Nel 2026 una piccola, instancabile ape tornerà a ronzare nella memoria collettiva di più generazioni, portando con sé mezzo secolo di avventure, emozioni e trasformazioni culturali. La mostra “L’Ape Maia. 50 anni in volo”, organizzata da WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto e allestita nella suggestiva cornice di Villa Tittoni a Desio, dal 17 gennaio al 08 febbraio, promette di essere molto più di un’esposizione celebrativa: sarà un vero e proprio viaggio sentimentale dentro uno dei miti fondativi dell’immaginario animato europeo e giapponese.
Per chi è cresciuto davanti alla televisione tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta, Maia non è stata soltanto un personaggio dei cartoni animati. È stata una compagna di pomeriggi, una voce familiare, un simbolo di libertà curiosa e gentile. La serie animata, trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1975 e arrivata in Italia nel 1980, si inserisce in un momento storico preciso: quello della prima grande ondata di animazione giapponese che ha invaso i palinsesti italiani, cambiando per sempre il nostro modo di intendere i cartoni animati. Accanto a robot giganti, eroi tragici e mondi fantascientifici, l’Ape Maia portava qualcosa di diverso: uno sguardo tenero e avventuroso sulla natura, sull’amicizia e sulla crescita.
La mostra, curata da Luca Bertuzzi ed Enrico Ercole e realizzata con il contributo di DeAPlaneta Entertainment e del Comune di Desio, ripercorre l’intera storia di Maia partendo dalle sue origini letterarie. Prima di diventare un’icona televisiva, infatti, Maia nasce nel 1912 dalla penna dello scrittore tedesco Waldemar Bonsels. Quel romanzo, “Maja l’ape”, oggi considerato un classico della letteratura per ragazzi, rappresenta il seme da cui germoglierà un fenomeno transmediale capace di attraversare decenni, linguaggi e culture diverse. In mostra sarà possibile ammirare proprio la prima edizione di “Maja prima di Maia”, un pezzo che da solo vale il viaggio per chi ama scavare alle radici dei miti pop.
Il percorso espositivo non si limita a raccontare una cronologia, ma restituisce l’impatto culturale che l’Ape Maia ha avuto in Italia. Quando la serie approda sui nostri schermi nel 1980, il personaggio diventa immediatamente un fenomeno. Quotidiani e settimanali le dedicano articoli, approfondimenti e copertine, riconoscendole un ruolo da nuova eroina per l’infanzia. Quelle pagine, oggi ingiallite dal tempo, tornano a vivere grazie alle riproduzioni esposte, testimoni di un’epoca in cui l’animazione giapponese stava riscrivendo l’immaginario televisivo nazionale.
Impossibile parlare di Maia senza evocare la sua sigla, una di quelle melodie che restano incise nella memoria collettiva come un tatuaggio emotivo. Cantata da Katia Svizzero, la canzone non fu solo un accompagnamento musicale, ma un vero e proprio successo discografico. La mostra racconta anche questo aspetto, esponendo il 45 giri originale e la riproduzione della hit parade che certifica come l’Ape Maia abbia raggiunto la vetta delle classifiche italiane nel 1980. Un dettaglio che dice molto su quanto questo personaggio fosse entrato nella vita quotidiana di bambini e famiglie. Parallelamente alla serie animata, Maia invade anche le edicole e le librerie. I fumetti pubblicati su riviste come TV Junior e dalle edizioni Salani contribuiscono ad ampliare il suo universo narrativo, consolidando la sua presenza su più media. La mostra raccoglie questo materiale con una cura quasi filologica, affiancando al racconto televisivo quello cartaceo, fatto di tavole, copertine e stili grafici che raccontano l’evoluzione del personaggio nel tempo.
Tra le curiosità più affascinanti spiccano oggetti che oggi definiremmo memorabilia, ma che allora erano semplicemente parte della quotidianità dei giovani spettatori. Un gioco dell’oca distribuito con una rivista, album di figurine che attraversano oltre quarant’anni di storia editoriale, il manifesto cinematografico del film “Le nuove avventure di Apemaia”, la collezione completa dei DVD della serie e persino un approfondimento dedicato ai videogiochi ispirati al personaggio. Tutti elementi che dimostrano come Maia sia stata, a tutti gli effetti, un franchise ante litteram, capace di adattarsi ai linguaggi e alle tecnologie di epoche diverse.
C’è anche un aspetto profondamente simbolico in questa mostra del 2026. WOW Spazio Fumetto, pur con il museo milanese temporaneamente chiuso, continua il suo lavoro di divulgazione e valorizzazione dell’immagine animata, spostandosi fisicamente ma non idealmente. Portare l’Ape Maia a Villa Tittoni significa ribadire una missione culturale: raccontare il fumetto e l’animazione come forme d’arte vive, capaci di parlare a generazioni differenti. Non a caso, gli organizzatori parlano di “api operose”, un’immagine perfetta per descrivere chi, da cinquant’anni, lavora per tenere vivo questo patrimonio narrativo.
“L’Ape Maia. 50 anni in volo” non è soltanto un evento per nostalgici, anche se la nostalgia avrà un ruolo importante. È un’occasione per rileggere un personaggio che ha saputo evolversi senza perdere la propria identità, per riscoprire il dialogo tra cultura europea e animazione giapponese, per capire come un racconto nato oltre un secolo fa possa ancora parlare ai bambini di oggi. Dal 17 gennaio all’8 febbraio 2026, nei weekend e con ingresso libero, la mostra invita famiglie, appassionati e curiosi a fermarsi, guardare indietro e allo stesso tempo avanti.
E ora la parola passa a voi. L’Ape Maia è stata parte della vostra infanzia? Ricordate la prima volta che avete cantato la sigla a squarciagola o sfogliato un album di figurine dedicato a lei? Raccontatecelo nei commenti e condividete questo viaggio nel tempo con chi, come voi, ha ancora voglia di volare insieme a una piccola ape dal cuore grande.

