Roma Est sta per trasformarsi in una specie di portale temporale per nerd di ogni generazione, uno di quei weekend che iniziano con “passo solo un’oretta” e finiscono con te che torni a casa stringendo una cartuccia del Super Nintendo trovata dopo anni di ricerca, una bustina di carte vintage comprata quasi per istinto e la voce distrutta per aver cantato sigle dei cartoni a squarciagola insieme a perfetti sconosciuti diventati improvvisamente compagni di party. Il GAME VINTAGE MARKET – SPECIAL EDITION FAMILY FUN FEST promette esattamente quel tipo di magia lì, quella che nasce dall’incrocio tra nostalgia, cultura pop e caos felice condiviso, e sinceramente è impossibile non sentire già l’hype salire pensando al 23 e 24 maggio.
Chi frequenta eventi nerd da anni conosce bene quella sensazione particolare che si prova entrando in spazi pieni di cabinati, action figure, fumetti consumati dal tempo e monitor CRT che illuminano la stanza con quella luce morbida e quasi ipnotica. Non è semplice nostalgia, sarebbe riduttivo definirla così. È qualcosa di più vicino a un linguaggio comune, una memoria collettiva fatta di pomeriggi passati a soffiare sulle cartucce del NES convinti che fosse davvero una tecnica scientifica, di partite infinite a Sensible Soccer su Commodore, di pacchetti di carte aperti con l’ansia di trovare la rarità impossibile e di manga comprati in edicola nascondendoli nello zaino per paura che qualcuno li rovinasse.
Il Family Fun Fest sembra aver capito perfettamente questo meccanismo emotivo, perché l’evento non prova soltanto a mettere insieme stand e attività. Cerca piuttosto di ricreare quell’atmosfera da “festival parallelo” dove il retrogaming incontra la cultura nerd contemporanea senza muri generazionali. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante dell’intera manifestazione: vedere famiglie intere passare da un’area VR a una postazione Commodore, bambini sfidarsi nei tornei Beyblade mentre i genitori discutono davanti a uno scaffale di vecchi videogiochi PAL italiani diventati ormai quasi reperti archeologici della cultura pop.
La location aggiunge ulteriore fascino a tutto il progetto. Gli spazi di Fusolab e del Casilino Sky Park, in Viale della Bella Villa a Roma, sembrano costruiti apposta per ospitare un evento del genere. Da una parte il piano dedicato al market e alle aree artistiche, dall’altra la terrazza pronta a trasformarsi in un’arena geek sospesa sopra la città, tra laser game, DJ set, concerti e sfide competitive. E poi diciamolo: raggiungere un evento nerd con la Metro C fermandosi praticamente a due passi dall’ingresso ha qualcosa di quasi fantascientifico per chi è cresciuto facendo viaggi epici tra autobus improbabili e periferie sconosciute pur di andare a una fiera del fumetto.
Il GAME VINTAGE MARKET sarà chiaramente il grande magnete emotivo della manifestazione. Oltre novanta espositori significano letteralmente ore passate a curiosare tra console retro, videogiochi introvabili, carte collezionabili, gadget giapponesi, statue, manga, vecchi giochi PC boxed e probabilmente anche qualche tesoro dimenticato che scatenerà improvvisi flashback. Chi colleziona sul serio sa bene che eventi del genere sono una trappola emotiva micidiale. Parti dicendoti “guardo soltanto” e poi ti ritrovi a fissare una copia di Pokémon Cristallo o un vecchio artbook anime come se stessi incontrando un amico perso da vent’anni.
Eppure non sarà soltanto il mercato a tenere viva l’energia del festival. L’Artist Zone promette di diventare uno dei punti più affascinanti per chi ama il fumetto e l’illustrazione. Vedere artisti all’opera dal vivo, osservare sketch nascere davanti ai propri occhi, parlare con fumettisti indipendenti e illustratori rimane una delle esperienze più autentiche della cultura nerd contemporanea. In un periodo dominato da algoritmi e feed velocissimi, ritrovarsi davanti a una tavola originale o a una stampa realizzata direttamente dall’autore restituisce una dimensione quasi artigianale alla passione geek.
Poi c’è l’Area Commodore. E qui parte inevitabilmente il momento nostalgia hardcore. Perché il Commodore 64, per tantissimi appassionati italiani, non è stato soltanto un computer. È stato il primo contatto con il gaming domestico, con la programmazione, con le demo scene, con la scoperta di mondi digitali che sembravano giganteschi. L’idea di trovare demo, giochi da provare e persino versioni beta in anteprima dentro uno spazio dedicato a quell’estetica anni Ottanta-Novanta ha qualcosa di irresistibile. Soprattutto oggi, in un’epoca dove il retrogaming non è più soltanto collezionismo ma una vera forma di archeologia culturale.
Ed è meraviglioso il modo in cui il festival mescola passato e futuro senza creare fratture. Da una parte i pixel, i joystick consumati e le console vintage, dall’altra la realtà virtuale pronta a catapultare il pubblico in esperienze immersive. Retro & VR sembra quasi il manifesto filosofico dell’intero evento: ricordarsi da dove veniamo mentre proviamo a capire dove sta andando l’intrattenimento nerd.
La parte serale rischia seriamente di diventare il momento più emotivamente devastante dell’intero weekend. Il concerto di “Io Non Sono Cristina” dedicato alle sigle dei cartoni animati ha già quell’energia da evento collettivo che può trasformarsi in karaoke gigantesco a cielo aperto. Chi è cresciuto tra Dragon Ball, Sailor Moon, Pokémon, Detective Conan, I Cavalieri dello Zodiaco e mille altri anime trasmessi nelle televisioni locali italiane sa perfettamente quanto le sigle facciano parte della nostra identità nerd. Bastano poche note per azzerare il tempo. E infatti succede sempre così: inizi ridendo, poi parte una canzone specifica e improvvisamente ti ritrovi a cantare con gli occhi lucidi senza sapere bene perché.
Anche la presenza dell’Arena Laser e dei tornei Beyblade racconta qualcosa di interessante su come stia cambiando la cultura pop condivisa. Beyblade, ad esempio, continua ad attraversare generazioni con una forza assurda. Ogni volta che pensiamo sia un fenomeno “del passato”, torna fuori con nuove serie anime, nuove community competitive e nuove orde di blader pronti a trasformare ogni tavolo in un campo di battaglia. Il torneo ufficiale “GET THE CROWN I” previsto per la domenica aggiunge poi quel lato competitivo che negli ultimi anni è diventato centrale in ogni evento geek moderno.
E vogliamo parlare dello street food? Perché diciamolo chiaramente: nessun festival nerd funziona davvero senza cibo da divorare tra uno stand e l’altro. Fa parte del rito. Mangiare qualcosa al volo mentre si discute di console rare o si commenta un manga appena comprato è praticamente tradizione.
La filosofia “free & open” dell’evento merita poi una riflessione a parte. In un periodo in cui tantissime manifestazioni stanno diventando sempre più costose e spesso meno accessibili, vedere un festival con ingresso gratuito, parcheggio gratuito e supporto basato sull’offerta libera restituisce una dimensione comunitaria che molti appassionati sentivano mancare. Sembra quasi un ritorno allo spirito originario delle community nerd italiane, quelle nate prima dei mega algoritmi social, costruite da persone che volevano semplicemente condividere passioni.
Forse è proprio questo il motivo per cui il GAME VINTAGE MARKET – SPECIAL EDITION FAMILY FUN FEST sta attirando così tanta attenzione tra gamer, collezionisti, famiglie e nostalgici della cultura pop. Non appare come una semplice fiera commerciale. Somiglia piuttosto a una gigantesca reunion generazionale dove il retrogaming incontra il cosplay mentale di chi non ha mai davvero smesso di sentirsi dentro un anime anni Novanta o una sala giochi illuminata al neon.
E conoscendo l’atmosfera che eventi del genere riescono a creare, la sensazione è che il vero momento memorabile arriverà magari nei dettagli più piccoli. Una chiacchierata casuale davanti a uno stand di vecchi manga Star Comics. Un ragazzino che scopre per la prima volta un Commodore mentre il padre racconta di averci passato notti intere. Una sfida improvvisata a Beyblade tra sconosciuti. Oppure quel preciso istante in cui parte una sigla anime e tutta la terrazza del Casilino Sky Park smette di essere soltanto Roma Est per trasformarsi in una gigantesca festa nerd condivisa.
E sinceramente? Eventi così servono tantissimo. Perché ricordano a tutti noi che la cultura geek non è fatta soltanto di collezioni, streaming e hype social. Vive soprattutto nelle persone, nelle connessioni, nei ricordi comuni e in quella capacità incredibile che il fandom continua ad avere: farci sentire immediatamente a casa, anche in mezzo a migliaia di perfetti sconosciuti.





