Paul Balder non è uno di quei cattivi che passano sullo sfondo lasciando giusto il tempo di una sparatoria, una smorfia e un nome da ricordare a fatica. Paul Balder, detto El Carnicero, appartiene a quella razza narrativa molto particolare che il fumetto popolare italiano ha saputo scolpire con una cattiveria quasi fisica, tangibile, da sentire sotto le dita come la carta ruvida di un vecchio albo Bonelli sfogliato troppe volte. Sergio Bonelli Editore riporta in libreria e fumetteria Tex. El Carnicero, terza edizione nella collana delle brossure dedicata ad Aquila della Notte, un volume che era esaurito da tempo e che torna disponibile dal 19 giugno, raccogliendo due storie legate da una stessa ferita aperta: “Guerra sui pascoli” e “Il ritorno del Carnicero”, firmate da Gianluigi Bonelli e Claudio Nizzi, con i disegni di Fernando Fusco e una copertina di Claudio Villa che, già da sola, ha quel modo tutto texiano di guardarti dritto negli occhi senza fare troppe cerimonie.
Tex è uno di quei personaggi che non si spiegano davvero a chi non li ha incontrati almeno una volta in edicola, magari da ragazzino, magari comprando un albo insieme a un pacchetto di figurine, magari rubando tempo alla scuola, al pranzo, alla vita ordinaria. Per molte generazioni italiane, il West non è stato soltanto John Ford, Sergio Leone, Clint Eastwood o qualche maratona televisiva pomeridiana; il West aveva il volto duro di Tex Willer, la lealtà di Kit Carson, il passo silenzioso di Tiger Jack, la giovinezza impetuosa di Kit Willer, e soprattutto quella sensazione stranissima per cui il deserto, i canyon, i ranch e le piste polverose sembravano stare dietro l’angolo, molto più vicini di quanto una cartina geografica avrebbe mai potuto ammettere. Bastava aprire un Bonelli e il confine tra Italia e frontiera americana diventava irrilevante, come succede solo con le grandi mitologie popolari.
La forza di Tex. El Carnicero sta proprio lì, in quella zona aspra dove l’avventura non ha bisogno di essere addomesticata. La vicenda ci trascina nei pressi di Nogales, territorio di confine, terra di pascoli, ranch, interessi privati e violenza pronta a esplodere appena qualcuno decide che la legge è solo un fastidio da aggirare. Paul Balder è un ex cacciatore di scalpi, e già questa definizione basterebbe a evocare un intero archivio di atrocità, ma Bonelli non si accontenta mai del semplice marchio infamante. Balder diventa un allevatore spietato, un uomo capace di trasformare la propria ricchezza in una forma di dominio brutale, terrorizzando i confinanti onesti grazie alla complicità di una banda di desperados. Non siamo davanti al bandito pittoresco da poster vintage, quello che ride sguaiato prima di finire disarmato con una pallottola nel cappello; El Carnicero è un predatore sociale, uno che ha capito benissimo come il terrore possa diventare uno strumento economico, come la paura possa allargare una proprietà più velocemente di qualsiasi atto notarile.
Questa è una delle cose che, da lettori cresciuti tra fumetti e cinema, si finisce per apprezzare sempre di più tornando su Tex da adulti. Da ragazzi magari cercavamo la scazzottata, il duello, l’entrata in scena di Carson con la battuta pronta, l’arrivo di Tex che rimetteva a posto il mondo con due colpi ben assestati e una frase secca. Poi il tempo passa, nel frattempo attraversiamo altri immaginari, dai samurai di Kurosawa agli antieroi Marvel, dai seinen giapponesi più cupi ai videogiochi open world che ci fanno cavalcare per ore dentro western digitali pieni di tramonti, e quando torniamo a Bonelli ci accorgiamo che certe storie avevano già dentro una complessità morale tutt’altro che ingenua. El Carnicero non è solo un uomo crudele, è l’incarnazione di una frontiera dove il potere economico e la violenza privata camminano insieme, dove gli onesti rischiano di essere schiacciati non perché deboli, ma perché isolati, perché attorno a loro il mondo ha smesso di distinguere tra forza e diritto.
Aquila della Notte, da questo punto di vista, resta un personaggio incredibilmente moderno proprio perché non ha mai avuto bisogno di sembrare moderno. Tex non è ambiguo nel senso contemporaneo del termine, non viene costruito sulle crepe psicologiche da serie premium, non deve ogni volta giustificare il proprio trauma davanti allo spettatore come se fosse una pratica da archiviare. Tex è netto, e la sua nettezza oggi quasi sorprende. Non perché sia semplice, ma perché arriva da un codice morale che non si vergogna di esistere. Davanti a uno come Paul Balder, Tex non si perde in giri di parole: capisce la natura del male, ne riconosce il metodo, individua il punto in cui la prepotenza smette di essere faccenda privata e diventa minaccia collettiva. E lì interviene. Con i suoi pard, certo, perché Tex non è mai davvero un eroe solitario anche quando domina la scena come una montagna in controluce. La saga funziona anche per questo: perché attorno a lui si muove una famiglia narrativa, una compagnia di uomini legati da fiducia, ironia, esperienza, affetto non dichiarato e pallottole condivise.
La prima parte della sfida vede Balder sconfitto da Tex e dai suoi compagni, al punto che tutti lo credono morto nell’incendio del suo ranch. Ma le grandi nemesi, quelle che il fumetto popolare sa maneggiare con sapienza quasi teatrale, raramente restano sepolte dove dovrebbero. Anni dopo, El Carnicero riemerge come un incubo che non ha perso memoria, anzi l’ha coltivata con precisione velenosa. Il ritorno di Balder non ha il sapore della semplice rivincita da cattivo seriale; somiglia piuttosto a una vendetta covata lentamente, nutrita dal rancore, costruita con quella pazienza malata che rende certi antagonisti più inquietanti di qualsiasi mostro soprannaturale. E qui Tex, pur restando Tex, si ritrova dentro una partita diversa, perché il passato non torna mai identico a se stesso: quando riemerge, porta con sé un conto aumentato dagli interessi.
Il volume, proprio perché riunisce “Guerra sui pascoli” e “Il ritorno del Carnicero”, permette di respirare la parabola completa dello scontro. Non siamo davanti a un frammento isolato, ma a un confronto che si distende nel tempo, con quella piacevole densità da saga che tanti lettori cercano ancora oggi, anche in un mercato abituato a consumare storie a velocità folle. La scrittura di Gianluigi Bonelli porta con sé il respiro fondativo del mito texiano, mentre Claudio Nizzi si inserisce in quel patrimonio con la consapevolezza di chi conosce il passo, il ritmo, la musica interna del personaggio. E poi c’è Fernando Fusco, maestro dal segno solido, narrativo, capace di restituire il West non come cartolina, ma come materia vissuta: volti scavati, spazi aperti, tensioni che si leggono nei corpi prima ancora che nelle parole. Fusco aveva quella capacità rara di far pesare il silenzio quanto uno sparo, e in una storia come questa il silenzio conta moltissimo, perché attorno a Balder si avverte sempre qualcosa di marcio, una pressione che precede l’esplosione.
Rivedere oggi un volume come Tex. El Carnicero sugli scaffali di librerie e fumetterie ha anche un sapore curioso, quasi controcorrente. Mentre una parte dell’intrattenimento contemporaneo sembra inseguire ossessivamente l’evento, il reboot, la piattaforma, la timeline condivisa e il teaser che deve generare discussione prima ancora di raccontare qualcosa, Tex continua a ricordarci la potenza di una narrazione frontale, robusta, costruita sul conflitto, sui caratteri, sulla geografia morale dei personaggi. Non è nostalgia facile, attenzione. La nostalgia, quando diventa solo carezza, rischia di trasformare tutto in santino. Qui invece si parla di memoria culturale viva, di una forma di racconto che continua a funzionare perché non si limita a evocare il passato, ma porta ancora addosso una domanda antica e sempre attuale: cosa succede quando la giustizia deve attraversare territori dove la legge non arriva, arriva tardi o viene comprata da chi ha più bestiame, più uomini armati, più paura da distribuire?
La prefazione “Infami commerci nel Chihuahua”, curata da Luca Barbieri, aggiunge un ulteriore strato di lettura a un volume che non vive soltanto di azione e vendetta. Le introduzioni, quando sono fatte bene, non servono a spiegare quello che il lettore dovrebbe provare, ma ad aprire finestre laterali, a farci vedere meglio il terreno storico, editoriale e culturale su cui la storia cammina. E Tex, più di tanti altri fumetti italiani, merita questo tipo di sguardo perché attraversa da decenni l’immaginario nazionale mantenendo una fedeltà fortissima al proprio DNA, ma senza diventare un reperto da museo. Ogni ristampa, ogni nuova edizione, ogni ritorno in brossura è anche un piccolo test sul presente: ci dice che cosa cerchiamo ancora in Aquila della Notte, che cosa continuiamo a riconoscere in quel modo secco di stare al mondo, in quell’etica scolpita nella polvere, nella capacità di distinguere la durezza dalla crudeltà.
La copertina di Claudio Villa, poi, è uno di quei dettagli che per un lettore Bonelli non sono mai soltanto dettagli. Villa ha saputo fissare Tex in un’iconografia contemporanea senza tradirne la memoria, rendendolo immediatamente riconoscibile anche a chi magari arriva al personaggio da percorsi laterali, dopo aver scoperto il western attraverso cinema, serie TV o videogiochi. Perché diciamolo, oggi molti ragazzi hanno cavalcato nel West prima con un controller in mano che con un albo tra le dita, magari perdendosi nelle praterie digitali di Rockstar o nelle derive più sporche del neo-western televisivo. Eppure, se poi aprono Tex, capiscono subito che quella grammatica era già lì: il senso dello spazio, il codice dell’onore, il confine come luogo dell’anima, il villain che non è mai soltanto ostacolo ma prova morale, la banda di desperados come disordine che il racconto deve attraversare per rimettere in asse il mondo.
Tex. El Carnicero parla anche a chi ama i grandi antagonisti, quelli che non hanno bisogno di essere simpatici, riscattabili o trasformati in icone da merchandising emotivo. Balder è ripugnante, e proprio per questo funziona. In un’epoca in cui spesso ci viene chiesto di capire ogni cattivo fino quasi ad assolverlo, un personaggio come El Carnicero ricorda che la narrativa popolare può permettersi ancora la ferocia del male riconoscibile, del nemico che non cerca indulgenza, del criminale che usa la paura come linguaggio principale. Non significa rinunciare alla complessità, significa recuperare una chiarezza drammatica potentissima. Tex non combatte Balder perché deve completare un arco narrativo interiore, lo combatte perché Balder distrugge vite, calpesta persone, avvelena una comunità. E qualche volta, nella fiction come nella vita, questa consapevolezza basta già a generare una storia enorme.
La terza edizione in brossura ha quindi un valore che va oltre la semplice disponibilità commerciale di un volume esaurito. Certo, per i collezionisti e per chi aveva perso le precedenti uscite, il ritorno in libreria, fumetteria e sullo Shop online di Sergio Bonelli Editore è una bella notizia concreta. Ma per la community nerd, per chi segue l’evoluzione del fumetto italiano, per chi continua a considerare Bonelli una delle grandi case narrative del nostro Paese, questa uscita è anche un invito a riprendere in mano un pezzo di western all’italiana disegnato con mestiere e raccontato con quella miscela di brutalità, avventura e senso morale che ha reso Tex un personaggio praticamente fuori scala nella nostra cultura pop.
A pensarci bene, il bello di Tex è che non ha mai avuto bisogno di sembrare giovane per restare vivo. Attraversa le epoche perché non rincorre l’epoca, ed è una cosa rarissima. Gli anni passano, cambiano i linguaggi, cambiano i lettori, cambiano le fumetterie, cambiano le piattaforme su cui discutiamo di storie, ma Aquila della Notte continua a stare lì, con il cappello, la camicia gialla, lo sguardo di chi ne ha viste troppe e non ha ancora nessuna intenzione di voltarsi dall’altra parte. El Carnicero torna proprio dentro questa continuità ostinata, riportando in circolo una vendetta sporca, un West crudele, un nemico memorabile e una domanda che ogni lettore, alla fine, si porta dietro più di quanto sembri: quanto abbiamo ancora bisogno di eroi capaci di chiamare le cose con il loro nome?
Forse è per questo che una ristampa di Tex può ancora accendere conversazioni vere tra appassionati, tra chi ricorda il primo albo comprato in edicola e chi magari sta entrando ora nel mondo Bonelli passando dalla fumetteria sotto casa o da un consiglio letto online. Paul Balder, Tex, Fusco, Nizzi, Gianluigi Bonelli, Claudio Villa: nomi, segni e immaginari che continuano a parlarsi attraverso il tempo, come succede alle storie che non si limitano a tornare, ma ogni volta trovano qualcuno disposto a rimettersi in sella. E allora la domanda la lasciamo girare volentieri tra i lettori di CorriereNerd.it: El Carnicero è uno dei villain più feroci e sottovalutati della lunga epopea texiana, oppure avete in mente altri avversari di Aquila della Notte capaci di lasciare un’impronta ancora più profonda nella polvere?
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