Succede a volte che una opening arrivi prima ancora dell’anime stesso. Ti si incolla addosso, ti segue mentre fai altro, ti torna in mente senza chiedere permesso. “Lavish!!” ha fatto esattamente questo. Non come tormentone aggressivo, ma come quelle melodie che sembrano leggere e invece scavano, piano, con un sorriso un po’ storto. Il fatto che a cantarla sia Yoshino non sorprende più di tanto, ma ogni volta riesce comunque a sembrare un piccolo colpo di scena. Il video ufficiale è apparso online con quella naturalezza quasi sospetta con cui arrivano le cose destinate a circolare. Colori netti, ritmo che non chiede il permesso, un’energia che non ha bisogno di alzare la voce. È una opening che non cerca l’epicità, non si gonfia di promesse roboanti. Preferisce stare addosso ai personaggi, anticipare il tono più che spiegare la storia. E in fondo è proprio questo che fa la differenza tra una sigla dimenticabile e una che ti resta.
Yoshino è una presenza che ormai riconosci a pelle. Dal debutto nel 2019 fino al passaggio sotto Pony Canyon, il suo percorso è cresciuto senza scatti isterici, ma con una coerenza che si sente. Ha prestato la voce a mondi molto diversi tra loro, e ogni volta sembra trovare il punto esatto in cui una canzone smette di essere solo accompagnamento e diventa atmosfera. “Lavish!!” gioca con il pop in modo diretto, quasi sfrontato, ma sotto c’è quella malinconia leggera che rende tutto meno usa-e-getta.
E poi c’è l’anime. There Was a Cute Girl in the Hero’s Party, So I Tried Confessing to Her è uno di quei titoli che già da soli raccontano un certo tipo di stanchezza ironica verso l’isekai tradizionale. Lunghissimo, volutamente sbilanciato, come se volesse dirti subito che non prenderà mai davvero sul serio le regole del gioco. E infatti la storia parte da un presupposto che conosciamo fin troppo bene, la reincarnazione in un mondo fantasy, ma lo devia subito verso qualcosa di più fragile, quasi imbarazzante: un demone che invece di fare il demone si innamora.
Yōki non è l’eroe, non vuole esserlo, e nemmeno il Re dei Demoni gli interessa poi così tanto. È potente, sì, ma soprattutto è fuori posto. Ogni scontro con il party dell’eroe finisce allo stesso modo, con una vittoria facile e una rinuncia. Non per pietà astratta, ma per Cecilia. La chierica. Ed è qui che la serie smette di fingere di parlare di battaglie e inizia a raccontare l’imbarazzo di un sentimento che nasce nel momento meno opportuno possibile.
Quello che colpisce, al netto di disegni che restano sul corretto senza mai davvero brillare e animazioni che a volte sembrano trattenute, è il tono. C’è una delicatezza strana nel modo in cui i due personaggi si incontrano e si lasciano andare ogni volta. Non grandi dichiarazioni, non scene madri costruite a tavolino, ma piccoli gesti ripetuti, quasi rituali. Lui che cura. Lei che resiste. Una distanza che si accorcia senza che nessuno dei due sappia davvero come gestirla.
In questo contesto, “Lavish!!” funziona perché non promette ciò che l’anime non è. Non vende tragedia cosmica né redenzioni epiche. Si muove sullo stesso registro emotivo della serie: leggero, un po’ goffo, sorprendentemente sincero. È una opening che sembra dirti che sì, siamo in un fantasy con demoni e reincarnazioni, ma quello che conta davvero è altro. Ed è una cosa che Yoshino sa rendere con una naturalezza disarmante.
La serie è arrivata in streaming su Crunchyroll, e il primo episodio lascia addosso sensazioni contrastanti. Da un lato la curiosità, dall’altro quella vocina che ti ricorda quante volte questo tipo di racconto ti ha già deluso. Qualcuno ricorderà il manga originale con un affetto tiepido, magari abbandonato a metà strada per noia più che per rabbia. Eppure resta quella voglia di concedergli qualche episodio in più, quasi per vedere se riuscirà davvero a scartare di lato, invece di ripercorrere sempre la stessa strada.
Forse è questo il punto. Non aspettarsi troppo, ma nemmeno liquidarlo in fretta. Lasciarsi guidare da una opening che non urla, da una voce che conosci e che continua a tornare, da un demone che vorrebbe solo confessarsi senza far crollare il mondo. E poi vedere dove porta. Magari non lontanissimo. Magari abbastanza da restare ancora un po’. La sensazione è che la vera domanda non sia se funzionerà davvero, ma per quanto tempo avremo voglia di seguirlo prima di decidere se merita di restare nella nostra memoria stagionale.
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