C’è un momento, a volte impercettibile, in cui la realtà si incrina e qualcosa di disturbante si insinua tra le pieghe del quotidiano. È lì che vive l’arte di Junji Ito, ed è lì che mi ha trascinata Occhi (Kocchi wo Miteru), una delle uscite più recenti e affascinanti proposte da J-POP Manga. Questo albo illustrato, frutto della collaborazione tra il maestro indiscusso del J-Horror e l’autore Soshichi Tonari, è qualcosa che travalica le semplici definizioni di “libro illustrato per bambini” o “storia dell’orrore”. È, piuttosto, una favola macabra, disturbante e magnetica, capace di parlare a chiunque abbia mai provato il brivido inspiegabile di sentirsi osservato.
Da appassionata di manga e in particolare di horror giapponese, mi sono avvicinata a quest’opera con entusiasmo e una certa reverenza. Junji Ito non è solo un nome importante: è un autore capace di penetrare nei recessi più oscuri della mente umana, rivelando angosce antiche, primordiali, in modo spaventosamente elegante. In Occhi, tratto dal racconto vincitore del concorso “Ghost Story Picture Book Contest” promosso dall’editore Iwasaki Shoten, il suo tocco diventa quasi ipnotico, grazie anche al formato unico dell’opera: un volume di grandi dimensioni, interamente a colori, pensato per colpire immediatamente lo sguardo, e da lì l’anima.
La trama è apparentemente semplice, ma proprio nella sua essenzialità risiede la potenza narrativa: dapprima in modo sottile, quasi giocoso, si insinua l’idea che su nuvole, alberi e finestre inizino ad apparire dei volti. All’inizio sembrano allucinazioni, illusioni ottiche. Ma poi uno di questi visi fissa una persona, una sola. E da quel momento non smette mai. Lo guarda. Sempre. Ovunque.
Non si tratta, come ci si potrebbe aspettare da altri autori, di un horror urlato, carico di sangue e mostri. La paura qui è sottile, dilatata nel tempo. È il terrore che cresce a ogni pagina, perché ciò che ci viene mostrato è il progressivo collasso della normalità. La realtà resta la stessa di sempre – fatta di alberi, parchi, scuole – ma qualcosa, in essa, si incrina. Ed è quel “qualcosa” a divorarti lentamente, come un tarlo che consuma il legno da dentro. Junji Ito, attraverso il testo di Tonari, orchestra una sinfonia di paranoia visiva: le illustrazioni colorate e grottesche, talvolta perfino infantili nel tratto, amplificano il contrasto tra innocenza e terrore.
C’è un dettaglio che mi ha profondamente colpita: questa non è solo una storia per adulti amanti del macabro. Come sottolineato da Masao Higashi, curatore dell’edizione originale e critico letterario giapponese, Occhi è un’opera pensata anche per i più piccoli. Una sorta di moderna fiaba oscura, in cui la paura non è solo uno strumento di tensione, ma anche un’occasione di crescita emotiva e cognitiva. “Fin da piccoli – scrive Higashi – il fascino per le storie dell’orrore aiuta a coltivare l’immaginazione e sviluppare una personalità capace di mantenere il controllo anche davanti all’inaspettato”. È un’affermazione che condivido pienamente: il mio amore per i manga horror nasce proprio da questo, dalla capacità che hanno di farmi affrontare simbolicamente le mie paure, di educarmi al buio che è fuori e dentro di noi.
Nel panorama delle uscite recenti, Kocchi wo Miteru brilla anche per il suo valore culturale. La storia, premiata nel 2018 con il primo premio del “Ghost Story Picture Book Contest”, ha trovato nuova vita nelle mani di Junji Ito, che le ha donato carne, colore e uno sguardo magnetico che sfonda la quarta parete. È come se anche noi lettori fossimo osservati da quei volti disegnati, come se il libro stesso partecipasse al gioco perverso del “guardare e farsi guardare”.
L’opera arriva in libreria e fumetteria a fine maggio, con un debutto ufficiale al Salone Internazionale del Libro di Torino. È un’occasione imperdibile non solo per chi, come me, colleziona ogni uscita del maestro Ito, ma anche per chi desidera avvicinarsi a una forma di racconto dove il linguaggio visivo e quello narrativo si fondono con rara efficacia.
Non è un caso che Junji Ito sia oggi più celebrato che mai: basti pensare alla serie anime Junji Ito Maniac: Racconti Giapponesi del Macabro lanciata su Netflix, o alla miniserie ispirata a Uzumaki, o ancora all’adattamento animato di Tomie e Frammenti dell’Orrore incluso nella Junji Ito Collection visibile su Crunchyroll. Eppure, Occhi ha qualcosa in più, qualcosa di diverso. Forse perché nasce come albo illustrato, si muove su una linea di confine tra letteratura per ragazzi e orrore adulto, tra inquietudine suggerita e spavento dichiarato. È un’opera che, in poche pagine, riesce a fare ciò che tanti romanzi non fanno in centinaia: restare con te. E guardarti. Sempre.
Se anche voi, come me, siete affascinati da quel brivido che corre lungo la schiena quando qualcosa vi fissa da troppo tempo, se amate le storie che si insinuano lentamente nel cuore per non lasciarlo più, allora Occhi è un’esperienza che dovete vivere. E non dimenticate: a volte, i volti sulle nuvole vi guardano davvero.
