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Tex – I Ribelli di Cuba: il Ranger nella guerra dimenticata che profuma di polvere da sparo e santería

Tex Willer non è solo un personaggio. Per quelli della mia generazione è stato un rito di passaggio. Mio padre li chiamava “i fumetti seri”, quelli con la carta spessa, l’odore d’inchiostro che ti restava sulle dita e quella sensazione di West adulto, sporco, lontano dai cartoni del pomeriggio. Io arrivavo da Goldrake e Ken il Guerriero, ma poi aprivo un albo di Tex e capivo che esisteva un altro modo di raccontare l’epica.

Adesso arriva in libreria e fumetteria Tex – I Ribelli di Cuba, nuovo capitolo della leggendaria collana dei Texoni, e la prima cosa che penso è che questo non è un semplice albo speciale. È un ponte tra epoche. Tra il West classico e la Storia vera, tra il mito del Ranger e una guerra dimenticata che pochi ricordano davvero: la prima guerra d’indipendenza cubana, quella dei “dieci anni”.

Dietro questa storia c’è una triade che per chi mastica Bonelli suona quasi sacrale. Il soggetto nasce dalla mente di Guido Nolitta, ovvero Sergio Bonelli, mentre la sceneggiatura porta la firma di Mauro Boselli. Ai disegni troviamo Orestes Suarez, artista cubano che questa storia non l’ha solo illustrata: l’ha vissuta con la memoria culturale della sua isola.

E si sente. Tavola dopo tavola.

Cuba non è il West, ma il West arriva ovunque

La premessa narrativa è di quelle che sembrano classiche e poi ti trascinano altrove. Il giovane Matt Picard, figlio di un uomo legato al Ministero della Guerra degli Stati Uniti e amico di Montales, viene rapito da una setta che pratica la santería. Non un semplice sequestro, ma un rituale che affonda nelle radici spirituali e sincretiche dell’isola. Montales chiede aiuto a Tex. Missione non autorizzata. Nessuna copertura ufficiale. Solo polvere, machete, fede e rivoluzione.

Tex e Montales sbarcano in una Cuba lacerata dalla guerra contro l’esercito spagnolo. La resistenza combatte con disperazione, mentre l’ambizioso Rayado, convinto di essere l’incarnazione del dio Shangó, tiene prigioniero il ragazzo in una regione selvaggia e quasi mitologica.

Qui la serie cambia pelle. Il West si mescola alla giungla tropicale. I cavalli attraversano canneti e paludi. Il Winchester incontra il machete. E il conflitto non è più solo tra legge e fuorilegge, ma tra colonialismo, fede, identità e delirio messianico.

Per chi è cresciuto leggendo Tex come archetipo dell’eroe morale, questa ambientazione è una scossa. Non siamo più tra i canyon dell’Arizona. Siamo in un teatro storico reale, sporco, politicamente carico. Ed è qui che il Texone dimostra ancora una volta perché questa collana rappresenti la vetta autoriale del personaggio.

La guerra dei dieci anni: fumetto pop, Storia vera

Uno degli aspetti più potenti di Tex – I Ribelli di Cuba è proprio l’ambientazione nella Guerra dei Dieci Anni. Non una guerra da manuale scolastico, ma un conflitto che ha segnato l’identità cubana. Boselli intreccia la trama avventurosa con la realtà storica senza mai scadere nel didascalico.

Da lettore nato tra la fine della Generazione X e l’alba dei Millennial, ho sempre amato quando il fumetto riesce a farti cercare su Wikipedia qualcosa che non conoscevi. È successo con Dylan Dog e certi riferimenti letterari. È successo con Nathan Never e la fantascienza hard. Qui succede con la storia coloniale di Cuba.

E questo è uno dei motivi per cui Tex continua a essere rilevante anche per chi oggi consuma manga in digitale o binge-watcha serie su piattaforme streaming. Perché Tex non è nostalgia sterile. È racconto adulto. È geopolitica in forma di avventura.

Santería, mito e follia: il villain che crede di essere un dio

Rayado è un antagonista che non si limita a essere crudele. È convinto di essere la reincarnazione di Shangó, divinità del tuono nella religione yoruba e nel sincretismo afro-cubano. La santería non è un semplice sfondo esotico: diventa parte integrante del conflitto.

Qui il fumetto osa. Mescola spiritualità, fanatismo e manipolazione. E lo fa senza banalizzare. Non è folklore da cartolina. È una forza narrativa che condiziona scelte, alleanze, paure.

Tex, da uomo di frontiera, resta pragmatico. Non combatte dei. Combatte uomini. Ma attorno a lui la percezione è diversa. E questa tensione tra razionalità e mito aggiunge un livello di profondità che rende il Texone qualcosa di più di una missione di salvataggio.

Orestes Suarez: l’isola nelle linee

Il tratto di Orestes Suarez è potente, materico, sentito. Si percepisce che questa non è solo un’ambientazione lontana, ma una terra che l’autore conosce intimamente. Le foreste cubane, i villaggi, le divise spagnole, i volti segnati dalla guerra: ogni tavola ha una densità emotiva particolare.

Chi colleziona i Texoni sa che la collana è sempre stata terreno di sperimentazione grafica. Qui però si avverte qualcosa in più. Una partecipazione personale. Un dialogo tra identità culturale e mito western.

E in un’epoca in cui il fumetto globale tende a uniformarsi, vedere un artista che porta nel Ranger la propria isola è un valore enorme.

Tex oggi: tra memoria e futuro

La cosa che mi colpisce ogni volta è questa: Tex riesce a parlare ancora. Non solo a chi lo legge da quarant’anni, ma anche a chi lo scopre ora. Forse perché il tema della ribellione, della libertà, della guerra contro un potere oppressivo non invecchia mai.

Noi siamo cresciuti tra floppy disk, modem 56k, forum e primi blog italiani. Abbiamo visto nascere il web e cambiare il modo di raccontare le storie. Eppure, aprire un Texone resta un gesto quasi rituale. Lento. Analogico. Controcorrente.

Tex – I Ribelli di Cuba funziona proprio per questo. Perché non prova a inseguire le mode. Non strizza l’occhio al trend del momento. Racconta una grande avventura storica con serietà e ambizione.

E forse è proprio ciò di cui abbiamo bisogno adesso: storie che non hanno paura di essere epiche.

La collana dei Texoni continua a dimostrare che il fumetto popolare italiano sa ancora osare, contaminarsi, guardare oltre il deserto e spingersi fino ai tropici della Storia.

Io l’ho chiuso con quella sensazione che provavo da ragazzino: voglia di parlarne subito con qualcuno. Di discutere del villain, della resa grafica, della scelta di ambientazione. Di capire se anche voi avete sentito quella vibrazione tra mito e realtà.

Adesso tocca a voi. Tex funziona ancora nel 2026? Questa deviazione cubana vi convince o preferite il Ranger tra canyon e riserve indiane? Parliamone nei commenti e sui social di CorriereNerd.it. Perché certe storie non finiscono con l’ultima vignetta. Continuano nelle discussioni di chi le ha davvero vissute.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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