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Rome VideoGameLab 2025: un successo travolgente con oltre 1000 partecipanti al WeGil di Trastevere

Roma ha celebrato ancora una volta la creatività, l’innovazione e la cultura videoludica con la settima edizione di Rome Videogame Lab  , il festival nazionale degli Applied Game che si è tenuto dall’8 all’11 maggio 2025. L’evento, prodotto da QAcademy con il sostegno della Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, ICE – Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, e con il patrocinio di Roma Capitale e Cinecittà, ha trovato per la prima volta una nuova casa nel cuore pulsante di Trastevere: l’hub culturale WeGil.

Rome VideoGameLab 2025 si è rivelato un vero e proprio trionfo, attirando oltre mille partecipanti in quattro giorni di incontri, laboratori, talk, spettacoli e momenti di condivisione tra generazioni. La manifestazione si è distinta non solo per la sua apertura al grande pubblico, ma anche per l’alto valore formativo e professionale delle sue proposte.

Cuore pulsante del festival sono state le due sezioni principali: Educational e Industry, che hanno offerto un fitto programma di talk, workshop e laboratori interattivi. Gli spazi del WeGil si sono trasformati in un grande villaggio del videogioco dove adulti, bambini, famiglie, studenti, sviluppatori e semplici curiosi hanno potuto scoprire tutte le declinazioni del gaming applicato.

Il gran finale della domenica ha visto una folla entusiasta partecipare a momenti di puro intrattenimento come le performance musicali improvvisate del mitico Kenobit, il suo irresistibile gioco-cabaret, sfide su simulatori di guida, la celebre pista di Mario Kart, laboratori creativi con Minecraft, tornei esport e la richiestissima Indie Showcase, vera vetrina del talento indipendente.

Ma non finisce qui: i numeri raccontano di un’edizione da record. Ben 22 ore di laboratori con la partecipazione di 450 persone, 8 talk tematici, 20 studi indie presenti, 80 studenti dell’Accademia Italiana del Videogioco e di ITS Academy Digital Lazio coinvolti attivamente come supporto ai buyer internazionali e relatori nei panel professionali. Una vera e propria immersione nella cultura del videogioco, capace di mettere in contatto generazioni, competenze e passioni.

Molto positiva anche la sezione B2B, svoltasi l’8 e 9 maggio, che ha visto ben 31 buyer italiani e internazionali (13 italiani e 18 stranieri) incontrare 21 studi di sviluppo (di cui 8 laziali), aprendo concrete opportunità di collaborazione e crescita per l’industria videoludica italiana. Il programma B2B è stato sostenuto da Regione Lazio, Lazio Innova, Camera di Commercio di Roma e ICE – Agenzia.

Grande attenzione anche alla cooperazione internazionale: ospite d’eccezione di questa edizione è stata l’Ambasciata di Francia in Italia, che ha annunciato un progetto inedito per la creazione di un videogioco interamente dedicato al magnifico Palazzo Farnese, un’iniziativa che rafforza il legame tra cultura, storia e tecnologia.

Rome VideoGameLab 2025 si conferma così un appuntamento irrinunciabile nel panorama nazionale e internazionale, un punto di incontro tra developer, ricercatori, istituzioni, educatori e giocatori. Una manifestazione capace di unire apprendimento e divertimento, networking e creatività, dando vita a un ecosistema vibrante e in continua evoluzione.

Un ringraziamento speciale va a Lazio Crea, Excaliber, Acer (partner tecnico), Radio Rock (media partner), Accademia Italiana Videogiochi, GAMM Game Museum, Maker Camp di Marco Vigelini e CNR – Tecnopolo di Roma, che con il loro contributo hanno reso possibile questa magnifica avventura.

Per chi non c’era o vuole rivivere i momenti migliori del festival, tutte le informazioni, contenuti e aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale  romevideogamelab.it e sui canali social. E ora tocca a voi! Avete partecipato al Rome VideoGameLab 2025? Qual è stato il vostro momento preferito? Raccontatecelo nei commenti e condividete l’articolo con i vostri amici gamer. Il viaggio nel mondo degli Applied Game continua… e noi non vediamo l’ora di giocare ancora insieme!

#STOBENEGRAZIE: Un’Installazione Immersiva Che Rompe il Silenzio sulla Salute Mentale

Un’installazione artistica immersiva, capace di toccare le corde più profonde dell’animo umano, è stata al centro della terza edizione di #STOBENEGRAZIE, un progetto che ha avuto luogo a Roma, nel cuore pulsante del quartiere Trastevere, presso Piazza San Cosimato. Con il supporto non condizionante di Angelini Pharma e il patrocinio della ASL Roma 1, l’evento ha avuto un successo straordinario, riuscendo a coinvolgere centinaia di visitatori in un’esperienza emotiva e riflessiva sui temi delicati e sempre più urgenti della salute mentale e dello stigma sociale che ancora la circonda.

Quello che ha reso #STOBENEGRAZIE così potente non è stato solo l’uso di una narrazione multisensoriale, ma la capacità di raccontare visivamente e simbolicamente le diverse fasi del disagio psichico, dal momento di angoscia iniziale alla speranza della rinascita. Il percorso, diviso in quattro stanze, ha offerto ai partecipanti un viaggio interiore in cui ogni stanza rappresentava un passo della lotta contro i disturbi mentali: un cammino simbolico che ha accompagnato ciascun visitatore attraverso il buio della sofferenza e il chiarore di un possibile recupero.

I dati emersi da un questionario somministrato ai partecipanti sono sorprendenti, rivelando quanto sia radicata la consapevolezza del disagio mentale, soprattutto tra i giovani. Ben il 98% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi personalmente coinvolto da questi temi, e in molti casi, non solo come osservatori, ma come protagonisti delle esperienze raccontate. La salute mentale, infatti, non è più vista come un argomento distante, ma come una parte integrante della vita quotidiana, che si intreccia inevitabilmente con il benessere fisico.

In particolare, quando si è parlato di depressione, la risposta è stata univoca: il 94% dei partecipanti ha dichiarato di conoscere la condizione, e addirittura più della metà, il 54%, ha ammesso di averne fatto esperienza diretta. Questi numeri, che rispecchiano quelli dei sondaggi nazionali, rivelano la gravità di una problematica che affligge milioni di italiani, in particolare i giovani adulti. I dati sono chiarissimi: in Italia, circa 3 milioni di persone sono colpite dalla depressione, e di queste, il 49,4% è rappresentato da ragazzi tra i 18 e i 25 anni. Ma non è solo la depressione a preoccupare: ben il 20% della popolazione soffre di un disturbo mentale, ma, purtroppo, la paura del giudizio sociale porta circa il 50% a rifiutare le cure.

Nonostante le difficoltà e le incertezze, l’evento ha portato con sé un messaggio di speranza e fiducia. Infatti, il 89,6% dei partecipanti ha espresso una visione positiva sul fatto che la depressione possa essere curata, e addirittura il 2,1% ha indicato che possa essere alleviata anche in assenza di una cura definitiva. Questo dato riflette una crescente fiducia nella possibilità di affrontare e superare il disagio mentale, un tema che continua a essere trattato con sempre maggiore serietà e apertura.

Il successo di #STOBENEGRAZIE, però, non si limita solo ai numeri, ma si traduce anche nelle emozioni e nelle sensazioni vissute dai partecipanti. I visitatori hanno citato tra le emozioni predominanti il senso di curiosità e interesse, segno che il messaggio dell’installazione è riuscito a stimolare una riflessione profonda e, in molti casi, a superare il muro della disinformazione e dell’indifferenza. Un dato che ha colpito particolarmente è che il 91,8% degli intervistati ha affermato che iniziative come quella di #STOBENEGRAZIE sono fondamentali per comprendere meglio le problematiche legate alla salute mentale e per contribuire a ridurre lo stigma sociale.

Queste emozioni non sono sfuggite agli occhi degli organizzatori, tra cui Gian Luca Comandini, CEO di You&Web, che ha sottolineato l’importanza di proporre un linguaggio comunicativo innovativo, in grado di scuotere le coscienze e abbattere i pregiudizi. La sua visione è stata supportata da Massimo Nese, Art Director di You&Web, che ha evidenziato come l’arte possa essere un mezzo potentissimo per esplorare le dinamiche umane più complesse, quelle che le parole spesso non riescono a esprimere, ma che invece si possono intuire e vivere attraverso le emozioni.

Anche il mondo accademico ha voluto testimoniare l’importanza di questa iniziativa. La Prof.ssa Cinzia Niolu, Ordinario di Psichiatria presso l’Università di Roma Tor Vergata, e il Prof. Alberto Siracusano, Professore Emerito di Psichiatria, hanno evidenziato il valore di una visione integrata tra mente e corpo, un aspetto che diventa sempre più centrale nell’approccio alla salute mentale. Non a caso, entrambi hanno sottolineato l’importanza di una formazione scolastica adeguata, che faccia fronte all’esigenza di una comunicazione più aperta sulla salute mentale, coinvolgendo anche i social media e gli influencer, per raggiungere le generazioni più giovani.#STOBENEGRAZIE si conferma come un modello di comunicazione esperienziale che non solo sensibilizza su un tema urgente, ma riesce anche a parlare alle nuove generazioni con il linguaggio della creatività e dell’arte, abbattendo barriere e tabù. Un’esperienza che ha portato consapevolezza, ma che ha anche stimolato una riflessione profonda sulla necessità di parlare apertamente di salute mentale. Perché, come ricordato da tutti gli esperti, la cura inizia dal dialogo.

Il fantasma della Pimpaccia e i segreti oscuri di Ponte Sisto: tra storia, leggende e misteri di Roma

C’è un ponte, nel cuore pulsante della Città Eterna, che non unisce solo due sponde del Tevere, ma due mondi: quello reale e quello delle ombre, dei misteri, dei sussurri notturni che Roma non ha mai smesso di raccontare. Stiamo parlando di Ponte Sisto, un monumento che più che una semplice via di passaggio, è un crocevia di storia, leggende e fantasmi. Sì, avete letto bene. Fantasmi. E non uno qualunque, ma quello della famigerata Pimpaccia, al secolo Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj. Ma andiamo con ordine, perché la storia che sto per raccontarvi è degna di un romanzo gotico ambientato in un’Italia barocca e decadente.

Ponte Sisto nasce letteralmente dalle ceneri del passato. Il suo predecessore fu il pons Aurelius, costruito nel lontano 215 d.C. sotto l’imperatore Marco Aurelio Severo Antonino. Era un ponte che serviva a collegare la sponda sinistra del Tevere al quartiere di Trastevere, un’arteria fondamentale per l’antica Roma. Non a caso, fu anche chiamato pons Janicularis, per la vicinanza al Gianicolo. Ma questo antico ponte portava con sé anche un carico di dolore: si racconta che proprio da lì venissero gettati nel fiume i primi martiri cristiani. Una scena che evoca immagini da epica martirologica, in perfetto stile dark fantasy, con il Tevere a fare da testimone muto.

Nel corso dei secoli, il ponte subì numerosi restauri, il primo dei quali avvenne tra il 366 e il 367, grazie all’imperatore Valentiniano, che ne abbellì l’imboccatura con un arco trionfale sormontato da statue bronzee. Le rovine di quell’opera furono riscoperte solo molto più tardi, nel 1878 e nel 1892, e oggi riposano nel Museo Nazionale Romano. Ma la sorte del ponte fu tutt’altro che clemente: nel 792 una piena del Tevere lo fece crollare, e da allora fu abbandonato. I romani, mai a corto di soprannomi pittoreschi, iniziarono a chiamarlo Ruptus, Tremulus o Fractus, nomi che sembrano usciti da un grimorio medievale più che da un registro topografico.

Fu solo nel 1475, in vista del Giubileo, che Papa Sisto IV decise di dare nuova vita a quel passaggio ormai dimenticato. Affidò l’incarico di ricostruire il ponte a Baccio Pontelli, e da quel momento in poi, il ponte prese il nome che ancora oggi porta con fierezza: Ponte Sisto. Da allora, il ponte è diventato un’icona della Roma rinascimentale e moderna, amato tanto dai turisti quanto dai romani. È un ponte pedonale che collega il centro storico a Trastevere, ed è spesso popolato da musicisti di strada, artisti, innamorati che si baciano al tramonto e fotografi in cerca dello scatto perfetto.

Ma non fatevi ingannare dall’atmosfera romantica e bohémien: Ponte Sisto ha un’anima oscura. È teatro di una delle leggende più inquietanti della città, quella della Pimpaccia, un fantasma che ancora oggi, secondo la tradizione, percorre il ponte nelle notti di gennaio, a cavallo di una carrozza infuocata. La sua figura emerge dal folclore romano come un personaggio che sembra uscito da un horror storico, tanto è pervaso da ambiguità, potere e vendetta.

Donna Olimpia Pamphilj, detta appunto la Pimpaccia, è stata una figura storica realmente esistita e assolutamente fuori dal comune. Cognata (e secondo le voci, anche amante) di papa Innocenzo X, esercitava su di lui un’influenza enorme, tanto che era opinione comune che nulla accadesse in Vaticano senza il suo benestare. I romani non la sopportavano, e forse per questo Pasquino – la celebre statua parlante di Roma – la bersagliava senza pietà con le sue pasquinate. I versi satirici la dipingevano come una donna spietata, manipolatrice e avida, una sorta di villain ante litteram che avrebbe fatto impallidire persino Cersei Lannister.  Ironia velenosa che colpisce nel cuore della figura femminile di potere, all’epoca vista con sospetto, soprattutto se mostrava un’ambizione simile a quella degli uomini.

Una delle leggende più piccanti legate alla Pimpaccia riguarda un certo Fiume, suo maestro di camera e – si dice – uno dei suoi tanti amanti. Pasquino non perse occasione per ridicolizzare la liaison in modo a dir poco esplicito: fece affiggere un disegno con una donna nuda, inequivocabilmente somigliante a Donna Olimpia, e una mano che indicava con l’indice il suo sesso, accompagnata dalla scritta: “Fin qui arrivò Fiume”. Satira medievale o meme ante litteram?

Ma torniamo al fantasma. La leggenda vuole che, ogni 7 gennaio, anniversario della morte di Innocenzo X, la Pimpaccia esca dal suo palazzo a Piazza Navona su una carrozza infuocata, attraversi Ponte Sisto e si getti nel Tevere, portando terrore tra i passanti nottambuli. Alcuni giurano di averla vista, o almeno di aver percepito un’ombra fugace, un suono di zoccoli sul selciato, un odore di zolfo nell’aria. E c’è di più: fuori porta San Pancrazio, nei pressi di Villa Pamphili, esisteva fino al 1914 una via chiamata Via Tiradiavoli, proprio perché si diceva che lì i demoni avessero aperto una voragine per trascinare all’inferno la carrozza della Pimpaccia. Altro che Ghost Rider, qui siamo dalle parti dell’Inferno dantesco versione barocca.

Se vi capita di passeggiare di notte sul Ponte Sisto, magari dopo una serata a Trastevere, guardatevi attorno. Il Tevere riflette le luci della città, ma anche le sue ombre. Forse, se siete abbastanza fortunati – o sfortunati – potreste scorgere un bagliore rosso fuoco nella notte, sentire il rumore di ruote che graffiano il basolato antico. E allora, non dite che non vi avevo avvisati.

E voi, avete mai sentito parlare della leggenda della Pimpaccia? Vi è mai capitato di avvertire qualcosa di strano su Ponte Sisto? Condividete questo articolo sui vostri social e raccontateci le vostre esperienze più inquietanti nella Roma delle ombre… chissà, magari anche Donna Olimpia vi sta leggendo.

Immagine di copertina di Livioandronico2013 – Opera propria, CC BY-SA 4.0

La Basilica di San Crisogono in Trastevere: Un Viaggio nei Sotterranei e nella Storia di Roma

La Basilica di San Crisogono, incastonata nel cuore del quartiere Trastevere, è un angolo storico che merita attenzione non solo per la sua architettura, ma anche per il fascino che si cela nei suoi sotterranei. Mentre la magnificenza di altre chiese trasteverine, come Santa Maria in Trastevere e Santa Cecilia, tende a oscurare la sua importanza, San Crisogono rappresenta un capitolo fondamentale nella storia di Roma e delle sue trasformazioni urbanistiche e religiose.

La Storia e la Leggenda di San Crisogono

La Basilica di San Crisogono, con il suo nome che rimanda a una figura di martire cristiano, è tra le più antiche della città, e si erge su un sito ricco di storia. Fondata su due, forse tre domus romane del II e III secolo, la basilica ha assunto la sua pianta definitiva nel IV secolo, sotto il pontificato di Papa Silvestro I. Tuttavia, l’identità del Crisogono a cui la basilica è dedicata resta avvolta nel mistero, alimentando una delle più intriganti discussioni storiche della Roma antica. Una delle teorie più accreditate identifica il santo con un soldato di Aquileia, che subì il martirio sotto l’imperatore Diocleziano nel IV secolo. La sua passio narra di un uomo che, dopo aver sofferto lunghe torture, venne decapitato e gettato in mare.

Secondo una diversa tradizione, Crisogono visse a Roma e fu imprigionato per la sua fede cristiana. Durante la sua detenzione, intrattenne una corrispondenza con Anastasia, una donna cristiana perseguitata dal marito. Quando Crisogono fu trasferito ad Aquileia, Anastasia lo seguì e testimoniò il suo martirio. La figura di Crisogono è così avvolta da una molteplicità di storie che lo rendono una figura enigmatica, legata profondamente alla cristianità nascente e al martirio.

Di Anthony M. from Rome, Italy – saint and leper, s. crisogono, CC BY 2.0

La Basilica e i Suoi Sotterranei

La chiesa odierna di San Crisogono, che sorge lungo il viale Trastevere, non è l’originale struttura che venne edificata nel IV secolo. La basilica documentata per la prima volta nel 499, quando fu inclusa nell’elenco dei tituli romani invitati a partecipare al Concilio di Roma, era probabilmente una piccola chiesa che sorgeva su una domus privata del II secolo. Nel corso dei secoli, la basilica subì numerosi restauri e modifiche, il più significativo dei quali avvenne nel 1126, quando il cardinale Giovanni da Crema avviò la costruzione di un nuovo edificio basilicale che integrò la vecchia struttura come fondazione. Il campanile romanico che oggi svetta sulla basilica risale proprio a questo periodo.

Gli scavi condotti nel 1907 hanno portato alla luce i resti della chiesa originale, sepolti sotto la basilica odierna, a circa sei metri di profondità. Questi sotterranei sono un prezioso scrigno di storia, che consente di osservare da vicino le tracce delle prime chiese cristiane, in particolare una serie di affreschi dell’VIII secolo che raffigurano scene legate alla vita di San Crisogono, Rufino e Anastasia.

Un Viaggio nel Tempo: La Basilica Antica e la Reliquia di San Crisogono

Se la basilica attuale si presenta maestosa con il suo portico costruito nel 1626 grazie all’interessamento di Scipione Borghese, sono i sotterranei a custodire il vero spirito dell’antica San Crisogono. La chiesa più antica, situata sotto l’edificio moderno, include la parte inferiore dell’abside, decorata con splendidi motivi che imitano le stoffe sontuose del VIII secolo, e un battistero circolare che risale al periodo precedente. Quest’area è accessibile attraverso una scala moderna dalla sacrestia e offre una visione unica della basilica originale.

La reliquia di San Crisogono, che oggi si trova ancora nella chiesa, è un altro elemento fondamentale della storia della basilica. La reliquia, che consiste in una mano e in una calotta cranica attribuite al santo, arrivò nella basilica nel XV secolo, ma ha avuto una storia travagliata. Fu rubata nel 1960, ma ritrovata pochi giorni dopo nei pressi di Santa Maria in Trastevere, privata del prezioso reliquiario. La reliquia rappresenta non solo un simbolo di devozione, ma anche un legame tangibile con la martire cristiana che, seppur avvolto dal mistero, continua a suscitare fascino tra i visitatori.

L’Arte e le Opere della Basilica di San Crisogono

L’interno della basilica è un capolavoro di arte religiosa. Il soffitto a lacunari dipinto è uno dei più belli di Roma, mentre le colonne di granito, probabilmente provenienti dalle Terme di Settimio Severo, conferiscono una solida eleganza all’edificio. Al centro dell’abside si trova una copia della celebre tela del Guercino, La Gloria di San Crisogono, che purtroppo fu trafugata nel 1808 e venduta in Inghilterra, ma che continua a essere un elemento di grande importanza nella storia dell’arte cristiana.

Oltre agli affreschi, la basilica ospita numerose opere di pregio, tra cui il pavimento cosmatesco e la cappella del Santissimo Sacramento, opera di Gian Lorenzo Bernini. Il mosaico absidale, attribuito al Cavallini, è un altro elemento di grande rilevanza, con scene che raccontano la vita dei santi e le vicende cristiane. L’arte e la storia si fondono perfettamente in questo luogo, che risulta essere un’incantevole fusione di fede, arte e tradizione.

Un Viaggio di Scoperta

La visita alla Basilica di San Crisogono, quindi, non è solo un’esperienza religiosa, ma anche un’immersione nella storia e nell’arte di Roma. I sotterranei, in particolare, offrono uno spaccato autentico della Roma cristiana dei primi secoli, e la basilica stessa è un affascinante percorso attraverso le varie fasi della storia architettonica e religiosa della città. Ogni angolo della chiesa racconta una storia, ogni affresco è un frammento del passato che ci invita a riflettere sul cammino della cristianità e sulla memoria di chi, come San Crisogono, ha dato la propria vita per la fede.

In un quartiere di Roma dove le chiese si moltiplicano e si sovrappongono, San Crisogono merita di essere visitata con la stessa devozione che i romani hanno riservato alla sua fondazione. I suoi sotterranei, la sua arte e le sue reliquie continuano a raccontare la storia di una città che, attraverso le sue pietre e i suoi affreschi, parla ancora di fede, martirio e memoria.

E se Roma fosse la Terra di Mezzo?

Già in passato vi abbiamo raccontato come, secondo eminenti analisti e storici della letteratura, la leggendaria Terra di Mezzo creata da J. R. R. Tolkien fosse in reatà una rivisitazione fantastica della cara vecchia Europa. Oggi, dopo avervi accompagnato per le lande di Forgotten Realms attraverso il Molise e avervi mostrato la “galassia lontana lontana” come fosse l’Italia, giochiamo insieme a Chat-Gpt immaginando la Terra di Mezzo come fosse la nostra amata capitale, Roma! Ci scusiamo per eventuali imperfezioni, ricordando che si tratta solo di una “sfida creativa” posta ad un’inteliggenza artificiale e rimaniamo a disposizione per “aggiornare” l’articolo con le vostre puntuali riflessioni!

Trastevere è la Contea

Trastevere è simile alla Contea, il luogo dove vivono gli Hobbit. È un posto tranquillo e accogliente, dove le persone amano godersi la vita semplice e le buone cose. Qui si trovano case basse e colorate, circondate da giardini e fiori. Gli abitanti di Trastevere sono orgogliosi della loro tradizione e della loro cultura, e non amano molto le novità e i cambiamenti.

Il Centro Storico è Minas Tirith

Il Centro Storico di Roma ricorda a Minas Tirith, la capitale del regno di Gondor. È il cuore della città, dove si concentrano la storia, l’arte e il potere. Qui si trovano monumenti antichi e maestosi, come il Colosseo, il Pantheon e il Campidoglio, ma anche il Parlamento e il Quirinale, abitazione del Presidente della Repubblica. Gli abitanti del Centro Storico sono persone colte e raffinate, ma anche un po’ altezzose e snob.

L’E.U.R. è Isengard

Il quartiere dell’Eur potrebbe essere paragonato a Isengard, la fortezza del mago Saruman. È un posto moderno e imponente, dove si manifesta la forza e l’ambizione. Qui si trovano edifici dall’architettura razionalista e dalle salde geometrie, come il Palazzo della Civiltà Italiana e il Palazzo dei Congressi. Gli abitanti di EUR sono persone efficienti e pragmatiche, ma anche un po’ fredde e arroganti.

Ostiense è Lothlórien

Ostiense è simile a Lothlórien, il regno degli Elfi. È un posto magico e affascinante, dove si mescolano il passato e il futuro. Qui si trovano opere antiche e futuristiche, come le Terme di Caracalla e la Centrale Montemartini, antichi reperti di archeologia industriale come il Gazometro. Gli abitanti di Ostiense sono persone curiose e innovative, ma anche un po’ misteriose e riservate.

Monti è Moria

Monti ricorda Moria, la città sotterranea dei Nani. È un posto antico e misterioso, dove si nascondono tesori e pericoli. Qui si trovano resti archeologici e gallerie segrete, come le Terme di Traiano e il Mitreo Barberini. Gli abitanti di Monti sono persone laboriose e tenaci, ma anche un po’ chiusi e diffidenti.

Testaccio è il Villaggio di Brea

Questo quartiere è simile al villaggio di Brea, dove c’è la famosa locanda del Puledro Impennato. È un posto popolare e genuino, dove si celebra la vita e la tradizione. Qui si trovano locali tipici e folkloristici, come il mercato rionale e moltissime discoteche. Gli abitanti di Testaccio sono persone allegre e cordiali, ma anche un po’ irruenti e orgogliose.

Garbatella è Gran Burrone

Garbatella ricorda Gran Burrone, la valle e capitale degli Elfi. È un posto incantevole e tranquillo, dove si respira un’atmosfera di pace e armonia. Qui si trovano giardini curati e architetture eleganti, come il Teatro Palladium. Gli abitanti di Garbatella sono persone gentili e raffinate, ma anche un po’ nostalgiche e sognatrici.

Prati è Dol Guldur

Questo quartiere è simile a Dol Guldur, la fortezza del Necromante. È un posto ricco e potente, dove si manifesta l’influenza e l’ambizione. Qui si trovano edifici imponenti e istituzioni importanti, come il Palazzo di Giustizia e il Vaticano. Gli abitanti di Prati sono persone sofisticate e ambiziose, ma anche un po’ rigide e arroganti.

Trionfale è Fangorn

Il quartiere Trionfale ricorda Fangorn, la foresta degli Ent. È un posto verde e rigoglioso, dove si conserva la natura e la biodiversità. Qui si trovano parchi vasti e alberi secolari, come il Parco di Monte Mario e il Pineto. Gli abitanti di Trionfale sono persone ecologiche e rispettose, ma anche un po’ solitarie e ostinate.

Rebibbia è Mordor

Per molti romani, Rebibbia potrebbe ricordare Mordor, la terra del male. È un posto cupo e isolato, dove si respira un’aria di oppressione e violenza. Qui si trovano strutture carcerarie e industriali, come il carcere di Rebibbia e la centrale termoelettrica. Gli abitanti di Rebibbia sono persone sofferenti e rassegnate, ma anche un po’ ribelli e coraggiose.

Aurelio è Tharbad

Aurelio è simile a Tharbad, la città in rovina. È un posto decadente e trascurato, dove si manifestano i problemi sociali e ambientali. Qui si trovano edifici fatiscenti e aree verdi abbandonate, come il Parco di Villa Pamphili e il Parco Regionale Urbano del Pineto. Gli abitanti di Aurelio sono persone povere e disperate, ma anche un po’ solidali e generose.

Flaminio è Osgiliath

Questo quartiere è simile a Osgiliath dei tempi che furono, la città dei viaggiatori. È un posto cosmopolita e dinamico, dove si incontrano persone di diverse culture e origini. Qui si trovano luoghi di interesse e divertimento, come l’Auditorium Parco della Musica, il MAXXI e lo Stadio Olimpico. Gli abitanti di Flaminio sono persone curiose e socievoli, ma anche un po’ caotiche e rumorose.

Tuscolana è Dale

Il quartiere di Tuscolana è simile a Dale, la città dei mercanti. È un posto commerciale e vivace, dove si svolgono attività economiche e culturali. Qui si trovano negozi variopinti e luoghi storici, come il Parco degli Acquedotti, Cinecittà e, appena fuori la Basilica di San Giovanni in Laterano. Gli abitanti di Tuscolana sono persone laboriose e intraprendenti, ma anche un po’ materialiste e superficiali.

Parioli è Gondolin

Questo quartiere è simile a Gondolin, la città nascosta degli Elfi. È un posto elegante e raffinato, dove si manifesta il lusso e la cultura. Qui si trovano ville prestigiose e musei rinomati, come la Galleria Borghese e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Gli abitanti di Parioli sono persone aristocratiche e colte, ma anche un po’ snob e distaccate.

Tor Bella Monaca è Cirith Ungol

Tor Bella Monac ricorda Cirith Ungol, il passo dei ragni. È un posto degradato e pericoloso, dove si respira un’aria di criminalità e violenza. Qui si trovano palazzoni fatiscenti e bande malavitose. Gli abitanti di Tor Bella Monaca sono persone povere e disperate, ma anche un molto coraggiose.

Monteverde è Fangorn

Questo quartiere è simile a Fangorn, la foresta degli Ent. È un posto verde e rigoglioso, dove si conserva la natura e la biodiversità. Qui si trovano parchi vasti e alberi secolari, come il Parco di Villa Doria Pamphili e il Parco di Villa Sciarra. Gli abitanti di Monteverde sono persone ecologiche e rispettose, ma anche un po’ solitarie e ostinate.

L’Esquilino è Collevento

Questo quartiere è simile a Collevento. È un posto cosmopolita e dinamico, dove si incontrano persone di diverse culture e origini. Qui si trovano luoghi di interesse e divertimento, come il Colosseo, la Basilica di Santa Maria Maggiore e il Mercato Esquilino. Gli abitanti di Esquilino sono persone curiose e socievoli, ma anche un po’ caotiche e rumorose.

Cassia è Ithilien

Questo quartiere è simile a Ithilien, la terra dei guardiani. È un posto tranquillo e suggestivo, dove si manifesta la storia e la bellezza. Qui si trovano opere antiche e paesaggi incantevoli, come la Via Francigena, la Tomba di Nerone e il Parco di Veio. Gli abitanti di Cassia sono persone pacifiche e gentili, ma anche un po’ nostalgiche e sognatrici.

Balduina è Caras Galadhon

Questo quartiere potrebbe essere paragonato a Caras Galadhon, la città degli Elfi nella foresta di Lothlórien. È un posto alto e luminoso, dove si manifesta la bellezza e la spiritualità. Qui si trovano chiese suggestive e panorami mozzafiato, come l’osservatorio e il parco di Monte Mario. Gli abitanti di Balduina sono persone elevate e serene, ma anche un po’ isolate e distaccate.

Casalotti è la Helm, la Fortezza dei Rohirrim

Casalotti ricorda Helm, la fortezza dei Rohirrim. È un posto forte e resistente, dove si respira un’aria di difesa e di sfida. Qui si trovano mura imponenti e luoghi storici, come il Castello di Torrevecchia. Gli abitanti di Casalotti sono persone leali e coraggiose, ma anche un po’ ostili e orgogliose.

Bufalotta è Dol Amroth

Bufalotta ricorda Dol Amroth, la città dei principi del Gondor. È un posto nuovo e ricco, dove si manifesta il lusso e la modernità. Qui si trovano centri commerciali e residenze eleganti, come il Porta di Roma e il Parco Talenti. Gli abitanti di Bufalotta sono persone sofisticate e ambiziose, ma anche un po’ snob e superficiali.

San Paolo è Osgiliath

Il quartiere di San Paolo è simile all’attuale Osgiliath, la città in rovina sul fiume Anduin. È un posto antico e decadente, dove si conservano i resti di una gloria passata. Qui si trovano opere storiche e artistiche, come la Basilica di San Paolo fuori le Mura e il Ponte Marconi. Gli abitanti di San Paolo sono persone pacifiche e gentili, ma anche un po’ nostalgiche e sognatrici.

Magliana è Pelargir

Magliana ricorda Pelargir, il porto del Gondor sul fiume Anduin. È un posto popolare e vivace, dove si svolgono attività commerciali e sociali. Qui si trovano mercati rionali e luoghi di aggregazione, come il Mercato della Magliana e il Parco della Resistenza. Gli abitanti di Magliana sono persone allegre e cordiali, ma anche un po’ irruenti e orgogliose.

Pietralata è Erebor

Pietralata è simile a Erebor, la montagna dei Nani. È un posto antico e misterioso, dove si nascondono tesori e pericoli. Qui si trovano resti archeologici e gallerie segrete. Gli abitanti di Pietralata sono persone laboriose e tenaci, ma anche un po’ chiusi e diffidenti.

Il Pigneto è Edoras

Il Pigneto ricorda Edoras, la capitale di Rohan. È un posto popolare e genuino, dove si celebra la vita e la tradizione. Qui si trovano locali tipici e folkloristici. Gli abitanti di Pigneto sono persone allegre e cordiali, ma anche un po’ irruenti e orgogliose.

Cinecittà è Minas Morgul

Cinecittà è simile a Minas Morgul, la città dei Nazgûl. È un posto moderno e imponente, dove si manifesta la forza e l’ambizione. Qui si trovano edifici razionali e geometrici, come il Centro Commerciale Cinecittà 2 e gli studi di Cinecittà. Gli abitanti di Cinecittà sono persone efficienti e pragmatiche, ma anche un po’ fredde e arroganti.

Montesacro è Belfalas

Montesacro è simile a Belfalas, la regione costiera del Gondor. È un posto incantevole e tranquillo, dove si respira un’atmosfera di pace e armonia. Qui si trovano giardini curati e architetture eleganti, come il Parco delle Valli e il Ponte Nomentano. Gli abitanti di Montesacro sono persone gentili e raffinate, ma anche un po’ nostalgiche e sognatrici.

Il Faro del Gianicolo si illumina di verde per ricordare i Desaparecidos

Ieri, nel tardo pomeriggio domenica 24 marzo, in occasione dell’anniversario del golpe militare in Argentina del 1976, è stato acceso, dopo tantissimo tempo, l’iconico Faro del Gianicolo. L’inedita luce verde, almeno per i romani più giovani e per i turisti, che ha improvvisamente illuminato il faro di pietra bianca ha un significato profondo: è in memoria dei desaparecidos argentini, vittime della dittatura militare che ha scosso l’Argentina nel 1976. Un momento che ha colto di sorpresa e stupore chi si trovava nei paraggi del colle che domina Trastevere a Roma che hanno immortalato il suggestivo evento sui social!

Si tratta dunque di un atto simbolico promosso dal Comitato Cittadino “Roma ricorda i Desaparecidos Madres e Abuelas in memoria del 24 marzo del 1976 è il giorno del colpo di Stato che instaurò in Argentina la dittatura militare ed è una ricorrenza laica del Paese sudamericano, il “Giorno della memoria per la verità e la giustizia” (in spagnolo, Día de la Memoria por la Verdad y la Justicia), celebrata ogni anno a commemorazione delle vittime del regime militare. Questo tragico evento ha portato alla sparizione di migliaia di persone, spesso giovani, vittime di arresti arbitrari, sequestri e omicidi segreti. Inoltre, quest’anno si ricorderanno, tra gli altri, i soci della società calcistica “River Plate” di Buenos Aires sequestrati e fatti sparire.

Il Faro del Gianicolo, costruito nel 1911, si conferma ancora una volta come un simbolo importante per commemorare le vittime di questa pagina oscura della storia argentina, per riflettere sull’importanza dei diritti umani e condannare ogni forma di violenza.

All’evento, che ha il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, hannoo partecipato: Enrico Calamai, ex diplomatico italiano a Buenos Aires all’epoca del golpe militare, che mise in salvo più di trecento perseguitati; Miguel Gotor, assessore alla Cultura di Roma Capitale; Adriano Labbucci, assessore alla Memoria del Primo Municipio; Lidia Ferrari, di Amnesty International Italia; Rosa Maria Grillo, dell’Università di Salerno; Florencia Santucho, sorella del “nipote 133” ritrovato e identificato dalle “Abuelas de Plaza de Mayo” nel 2023 e Patrizia De Mei, già professoressa alla Scuola Italiana Cristoforo Colombo di Buenos Aires.

Ricordare i desaparecidos è fondamentale per non dimenticare le atrocità del passato e sottolineare l’importanza dei valori umani e della democrazia. La luce verde che brilla sul Faro è un segno di speranza e solidarietà con le vittime delle oppressioni passate, per assicurare che tali orrori non si ripetano mai più.

Il Faro del Gianicolo, o meglio, il Faro degli italiani d’Argentina, con la sua lanterna che racchiude i colori del tricolore italiano, è stato donato alla città di Roma dalla comunità italiana di Buenos Aires come segno di legame con la patria d’origine. è una struttura monumentale situata nel rione di Trastevere. Costruito nel 1911 su progetto dell’architetto Manfredo Manfredi, questo faro non ha scopo navigazionale, ma rappresenta uno dei monumenti più iconici del parco del Gianicolo. Realizzato in marmo botticino, il Faro del Gianicolo è composto da un basamento circolare su cui si erge una colonna cannellata che costituisce la parte principale della costruzione. Sulla parte superiore, il capitello della colonna reca un abaco circolare con la dedica:

«A ROMA CAPITALE – GLI ITALIANI D’ARGENTINA – MCMXI».

Questo faro fu eretto grazie all’impegno di un comitato di italiani residenti a Buenos Aires per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e simboleggiare il legame tra gli italiani emigrati e la loro patria. I membri del comitato finanziarono il progetto e si offrirono di provvedere all’alimentazione della lanterna usando olio.

Manfredo Manfredi, sia architetto che deputato, si occupò delle pratiche burocratiche necessarie presso il Comune di Roma, con il sindaco Ernesto Nathan. Il Faro del Gianicolo venne costruito in soli dodici mesi, ma a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’inaugurazione fu posticipata al 1920. Durante eventi speciali, la struttura veniva addobbata con bandiere.

Il detto popolare “sembri er faro der Giannicolo” fa riferimento alla stranezza dell’abbigliamento di una persona, ma nulla ha a che fare con il vero scopo del Faro del Gianicolo, che rimane un simbolo di commemorazione e unità per gli italiani d’Argentina e per tutti coloro che visitano il parco del Gianicolo.

Come comunica il sito del Comune di Roma, quest’anno si potrà godere di nuovo del pieno funzionamento della luce tricolore della lanterna del faro che, a causa di un guasto di difficile riparazione al meccanismo di rotazione dei fanali, negli ultimi anni poteva essere accesa solo in modalità fissa. Un delicato e complesso intervento dei tecnici di Areti sugli ingranaggi originali dell’epoca ha consentito il pieno ripristino del monumento.

Fonte: comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS1170533.

Immagine di Copertina puramente esemplificativa realizzata appositamente in attesa di foto ufficiali!

Roma e la rivoluzione digitale: Julia, l’assistente virtuale che migliora l’esperienza di cittadini e turisti

Il 7 marzo 2025 segna un punto di svolta per la Capitale italiana con la presentazione di Julia, un innovativo assistente virtuale che sta cambiando il modo di esplorare e vivere Roma. Frutto della collaborazione tra il Comune di Roma e Microsoft, Julia non è un semplice chatbot, ma una vera e propria guida digitale progettata per rispondere alle esigenze quotidiane di cittadini, turisti e pellegrini. Alimentata dall’intelligenza artificiale più avanzata, Julia è una piattaforma che semplifica l’interazione con la città, rendendola più intuitiva e accessibile.

Un’assistente virtuale per ogni esigenza

Julia è stata concepita come un assistente digitale che raccoglie e fornisce dati ufficiali provenienti da Roma Capitale e da altre fonti verificate. La sua forza sta nell’interazione in tempo reale, capace di rispondere in modo preciso e contestualizzato a una vasta gamma di richieste. Se si tratta di trovare un hotel, ottenere informazioni sugli orari dei trasporti pubblici, conoscere gli eventi culturali in corso, o semplicemente chiedere dettagli sui servizi essenziali, Julia è pronta a intervenire.

Un esempio rilevante riguarda il Giubileo. I pellegrini che partecipano a questo evento sacro possono usufruire delle funzionalità di Julia per consultare il calendario delle cerimonie, la rete di infopoint turistici, e orientarsi tra i luoghi di culto della città. Inoltre, Julia è in grado di rispondere anche alle domande più specifiche, come quelle relative alle allerte della Protezione Civile, diventando così un vero e proprio punto di riferimento per chiunque abbia bisogno di informazioni aggiornate e affidabili.

Un’assistente poliglotta che parla oltre 80 lingue

Una delle caratteristiche che rende Julia particolarmente adatta al contesto internazionale di Roma è la sua capacità di comprendere e rispondere in oltre 80 lingue. Questo la rende ideale non solo per i romani, ma soprattutto per i turisti che, senza conoscenze pregresse della lingua italiana, possono interagire con l’assistente virtuale e ricevere informazioni personalizzate.

L’interazione con Julia avviene attraverso diversi canali: WhatsApp, Telegram, Messenger, e la classica web chat. Questa versatilità permette agli utenti di accedere al servizio in modo semplice e immediato, indipendentemente dalla piattaforma che preferiscono utilizzare. La capacità di Julia di rispondere alle domande su musei, attrazioni turistiche, eventi culturali e persino spettacoli teatrali è uno dei suoi punti di forza. Per esempio, può suggerire itinerari alternativi meno affollati, aiutando i visitatori a scoprire angoli nascosti di Roma, lontano dalle rotte turistiche più battute.

Un aiuto prezioso per la mobilità cittadina

Roma, una città dalle dimensioni imponenti e dalla mobilità complessa, può risultare difficile da navigare, soprattutto per chi non è del posto. Julia, però, si dimostra un valido alleato anche in questo settore. Gli utenti possono chiedere informazioni precise sui percorsi dei mezzi pubblici, tra cui metropolitane, autobus e treni, ricevendo risposte chiare e tempestive. Julia integra anche i dati di Google Maps, permettendo agli utenti di visualizzare gli itinerari in tempo reale.

Tuttavia, è importante sottolineare che Julia, al momento, non è in grado di prenotare una corsa in taxi, ma fornisce comunque numeri utili e link per prenotare autonomamente un taxi tramite i servizi ufficiali della città, come RomaMobilità.

Un’attenzione particolare per le esigenze alimentari

Roma è anche una città che attira una vasta gamma di turisti con esigenze alimentari particolari. In questo senso, Julia si distingue nel suo supporto alla ristorazione, offrendo informazioni dettagliate sui ristoranti che soddisfano specifiche necessità. Durante una prova, abbiamo chiesto a Julia di trovare ristoranti adatti a celiaci nel quartiere Trastevere. In pochi secondi, l’assistente virtuale ha fornito una lista di locali selezionati, con indirizzi, numeri di telefono e ulteriori dettagli. Questo servizio rende Julia un alleato prezioso per chi ha esigenze alimentari particolari e desidera godersi la cucina romana senza preoccupazioni.

Evoluzione futura e continui miglioramenti

La versione di Julia presentata a marzo 2025 è solo l’inizio di un processo che prevede costanti miglioramenti. Ogni interazione con gli utenti aiuterà l’intelligenza artificiale a perfezionarsi, aprendosi a nuove funzionalità e ampliando la sua base di conoscenze. Con l’aggiornamento continuo dei dati, Julia si adatterà sempre meglio alle necessità dei suoi utenti, offrendo risposte più personalizzate e precise.

In futuro, l’assistente virtuale potrebbe anche integrare ulteriori servizi, come la possibilità di prenotare biglietti per eventi, guide turistiche virtuali, e persino opzioni di pagamento per alcune delle attività cittadine. Con il suo processo di apprendimento continuo, Julia sarà in grado di rispondere in modo sempre più preciso alle richieste degli utenti, rendendo l’esperienza turistica a Roma ancora più soddisfacente e coinvolgente.

Perché Julia è una rivoluzione

Julia rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo del turismo e della fruizione della città. Il suo punto di forza è la personalizzazione: l’assistente virtuale si adatta alle preferenze degli utenti, consigliando itinerari, eventi e attrazioni su misura. La sua capacità di parlare oltre 80 lingue la rende particolarmente utile in una città come Roma, che accoglie turisti da ogni angolo del mondo. Inoltre, la disponibilità 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 rende Julia una risorsa sempre accessibile.

Un altro aspetto che distingue Julia è il suo impegno verso un turismo più responsabile e sostenibile. L’assistente suggerisce percorsi ecologici, come spostamenti a piedi o in bicicletta, promuovendo un impatto ambientale ridotto. Per gli esercenti che vogliono farsi trovare su Julia, è anche possibile registrare la propria attività commerciale, rendendo l’esperienza turistica ancora più completa e interattiva.  Con una visione di continuo miglioramento e aggiornamenti che arricchiranno sempre di più la sua offerta, Julia è destinata a diventare una risorsa indispensabile per chiunque viva o visiti la Capitale.

Palazzo Corsini a Roma

Passeggiando per Roma è sempre possibile imbattersi in qualche perla che ancora non si conosce a fondo. A Trastevere. la storia e la bellezza sono di casa ad ogni passo ed in qualunque direzione. E proprio a Trastevere tra le tante meraviglie, spicca Palazzo Corsini proprio di fronte alla Villa Farnesina. 

Il palazzo fu edificato alla fine del XV secolo dai Riario, nipoti di Sisto IV della Rovere. Nel XVII secolo era stata la residenza di Cristina di Svezia, la quale avrebbe ospitato nel giardino le prime riunioni di quella che sarebbe poi divenuta l’Accademia dell’Arcadia (la cui sede è attualmente poco lontano, alle pendici del Gianicolo).

Nel 1736 l’edificio e il giardino furono acquistati dal cardinale fiorentino Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, che affidò i lavori di ristrutturazione del palazzo al conterraneo Ferdinando Fuga, che per il papa stava già lavorando al Palazzo del Quirinale e al Palazzo della Consulta. Fuga trasformò la piccola villa suburbana dei Riario in una vera e propria reggia, raddoppiando l’estensione della facciata e ovviando alla notevole larghezza con l’aggiunta di dieci lesene giganti, più addensate in corrispondenza dell’asse centrale. Più movimentata è la facciata posteriore, rivolta verso i vastissimi giardini, con tre corpi di fabbrica aggettanti, di cui quello centrale, occupato dal monumentale scalone, uno dei più belli di Roma, è particolarmente sporgente. Lo scalone, con le sue grandi finestre, funge anche da belvedere panoramico sui giardini, posti in pendenza sul colle del Gianicolo. Durante l’occupazione napoleonica di Roma, il palazzo ospitò Giuseppe Bonaparte, fratello dell’imperatore.

Nella parte superiore della villa (casino dei Quattro Venti) si svolse il 3 giugno 1849 uno dei più sanguinosi combattimenti in difesa della Repubblica Romana contro i francesi durante il quale fu ferito a morte Goffredo Mameli. Nel 1856 gran parte dei giardini sul Gianicolo furono uniti alla confinante Villa Doria Pamphilj, mentre nel 1883 il principe Tommaso Corsini vendette al Governo Italiano il palazzo, donando la biblioteca e la galleria ivi custodite. Il palazzo divenne quindi sede degli uffici e della biblioteca della Reale Accademia dei Lincei e della Galleria d’Arte Antica, costituita con l’occasione per accogliere le raccolte Corsini.

All’interno del palazzo sono oggi collocate la Galleria Corsini (opere di Beato Angelico, Jacopo Bassano, Caravaggio, Rubens, Jusepe de Ribera ecc.) e la sede dell’Accademia dei Lincei con la relativa Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana. Il nucleo primordiale della collezione ebbe origine nel corso del XVII secolo grazie alle raccolte del cardinale Neri Maria Corsini, alle quali si aggiunsero nella prima metà del XVIII secolo altre opere provenienti dai vari rami della famiglia Corsini, insieme a vari doni ottenuti grazie al prestigioso status sociale acquisito.

La raccolta vanta un raffinato nucleo di dipinti che spazia tra XIV e XVIII secolo, con una predominanza della pittura italiana (specialmente romana, bolognese e napoletana) barocca e importanti esempi di opere di bamboccianti e paesaggisti.

 

di Annarita Sanna

La Secolare Spezieria di S. Maria della Scala

La Secolare Spezieria di S. Maria della Scala, in via della scala 23 a Roma, nel cuore di Trastevere è collocata al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi, inglobato nella Chiesa di Santa Maria della Scala: a detta del suo rettore Ivan Pinto, sarebbe la farmacia più antica d’Europa. Tra le spezierie dei carmelitani, fu quella che si distinse di più, “favorita da una lunga tradizione di scienza medica ed arricchitasi di numerose specialità inventate per combattere i flagelli della peste e di altri mali”: deve la sua fama per avere avuto l’onore “di somministrare da Pio VIII in poi medicinali alla Famiglia Pontificia e talvolta anche ai Papi”. Da qui l’appellativo di “farmacia dei Papi”.

La farmacia è un ambiente rettangolare arredato con scaffalature settecentesche in cui sono raccolti gli oggetti e gli strumenti utilizzati nel passato per la preparazione dei rimedi e dei medicinali, databili per lo più al XVI e al XVII secolo: vasi sferici, rocchetti, tempietti per le bilance, torrette di distillazione, mortai e pestelli, barattoli in ceramica ed anche madonnine in marmo.

L’autorevole reputazione del luogo è certamente dovuta alla figura di Fra Basilio della Concezione, medico e botanico celebrato nell’affresco di ingresso, del quale si conserva nella farmacia il prezioso volume intitolato “trattato delli semplici”: un erbario finemente rilegato in cui sono conservati tra le pagine gli esemplari essiccati di ogni pianta, con relativa descrizione delle proprietà benefiche. Un pregevole lavoro di botanica che rappresenta la sintesi della preparazione e della conoscenza di un indiscutibile maestro.

Fu proprio Fra Basilio l’ideatore di due rimedi tra i più celebri messi in produzione dai solerti frati farmacisti: l’acqua pestilenziale, ritenuta efficace contro la trasmissione e il contagio della peste, vero e proprio flagello del passato, e la più “rassicurante” acqua di melissa, definita come “calmante sovrano negli accidenti isterici” in virtù dei suoi effetti sedativi sul sistema nervoso.

L’interno è spettacolare: un finto drappeggio affrescato corre lungo il perimetro del soffitto nella sua morbida illusione barocca, torchi, setacci, imbottigliatrici e torrette di distillazione sono tutti ordinatamente riposti negli antichi scaffali lignei, mentre il contenuto di una vetrina ci presenta un’articolata esposizione dall’andamento “ramificato” di barattoli officinali che, progettata allo scopo di non celare alcun articolo alla vista, può leggersi allo stesso tempo come una simbolica rappresentazione dell’albero della vita, richiamo all’affascinante connubio fra natura e alchimia.

All’interno di un enorme vaso in ceramica sotto la finestra, accanto all’ingresso del piccolissimo laboratorio, è conservata niente di meno che la mitica Theriaca, potente antidoto contro i veleni la cui formulazione risale addirittura ad Andromaco il Vecchio, medico di Nerone; una miscela di ben 54 ingredienti tra i quali si distingue quello di “carne di vipera maschio”.

Al lato del bancone della vendita, dietro il quale un ritratto di S.Teresa D’Avila sorveglia a vista i movimenti di cassa, si apre una sorta di ufficio amministrativo dove possiamo ammirare tra le altre cose un pregevole armadio dalla raffinata decorazione pittorica, al cui interno una collezione di scatole in legno di sandalo custodisce le diverse erbe atte alla preparazione dei medicamenti nella loro forma naturale originaria. L’esterno delle ante è decorato con i ritratti celebrativi dei grandi padri della medicina (Ippocrate, Galeno, Avicenna), mentre l’interno nasconde le effigi dei visitatori più vip, i cui altisonanti nomi di Vittorio Emanuele I e consorte, Umberto I principe di Piemonte ed Elena duchessa d’Aosta, contribuirono indubbiamente ad accrescere il prestigio dell’elegante laboratorio settecentesco. Anche qui la sensazione è che ogni cosa sia stata lasciata al proprio posto, nell’illusoria attesa della riapertura al giorno successivo.

Nei locali esterni è possibile infine visitare la distilleria risalente all’Ottocento dove, in virtù dell’antico sodalizio tra frati e liquori, la produzione di alcolici dalle conclamate proprietà digestive avveniva secondo i consueti ritmi certamente più consoni a una distilleria clandestina dei tempi del proibizionismo americano che a un convento di Carmelitani Scalzi.

di Annarita Sanna

La Roma Rugantina esiste ancora?

Solitamente si pensa che le grandi metropoli proprio per le trasformazioni sociali ed economiche di cui sono state protagoniste abbiano accantonato tradizioni, costumi, cultura popolare, questo sicuramente non è successo alla città di Roma! La capitale ha sempre cercato di mantenere vive quelle consuetudini che la contraddistinguono e che la rendono unica al mondo. Conserva luoghi e memorie del suo passato che sottolineano la sua anima popolare, immagini, storie e personaggi entrati nella leggenda.

 Dunque esiste ancora la cosiddetta Roma “rugantina” tanto ammirata dai suoi stessi poeti come Gioachino Belli e Trilussa. E proprio citando questi due artisti non si può non soffermarsi sull’importanza della tradizionale e inconfondibile cadenza dialettale dei romani. Proprio il dialetto nel tempo è entrato in profondità nella lingua italiana influenzandola e rimanendone  influenzato. Alcune parole del dialetto sono ormai comuni anche ad altre città ed ecco allora l’uso di tassinaro per tassista e di benzinaro per benzinaio; alcune vie del centro storico che rimandano alla lingua di un tempo come via dei Sediari e via dei Giubbonari; e che Er Cupolone prenda il posto della cupola di San Pietro.

Tornando alle feste religiose e popolari che si svolgono a Roma non possiamo non menzionare la Via Crucis del Venerdì Santo guidata dal Papa e la festa dell’Immacolata, durante la quale sulla vetta della colonna dell’Immacolata i vigili del fuoco depongono una ghirlanda di fiori.

Prendiamo ora in esame tre delle manifestazioni popolari più importanti cercando di capirne le loro origini, la loro storia.

 

La prima presa in esame si celebra il 5 agosto e si tratta della Madonna della Neve.

Secondo la tradizione il 5 agosto 352 la Madonna apparve in sonno al patrizio romano Giovanni, chiedendogli di costruire una chiesa laddove fosse caduta la neve. Oggi questo lontanissimo evento viene ricordato facendo cadere petali di fiori bianchi dalla cupola della basilica dopo una solenne messa.

 

Seconda manifestazione presa in esame è il più conosciuto Carnevale.

Forse non tutti sanno che il Carnevale di Roma ha origini antichissime, c’è infatti chi sostiene che derivi dalle feste dedicate al Sol Invictus, in tarda età imperiale. In tempi più recenti il Carnevale dipendeva dall’umore del Papa. Per esempio Sisto V proibì la battaglia delle arance e quella delle mele, ritenendole pericolose. All’epoca la festa durava otto giorni, durante i quali si svolgevano gare di cavalli, sfilate di carri e maschere e la sera conclusiva si accendevano migliaia di lumini con l’intento simbolico di bruciare il Carnevale. Una curiosità: il Carnevale romano annovera ospiti illustri quali Goethe, Dickens e Casanova, e nel 1822 persino Rossini e Paganini che vi parteciparono travestiti da donna. 

Parlando del folclore e della tradizione in ambito carnevalesco è d’obbligo parlare di due personaggi speciali: Rugantino e Pasquino.

Rugantino ha origini antiche ed è diventato la maschera principale del folclore carnevalesco romano. Il nome di Rugantino deriva dal termine “ruganza” che significa arroganza e secondo la tradizione il personaggio sarebbe un fanfarone di quartiere dalla parola pronta e sbruffone.  Anche Pasquino appartiene alla tradizione popolare, è forse il simbolo per eccellenza dello spirito romano, graffiante come nessuno, amante della libertà e della giustizia, contro i costumi della Roma papalina. Durante il Cinquecento erano frequenti le denuncie politiche e di costume e venivano affisse su alcune statue del centro di Roma. Le invettive di Pasquino, conosciute con il nome di “pasquinate” erano attaccate ad un busto di marmo forse raffigurante Menelao o Patroclo. Probabilmente Pasquino non è mai esistito nella realtà ma per lui ha sempre parlato la statua, la statua parlante della Capitale.

 

Terza ed ultima manifestazione presa in esame è la Festa de ‘Noartri.

Si tratta di una manifestazione religiosa e popolare che si svolge nel quartiere di Trastevere. Le origini della festa si rintracciano in una leggenda, secondo la quale un gruppo di portuali raccolse nel Tevere una cassa con dentro una statua della Madonna e la portò nella Chiesa di Sant’Agata. Da quel giorno e ancora oggi, ogni anno, il sabato successivo alla festa del Carmelo, la statua della Madonna viene trasportata in processione fino a San Crisogono, passando nelle vie e nei vicoli di Trastevere. In passato la processione veniva organizzata dai “vascelari” ovvero gli artigiani vasai che preparavano boccali e brocche per servire il vino, oggi invece il corteo religioso viene organizzato dall’arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Maria del Carmine. Per questa festa, oggi come all’ora, Trastevere si anima di bancarelle e mercatini, le trattorie restano aperte fino a tardi e l’allegria contagia tutti. Proprio la (ri)scoperta di Trastevere, che un tempo veniva chiamato Romilla, cioè piccola Roma è uno dei motivi fondamentali della manifestazione. La Festa de ‘Noartri è sicuramente la manifestazione che testimonia più di tutte lo spirito popolare che non è andato perso durante tutti questi anni anche in una città grande come Roma.

                   

di Valentina Lippi