C’è un portale che si è riaperto dopo trent’anni, e no, non stiamo parlando di qualche reboot hollywoodiano o di un revival nostalgico da streaming: parliamo di Simon the Sorcerer, la saga punta-e-clicca che negli anni ’90 ha stregato gli Amiga, i PC e il cuore degli appassionati di avventure grafiche. Oggi quel portale si spalanca di nuovo con Simon the Sorcerer Origins, un prequel ambizioso e interamente sviluppato in Italia da Smallthing Studios, che vedrà la luce il 28 ott 2025 con il supporto di Leonardo Interactive e distribuito da ININ Games. E c’è un dettaglio che fa sorridere chiunque ami le chicche nerd: tra le voci della colonna sonora c’è anche Rick Astley, sì, proprio lui, quello di Never Gonna Give You Up, che presta “Together Forever” per dare al gioco un tocco pop da annali.
La magia degli anni ’90, ma con incantesimi di oggi
Per capire perché questo progetto sia speciale bisogna tornare a un’epoca in cui Monkey Island e Grim Fandango dettavano legge. Simon the Sorcerer, nato dalla mente di Simon e Mike Woodroffe, era un outsider affascinante: ironico, sfacciato, con un protagonista adolescente che si ritrovava catapultato in un mondo fantasy dove la magia conviveva con citazioni meta, sarcasmo e puzzle surreali.
Massimiliano “Massy” Calamai, fondatore di Smallthings Studios, racconta che l’idea di Origins nasce nel 2020 da un contatto diretto con Mike Woodroffe. L’obiettivo? Raccontare quello che non era stato detto nel primo capitolo, trasformando il progetto in un prequel capace di soddisfare sia i fan storici sia chi si avvicina al franchise per la prima volta. “Unire classico e nuovo” è stata la missione: mantenere lo humor e le citazioni degli originali, ma introdurre una narrativa più profonda e un gameplay moderno e snello, senza però rinunciare agli enigmi da adventure game.
Un’estetica da cartoon anni ’90… animata a mano
Se già i trailer hanno fatto alzare un sopracciglio ai nostalgici, è perché Origins sembra un episodio animato di quegli anni, con colori vibranti e movimenti volutamente “imperfetti” che ricordano le produzioni di Don Bluth e i classici Disney dell’epoca. Gli animatori di Smallthings Studios hanno realizzato 15.000 fotogrammi disegnati a mano, cui si aggiungono filmati in stile full-motion video creati in collaborazione con lo studio dietro il film Klaus di Netflix.
Ogni smorfia di Simon, ogni gesto esagerato, è pensato per trasmettere comicità anche senza dialoghi: “Ci sono momenti – raccontano gli animatori – in cui il giocatore riderà solo per come Simon si muove, anche se non pronuncia una parola”.
Simon, il cappello e un mondo in fermento
La storia di Origins si colloca poche settimane prima degli eventi del primo capitolo. È un’occasione per esplorare il carattere di Simon in modo più intimo: le sue insicurezze, la voglia di riscatto, i rapporti con personaggi che i fan riconosceranno (e che qui potrebbero scoprire sotto una luce diversa).
C’è anche un twist che farà discutere: il celebre cappello di Simon, tradizionalmente un inventario portatile, diventa ora parte attiva della magia del gioco, trasformandosi in modi nuovi e sorprendenti. Una scelta che, promettono gli sviluppatori, sarà fondamentale per gameplay e narrativa.
Il benestare del creatore e uno sguardo al futuro
Mike Woodroffe non solo ha approvato il progetto, ma si è detto entusiasta della direzione intrapresa. E le sue parole lasciano intendere che Origins non sarà un capitolo isolato: “Ci sono misteri che resteranno aperti. Stiamo già pensando al futuro della saga, e vi assicuro che è brillante”.
Quando e dove
Simon the Sorcerer Origins è in fase gold e arriverà a ottobre su quasi tutte le piattaforme, pronto a riportare la magia e il sarcasmo degli anni ’90 a una nuova generazione di giocatori.
Il multiverso geek ama le storie che sanno parlare al passato senza restare prigioniere della nostalgia. Simon the Sorcerer Origins sembra proprio una di quelle: un incantesimo lanciato da mani italiane, con il cuore rivolto a un’epoca in cui il pixel era re, ma con la consapevolezza che il fantasy più riuscito è quello che sa ancora sorprenderci.
E ora la palla passa a voi: quali sono i vostri ricordi con il Simon originale? Vi intriga questo ritorno o temete il “maleficio” dei revival? Scrivetelo nei commenti, prima che Sordid ci metta lo zampino.
