Quando The Rising of the Shield Hero fece il suo debutto nel 2019, esplose come una meteora nel firmamento degli isekai, quell’universo parallelo dell’animazione giapponese in cui i protagonisti vengono trasportati in mondi fantasy con missioni epiche, poteri speciali e tanta introspezione. La prima stagione catturò l’immaginario collettivo con il suo mix di rivalsa, dolore e crescita personale, raccontando la storia di Naofumi Iwatani, un giovane evocato come “eroe dello scudo” e subito tradito, costretto a ricostruire la propria vita tra inganni, mostri e alleanze inattese.
Ma se la prima stagione sembrava l’inizio di un’avventura destinata a crescere in intensità ed emozione, la seconda fu un tonfo clamoroso. Così, quando la terza stagione ha debuttato il 6 ottobre 2023 su Crunchyroll, molti fan – compresi noi appassionati irriducibili – ci siamo avvicinati con un misto di speranza e diffidenza. Dodici episodi, trasmessi fino al 22 dicembre, per raccontare l’adattamento dei volumi 10-12 della light novel di Aneko Yusagi, con doppiaggio italiano a cura dello studio VSI Rome, diretto da Renata Bertolas. Sembrava l’occasione perfetta per rimettere in carreggiata una serie che aveva perso smalto. E invece…
Il sogno si frantuma… di nuovo
I primi episodi, a onor del vero, lasciavano ben sperare. Il ritorno di una certa tensione narrativa, una gestione più dinamica delle scene nell’arena, e qualche guizzo visivo avevano illuso molti spettatori. Ma bastano pochi episodi per far crollare il castello di carte. Il ritmo narrativo si affloscia, i personaggi arrancano, la regia si perde e l’animazione – ahimè – diventa uno dei punti più deboli dell’intera stagione.
Nel Feudo di Naofumi si trascinano episodi dove, francamente, succede ben poco. L’introduzione del drago zombie in CGI, una delle trovate teoricamente più spettacolari, è gestita in modo confusionario e visivamente penoso. Non solo la CGI è fuori posto, ma l’evento narrativo stesso sembra inserito a casaccio, senza un reale impatto emotivo o drammaturgico.
Personaggi spettri di sé stessi
Uno dei grandi drammi di questa terza stagione è l’evidente stagnazione dei personaggi. Naofumi, un tempo eroe travagliato e affascinante, oggi sembra muoversi per inerzia. Le sue abilità non evolvono, i combattimenti sono monotoni, lo scudo – che nella prima stagione era quasi un Deus Ex Machina creativo – è ormai ridotto a tre, quattro mosse sempre uguali. È come vedere un mago che tira fuori lo stesso coniglio dal cappello in ogni episodio.
Raphtalia e Filo restano inchiodate ai loro ruoli stereotipati, mai davvero messe alla prova in modo significativo, mentre i nuovi personaggi, come Atla o Nadia, non riescono a incidere. Anzi, appaiono più come tappezzeria narrativa che veri e propri attori di un racconto corale.
Il ritorno di Malty, la famigerata “strega” della prima stagione, è la ciliegina rancida sulla torta: continua a ripetere le stesse dinamiche, gli stessi inganni, come se il tempo nel mondo di Shield Hero fosse fermo.
Copioni che si ripetono, qualità che crolla
La struttura narrativa di questa terza stagione è infarcita di ripetizioni. Ogni volta che un eroe viene coinvolto – che sia Ren, Itsuki o Motoyasu – sembra di assistere a un copione fotocopiato: scetticismo, manipolazione, inganno. Sempre con gli stessi identici esiti. La serie cerca di imbastire un recupero degli eroi smarriti per affrontare la Fenice, ma il tutto si trasforma in un iter stanco, noioso e spesso imbarazzante nei dialoghi, con monologhi di una banalità sconcertante.
A peggiorare le cose, le animazioni precipitano episodio dopo episodio. Le scene d’azione perdono energia, i disegni si fanno approssimativi, e la qualità generale sembra quella di una produzione low budget, ben distante dagli standard che uno isekai ambizioso dovrebbe mantenere.
E la trama? Dove va a parare?
In teoria, questa stagione avrebbe dovuto espandere l’universo narrativo di Shield Hero, esplorare nuove minacce, approfondire il mistero degli eroi di altri mondi e prepararci allo scontro con la leggendaria Fenice. In pratica, si perde in deviazioni senza mordente, subplot gestiti in modo superficiale e rivelazioni buttate lì, come quella su Kloa, che sembrano solo un pretesto per allungare il brodo.
L’autrice sembra ormai a corto di idee. Le light novel da cui è tratto l’anime (che attualmente hanno raggiunto il volume 22, anche se la serializzazione ha subito un rallentamento) offrono materiale in abbondanza. Ma ciò che manca è la capacità di adattarlo con coerenza, energia e visione.
Il doppiaggio italiano: l’unica luce nel buio?
Vale però la pena spendere due parole sul doppiaggio italiano, che si distingue per una buona resa interpretativa e una cura nei dettagli che raramente troviamo nelle localizzazioni anime. Federico Viola presta la voce a Naofumi con un equilibrio tra distacco e grinta, Francesca Bielli continua a dare profondità a Raphtalia, mentre Riccardo Peroni riesce a rendere il Mercante di Schiavi inquietante il giusto. È un lavoro che merita riconoscimento, anche quando il materiale originale non è all’altezza.
The Rising of the Shield Hero: un’occasione sprecata?
In conclusione, la terza stagione di The Rising of the Shield Hero non è il disastro totale che fu la seconda. Ma resta un’occasione ampiamente sprecata. Un anime che era partito con potenzialità da capolavoro del genere isekai si è trasformato in un esempio da manuale di come diluire, semplificare e ripetere possano affossare anche le premesse migliori.
E mentre una quarta stagione resta tecnicamente possibile – dato il materiale narrativo disponibile – la domanda sorge spontanea: ne vale davvero la pena?
Noi nerd non chiediamo la perfezione. Chiediamo storie che sappiano evolvere, emozionare, sorprenderti. Shield Hero oggi fa il contrario. Stanca, delude, talvolta fa persino arrabbiare. E questo, per un anime che parlava di ingiustizia e redenzione, è il fallimento più grande.
E voi, cosa ne pensate di questa terza stagione? Avete trovato qualcosa da salvare o condividete la delusione? Parliamone nei commenti! E se vi va, condividete l’articolo con i vostri amici nerd: chissà, magari anche loro hanno un’opinione forte su Naofumi & co.
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