Raccontare fiabe è un gesto antico quanto l’umanità. Prima ancora dei videogiochi, prima delle serie TV binge-watchate fino alle tre di notte e molto prima delle infinite timeline social che scorrono sotto i nostri pollici, le storie vivevano attorno a una voce che narrava. Una voce che accendeva l’immaginazione. Proprio da quella dimensione quasi dimenticata nasce “The Fairy Tales – Le fiabe le raccontiamo noi”, una miniserie animata che porta in televisione un piccolo tesoro di tradizioni popolari, riletto con lo spirito giocoso dei Mini Cuccioli, protagonisti amatissimi dell’animazione italiana.
La serie debutta in prima TV su Rai Yoyo lunedì 16 marzo alle 12:25, mentre tutti gli episodi sono già disponibili in streaming su RaiPlay. Otto racconti brevi che funzionano come piccole finestre su un territorio ricchissimo di leggende: quello che unisce idealmente Italia e Slovenia. Non si tratta soltanto di intrattenimento per bambini. Dietro questi cartoon si nasconde un esperimento culturale sorprendentemente ambizioso, capace di trasformare tradizione orale, scuola e animazione in un unico racconto condiviso.
Un progetto nato tra scuola, cultura e immaginazione
Il progetto prende forma all’interno del programma ufficiale di GO! 2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale Europea della Cultura, un’iniziativa pensata per valorizzare il dialogo tra territori e comunità. L’idea alla base è semplice ma potentissima: coinvolgere gli studenti delle zone transfrontaliere tra Italia e Slovenia e invitarli a raccogliere storie, miti e racconti tramandati nelle loro famiglie o nei loro paesi.
Circa mille studenti hanno partecipato all’iniziativa durante l’anno scolastico 2024–2025. Il risultato? Una vera miniera narrativa fatta di 51 storyboard illustrati, pieni di creature fantastiche, boschi misteriosi, magie, cavalieri e creature della tradizione popolare.
Da questo materiale è nata la miniserie animata. Gli autori hanno trasformato i disegni e le idee dei ragazzi in otto episodi, mantenendo volutamente il tono spontaneo e giocoso delle storie originali. Il risultato ha qualcosa di raro: racconti che sembrano usciti da un quaderno di scuola ma che prendono vita con la qualità di una produzione televisiva.
Un ponte narrativo tra generazioni, dove l’immaginazione dei più giovani incontra il patrimonio culturale dei territori.
I Mini Cuccioli come narratori di leggende
A guidare questo viaggio tra fiabe e tradizioni troviamo i Mini Cuccioli, personaggi amatissimi dell’animazione italiana che negli anni hanno accompagnato intere generazioni di piccoli spettatori.
La loro presenza non è casuale. I Mini Cuccioli sono perfetti per entrare nelle storie popolari senza trasformarle in qualcosa di troppo solenne o didattico. Il loro modo di muoversi tra avventure, gag e piccoli momenti di comicità crea un equilibrio ideale tra divertimento e racconto.
Il risultato è una reinterpretazione delle leggende locali piena di energia, dove orchi maldestri, folletti dei boschi e ninfe misteriose convivono con tram storici, radicchi magici e serpenti coronati d’oro.
Sembra quasi una campagna fantasy ambientata tra le montagne e i villaggi dell’Europa centrale.
Fiabe di confine tra magia, natura e astuzia
Ogni episodio esplora una storia diversa, pescata dalle tradizioni del territorio.
Una delle avventure più divertenti racconta di una gattina rapita da un orco pasticcione che finisce vittima della propria ingenuità. Il tono ricorda le fiabe popolari dove l’astuzia batte la forza bruta, un tema universale che attraversa racconti di ogni cultura.
Un’altra storia assume invece una dimensione più poetica: una ninfa immortale che salva un cavaliere ferito ma scopre che il loro amore è impossibile. Una potente strega cerca di rubarle la vita eterna, ma il finale si trasforma in un gesto romantico e simbolico legato al fiume Isonzo.
Poi si entra nel territorio dei folletti della natura. Il Pavar, piccolo spirito dei boschi, osserva gli esseri umani e decide se punire chi distrugge l’ambiente oppure premiare chi lo protegge. Il messaggio ecologico arriva con leggerezza, come accade nelle fiabe più antiche.
Altrove si respira l’aria delle storie di astuzia. Un coniglio furbo riesce a mettere insieme oggetti magici rubati a creature potenti e alla fine riceve un premio regale.
In un altro episodio entra in scena il Tram di Opicina, uno dei simboli più iconici di Trieste, trasformato in protagonista di una sfida fantastica contro un mezzo moderno e inquinante creato da una strega malvagia.
Magia e ironia si intrecciano ancora con la storia del radicchio di Solkan scambiato per una rosa magica, mentre una leggenda carsica racconta di un serpente con una corona d’oro nascosto nelle grotte. Un racconto che finisce per trasformarsi in una riflessione sulla tentazione della ricchezza facile.
Infine arriva la fiaba della fonte miracolosa, una sorgente capace di guarire ma che smette di scorrere se qualcuno tenta di sfruttarla. Una metafora delicata sull’importanza della condivisione.
Animazione come custode della tradizione orale
Guardando questi episodi si percepisce qualcosa di raro nella produzione animata contemporanea. Non si tratta soltanto di storie per bambini, ma di un vero archivio narrativo trasformato in immagini.
Molte di queste leggende rischierebbero di sparire con il passare delle generazioni. Trasformarle in animazione significa conservarle, ma anche reinterpretarle per il pubblico contemporaneo.
Il linguaggio dei cartoon permette di dare nuova vita alle fiabe senza snaturarle. Le storie restano semplici, immediate, quasi orali, ma acquistano la forza visiva dell’animazione.
Questo progetto dimostra quanto l’animazione possa diventare uno strumento culturale potentissimo. Non solo intrattenimento, ma memoria.
Un ponte tra Italia e Slovenia
Uno degli aspetti più affascinanti della serie è la sua dimensione transfrontaliera. Le storie nascono da territori vicini ma culturalmente distinti. Il progetto riesce a trasformare questa diversità in una ricchezza narrativa.
La serie è stata doppiata anche in sloveno e andrà in onda su RTV SLO, rafforzando ulteriormente il dialogo culturale tra i due paesi.
In un’epoca dove i confini sembrano spesso tornare a separare le comunità, vedere bambini italiani e sloveni collaborare per raccontare storie comuni ha qualcosa di profondamente simbolico.
Un laboratorio creativo che parte dai ragazzi
Dietro la produzione troviamo Gruppo Alcuni, realtà italiana con una lunga esperienza nell’animazione per ragazzi e nella produzione di contenuti educativi. Il loro lavoro negli anni ha spesso coinvolto scuole e progetti culturali dedicati ai più giovani.
L’idea alla base di “The Fairy Tales – Le fiabe le raccontiamo noi” dimostra quanto la creatività dei ragazzi possa diventare il punto di partenza per opere capaci di raggiungere un pubblico molto più ampio.
I disegni degli studenti non sono stati semplicemente usati come ispirazione. Sono diventati il cuore stesso della serie.
Questo approccio restituisce all’animazione una dimensione partecipativa che raramente si vede nelle produzioni televisive.
Perché questa serie parla anche agli appassionati nerd
Chi frequenta universi fantasy, giochi di ruolo o videogiochi open world lo sa bene: ogni mondo immaginario funziona davvero solo se ha alle spalle un folklore.
Le fiabe popolari rappresentano esattamente questo. Sono il lore originario di una cultura.
Creature come folletti, ninfe, serpenti magici o orchi maldestri sono gli antenati diretti delle creature che popolano i giochi fantasy moderni. In un certo senso, questi racconti sono la prima versione analogica di un manuale di worldbuilding.
Guardare questa miniserie significa anche riscoprire le radici narrative di tante storie che oggi ritroviamo nei videogiochi o negli anime fantasy.
Ed è affascinante pensare che proprio dei bambini abbiano contribuito a riportarle alla luce.
Fiabe che tornano a vivere
“The Fairy Tales – Le fiabe le raccontiamo noi” dimostra che le storie non appartengono solo al passato. Cambiano forma, trovano nuovi linguaggi, ma continuano a viaggiare.
Un tempo passavano di bocca in bocca. Oggi attraversano schermi, streaming e animazione.
Il risultato è un piccolo viaggio fantastico che mescola cultura pop, tradizione e creatività scolastica. Un esperimento che dimostra quanto la fantasia dei più giovani possa diventare materia viva per raccontare il territorio.
E forse proprio qui sta la magia più grande di questa serie: ricordarci che le fiabe non sono oggetti polverosi da biblioteca, ma strumenti potentissimi per costruire immaginazione.
E adesso la curiosità passa a voi: quale di queste leggende vi affascina di più? Vi piacerebbe vedere altre storie della tradizione europea trasformate in animazione?
La discussione è aperta. Come sempre, la community nerd ha mille storie da raccontare.
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