C’è un momento nella vita di ogni fan Disney in cui la nostalgia colpisce più forte di un incantesimo malriuscito. Per molti di noi, quel momento si chiama “Quel pazzo venerdì”, il film del 2003 che ha fatto ridere, piangere e riflettere intere generazioni di adolescenti. Ora, a distanza di oltre vent’anni, Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan tornano a scambiarsi le vite (e i corpi) in “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”, in arrivo il 12 novembre in esclusiva su Disney+. Un titolo che già nel nome promette caos, emozioni e un pizzico di quella magia che solo la Casa del Topo sa evocare. Diretto da Nisha Ganatra, già nota per la sua sensibilità nel raccontare storie femminili e generazionali, questo sequel non è un semplice revival, ma una vera e propria lettera d’amore intergenerazionale.
La storia riprende anni dopo gli eventi del primo film: Anna Coleman, l’ex teenager ribelle interpretata da Lindsay Lohan, è ora una donna adulta, con una figlia adolescente – Harper – e una nuova famiglia allargata. Tess, la madre psicologa impersonata da Jamie Lee Curtis, è ancora il centro affettuosamente caotico del mondo Coleman, ma anche lei dovrà fare i conti con un equilibrio che sta per saltare in aria (e non solo in senso metaforico). Quando un nuovo incantesimo entra in gioco, non sono solo Tess e Anna a scambiarsi i corpi, ma anche Harper e la sua futura sorellastra Lily. Il risultato è un gioco di specchi ancora più imprevedibile, dove quattro generazioni si trovano costrette a capire – letteralmente – cosa significhi “mettersi nei panni dell’altro”.
Magia, caos e lacrime di risate
Chi ha amato il film originale ritroverà tutto ciò che l’ha reso iconico: il mix irresistibile di cuore, comicità e follia controllata, il ritmo da sitcom americana e la dolce ironia con cui Disney riesce sempre a trasformare i conflitti familiari in momenti di pura catarsi emotiva.
Ma questa volta, la storia si arricchisce di una nuova profondità tematica. Il film parla di famiglie miste, di identità fluide, di ruoli che cambiano nel tempo. È una commedia, certo, ma con quella tenerezza sottile che solo una saga capace di crescere insieme al suo pubblico può permettersi.
Jamie Lee Curtis conferma il suo talento camaleontico, passando con disinvoltura dal tono da “mamma zen” al delirio da adolescente in crisi esistenziale. Lindsay Lohan, invece, è semplicemente radiosa: la sua Anna è matura ma non spenta, ironica e consapevole, una donna che non ha dimenticato la ragazza che era.
Rivederle insieme è come ascoltare una vecchia canzone preferita in una nuova versione live: riconosci la melodia, ma ogni nota ha un sapore diverso, più intenso.
Una regia che sa cosa vuole raccontare
La mano di Nisha Ganatra si percepisce chiaramente nella scelta dei toni e dei contrasti. Lontana dal voler imitare il film del 2003, costruisce invece un nuovo equilibrio narrativo, dove l’elemento magico diventa un pretesto per parlare della difficoltà di capirsi tra generazioni che comunicano in linguaggi diversi: emoji contro post-it, psicoterapia contro TikTok.
Il film, descritto da Complex come “un ritorno al passato ben fatto: spassoso, divertente e pieno di cuore”, riesce là dove molti sequel falliscono: non si limita a sfruttare la nostalgia, ma la trasforma in energia creativa. È una storia che ride di se stessa senza mai deridersi, un piccolo miracolo di equilibrio tra citazione e reinvenzione.
Pink Slip is back!
E sì, non potevano mancare loro: i Pink Slip, la band punk di Anna Coleman. Tra un incantesimo e l’altro, il film ci regala un momento da brividi quando Lohan riprende in mano la chitarra e intona le prime note di Ultimate. È una scena che riporta immediatamente chiunque sia cresciuto negli anni 2000 al suo “periodo da MySpace e Vans a scacchi”.
Un colpo al cuore, ma anche una dichiarazione d’intenti: la musica come ponte tra epoche, tra chi eravamo e chi siamo diventati.
Una commedia per tutte le età
“Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo” non è solo per chi ha amato il primo film, ma per chiunque abbia mai desiderato essere compreso – o comprendere gli altri.
Il messaggio è chiaro: il corpo può cambiare, ma le emozioni restano universali.
Nel caos di identità, ruoli e aspettative, Disney ci ricorda che ogni famiglia – anche la più incasinata – è un microcosmo magico dove l’amore, per quanto imperfetto, trova sempre la strada per esprimersi.
Una magia che funziona ancora
La colonna sonora di Amie Doherty, elegante e moderna, accompagna il film con leggerezza, mentre la fotografia illumina i momenti più emotivi con una cura da commedia romantica anni ’90 aggiornata al presente.
Ci sono gag esilaranti, momenti di puro sentimentalismo, e quell’atmosfera familiare che ti fa venire voglia di una maratona Disney+ con plaid, cioccolata calda e qualche lacrima di nostalgia.
In fondo, come dice Tess Coleman: “A volte, per capire chi sei, devi solo vivere un giorno nei panni di qualcun altro.”
Ed è proprio questo il segreto del successo di “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”: un film che ci fa ridere, ma anche un po’ capire meglio noi stessi.
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