Se bazzichi il mondo nerd da un po’, avrai notato una cosa: che si parli di cinecomics, nuove stagioni animate, remake di videogiochi storici o il revival di una serie TV cult, la sensazione è che l’arte e la cultura siano ossessionate dal passato.
Ma perché? Non è solo un caso, è il sintomo di un fenomeno culturale complesso che potremmo chiamare Acronia. Preparati, perché stiamo per smontare il tuo concetto di tempo!
L’Interregno del “Già Visto” (2005-2020)
Tra il 2005 e il 2020, in quello che possiamo definire l’Interregno culturale, la sperimentazione cool che aveva animato la fine degli Anni Novanta e i primi Duemila ha rallentato fino quasi a fermarsi.
Al suo posto? La nostalgia postmoderna. Non è una novità, è il vero motore della cultura (pop e non) dagli Anni Settanta, ma in questo periodo è diventata pervasiva. Oggi, il passato non è un’ispirazione, è un diktat. Tutto deve somigliare a un’immagine idealizzata, spesso falsificata e semplificata, di ciò che è stato.
⏱️ Acronia: Quando il Tempo si Dissolve
Questo continuo e quasi esclusivo rewind culturale ha un costo: la nostra percezione del tempo stesso. Ed è qui che entra in gioco il concetto chiave: Acronia.
Che cos’è l’Acronia?
Quando per quattro o cinque generazioni consecutive (gli ultimi quarant’anni!) l’occhio culturale è puntato solo sul passato, il tempo come lo conosciamo sparisce. Addio al flusso organico passato-presente-futuro. Resta solo un’oscillazione tra immagini e rappresentazioni di un passato inesistente.
Nell’Acronia, il dissolvimento del tempo porta al dominio incontrastato dell’immagine del passato. Che si tratti di un film o di un nuovo fumetto, la regola non scritta è: “deve assomigliare a ciò che è già stato prodotto e amato”.
📢 L’Autoritarismo del Passato: È come se il passato dicesse al presente: “È impossibile fare di meglio! Quello che abbiamo fatto negli Anni ’80 era il modello insuperabile. Voi siete solo una copia sbiadita.”
Non è solo una mancanza di “prime volte” drammatiche, è un vero e proprio blocco creativo alimentato dall’idea che il picco sia già stato raggiunto.
Internet, Smaterializzazione e La Fine dello Stile
Questo tempo acronico si è virtualizzato sempre di più, sganciandosi dalla realtà fisica e da una sequenza lineare. Non a caso, la diffusione di Internet a metà degli Anni Novanta come modalità di pensiero ha coinciso con la rarefazione di movimenti artistici e sottoculture degne di nota.
Il mondo culturale fatto di negozi di dischi, fanzine, raduni fisici e contesti comunitari si è gradualmente estinto. È stato sostituito da un’esperienza più impalpabile, impersonale, fredda, ma allo stesso tempo confortevole:
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Ascoltiamo musica da un file digitale, sganciato dal supporto fisico, dalla copertina, dalla possibilità di vederlo dal vivo (a meno che non sia un tour-nostalgia).
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L’esperienza culturale diventa smaterializzata e disconnessa.
L’identità stilistica dei decenni, prima ben visibile (i ruggenti Anni Venti, i colorati Anni Ottanta, i grunge Anni Novanta), dopo i primi Anni Zero si è fatta sempre più confusa. Il perché? Interviene la nostalgia della nostalgia.
Passato, presente e futuro si accavallano, il tempo si arrotola su se stesso, appiattendosi in un “adesso” indistinto. Le dimensioni si sovrappongono, come abiti su un letto in attesa di essere indossati uno sull’altro.
