Pesaro ha appena chiuso un capitolo importante della sua storia culturale. Il 10 e 11 ottobre 2025 l’Auditorium Scavolini ha ospitato la prima edizione di The Power of Play, il festival internazionale che ha messo al centro non il videogioco come semplice forma di intrattenimento, ma come strumento sociale, educativo e culturale. Due giornate intense, dense di incontri, esperienze e premi che hanno trasformato la città marchigiana in un laboratorio di idee dove creatività, tecnologia e comunità si sono intrecciate per raccontare la potenza trasformativa del gioco.
L’evento è stato organizzato da IIDEA, l’associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, in collaborazione con il Comune di Pesaro – CTE Square e l’Università di Urbino Carlo Bo, e con il contributo internazionale di Games for Change, organizzazione che da anni promuove l’uso dei videogame come strumenti per il cambiamento sociale. A patrocinare l’iniziativa anche Rai Marche, segno che le istituzioni stanno iniziando a guardare al gaming con una prospettiva nuova: non più hobby o passatempo, ma linguaggio culturale contemporaneo.
Sul palco si sono alternati oltre trenta relatori provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti, tra sviluppatori, docenti, psicologi, ricercatori e artisti digitali. I talk e le tavole rotonde hanno esplorato sei aree tematiche fondamentali: Wellbeing, Sustainability, Culture, Human Rights, Education e Awareness, una mappa concettuale che ha permesso di indagare il videogioco come specchio della società e come strumento di formazione della coscienza collettiva.
Videogiochi che cambiano la realtà
Uno dei momenti più significativi è stato l’annuncio dei “Italian Video Game Awards – Games Beyond Entertainment 2025”, i riconoscimenti dedicati alle produzioni italiane che riescono a generare un impatto sociale, culturale o educativo.
Il premio Best Impact è andato a Inundo di Whitesock, un titolo narrativo che affronta il delicato tema del rischio alluvionale trasformandolo in un’esperienza immersiva e consapevole, capace di far comprendere — attraverso il linguaggio dell’interattività — quanto la gestione del territorio sia una responsabilità collettiva.
Il premio Best in Learning è stato invece assegnato a Password1234 di Tiny Bull Studios, che riesce a raccontare la cybersecurity aziendale con un approccio narrativo ironico e coinvolgente, rendendo comprensibili concetti complessi attraverso dinamiche di gioco intuitive.
Entrambi i progetti dimostrano come il medium videoludico, se trattato con intelligenza e sensibilità, possa affrontare temi urgenti come il cambiamento climatico, la sicurezza digitale e la formazione civica.
Tra scuole, famiglie e nuove generazioni
The Power of Play non è stato solo un evento per addetti ai lavori. La manifestazione ha aperto le porte anche a studenti, docenti e famiglie, coinvolgendo sei istituti scolastici di Pesaro in laboratori pratici dedicati alla creazione e al linguaggio dei videogiochi. Durante le attività, ragazze e ragazzi hanno potuto sperimentare da vicino come nasce un videogioco, comprendendo che dietro ogni livello e ogni sprite c’è un lavoro di design, programmazione, arte e, soprattutto, empatia.
L’iniziativa si è collegata anche alla EU Code Week 2025 e alla Games for Change Student Challenge, invitando insegnanti e dirigenti scolastici a promuovere una nuova cultura dell’innovazione e dell’alfabetizzazione digitale. Grande successo ha riscosso anche l’incontro con i family influencer “Guida senza Patente”, che hanno portato sul palco un dialogo fresco e accessibile su come educare all’uso consapevole dei videogiochi in famiglia.
L’area showcase: giocare per capire
Cuore esperienziale del festival è stata l’area showcase, uno spazio interattivo con 16 postazioni di gioco dove i visitatori hanno potuto testare titoli italiani a impatto sociale, tra cui i finalisti degli IVGA, i progetti di Bologna Game Farm 2025, i giochi promossi da Video Games Without Borders e le iniziative del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori.
Presenti anche i progetti della CTE Square e di WOM, la challenge dedicata alle “azioni quotidiane che producono impatto sociale positivo”.
Qui il gioco è tornato alla sua essenza più pura: sperimentazione, relazione, scoperta. Ogni joystick e visore diventava un ponte tra mondi e linguaggi, dimostrando che “giocare” può essere anche un atto politico e culturale.
“The Power of Play”: dal palco alla ricerca
Durante la manifestazione è stata presentata in anteprima mondiale anche l’omonima ricerca internazionale “The Power of Play”, che analizza i benefici dei videogiochi sulla salute mentale, sull’apprendimento e sulla coesione sociale. I risultati, disponibili sul sito ufficiale dell’evento, offrono un quadro prezioso per chi vuole comprendere come il videogioco possa contribuire allo sviluppo di competenze trasversali come empatia, problem solving e collaborazione.
Oltre il festival: il futuro del gioco consapevole
Con questa prima edizione, The Power of Play ha gettato le basi per un nuovo modo di parlare di videogiochi in Italia. Ha dimostrato che il “gioco” è una forza culturale che può costruire ponti tra generazioni, discipline e comunità. Non solo un divertimento, ma un linguaggio universale che educa, unisce e fa riflettere.
Dietro questo successo c’è la visione di IIDEA, che da anni lavora per dare dignità e riconoscimento all’industria videoludica italiana, promuovendo la formazione, la sostenibilità e la valorizzazione dei talenti locali. Come ha ricordato il team sul palco di Pesaro, “non esiste un gioco neutro: ogni gioco racconta il mondo in cui viviamo e quello che vogliamo costruire”.
E forse è proprio questa la lezione più importante che The Power of Play ci lascia: giocare è un atto di consapevolezza.
