Nel vasto e mutevole panorama delle serie televisive, c’è un momento, tanto inevitabile quanto amaro, in cui si è costretti a congedarsi da un’opera che, pur tra i suoi meriti e le sue imperfezioni, ha saputo ritagliarsi un posto nel cuore del pubblico. Questa volta, a salutare il palcoscenico è il reboot di The Equalizer, la rivisitazione in chiave moderna, a firma CBS, del cult degli anni ’80. L’annuncio della sua conclusione, con l’ultimo ciak previsto per il 4 maggio 2025, dopo la messa in onda dell’episodio conclusivo della quinta stagione, non ha colto del tutto impreparati gli addetti ai lavori, ma ha lasciato un sapore agrodolce a quella fetta di spettatori che aveva eletto Robyn McCall a nuova paladina della giustizia metropolitana.
L’operazione di rinascita, va detto, era tutt’altro che semplice. Confrontarsi con l’eredità di un’icona televisiva come Edward Woodward, il Robert McCall originale, richiedeva coraggio e una visione ben definita. La scelta di CBS, che ha debuttato con la serie il 7 febbraio 2021, è stata quella di un’audace reinvenzione: spostare il baricentro narrativo da un veterano britannico a una donna afroamericana, Queen Latifah, conferendo al personaggio di Robyn McCall una potenza simbolica e un’attualità dirompenti. La sua figura, quella di ex agente della CIA, madre single e vigilante instancabile, è stata dipinta non come una semplice macchina da guerra, ma come un angelo custode dei tempi moderni, animato da un profondo senso etico e da un’incrollabile sete di giustizia. Queen Latifah, che ha anche ricoperto il ruolo di produttrice esecutiva, ha saputo infondere in Robyn un carisma e una credibilità rari, alternando con maestria sequenze d’azione adrenaliniche a intensi e toccanti ritratti familiari.
Il successo di The Equalizer risiede proprio in questa solidità del personaggio principale, capace di reggere il peso di una narrazione che, pur nel suo formato procedurale, non ha mai rinunciato a toccare temi sociali e delicati. La serie, con i suoi alti e bassi narrativi, ha trovato la sua collocazione all’interno dell’universo condiviso della CBS, affiancandosi ad altri reboot come Hawaii Five-0 e S.W.A.T., e creando una rete di show che parlano la stessa lingua del “crime” procedurale, ma con una propria identità ben definita.
Il cast, dal suo canto, ha contribuito a tessere un’alchimia convincente: da Tory Kittles, nel ruolo del detective Marcus Dante, a Adam Goldberg, l’hacker Harry Keshegian, passando per Liza Lapira, l’ex cecchina Mel Bayani, e Lorraine Toussaint, la zia Viola. Ognuno di loro ha arricchito il mosaico narrativo, creando una squadra affiatata e credibile.
L’annuncio della cancellazione, giunto a soli due giorni dalla messa in onda dell’episodio finale, il 2 maggio 2025, è stato un duro colpo, ma è una dinamica purtroppo fin troppo familiare nel mondo dello show business, dove spesso i freddi numeri dei bilanci e dei target hanno la meglio sulla qualità e sull’affetto del pubblico. Ciononostante, l’eredità di questo The Equalizer resta quella di un esperimento riuscito, un reboot che ha saputo reinventare un classico e renderlo attuale, trovando in Robyn McCall una protagonista che si è fatta amare e rispettare. Il suo spirito da giustiziera, così come la sua battaglia contro le ingiustizie, non verranno dimenticati da tutti coloro che l’hanno seguita fedelmente, episodio dopo episodio.
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