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The Dreadful: Sophie Turner e Kit Harington tornano insieme, ma l’horror gotico trasforma la nostalgia di Game of Thrones in puro disagio

Due volti che hanno definito un’epoca televisiva tornano a condividere lo schermo, e per chi vive di cultura pop l’effetto è immediato: un misto di nostalgia, curiosità e leggero disagio. L’annuncio di The Dreadful ha acceso proprio questo cortocircuito emotivo, perché rimettere insieme Sophie Turner e Kit Harington significa inevitabilmente evocare l’ombra lunga di Game of Thrones, anche se draghi e intrighi dinastici restano fuori campo. Qui si entra in un territorio più cupo, sporco di fango medievale e superstizione, dove l’horror gotico prende il sopravvento e gioca deliberatamente con la memoria degli spettatori. Il progetto diretto e scritto da Natasha Kermani affonda le radici nel XV secolo, durante la Guerra delle Due Rose, scegliendo un contesto storico che amplifica isolamento, paura e tensioni morali. Sophie Turner veste i panni di Anne, una giovane donna povera che vive ai margini di una comunità rurale inglese, mentre il marito combatte lontano. Accanto a lei domina la figura della suocera Morwen, interpretata da una magnetica Marcia Gay Harden, presenza opprimente e manipolatrice che incarna una religiosità distorta e un controllo emotivo soffocante. L’equilibrio precario di questa micro-società femminile viene spezzato dall’arrivo di Jago, interpretato da Kit Harington, uomo legato al passato che porta notizie di morte e, con esse, desiderio e colpa.

Il vero elemento da nerd navigati, però, sta dietro le quinte. La presenza di Harington nel film nasce da un suggerimento diretto di Sophie Turner, un’idea che sulla carta poteva sembrare rassicurante, quasi una reunion tra vecchi colleghi. Sul set, invece, la situazione si è trasformata in qualcosa di profondamente strano. Turner non ha mai nascosto quanto girare scene intime con qualcuno che il pubblico associa visceralmente a un legame fraterno sia stato destabilizzante, persino sgradevole. Ed è qui che il cinema dimostra la sua natura più brutale e affascinante: gli attori non sono i personaggi, ma lo spettatore fatica a separare le due cose.

The Dreadful sfrutta consapevolmente questo attrito. Il film non chiede solo di seguire una storia di omicidi, passioni proibite e superstizioni, ma pretende un atto di fiducia emotiva. Chiede di lasciare andare Sansa Stark e Jon Snow, di dimenticare anni di immaginario collettivo per accettare Anne e Jago come amanti tragici. La regia di Kermani, già apprezzata per lavori come Imitation Girl e per il suo contributo a V/H/S/85, evita l’horror urlato e preferisce costruire un senso di inquietudine progressiva. Il male non esplode, si insinua. Cresce nei silenzi, negli sguardi abbassati, nelle profezie sussurrate e nelle decisioni prese per sopravvivere.

Le riprese in Cornovaglia, tra dicembre 2024 e gennaio 2025, sfruttano paesaggi aspri e cieli plumbei che sembrano giudicare i personaggi. Scogliere battute dal vento e villaggi isolati diventano parte integrante del racconto, quasi testimoni muti di una spirale di violenza e colpa. La produzione firmata Black Magic insieme a Redwire Pictures/Tunnel e Storyboard Media punta tutto su questa fusione tra ambiente e psicologia, trasformando la natura in una forza ostile quanto i personaggi stessi.

Per chi arriva da Westeros, l’esperienza promette di essere disturbante nel senso più interessante del termine. Vedere Turner e Harington condividere un’intimità carica di tensione, in un contesto che richiama vagamente il medioevo già familiare ai fan, crea uno straniamento inevitabile. Eppure è proprio questo disagio a rendere The Dreadful un oggetto pop degno di attenzione. Non si tratta di fan service, ma di una sfida allo spettatore, un invito a confrontarsi con quanto profondamente i personaggi televisivi possano sedimentarsi nella nostra percezione.

Con l’uscita prevista tra sala e on-demand, il film si prepara a dividere la community. Qualcuno faticherà ad accettare quel bacio, qualcun altro apprezzerà il coraggio di andare contro le aspettative. In ogni caso, The Dreadful sembra mantenere la promessa inscritta nel titolo: mettere a disagio, scavare sotto la pelle e trasformare la nostalgia geek in un’arma narrativa. La domanda resta sospesa, pronta a infiammare commenti e discussioni: riusciremo davvero a guardare Sophie Turner e Kit Harington senza pensare a Westeros, o sarà proprio quel ricordo a rendere l’orrore ancora più potente? La parola, come sempre, passa alla community nerd.


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