L’eco della fantascienza più inquieta e cerebrale torna a farsi sentire, e questa volta ha il timbro inconfondibile di Sam Esmail, uno di quei nomi che per noi nerd significano immediatamente paranoia tecnologica, identità fratturate e tensione psicologica che cresce sotto pelle. Dopo il clamoroso impatto culturale di Mr. Robot e il viaggio disturbante di Leave the World Behind, Esmail è pronto a tornare dietro la macchina da presa con un nuovo progetto cinematografico che già dal titolo accende l’immaginazione: Tesseract. Il film rappresenta una sorta di rinascita creativa per l’autore, arrivata dopo due naufragi che hanno fatto rumore nel fandom. Da una parte la serie ispirata a Metropolis, mai decollata su Apple TV+, dall’altra la nuova incarnazione di Battlestar Galactica pensata per Peacock e rimasta sospesa in una sorta di limbo produttivo. Due occasioni mancate che, invece di spegnere l’ispirazione, sembrano aver spinto Esmail verso qualcosa di ancora più personale, oscuro e contemporaneo.
Tesseract nasce come thriller fantascientifico ad alta densità psicologica, una definizione che chi conosce Esmail sa tradurre immediatamente in tensione, controllo, tecnologia e quella costante sensazione di essere osservati. A produrlo troviamo un’alleanza di peso che coinvolge Amazon Prime Video, MGM e United Artists, con lo stesso Esmail impegnato non solo alla regia e alla sceneggiatura, ma anche dietro le quinte come produttore.
Al centro del progetto brilla il nome di Glen Powell, attore che negli ultimi anni ha costruito una traiettoria sorprendentemente coerente tra blockbuster, commedie adrenaliniche e ruoli sempre più ambiziosi. Dopo l’energia muscolare di Top Gun: Maverick, la vena autoriale di Hit Man e l’attesissimo The Running Man tratto da Stephen King, Powell non si limita a recitare: partecipa attivamente alla produzione con la sua Barnstorm, confermando una volontà sempre più chiara di incidere sulle storie che sceglie di raccontare.
Il titolo Tesseract, inutile negarlo, fa immediatamente scattare l’associazione mentale con il cubo cosmico del The Avengers e con le dinamiche del Marvel Cinematic Universe. Eppure qui siamo su tutt’altro piano. Nessun collegamento con i Marvel Studios, nessuna Gemma dell’Infinito, ma un termine che rimanda alla geometria a quattro dimensioni, allo spazio che si piega e alle percezioni che si deformano. Un terreno narrativo perfetto per un autore che ha sempre amato esplorare i confini tra realtà e illusione.
Della trama, per ora, non trapela praticamente nulla. Un segreto mantenuto con una cura quasi maniacale, come se lo stesso film fosse già un esperimento di controllo dell’informazione. Le poche parole filtrate parlano di un thriller psicologico contemporaneo intriso di paranoia e tecnologia, un mix che suona come una dichiarazione d’intenti per chi ha ancora negli occhi le notti insonni passate a decifrare gli enigmi di Elliot Alderson. È facile immaginare Tesseract come un racconto capace di riflettere le nostre ansie digitali, il rapporto sempre più ambiguo con l’innovazione e quella sottile linea che separa la sicurezza dalla sorveglianza.
La produzione dovrebbe partire entro la fine del 2026, con set previsti tra Londra e Ungheria, due location che negli ultimi anni sono diventate veri e propri hub per il cinema internazionale. Ambienti urbani, architetture severe e atmosfere sospese che sembrano già dialogare con l’estetica fredda e controllata tipica del cinema di Esmail. Nel cast sono attesi anche due ruoli femminili di primo piano, ancora avvolti dal mistero, un dettaglio che aggiunge ulteriore curiosità a un progetto che sembra costruito per svelarsi un tassello alla volta.
Per Esmail, Tesseract arriva dopo il ritorno al cinema con Il mondo dietro di te, thriller post-apocalittico che ha diviso il pubblico ma ha confermato la sua ossessione per il collasso delle certezze moderne. All’orizzonte resta anche Panic Carefully, progetto che potrebbe riunirlo con Julia Roberts, Elizabeth Olsen ed Eddie Redmayne, a dimostrazione di quanto il suo cinema continui ad attrarre interpreti di primo livello.
Tesseract, insomma, non è solo un nuovo film di fantascienza, ma una dichiarazione d’identità. È il segnale che Sam Esmail non ha alcuna intenzione di addomesticare il suo sguardo, e che Glen Powell sta scegliendo con cura universi narrativi sempre più complessi. Ora la palla passa a noi, community nerd sempre affamata di storie che sappiano farci dubitare di ciò che vediamo sullo schermo e, magari, anche di ciò che viviamo ogni giorno. Secondo voi, Tesseract sarà l’erede spirituale di Mr. Robot o l’inizio di qualcosa di ancora più spiazzante? La discussione è ufficialmente aperta.
