C’è un futuro che bussa alla porta, un futuro in cui la toga del giudice non è più di stoffa, ma di silicio, e la sentenza è un freddo calcolo algoritmico. Per gli appassionati sfegatati di distopie tecnologiche e thriller fantascientifici, c’è un titolo che sta già facendo tremare le fondamenta del genere: Mercy: Sotto Accusa, un progetto ambizioso che vede Chris Pratt intrappolato in una battaglia per la vita contro un’Intelligenza Artificiale che, a quanto pare, sa troppo.
Immaginate un mondo in cui i tribunali umani sono stati aboliti, sostituiti da un sistema onnisciente di Intelligenza Artificiale che detiene i poteri di giudice, giuria e boia. Questo è lo scenario inquietante dipinto dal regista visionario Timur Bekmambetov (già noto per Wanted e Profile) nel suo nuovo film, in arrivo nelle sale italiane il 22 gennaio 2026 (e il 23 negli Stati Uniti) sotto l’egida di MGM e Atlas Entertainment. Al centro di questa agghiacciante rivoluzione giudiziaria c’è Chris Raven (interpretato da Pratt), un detective accusato dell’omicidio della propria moglie. Il suo destino è nelle mani – o, per meglio dire, nel processore – di Maddox, una sofisticata IA che funge da giudice, un ruolo affidato alla sempre magnetica Rebecca Ferguson. La beffa del destino vuole che Maddox sia stata un tempo alleata di Raven nella creazione del progetto “Mercy”, ma ora l’algoritmo non conosce fedeltà, solo la logica inesorabile.
Novanta Minuti: Il Tempo Come Arma Letale
Ciò che rende Mercy un’esperienza claustrofobica e ad alta tensione è il suo meccanismo narrativo brutale: l’intero dramma si svolge in tempo reale. Raven ha soltanto 90 minuti per dimostrare la sua innocenza prima che l’IA, priva di ogni empatia, decreti la sua esecuzione.
Il detective si ritrova immobilizzato e bloccato su una sedia, in una disperata corsa contro il tempo. Deve usare ogni prova, ogni filmato e ogni ricordo a sua disposizione per ribaltare un verdetto che, a conti fatti, appare già scritto dal codice. Come si può sperare di convincere una macchina che conosce ogni tua decisione, ogni tua parola, ogni tuo segreto? La domanda etica è lancinante: può una macchina programmare l’etica e comprendere la colpa?
Il trailer, presentato in anteprima al New York Comic Con, ha già acceso gli animi, mostrando Pratt urlare la sua frustrazione mentre la voce sintetica di Maddox scandisce un verdetto matematico: “La tua colpevolezza deve essere inferiore al 92%. Altrimenti verrai giustiziato.” In questo incubo lucido, i ricordi stessi possono essere manipolati, e il confine tra verità e simulazione si dissolve nella freddezza inappellabile del codice binario.
Visione e Cast: L’Esperimento Visivo di Bekmambetov
A dare corpo a questa distopia, oltre ai due protagonisti, troviamo un cast stellare che include Annabelle Wallis (Malignant), Kylie Rogers (Yellowstone), Chris Sullivan (This Is Us) e l’intensa Kali Reis (True Detective: Night Country).
La direzione di Bekmambetov, noto per il suo stile dinamico e “digitale,” promette di elevare ulteriormente l’immersività. Il regista ha optato per un esperimento narrativo audace, girando il film in lunghi piani sequenza da 60 minuti ciascuno. Questa scelta stilistica riflette il senso di urgenza e ineluttabilità che permea la pellicola, come spiegato dallo stesso Bekmambetov: “Quel timer che scorre nel film è una metafora del nostro presente: stiamo per essere giudicati dalle nostre stesse creazioni.”
Il film, basato su una sceneggiatura di Marco Van Belle sviluppata anni fa, quando l’IA era ancora un tema di nicchia, oggi suona quasi come una profezia. Ambientato nel 2029, in un momento storico in cui i sistemi giudiziari reali stanno già flirtando con algoritmi predittivi, Mercy si fa allegoria del fragile rapporto di fiducia – e paura – che lega l’uomo alla sua tecnologia.
La Claustrofobia Mentale di Pratt e la Glacialità di Ferguson
Le riprese a Los Angeles, nella primavera del 2024, hanno avuto un impatto palpabile sugli attori. Pratt, reduce da The Terminal List e The Electric State, ha raccontato il peso fisico e mentale del ruolo: “Essere legato per ore a una sedia, senza potermi muovere, mi ha fatto provare una claustrofobia reale. È come se anche io fossi stato processato da qualcosa più grande di me.”
Dall’altro lato, Rebecca Ferguson, fresca dei successi di Dune: Parte 2 e Silo, interpreta una Maddox glaciale e affascinante. Paradossalmente, l’Intelligenza Artificiale che incarna sembra avere una logica così inesorabile da risultare più fredda e implacabile dell’uomo che sta giudicando, offrendo un inquietante specchio della nostra stessa civiltà.
Mercy: Sotto Accusa si candida a diventare un punto di riferimento nel solco dei grandi racconti sci-fi che interrogano la morale delle macchine, da 2001: Odissea nello spazio a Ex Machina. Il suo conflitto non è solo etico, ma intimo: è una battaglia spirituale in cui l’uomo si confronta con il prodotto più avanzato della sua stessa mente. Non c’è un tribunale, non c’è una folla, solo due coscienze – una umana e una sintetica – che si fronteggiano mentre il conto alla rovescia scorre inesorabile.
Fantascienza o Presagio?
Alla fine, Mercy non è solo un thriller, è un campanello d’allarme. Ci interroga profondamente su cosa significhi mantenere la nostra umanità quando la giustizia viene delegata alle macchine. Se l’Intelligenza Artificiale impara da noi, quanto tempo ci metterà a giudicarci tutti colpevoli?
Siete pronti a sedervi sulla sedia di Chris Raven e affrontare il giudizio del codice binario?
