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“The Day of the Triffids”: l’invasione silenziosa delle piante assassine che ha terrorizzato la fantascienza

Nel panorama della fantascienza classica, “The Day of the Triffids” – noto in Italia con i titoli “Il giorno dei trifidi” o “L’invasione dei mostri verdi” – rappresenta uno di quei romanzi che, nonostante la loro età, continuano a esercitare un fascino oscuro e attuale. Pubblicato per la prima volta nel 1951, questo capolavoro di John Wyndham è un mix geniale di apocalisse globale, horror vegetale e riflessione socio-politica, capace di raccontare la fragilità dell’umanità di fronte all’ignoto. Un’opera che, non a caso, ha lasciato un segno anche sul grande e piccolo schermo, ispirando film, serie TV e persino adattamenti radiofonici.

Ma cosa rende così speciale questa storia di piante assassine? E perché, ancora oggi, i Trifidi sanno terrorizzarci più di zombie, alieni e vampiri messi insieme?

Partiamo dal cuore pulsante del racconto: un’umanità cieca, letteralmente. Dopo uno spettacolo celeste di straordinaria bellezza – una pioggia di meteoriti visibile da ogni parte del mondo – la maggior parte della popolazione si ritrova cieca. Chi ha guardato il cielo quella notte magica, si è risvegliato il mattino dopo nell’oscurità più assoluta. L’effetto collaterale del fenomeno celeste è devastante, ma solo l’inizio della tragedia. Perché nel frattempo, silenziosi e pronti a colpire, si stanno risvegliando loro: i Trifidi.

Queste piante mutanti, presumibilmente frutto di esperimenti genetici o addirittura provenienti dallo spazio, non solo sono in grado di muoversi autonomamente e colpire con un pungiglione velenoso, ma sembrano dotate di una sorta di coscienza predatoria. Non si limitano a nutrirsi, ma attaccano sistematicamente l’essere umano. I Trifidi, in un mondo dove la maggior parte delle persone ha perso la vista, diventano predatori perfetti. Silenziosi, mimetici, letali.

Il protagonista, Bill Masen, è uno dei pochi scampati alla cecità globale, solo perché al momento del fenomeno si trovava bendato in ospedale dopo un’operazione agli occhi. Risvegliatosi in una Londra spettrale, inizia un viaggio disperato tra città deserte, sopravvissuti spaventati e Trifidi sempre più aggressivi. A lui si unisce una giovane ragazza di nome Susan, anch’essa sopravvissuta per puro caso. Il loro percorso li porterà a confrontarsi non solo con il pericolo delle piante, ma con il crollo della civiltà, il caos sociale, e le difficoltà nel ricostruire un senso di comunità in un mondo divenuto ostile.

Il romanzo si distingue per un tono sobrio e realistico, nonostante la premessa apparentemente assurda. Wyndham non si limita a costruire un mondo invaso da piante carnivore, ma riflette sulle conseguenze della perdita di controllo, sulla fragilità dell’ordine sociale, e sulla resilienza umana. Non a caso, “The Day of the Triffids” è spesso considerato un punto d’incontro tra l’horror biologico e il romanzo distopico.

Il successo del libro ha ispirato numerosi adattamenti. Il primo è il film omonimo del 1963, che però si discosta parecchio dal romanzo, puntando di più sull’effetto visivo dei “mostri verdi” che sull’introspezione narrativa. In Italia, il film fu distribuito con il titolo sensazionalistico “L’invasione dei mostri verdi”, puntando sull’elemento più spettacolare e spaventoso della storia. Solo successivamente, in home video, fu restituito il titolo originale, più aderente alla fonte letteraria: “Il giorno dei trifidi”.

Molto più fedele al romanzo è invece la miniserie britannica della BBC prodotta nel 1981, suddivisa in sei episodi, dove si riesce finalmente a dare spazio anche alla componente psicologica e riflessiva del testo di Wyndham. Un nuovo adattamento, aggiornato ai ritmi della fiction contemporanea, è stato prodotto nel 2009 sempre dalla BBC, in due parti da 90 minuti ciascuna, con un taglio più action-oriented e un’estetica moderna, pur mantenendo il nucleo centrale della narrazione.

Degno di nota anche il seguito letterario autorizzato dagli eredi di Wyndham, “Night of the Triffids”, scritto da Simon Clark nel 2001. Ambientato venticinque anni dopo gli eventi del romanzo originale, la storia segue David Masen, figlio di Bill, in un mondo ancora sotto la minaccia vegetale. Un’opera che, purtroppo, non ha mai visto la luce in traduzione italiana.

Un elemento affascinante che vale la pena sottolineare è l’influenza che “The Day of the Triffids” ha esercitato sull’immaginario pop. Le piante assassine, sebbene siano un tema raro rispetto ad altre minacce fantascientifiche, tornano ciclicamente nel cinema, nella televisione e nei videogiochi. Basti pensare ad Audrey II de La piccola bottega degli orrori, alle piante animate di Resident Evil, fino alla flora senziente della serie animata Jayce il cavaliere dello spazio. Perfino la pianta domestica dei The Addams Family sembra un omaggio, in chiave ironica, a questo filone.

Non è un caso se le creature vegetali evocano paure profonde e primordiali. Le piante, esseri apparentemente passivi e innocui, qui si ribellano e conquistano, sfruttando la debolezza umana. I Trifidi rappresentano una forma di rivincita della natura, forse una vendetta contro l’arroganza tecnologica dell’uomo, incapace di controllare le sue stesse creazioni.

Concludendo, “Il giorno dei trifidi” non è solo un romanzo di fantascienza horror. È un monito, un’allegoria sottile e inquietante, che ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la natura, sulla vulnerabilità della civiltà e sull’importanza di non dare mai per scontata la nostra supremazia nel mondo. In un’epoca in cui le crisi ambientali, le pandemie e i blackout tecnologici sono diventati parte del nostro quotidiano, l’opera di Wyndham risuona più attuale che mai.

E tu, caro lettore di CorriereNerd.it, sei pronto ad affrontare il giorno dei Trifidi? Hai mai pensato cosa succederebbe se fossimo davvero messi al tappeto da una minaccia silenziosa, verde e impalpabile? Raccontacelo nei commenti, e se sei sopravvissuto a una lettura così intensa… condividila con chi ha ancora il coraggio di guardare il cielo di notte.


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Marco Giovanni Lupani

Marco Giovanni Lupani

grande appassionato di cinema di fantascienza, fantasy, horror e Trash. Interessato anche ai fumetti di ogni genere dai comics ai manga a quelli d'autore. Cosplayer della vecchia guardia dagli anni 90
intrigato da ogni cosa che possa stimolare la sua curiosità

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