Book Pride 2025: Genova si conferma capitale dell’editoria indipendente

Il Palazzo Ducale si è trasformato, per tre giorni, in un grande alveare di parole, idee e storie. Con oltre 79.000 visitatori, 150 incontri e più di 400 ospiti, l’edizione genovese di Book Pride 2025 ha confermato ancora una volta di essere un punto fermo per l’editoria di progetto in Italia. Un successo di pubblico e di contenuti che chiude in bellezza il capitolo ligure della fiera nazionale dell’editoria indipendente, pronta a tornare il prossimo marzo a Milano e di nuovo a Genova nell’ottobre 2026.

Nata nel 2015 come manifestazione dedicata alle case editrici indipendenti, Book Pride è oggi parte integrante dei progetti del Salone Internazionale del Libro di Torino, e la sua crescita negli anni racconta molto della trasformazione culturale del nostro Paese. L’edizione 2025 — realizzata in collaborazione con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, il Comune di Genova, la Regione Liguria e l’Università di Genova — ha ribadito il valore di un evento capace di unire editori, scrittori, lettori e operatori culturali in una rete viva e inclusiva.

Una festa della parola e dell’incontro

“È stata un’edizione in cui i chiostri e gli incontri di Palazzo Ducale sono stati letteralmente invasi dall’entusiasmo della città,” ha dichiarato Silvio Viale, presidente del Salone Internazionale del Libro di Torino. “La nostra sfida è continuare a promuovere la lettura e a sostenere l’editoria di progetto.”

Sulla stessa linea Sara Armella, presidente della Fondazione per la Cultura di Genova: “Book Pride qui a Genova si è confermato un appuntamento irrinunciabile. L’alta qualità dell’offerta culturale è stata premiata da un pubblico attento e numeroso. Il legame con il Salone di Torino ha aperto le porte a nuove collaborazioni. E, a proposito di grandi nomi, il 28 ottobre ospiteremo Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura 2022, per inaugurare la nostra iniziativa ‘Il libro della settimana’”.

Danzare sull’orlo del mondo

Il tema di quest’anno, “Danzare sull’orlo del mondo”, ispirato alle parole di Ursula K. Le Guin, ha tracciato il filo conduttore di un programma ampio e appassionato. La letteratura, come un passo di danza sul confine tra immaginazione e realtà, è diventata terreno di dialogo e riflessione.

Tra i momenti più intensi, la lezione di Veronica Raimo sul valore politico dell’immaginazione, un reading di Giuseppe Civati contro la censura, e l’incontro con Michele Brambilla sul ruolo del giornalismo di cronaca. Code lunghissime hanno accompagnato la tavola rotonda sul Mediterraneo con Leila Belhadj Mohamed, Luca Misculin e Matteo Macor, mentre grande entusiasmo ha accolto ospiti internazionali come David Quammen, Michael Hardt, Guðrún Eva Mínervudóttir ed Eric Reinhardt.

La Sala del Minor Consiglio ha ospitato la vincitrice del Premio Mondello Valeria Luiselli, in dialogo con Annalena Benini, mentre tra le altre voci protagoniste si sono alternate la scrittrice argentina Georgina Orellano, la divulgatrice Marianna The Influenza, la fotografa Paola Agosti, l’autrice Rossella Milone e il cantautore Maurizio Carucci.

La forza delle storie, la vitalità dei lettori

Uno dei tratti distintivi di Book Pride 2025 è stata la partecipazione delle nuove generazioni. I laboratori curati dalla rivista Andersen hanno coinvolto centinaia di bambini e ragazzi, insieme a autori come Chiara Carminati, Massimo Tappari, Sergio Olivotti, Giulia Pastorino e Davide Calì, trasformando la fiera in un piccolo universo narrativo a misura di lettore in erba.

Non sono mancati gli appuntamenti dedicati alla memoria e alla storia ligure, come l’omaggio alla femminista e ambientalista Leila Maiocco e al politico Arrigo Cervetto, a testimonianza della volontà di Book Pride di intrecciare cultura e territorio.

Le voci dell’editoria indipendente

“Abbiamo visto corridoi sempre pieni, lettori curiosi, desiderosi di incontrare autrici e autori,” hanno raccontato le curatrici Ilaria Crotti, Valentina Mancinelli, Francesca Mancini, Laura Pezzino e Marco Amerighi. “Book Pride Genova è un segnale della vitalità dell’editoria indipendente italiana.”

Un entusiasmo condiviso dagli editori presenti: Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari de L’Orma Editore hanno parlato di “un’esperienza positiva in termini di pubblico e vendite”, mentre Pietro Biancardi di Iperborea ha sottolineato come, “nonostante lo sciopero della prima giornata, l’affluenza sia stata altissima e il riscontro ottimo”. Anche Matteo Moraglia (Edizioni Leucotea) ha ricordato quanto “il desiderio di cultura e libri resti fortissimo, anche nei momenti di crisi”.

Perfino i nuovi arrivati, come Giorgio Arcari di Sabir, hanno lodato l’atmosfera: “È stata la nostra prima volta a Genova. Non sapevamo cosa aspettarci, ma torniamo a casa con una bellissima esperienza alle spalle.”

Un evento che cresce insieme ai lettori

Book Pride 2025 non è stata solo una fiera, ma un esperimento di comunità: un luogo dove autori, editori e lettori si sono ritrovati sul terreno comune dell’amore per la parola scritta. La manifestazione si conferma così come un laboratorio di idee che guarda avanti, fedele al suo spirito originario ma aperta alle nuove forme della cultura contemporanea.

Il prossimo appuntamento è fissato per marzo 2026 a Milano, con il ritorno a Genova nell’ottobre 2026. Nel frattempo, l’eco di queste giornate resterà viva: nelle sale di Palazzo Ducale, nei libri che si sono incontrati, e nei lettori che, una volta usciti, portano con sé la voglia di continuare a danzare sull’orlo del mondo.

 

Sergio Bonelli Editore al Salone del Libro di Torino: donne leggendarie, fumetti che diventano serie e un futuro pieno di storie

Il Salone del Libro di Torino, da sempre epicentro culturale tra le pagine della letteratura e le visioni del futuro, quest’anno ha regalato ai fan del fumetto un momento davvero speciale. Venerdì scorso, sotto i riflettori di uno degli incontri più attesi, Sergio Bonelli Editore ha scelto di accendere i riflettori su un tema sempre più centrale e necessario nel panorama narrativo: il racconto delle grandi donne, tra carta e schermo, tradizione e sperimentazione.

L’evento, intitolato “Dalla Marchesa Casati a Legs Weaver. Grandi donne dal fumetto all’animazione”, ha visto sul palco autori, editor, produttori e creativi, impegnati a raccontare l’evoluzione di personaggi femminili forti e complessi. Ma è stato anche l’occasione perfetta per riflettere su come il fumetto italiano stia espandendo il proprio orizzonte narrativo, esplorando nuove forme, nuove voci e nuovi media.

Tra West, vampiri e interiorità: Bonelli e il fumetto che cambia pelle

A prendere la parola, con il carisma che gli è proprio, è stato Michele Masiero, Direttore Editoriale di Sergio Bonelli Editore, che ha dipinto un quadro affascinante dell’evoluzione della storica casa editrice. Bonelli, ha spiegato Masiero, oggi si muove agilmente tra l’epica del western e la narrazione più intima, tra le distese del West e i paesaggi interiori delle emozioni umane. E, nel farlo, continua ad alimentare quella fiamma dell’avventura che da sempre è il cuore pulsante della sua produzione.

Non si tratta solo di cambiare ambientazione, ma di trasformare l’avventura in qualcosa di più profondo. La vera rivoluzione è raccontare l’eroismo quotidiano, quello silenzioso, che abita dentro ognuno di noi. E proprio per questo, ha sottolineato Masiero, trasportare i personaggi bonelliani verso altri media — cinema, animazione, videogiochi, live action — è una naturale estensione di quel DNA creativo che nasce e si nutre del fumetto.

Vanna Vinci e l’anima irriverente della Marchesa Casati

Tra le protagoniste indiscusse dell’incontro, la straordinaria Vanna Vinci ha portato sul palco una carica narrativa rara e preziosa. La sua opera LA CASATI. LA MUSA EGOISTA è un viaggio visionario e intimo nella vita della leggendaria Marchesa Luisa Casati, icona eccentrica che ha attraversato con eleganza trasgressiva i mondi dell’arte, della moda e della letteratura.

La scoperta della Casati, racconta Vinci, è nata da una mostra su Boldini nel 2005. Da lì, l’ossessione è diventata ricerca, la ricerca è diventata racconto, e quel racconto si è trasformato in una graphic novel magnetica e sfuggente come la sua protagonista. La narrazione corale scelta da Vinci mescola memorie, voci esterne e ironia personale, restituendo una figura inafferrabile senza cadere nella caricatura.

Ma Vanna Vinci non si è fermata lì. Con VIAGGIO NOTTURNO, miniserie in quattro episodi ambientata in una Bologna gotica e silenziosa, ha dato voce a vampiri che sfuggono agli stereotipi, più intimisti che mostruosi. Un’opera che riecheggia ancora una volta la tensione tra libertà creativa e struttura narrativa, e che conferma l’autrice come una delle voci più originali del fumetto italiano contemporaneo.

Durante l’incontro, Michele Masiero ha fatto un annuncio che ha fatto brillare gli occhi ai fan: Bonelli accoglierà tutto il catalogo di Vanna Vinci. Dopo LA CASATI, arriverà in autunno GATTI NERI CANI BIANCHI, in una nuova edizione completa. Una celebrazione dell’identità autoriale pura, senza compromessi.

Bonelli Entertainment: dal fumetto allo schermo, senza perdere l’anima

Il viaggio del fumetto Bonelli verso altri media è affidato a Bonelli Entertainment, la divisione produttiva guidata da Vincenzo Sarno. E proprio Sarno ha raccontato quanto questa migrazione sia ben più che un adattamento: è una forma nuova, coerente con lo spirito originario della casa editrice.

Il cuore della visione? Costruire una “piscina culturale” dove far nuotare idee, riferimenti, passioni nerd e visioni condivise. In questo ecosistema creativo prendono vita serie animate, film, videogiochi e live action che mantengono il DNA bonelliano intatto, ma lo rielaborano per un pubblico moderno e internazionale.

E proprio su questo fronte arrivano le grandi novità: a Lucca Comics & Games 2025 debutterà la miniserie animata dedicata a LEGS WEAVER, 4 episodi da 10 minuti ciascuno nati dalla collaborazione con Rai Kids. Il progetto è un omaggio vibrante all’estetica anime giapponese anni ’80, amatissima da Antonio Serra — uno dei creatori storici di Nathan Never — che, insieme a Michele Medda e Bepi Vigna, ha dato vita all’iconica Legs nel 1991.

E sempre a Lucca arriveranno in anteprima anche due nuovi episodi della seconda stagione di DRAGONERO, la serie fantasy che ha già conquistato i più piccoli (e non solo) su Rai.

Tra novità editoriali e omaggi: Bonelli non si ferma mai

Il Salone è stato anche il teatro perfetto per una raffica di annunci editoriali da capogiro. A partire dal rilancio di TEX, che torna in un elegante formato cartonato, pensato come un classico senza tempo. Un ritorno alle origini, ma con lo sguardo puntato al futuro.

E poi il grande comeback di KEN PARKER, l’amatissimo personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che rientra nel catalogo Bonelli in tutto il suo splendore. Tra le novità più attese spicca DISPERANZA di Samuel Spano, autore poliedrico che porterà in autunno una proposta visiva e narrativa inedita per il mondo Bonelli: un’opera che rompe gli schemi e conferma, ancora una volta, che i confini del fumetto stanno saltando uno dopo l’altro.

Infine, l’omaggio imperdibile a MISTER NO, il primo vero antieroe bonelliano, creato da Guido Nolitta alias Sergio Bonelli. Per i suoi 50 anni, torna in edicola con ristampe dei numeri classici, la versione Revolution e una serie di dossier redazionali che approfondiscono il personaggio come mai prima.

Il futuro è una storia tutta da scrivere

Dal Salone del Libro di Torino arriva un messaggio chiaro e potente: Sergio Bonelli Editore è pronta a esplorare ogni nuovo orizzonte senza mai rinnegare le proprie radici. Dai banchi dell’edicola agli scaffali delle librerie, dai pixel del digitale fino agli schermi del cinema e delle serie animate, ogni nuova avventura è un capitolo della stessa, grande storia: quella che lega lettori, creatori e personaggi in un unico, indissolubile patto narrativo.

Che sia in versione cartacea, in abbonamento digitale (Bonelli Digital Classic) o proiettata nei futuri universi dell’audiovisivo, Bonelli promette di continuare a raccontare storie capaci di emozionare, far riflettere e, soprattutto, far sognare. Perché se c’è una cosa che il fumetto ci insegna, è che l’avventura — quella vera — non ha mai fine.

Hai un personaggio Bonelli del cuore? Quale serie vorresti vedere animata o trasformata in un videogioco? Raccontacelo nei commenti o condividi questo articolo sui tuoi social! Viva il fumetto, viva Bonelli, viva le grandi storie nerd!

“Occhi (Kocchi wo Miteru)”: l’inquietudine di essere guardati, tra poesia e terrore

C’è un momento, a volte impercettibile, in cui la realtà si incrina e qualcosa di disturbante si insinua tra le pieghe del quotidiano. È lì che vive l’arte di Junji Ito, ed è lì che mi ha trascinata Occhi (Kocchi wo Miteru), una delle uscite più recenti e affascinanti proposte da J-POP Manga. Questo albo illustrato, frutto della collaborazione tra il maestro indiscusso del J-Horror e l’autore Soshichi Tonari, è qualcosa che travalica le semplici definizioni di “libro illustrato per bambini” o “storia dell’orrore”. È, piuttosto, una favola macabra, disturbante e magnetica, capace di parlare a chiunque abbia mai provato il brivido inspiegabile di sentirsi osservato.

Da appassionata di manga e in particolare di horror giapponese, mi sono avvicinata a quest’opera con entusiasmo e una certa reverenza. Junji Ito non è solo un nome importante: è un autore capace di penetrare nei recessi più oscuri della mente umana, rivelando angosce antiche, primordiali, in modo spaventosamente elegante. In Occhi, tratto dal racconto vincitore del concorso “Ghost Story Picture Book Contest” promosso dall’editore Iwasaki Shoten, il suo tocco diventa quasi ipnotico, grazie anche al formato unico dell’opera: un volume di grandi dimensioni, interamente a colori, pensato per colpire immediatamente lo sguardo, e da lì l’anima.

La trama è apparentemente semplice, ma proprio nella sua essenzialità risiede la potenza narrativa: dapprima in modo sottile, quasi giocoso, si insinua l’idea che su nuvole, alberi e finestre inizino ad apparire dei volti. All’inizio sembrano allucinazioni, illusioni ottiche. Ma poi uno di questi visi fissa una persona, una sola. E da quel momento non smette mai. Lo guarda. Sempre. Ovunque.

Non si tratta, come ci si potrebbe aspettare da altri autori, di un horror urlato, carico di sangue e mostri. La paura qui è sottile, dilatata nel tempo. È il terrore che cresce a ogni pagina, perché ciò che ci viene mostrato è il progressivo collasso della normalità. La realtà resta la stessa di sempre – fatta di alberi, parchi, scuole – ma qualcosa, in essa, si incrina. Ed è quel “qualcosa” a divorarti lentamente, come un tarlo che consuma il legno da dentro. Junji Ito, attraverso il testo di Tonari, orchestra una sinfonia di paranoia visiva: le illustrazioni colorate e grottesche, talvolta perfino infantili nel tratto, amplificano il contrasto tra innocenza e terrore.

C’è un dettaglio che mi ha profondamente colpita: questa non è solo una storia per adulti amanti del macabro. Come sottolineato da Masao Higashi, curatore dell’edizione originale e critico letterario giapponese, Occhi è un’opera pensata anche per i più piccoli. Una sorta di moderna fiaba oscura, in cui la paura non è solo uno strumento di tensione, ma anche un’occasione di crescita emotiva e cognitiva. “Fin da piccoli – scrive Higashi – il fascino per le storie dell’orrore aiuta a coltivare l’immaginazione e sviluppare una personalità capace di mantenere il controllo anche davanti all’inaspettato”. È un’affermazione che condivido pienamente: il mio amore per i manga horror nasce proprio da questo, dalla capacità che hanno di farmi affrontare simbolicamente le mie paure, di educarmi al buio che è fuori e dentro di noi.

Nel panorama delle uscite recenti, Kocchi wo Miteru brilla anche per il suo valore culturale. La storia, premiata nel 2018 con il primo premio del “Ghost Story Picture Book Contest”, ha trovato nuova vita nelle mani di Junji Ito, che le ha donato carne, colore e uno sguardo magnetico che sfonda la quarta parete. È come se anche noi lettori fossimo osservati da quei volti disegnati, come se il libro stesso partecipasse al gioco perverso del “guardare e farsi guardare”.

L’opera arriva in libreria e fumetteria a fine maggio, con un debutto ufficiale al Salone Internazionale del Libro di Torino. È un’occasione imperdibile non solo per chi, come me, colleziona ogni uscita del maestro Ito, ma anche per chi desidera avvicinarsi a una forma di racconto dove il linguaggio visivo e quello narrativo si fondono con rara efficacia.

Non è un caso che Junji Ito sia oggi più celebrato che mai: basti pensare alla serie anime Junji Ito Maniac: Racconti Giapponesi del Macabro lanciata su Netflix, o alla miniserie ispirata a Uzumaki, o ancora all’adattamento animato di Tomie e Frammenti dell’Orrore incluso nella Junji Ito Collection visibile su Crunchyroll. Eppure, Occhi ha qualcosa in più, qualcosa di diverso. Forse perché nasce come albo illustrato, si muove su una linea di confine tra letteratura per ragazzi e orrore adulto, tra inquietudine suggerita e spavento dichiarato. È un’opera che, in poche pagine, riesce a fare ciò che tanti romanzi non fanno in centinaia: restare con te. E guardarti. Sempre.

Se anche voi, come me, siete affascinati da quel brivido che corre lungo la schiena quando qualcosa vi fissa da troppo tempo, se amate le storie che si insinuano lentamente nel cuore per non lasciarlo più, allora Occhi è un’esperienza che dovete vivere. E non dimenticate: a volte, i volti sulle nuvole vi guardano davvero.

Sara Colaone. Storia e storie del ’900 a fumetti in mostra a Palazzo Blu

C’è un momento, mentre sfogli le tavole di In Italia sono tutti maschi, in cui senti lo stridore della Storia dentro la pelle. Non è solo il disegno – essenziale, misurato, ma capace di vibrare – a raccontarti la violenza sottile e pervasiva del confino fascista per gli omosessuali. È lo sguardo. Quello delle persone disegnate, certo. Ma anche quello di chi disegna. Sara Colaone, illustratrice e fumettista tra le più significative del panorama contemporaneo, non si limita a narrare: interpreta, riscrive, scava. E ci invita, senza urlare, a guardare dove spesso si evita di posare lo sguardo. Dal 31 maggio al 9 novembre 2025, Palazzo Blu a Pisa – luogo già noto per aver ospitato artisti come Gipi e Manuel Fior – apre le sue sale alla mostra Sara Colaone. Storia e storie del ’900 a fumetti, a cura di Giorgio Bacci. È un’occasione preziosa per immergersi nel lavoro di un’autrice che ha fatto del graphic novel uno strumento di memoria, di indagine sociale e, soprattutto, di umanità.

Un Novecento raccontato a figure (e anime)

Il percorso espositivo si snoda attraverso cinque opere chiave della produzione di Colaone, ognuna delle quali affronta una sfaccettatura diversa del Novecento italiano ed europeo. E lo fa, sempre, da una posizione laterale, mai neutra: quella delle donne, degli emarginati, dei dimenticati. Chi resta fuori dai libri di storia, nei fumetti di Sara Colaone trova finalmente voce.

L’esposizione si apre con Evase dall’Harem (2020), racconto avvincente e visivamente incantevole della fuga di due giovani donne, figlie di un dignitario ottomano, da Costantinopoli verso Parigi. È il 1906, l’Impero vacilla, ma ciò che Colaone mette a fuoco è il desiderio femminile di libertà. Una libertà che è fuga, ma anche progetto, sogno, corpo che prende spazio. È la parabola di una rottura, di un attraversamento, che trova nel fumetto un linguaggio perfetto per restituirne l’intimità e la potenza.

A seguire, Leda. Che solo amore e luce ha per confine (2016) è forse il lavoro più lirico e complesso dell’autrice. Dedicato a Leda Rafanelli – anarchica, musulmana, femminista ante litteram – è un’opera che intreccia biografia e sogno politico, storia e ideologia, corpo e parola. Rafanelli fu tutto ciò che non si voleva che una donna fosse: libera, colta, straniera anche in patria. E Sara la ritrae con dolcezza e orgoglio, come si fa con le eroine dimenticate che invece bisognerebbe studiare a scuola.

Poi c’è il già citato In Italia sono tutti maschi (2008), realizzato con Luca de Santis: uno dei primi graphic novel italiani a raccontare la repressione dell’omosessualità durante il fascismo. Una narrazione che non si limita alla denuncia, ma restituisce la dignità ai protagonisti, alle loro relazioni, alla loro resistenza.

Ciao ciao bambina (2010), invece, parte da una storia personale per raccontare una condizione collettiva: l’emigrazione italiana negli anni Cinquanta e Sessanta. È un fumetto che sa di nostalgia, ma anche di resilienza. È il ricordo di due ragazzi – i genitori di Colaone – che si incontrano in Svizzera, in una terra di mezzo tra l’Italia che lasci e quella che non sai se ritroverai. Anche qui, la memoria privata si intreccia a quella collettiva, in un equilibrio delicatissimo che solo chi ha un forte senso dell’etica narrativa riesce a maneggiare.

Chiude il percorso Ariston (2018), dove la protagonista è Renata, tenace proprietaria di un albergo sulla riviera adriatica nel dopoguerra. Una donna che rifiuta il destino scritto per lei, e lo riscrive, pezzo per pezzo, scegliendo se stessa. Qui, Colaone celebra una femminilità concreta, fatta di scelte difficili, e di una libertà che non è solo desiderata, ma conquistata con determinazione quotidiana.

Tra le tavole, un mondo che ci riguarda

Visitare questa mostra è come attraversare un album di famiglia, solo che la famiglia è quella umana, quella fatta di storie che non si possono più ignorare. La bellezza delle tavole originali esposte – pulite, poetiche, mai retoriche – rende evidente quanto il segno di Colaone sia, prima di tutto, empatico. Disegna con la testa, sì. Ma soprattutto con il cuore.

Non è un caso che abbia vinto il Gran Guinigi come Miglior Disegnatrice a Lucca Comics & Games nel 2017. Né che sia stata scelta per realizzare l’illustrazione ufficiale del manifesto del Salone Internazionale del Libro di Torino 2024. Il suo sguardo è politico nel senso più alto del termine: non ideologico, ma profondamente attento all’umano. Oggi insegna Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna e cura la sezione Fumetto della storica rivista Nuovi Argomenti: un ponte tra la cultura visiva e quella letteraria che riflette appieno la sua formazione e sensibilità.

Info pratiche (ma importanti!)

La mostra “Sara Colaone. Storia e storie del ’900 a fumetti” resterà aperta dal 31 maggio al 9 novembre 2025, offrendo la possibilità di una visita durante tutta l’estate e l’inizio dell’autunno. Il biglietto d’ingresso ha un prezzo simbolico: 5 euro. Previsti sconti e riduzioni per diverse categorie (info complete sul sito ufficiale di Palazzo Blu). Perché Sara Colaone, con la sua arte, ci racconta che la Storia – quella con la S maiuscola – non è fatta solo di battaglie, presidenti e trattati. Ma anche, e soprattutto, di voci fragili, di memorie intime, di piccoli grandi gesti che hanno cambiato il mondo. E che, grazie ai suoi fumetti, possiamo finalmente ascoltare.

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