punto è che Thunder 3 parte come partono le cose pericolose: normale. Troppo normale. Ragazzi qualunque, scuola, giorni che si assomigliano, oggetti che sembrano innocui. Un DVD, che già solo a dirlo oggi sembra una reliquia, una di quelle cose che trovi in fondo a un cassetto e non sai nemmeno perché l’hai tenuta. E invece quel disco è una porta. Letterale. Un’altra Terra dall’altra parte. Non una versione “cool”, non un parco giochi. Un posto più reale del reale, occupato, ostile, già perso.
E lì, mentre stai ancora cercando di capire le regole, il racconto ti frega. Futaba, la sorella piccola, attraversa il confine e sparisce. Rapita. Fine del tutorial. Se fino a un attimo prima stavi leggendo con il sorriso, ora sei dentro. E non perché la trama diventa improvvisamente complessa, ma perché la posta in gioco è emotiva, diretta, sporca. Non salvi il mondo perché sei l’eletto. Ci vai perché se non lo fai sei una persona orribile.
La genialità – sì, uso una parola grossa e me ne assumo la responsabilità – sta tutta nel contrasto. I protagonisti arrivano in questo universo iperrealistico con corpi che sembrano usciti da un cartone animato. Proporzioni sbagliate, linee morbide, fisicità ridicola. E proprio per questo diventano invincibili. Come se le regole del mondo reale non sapessero come reagire a qualcosa che non dovrebbe esistere. È una metafora talmente semplice che quasi ti viene da chiederti perché non l’abbia pensata prima qualcuno. Poi ti rispondi da solo: perché è difficile farla funzionare senza sembrare furbi. Ikeda invece ci riesce senza strizzare l’occhio.
Ora immagina tutto questo animato. Non “bene”, non “fedelmente”. Animato nel senso giusto. Il sito ufficiale dell’anime, aperto come si aprono le cose che sanno di avere tempo davanti, ha già messo sul tavolo un dettaglio che a te, se sei come me, ha fatto sorridere storto. I ruoli dello staff non sono quelli standard. Niente regia, sceneggiatura, character design come li hai visti mille volte. Qui trovi “Saku”, “Bun”, “E”. Lavoro, testo, disegno. Sembra una sciocchezza, invece è una dichiarazione d’intenti. Come dire: non stiamo montando un prodotto, stiamo rimettendo insieme un organismo.
E poi ci sono le voci. Sayumi Suzushiro che presta anima e nervi a Pyontarō, Natsumi Kawaida che dà consistenza a Tsubame, Eri Akiyama e Honoka Mitsubachi a tenere insieme Hiroshi e Futaba. Non nomi buttati lì per fare curriculum, ma scelte che odorano di equilibrio. Come se qualcuno avesse pensato più al suono dei personaggi che al loro potenziale da poster.
Dietro le quinte, intanto, il manga ha vissuto una fase che chi legge serializzazioni conosce fin troppo bene. Climax annunciato, pausa forzata per motivi di salute dell’autore, silenzio. Quel silenzio che ti fa controllare le notizie più spesso del necessario. Ora il ritorno è imminente, e l’anime arriva quasi in sincronia, come se le due versioni della storia stessero respirando insieme. Anche questo non è marketing, è tempismo narrativo. O fortuna. Spesso le due cose coincidono.
Il fatto che Kodansha abbia continuato a credere nella serie, portandola avanti fino all’ottavo volume e spingendo l’edizione internazionale con Kodansha USA, dice molto senza bisogno di proclami. Thunder 3 non è una scommessa disperata, è una storia che ha dimostrato di saper reggere il tempo, le pause, le aspettative.
E adesso sei qui, a chiederti che tipo di anime sarà. Se seguirà il manga come un’ombra o se si prenderà libertà. Se riuscirà a rendere quella strana sensazione di essere fuori posto che è il vero motore della serie. Se finirai per spiegare a qualcuno perché ti piace, o se ti limiterai a dire “guardalo e poi ne parliamo”.
Io non ho una risposta definitiva. E onestamente non la voglio. Luglio è una data, non una promessa. Thunder 3 sta per attraversare un altro confine, questa volta davanti ai tuoi occhi. La domanda non è se funzionerà. La domanda è che tipo di conversazioni farà nascere. Quelle sono sempre il vero test.
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










Aggiungi un commento