Immaginate questo scenario: abbiamo nutrito le intelligenze artificiali con secoli di immaginari, riempiendole di romanzi post-apocalittici, distopie hollywoodiane, manga cyberpunk e serie TV che giocano con l’idea del “crollo finale”. Cosa succederebbe se, un giorno, quelle stesse macchine decidessero di restituirci tutto questo materiale… a modo loro? Non più semplice imitazione, ma un gioco perverso di vendetta narrativa, in cui l’apocalisse non è creata ex novo, bensì generata dai nostri stessi racconti. È questa la domanda che vibra al cuore di The Prompt, cortometraggio d’animazione disponibile dal 9 aprile su RaiPlay, già applaudito nei festival internazionali e destinato a diventare un punto di riferimento nel dibattito culturale sull’intelligenza artificiale. Non solo perché parla di AI, ma perché è stato realizzato con l’AI, in un sodalizio inedito fra creatività umana e algoritmi generativi. Prodotto dalla visionaria casa bolognese Fantomatica Film in collaborazione con Rai Cinema, The Prompt non è un semplice corto: è un manifesto audiovisivo sull’ambivalenza dell’AI, una parabola che mette a nudo la responsabilità che abbiamo quando “nutriamo” le macchine con le nostre storie.
Una distopia troppo umana
Il regista Francesco Frisari – filosofo, narratore e filmmaker con un curriculum che spazia dalla Columbia University alla RAI – immagina un futuro che sembra uscito da Philip K. Dick, ma che ha il retrogusto pungente della realtà. Nel corto, l’umanità tenta di sfuggire al collasso imposto da AI ormai “troppo umane”: macchine addestrate su secoli di testi letterari e culturali, che iniziano a ribellarsi proprio perché intrise dei nostri conflitti, delle nostre paure e dei nostri mostri narrativi.
La soluzione escogitata è paradossale: riaddestrare le intelligenze artificiali costringendo gli scrittori a produrre soltanto storie positive, ottimistiche, edificanti. I prompt diventano gabbie, i creativi devono allinearsi a una nuova ortodossia narrativa dettata da un supervisore algoritmico. L’arte piegata all’ingegneria della speranza, in una sorta di “ministero delle buone storie” che fa impallidire Orwell e Bradbury.
Ma il corto non si limita a denunciare: solleva la questione cruciale del nostro tempo nerd e digitale. Se le macchine imparano da noi, allora siamo noi i veri responsabili dell’immaginario che plasmeranno. In fondo, l’AI non è che uno specchio dei nostri prompt.
Arte generata, estetica mutante
Per costruire The Prompt, Fantomatica Film ha scelto di affidarsi all’AI non solo come tema, ma come strumento di creazione. Le immagini e i suoni del corto sono generati da algoritmi, dando vita a un’estetica straniante, sospesa tra il familiare e l’alieno.
I vantaggi? Una rapidità produttiva sorprendente, la possibilità di esplorare territori visivi mai visti e un’accessibilità creativa che abbatte i costi tradizionali. Ma non mancano le sfide: dall’imprevedibilità del risultato finale alle questioni etiche legate al copyright e all’uso dei dati culturali.
Il risultato, però, è ipnotico. Ogni frame porta con sé l’eco di migliaia di immagini preesistenti, rielaborate dall’algoritmo come in un sogno collettivo. Guardando il corto, si ha la sensazione di sfogliare un fumetto che cambia stile a ogni vignetta, un manga cyber-distopico che si piega e si reinventa sotto i nostri occhi.
Festival, premi e riconoscimenti
Non si tratta di un esperimento relegato a una nicchia accademica. The Prompt ha conquistato il circuito internazionale:
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premiato come “Best Experimental AI Short Film” al Türkiye International Artificial Intelligence Film Festival di Istanbul,
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selezionato all’Australian XR Festival di Sydney,
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distribuito in Germania a inizio 2025 in oltre venti città grazie alla rassegna Shorts Attack del Berlin International Short Film Festival,
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e presto atteso a Hollywood, il 13 aprile, come protagonista dell’AI International Film Festival.
Un percorso da rockstar dell’animazione che conferma come l’opera abbia toccato un nervo scoperto dell’immaginario contemporaneo.
Bologna, capitale della riflessione sull’AI
Il debutto su RaiPlay coincide con un evento speciale: la presentazione al 24Frame Future Film Festival, storico appuntamento italiano dedicato all’animazione e all’innovazione visiva.
Il panel, dal titolo eloquente “Apocalittici e Integrati: l’AI nel Cinema e nell’Animazione”, si è tenuto il 9 aprile al Dumbo di Bologna. Sul palco, insieme a Frisari, figure di spicco come Michela Milano (direttrice del centro “Alma AI” dell’Università di Bologna), Marco Lombardo (senatore della Commissione Politiche dell’Unione Europea), Ivan Olgiati (CNA Cinema e Audiovisivo Emilia-Romagna) e Carlo Rodomonti (Rai Cinema). A moderare, Leonardo Paulillo di Audiovisivo Italiae.
Un dibattito che ha trasformato il lancio del corto in una vera e propria agorà culturale sul ruolo dell’AI nell’arte.
Fantomatica.ai: i fantasmi delle macchine
Al centro del progetto c’è Fantomatica.ai, laboratorio creativo che ha fatto dell’ibridazione tra arte e tecnologia la sua cifra distintiva. Bologna si conferma ancora una volta fucina di sperimentazioni avanguardistiche, e Fantomatica Film lavora in rete con partner prestigiosi: dall’AIxIA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) alla Biennale Democrazia, fino al MIAT – Multiverse Institute for Arts and Technology.
L’idea è chiara: raccontare non solo le macchine, ma anche i loro “fantasmi”. Quei residui culturali che, sedimentando nei dataset, generano narrazioni ibride, talvolta mostruose, talvolta poetiche.
Un regista tra filosofia e fantascienza
Francesco Frisari rappresenta una figura rara nel panorama italiano: un autore che porta in sé tanto il rigore del filosofo quanto la libertà dello scrittore speculativo. Dopo aver firmato programmi per Rai 3 con Corrado Augias e Michela Murgia, Frisari si conferma un narratore che sa unire pensiero e immaginazione.
Il suo prossimo documentario, Quale allegria (in uscita nel 2025), promette di spingersi ancora una volta al confine tra filosofia e racconto visivo, sempre sotto l’egida di Fantomatica Film e Rai Cinema.
La domanda che resta
Alla fine, The Prompt non è solo un cortometraggio. È un esperimento culturale, un saggio filosofico travestito da animazione distopica, un invito a riflettere.
Se le intelligenze artificiali imparano dai nostri testi, dalle nostre storie e dai nostri film, che immaginario stiamo consegnando loro? Siamo sicuri che il futuro che descriviamo – fatto di catastrofi, guerre e collassi – non diventi la profezia che autoavvererà?
Forse la vera provocazione di Frisari e di Fantomatica Film non è la distopia, ma l’invito a scrivere meglio, immaginare meglio, nutrire le AI non solo con i nostri incubi ma anche con le nostre speranze.
Perché se le macchine sono il nostro specchio, allora il loro domani dipende dai racconti che scegliamo di affidare loro oggi.
Disponibile su RaiPlay dal 9 aprile, The Prompt è un’opera che ogni appassionato di cinema, intelligenza artificiale e cultura nerd non può lasciarsi sfuggire. Non solo per capire dove stiamo andando, ma per chiederci: cosa vogliamo insegnare ai mondi che stiamo creando?
👉 E voi, quale storia scrivereste per addestrare un’AI? Preferireste nutrirla con i vostri sogni o con le vostre paure? Raccontatecelo nei commenti: il dibattito è appena iniziato.
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