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Nintendo registra “Game Boy” in Brasile: ritorno leggendario o mossa nostalgia?

Due di notte, luci spente, Switch tra le mani e una OST K-pop che pompa nelle cuffie mentre cerco di livellare l’ennesimo personaggio su un JRPG infinito. Vita normale per una gamer notturna. Poi succede. Una notifica. Reddit esplode. Screenshot. Documenti ufficiali. E quella parola che mi fa letteralmente saltare sulla sedia.

Nintendo ha registrato in Brasile il marchio e il logo “Nintendo GAME BOY”.

Fermi tutti.

Non stiamo parlando di un rumor generico su un forum sperduto. Parliamo di una registrazione ufficiale. Un deposito reale. Una mossa concreta. E chi conosce anche solo un minimo le dinamiche di Kyoto sa benissimo che Nintendo non si muove a caso.

La parola Game Boy non è un’etichetta commerciale qualsiasi. È memoria collettiva. È archeologia videoludica. È un suono di avvio che riconosceremmo a occhi chiusi anche tra mille notifiche di TikTok.

Game Boy: l’oggetto che ha cambiato il gaming portatile

Il Game Boy arriva nel 1989 e, sulla carta, non doveva nemmeno dominare. Schermo monocromatico, hardware meno potente rispetto ai concorrenti, niente colori sgargianti. Eppure quel rettangolino grigio progettato dal team R&D1 guidato da Gunpei Yokoi e Satoru Okada aveva qualcosa che altri non avevano: visione.

Non cercava di stupire con la potenza. Cercava di restare acceso. Autonomia incredibile, robustezza quasi indistruttibile, prezzo accessibile. E soprattutto giochi capaci di imprimersi nella pelle.

La prima volta che ho avviato Tetris su Game Boy avevo l’età in cui tutto sembra enorme. Blocchetti che cadono, musica ipnotica, ore che volano. Poi sono arrivati Pokémon Rosso e Blu, il cavo link, gli scambi clandestini durante la ricreazione, le batterie che morivano nel momento peggiore possibile.

Non era solo intrattenimento. Era identità.

Quel design minimalista è diventato iconico. Lo schermo verde oliva è diventato estetica retro. La forma stessa della console è entrata nella cultura pop, citata, omaggiata, reinterpretata.

E la linea evolutiva non si è fermata lì. Game Boy Color ha portato i colori nella nostra infanzia, mentre Game Boy Advance SP con il suo design pieghevole ha anticipato un’idea di portabilità che ancora oggi viene celebrata come se fosse un reliquiario sacro del gaming.

Per oltre vent’anni il marchio Game Boy ha accompagnato generazioni intere.

E adesso quel nome torna nei registri ufficiali.

Nintendo Game Boy registrato in Brasile: coincidenza o preludio?

La registrazione del marchio “Nintendo GAME BOY” in Brasile non è una fantasia collettiva. È un atto amministrativo tracciabile. E in un’epoca in cui ogni movimento di un colosso come Nintendo viene analizzato al microscopio, un dettaglio simile diventa automaticamente benzina sull’hype.

Nuovo hardware dedicato? Onestamente, difficile immaginare una console portatile separata in un ecosistema dominato da Nintendo Switch, che già unisce casa e mobilità in un’unica piattaforma. Nintendo negli ultimi anni ha puntato tutto sull’unificazione dello sviluppo, evitando frammentazioni tra sistemi diversi.

Allora cosa potrebbe significare questa registrazione?

La teoria più solida riguarda un’espansione del catalogo retro su Switch Online. Un servizio ufficiale interamente dedicato ai titoli Game Boy, magari con funzionalità online, filtri grafici personalizzabili, modalità multiplayer che ricreano l’esperienza del cavo link in chiave moderna. L’idea di rigiocare Pokémon o Zelda classici con funzioni social integrate non è affatto peregrina.

E poi esiste l’altra ipotesi, quella che fa brillare gli occhi ai collezionisti: una mini console in stile NES Classic Edition, ma dedicata esclusivamente al catalogo Game Boy. Design fedele all’originale, libreria preinstallata, magari con varianti Color e Advance integrate in un unico dispositivo celebrativo.

Il mercato retrò vive una seconda giovinezza. Emulatori portatili, console nostalgiche, device customizzati: la domanda esiste. Nintendo osserva. E agisce.

Tempismo strategico: Pokémon e anniversari che pesano

Il contesto rende tutto ancora più interessante. Il franchise Pokémon celebra trent’anni. Un Pokémon Presents in arrivo. Una generazione intera che associa il debutto dei mostriciattoli tascabili proprio al Game Boy.

L’idea di un’operazione celebrativa che riporti ufficialmente i capitoli originali sotto il brand Game Boy sarebbe una mossa di marketing chirurgica. Nostalgia pura, ma orchestrata con precisione.

Immaginate lo scenario. Schermo nero. Logo storico che appare. Il suono di avvio che vibra nelle casse. Font pixelato. Chat che esplode. Timeline che collassa.

Sarebbe uno di quei momenti in cui l’intera community nerd si sincronizza emotivamente.

Perché il ritorno del brand Game Boy avrebbe senso oggi

La cultura pop vive di revival. Anime anni ’90 che tornano, reboot cinematografici, idol che reinterpretano sound vintage. Il gaming non è immune a questo ciclo.

Game Boy è un nome che non ha bisogno di spiegazioni. È brand equity pura. Riattivarlo significa riaccendere un immaginario che attraversa generazioni.

C’è anche un aspetto strategico che non possiamo ignorare. Negli ultimi anni aziende terze hanno costruito un business enorme attorno alla nostalgia Nintendo portatile. Emulatori, hardware custom, reinterpretazioni. Un ritorno ufficiale permetterebbe a Kyoto di riappropriarsi di quella fetta di mercato, riportando l’esperienza sotto il proprio controllo qualitativo.

Ma oltre ai numeri c’è altro.

Game Boy è racconto. È la storia di Nintendo stessa. È il passaggio dall’era dei Game & Watch a un’idea di portabilità che ha definito il concetto moderno di handheld gaming.

Riportarlo in primo piano significa riaffermare un’identità.

Classico o pieghevole? Il dilemma che divide la community

Se dovesse arrivare un dispositivo fisico, il dibattito sarebbe immediato. Forma originale, mattoncino nostalgico con pulsanti viola? Oppure reinterpretazione pieghevole in stile Advance SP?

Personalmente sogno un modello foldable moderno, retroilluminazione perfetta, magari colorazioni intercambiabili ispirate alle varianti storiche. Però confesso che il fascino del design classico resta imbattibile. Quel peso in mano. Quella sensazione quasi analogica.

E sì, sto facendo fan casting mentale di un oggetto che potrebbe anche non esistere.

Ma questa è la magia dell’hype Nintendo. Piccoli indizi. Community che analizza ogni pixel. Reddit che incrocia dati. Twitter che incendia discussioni.

Indizi, memoria e futuro

Una registrazione di marchio può essere semplice tutela legale. Oppure può essere il primo tassello di qualcosa di più grande.

Game Boy non è un nome che si rispolvera per caso. È una parola che attiva emozioni immediate. Riattivarla significa parlare direttamente a chi è cresciuto con cartucce infilate e sfilate centinaia di volte.

Da gamer che ha passato pomeriggi interi a livellare Pokémon e oggi alterna JRPG, cosplay e cultura pop digitale, sento che un ritorno del marchio Game Boy non sarebbe solo un’operazione commerciale. Sarebbe una dichiarazione.

Una dichiarazione che dice: ricordiamo chi siamo stati.

E ora passo la parola a voi. Se Nintendo riportasse ufficialmente il brand Game Boy, cosa vorreste davvero? Una mini console celebrativa da esporre come reliquia? Un servizio online definitivo per rigiocare i classici? Oppure un hardware nuovo che unisce passato e futuro in un unico dispositivo?

Scrivetemelo. Perché le teorie nate tra commenti, meme e notti insonni spesso diventano realtà.

E l’idea di riaccendere quel logo… ammettiamolo… ci fa già tornare bambini. 💜

LEGO Game Boy: il ritorno di un’icona del gaming in mattoncini – Tutto quello che sappiamo sul set LEGO più atteso del 2025

Ogni estate ha il suo evento clou e, per la cultura geek mondiale, si tratta senza dubbio del San Diego Comic-Con. È il momento dell’anno in cui fumetti, cinema, serie TV, videogiochi e oggetti da collezione si incontrano in un’esplosione di creatività e nostalgia. Ed è proprio in questa cornice che LEGO ha deciso di svelare una delle sue novità più sorprendenti: il set dedicato al leggendario Nintendo Game Boy, una vera e propria pietra miliare nella storia del videogioco portatile. Un annuncio che ha mandato in visibilio fan di ogni età, dagli irriducibili del retrogaming ai più giovani appassionati di costruzioni.

Il set, presentato ufficialmente in anteprima al booth #2829 di LEGO nella celebre Hall H, non è solo una riproduzione in mattoncini del mitico Game Boy del 1989, ma un vero e proprio omaggio a un’epoca in cui giocare significava portarsi dietro un mondo intero, pixel dopo pixel. Ed è proprio questo spirito che LEGO ha voluto catturare con il nuovo modello, fedelissimo all’originale e ricco di dettagli che faranno scendere una lacrima nostalgica a chi ha vissuto l’epoca d’oro del gaming portatile.

Il nuovo LEGO Game Boy (set 72046) sarà disponibile a partire dal 1° ottobre 2025, e conta ben 421 pezzi. Il prezzo di lancio è fissato a 59,99 dollari, una cifra decisamente accessibile considerando il valore affettivo e il livello di dettaglio offerto. La scala è pressoché 1:1, e ciò significa che avrete davvero l’impressione di tenere in mano l’originale Game Boy, solo che questa volta fatto interamente di mattoncini LEGO.

Ma cosa rende così speciale questo set? Innanzitutto la fedeltà maniacale al design originale. Il corpo grigio chiaro, il D-pad nero, i pulsanti A e B color magenta, i selettori “Start” e “Select”, e persino le rotelline per la regolazione del contrasto e del volume: tutto è stato ricreato con una precisione impressionante. E non è finita qui. Il set include anche una finta slot per cartucce e due Game Pak intercambiabili: uno dedicato a The Legend of Zelda: Link’s Awakening e uno a Super Mario Land. Una volta completata la costruzione, si potrà decidere quale schermata visualizzare sullo “schermo” LEGO, scegliendo tra quella classica di avvio o le schermate dei due giochi inclusi.

Non è la prima volta che LEGO e Nintendo uniscono le forze. Dopo il successo travolgente della LEGO Nintendo Entertainment System (NES) e della linea LEGO Super Mario, era quasi inevitabile che l’attenzione si spostasse anche sul Game Boy, la console portatile che ha venduto oltre 119 milioni di unità nel mondo e che ha definito un’intera generazione di videogiocatori.

Il teaser pubblicato sui social di LEGO e Nintendo ha fatto rapidamente il giro del mondo. Un semplice video con i loghi dei due colossi e la scritta “Coming October 2025” è bastato per scatenare l’hype globale. L’annuncio ha acceso subito le speranze dei fan: sarà questo set parte della linea LEGO ICONS? Le caratteristiche lo farebbero pensare. Si tratta infatti di un prodotto che combina l’estetica retrò con l’innovazione progettuale che contraddistingue i set più elaborati della casa danese. Alcune voci suggeriscono addirittura che potrebbero esserci elementi interattivi o elettronici, come uno schermo animato o suoni pre-registrati, sulla falsariga di quanto già visto con il set NES. Nulla è confermato al momento, ma la sola possibilità accende la fantasia dei fan.

L’aspetto più interessante di questo progetto è però la sua capacità di unire due mondi affini ma distinti: quello della cultura videoludica e quello del modellismo costruttivo. Il Game Boy non è solo una console: è un simbolo generazionale, un’icona pop, un pezzo di storia che ha accompagnato milioni di bambini e adolescenti negli anni ‘90. Trasformarlo in un set LEGO significa dare nuova vita a quel ricordo, renderlo tangibile, costruibile, e soprattutto condivisibile con chi non ha vissuto quell’epoca ma può comunque apprezzarne il fascino.

LEGO punta ancora una volta a colpire il cuore dei suoi fan, e lo fa con un prodotto pensato tanto per i collezionisti nostalgici quanto per i giovani appassionati. Il set Game Boy è una celebrazione della creatività e della memoria, della capacità dei mattoncini di raccontare storie e di trasformare oggetti iconici in esperienze da vivere, costruire e mostrare con orgoglio.

L’attesa per l’autunno 2025 è appena iniziata, ma l’hype è già alle stelle. C’è da scommettere che il set LEGO Game Boy diventerà uno dei regali più ambiti del prossimo Natale e un must-have per chiunque ami i videogiochi, il design retrò o semplicemente i mattoncini LEGO.

E voi? Qual è il vostro primo ricordo legato al Game Boy? Avete mai completato Super Mario Land durante un viaggio in macchina o salvato Zelda durante una lunga estate? Raccontatecelo nei commenti e condividete questo articolo con i vostri amici nostalgici sui social! Chi lo sa, magari anche loro stanno già sognando di costruire il loro Game Boy in mattoncini.

Tetris: dietro i blocchi colorati, una corsa sfrenata tra spie, affari e sogni

*”It’s the perfect game”, afferma convinto Henk Rogers (un frizzante Taron Egerton) in Tetris, il thriller Apple Original diretto da Jon S. Baird e ispirato alla vera storia di uno dei videogiochi più amati di sempre. Ed è proprio questa dichiarazione d’amore che innesca un vortice narrativo capace di trascinarci oltre lo schermo, dietro quei mattoncini che hanno incantato milioni di giocatori.

Siamo alla fine degli anni ’80, nel gelo politico e sociale dell’Unione Sovietica in piena Guerra Fredda. In questo scenario rigidamente controllato, dove anche un’idea può essere vista come minaccia, Rogers scopre il gioco creato dal programmatore sovietico Alexey Pajitnov (interpretato con grande delicatezza da Nikita Efremov). Da qui nasce un’alleanza improbabile e rischiosa per portare Tetris sulle console e nei salotti di tutto il mondo. Ma non sarà facile: tra funzionari del KGB, intrighi politici, affaristi senza scrupoli e la presenza ingombrante di figure come Mikhail Gorbaciov e il magnate Robert Maxwell, la strada sarà tutt’altro che lineare.

Il film ci regala un’avvincente corsa contro il tempo fatta di spionaggio industriale, battaglie legali, inganni e piccoli atti di eroismo. Il ritmo narrativo non lascia respiro: ogni scena contribuisce ad aumentare la tensione, facendo di un gioco apparentemente semplice un vero e proprio campo di battaglia geopolitico.

La trama segue passo passo l’odissea di Rogers, che da un’esposizione di videogiochi a Las Vegas si ritrova ben presto nelle gelide strade di Mosca, a trattare con burocrati sovietici e a schivare pericolosi agenti del KGB. Le sue trattative con la Nintendo, la corsa per ottenere i diritti per il Game Boy, il duello commerciale con i Maxwell, e il rapporto umano che lentamente si costruisce con Alexey Pajitnov sono il cuore pulsante del film.

Il regista Jon S. Baird sceglie di non rinunciare mai al tono da thriller, pur trattando una vicenda legata al mondo dei videogiochi. Ne esce fuori un’opera tesa e coinvolgente, in grado di raccontare il dietro le quinte di un’industria che all’epoca stava appena scoprendo il proprio potenziale globale. Ma soprattutto Tetris ci ricorda come dietro a ogni successo commerciale ci siano storie di uomini, di rischi presi e di sogni condivisi.

Taron Egerton guida il cast con energia contagiosa, restituendo un Rogers tanto idealista quanto ostinato. Accanto a lui, Nikita Efremov porta sullo schermo un Pajitnov complesso e umano, imprigionato in un sistema che non gli riconosce i meriti del proprio lavoro. Attorno a loro si muovono figure ambigue e memorabili, come l’inquietante Valentin Trifonov o il cinico Robert Maxwell, interpretato con la giusta dose di arroganza da Roger Allam.

Dal punto di vista visivo, il film si concede anche qualche licenza stilistica interessante: le sequenze animate che richiamano l’estetica 8-bit e i momenti di “gamefication” della narrazione contribuiscono a creare un ponte perfetto tra il mondo reale e quello dei videogiochi.

Girato principalmente a Glasgow e Aberdeen (trasformate con grande cura in una Mosca cupa e opprimente), Tetris riesce a evocare perfettamente l’atmosfera claustrofobica di quegli anni, facendo percepire lo scontro tra due mondi, quello occidentale del libero mercato e quello sovietico del controllo statale.

Dopo la sua anteprima al South by Southwest Festival, il film è approdato su Apple TV+ il 31 marzo 2023, dove ha trovato un pubblico curioso e appassionato, non solo tra i nostalgici del Game Boy, ma anche tra chi ama scoprire le piccole grandi storie che si nascondono dietro i fenomeni culturali.

Tetris non è solo un film per videogiocatori. È una storia di passione, coraggio e libertà creativa, un racconto che dimostra quanto un’idea, anche semplice come incastrare dei blocchi colorati, possa abbattere muri ben più grandi.

E voi, ricordate la prima volta che avete giocato a Tetris? Vi siete mai chiesti quali avventure ci siano volute per far arrivare quel gioco fino nelle vostre mani? Se il film vi ha incuriosito, raccontatecelo e condividete l’articolo sui vostri social: chissà che non troviate qualche altro fan pronto a un nostalgico tuffo nei mitici anni ’80!

I Top e i Flop delle Console casalinghe!

Le console di videogioco sono dispositivi elettronici progettati per consentire agli utenti di giocare a videogiochi su un televisore o un monitor. Sono dotate di hardware specializzato, come processori, schede grafiche, memorie e controller di gioco, che permettono loro di eseguire i giochi in modo fluido e di offrire un’esperienza di gioco interattiva. La prima console commercialmente disponibile è stata la Magnavox Odyssey, lanciata nel lontano 1972. Da quel momento le console sono entrate nelle nostre case

Le console di maggior successo

Ecco una classifica sulle console più vendute della storia, basata sui dati disponibili sul web:

  1. Sony PlayStation 2: questa console ha venduto circa 155 milioni di unità dal 2000 al 2013. È stata la prima console a raggiungere il traguardo dei 100 milioni di unità vendute e ha dominato il mercato per oltre un decennio. La sua forza era la sua ampia libreria di giochi, che includeva titoli di successo come Grand Theft Auto: San Andreas, Gran Turismo 4 e Final Fantasy X. La PlayStation 2 era anche in grado di riprodurre i DVD e di connettersi a internet tramite una rete a banda larga.
  2. Nintendo DS: questa console portatile ha venduto circa **154 milioni* di unità dal 2004 al 2014. È stata la prima console a introdurre il doppio schermo, di cui uno sensibile al tocco, e il microfono integrato. La Nintendo DS ha offerto un’esperienza di gioco innovativa e coinvolgente, grazie a giochi come Nintendogs, Brain Training e Pokémon. La console ha avuto diverse versioni, tra cui la DS Lite, la DSi e la DSi XL.
  3. Nintendo Switch: questa console ibrida, che può essere usata sia come portatile che come domestica, ha venduto circa 122 milioni di unità dal 2017 al 2022. È stata la console più venduta del 2020 e del 2021, grazie alla sua versatilità e alla sua qualità grafica. La Nintendo Switch ha ospitato giochi acclamati dalla critica e dal pubblico, come The Legend of Zelda: Breath of the Wild, Animal Crossing: New Horizons e Super Smash Bros. Ultimate. La console ha anche una versione solo portatile, chiamata Switch Lite.
  4. Nintendo Game Boy: questa console portatile ha venduto circa 119 milioni di unità dal 1989 al 2003. È stata la prima console a portare i videogiochi nel mondo mobile e a creare una cultura del gaming on the go. Il suo gioco più famoso è stato Tetris, che ha contribuito a diffondere la console in tutto il mondo. Il Game Boy ha avuto anche delle varianti, come il Game Boy Pocket, il Game Boy Light e il Game Boy Color.
  5. Sony PlayStation 4: questa console ha venduto circa 117 milioni di unità dal 2013 al 2022. È stata la console più venduta della sua generazione, superando la concorrenza di Xbox One e Nintendo Wii U. La PlayStation 4 si è distinta per la sua potenza grafica, il suo servizio online e la sua esclusiva libreria di giochi, che includeva titoli come God of War, Uncharted 4 e Horizon Zero Dawn. La console ha anche una versione più potente, chiamata PlayStation 4 Pro.
  6. Sony PlayStation: questa console ha venduto circa 102 milioni di unità dal 1994 al 2006. È stata la prima console a superare i 100 milioni di unità vendute e ha rivoluzionato il mondo dei videogiochi con il passaggio dai cartucce ai CD-ROM. La PlayStation ha introdotto nuovi generi di giochi, come i survival horror, i platform 3D e i giochi di ruolo giapponesi. Tra i suoi giochi più celebri ci sono Resident Evil, Crash Bandicoot e Final Fantasy VII.
  7. Nintendo Wii: questa console ha venduto circa 102 milioni di unità dal 2006 al 2013. È stata la console più venduta della sua generazione, battendo Xbox 360 e PlayStation 3. La Nintendo Wii ha puntato sull’innovazione del suo controller a forma di telecomando, che permetteva di rilevare i movimenti del giocatore. La Wii ha attirato un pubblico ampio e variegato, grazie a giochi come Wii Sports, Wii Fit e Mario Kart Wii.
  8. Sony PlayStation 3: questa console ha venduto circa 87 milioni di unità dal 2006 al 2017. È stata la console più costosa della sua generazione, ma ha recuperato terreno grazie a una serie di riduzioni di prezzo e al lancio di modelli più sottili. La PlayStation 3 si è affermata per la sua qualità grafica, il suo lettore Blu-ray e il suo servizio online gratuito. Tra i suoi giochi più apprezzati ci sono The Last of Us, Metal Gear Solid 4 e Grand Theft Auto V.
  9. Microsoft Xbox 360: questa console ha venduto circa 86 milioni di unità dal 2005 al 2016. È stata la console più popolare della sua generazione nel mercato nordamericano, grazie alla sua affidabilità, al suo servizio online a pagamento e alla sua offerta di giochi. La Xbox 360 ha ospitato giochi di successo come Halo 3, Gears of War e Call of Duty. La console ha anche introdotto il sensore di movimento Kinect, che ha venduto oltre 24 milioni di unità.
  10. Nintendo Game Boy Advance: questa console portatile ha venduto circa 82 milioni* di unità dal 2001 al 2010. È stata la console che ha segnato il passaggio dal Game Boy al Nintendo DS, offrendo una grafica migliore e una maggiore varietà di giochi. Il Game Boy Advance ha riproposto molti classici del NES e del SNES, come Super Mario Bros., The Legend of Zelda e Metroid. La console ha avuto anche delle versioni più piccole e illuminate, come il Game Boy Advance SP e il Game Boy Micro.

Le console che hanno venduto di meno!

Non c’è una risposta univoca a questa domanda, poiché ci sono state molte console che hanno avuto un insuccesso commerciale o critico nella storia dei videogiochi. Tuttavia, tra le console più comunemente considerate come dei flop, possiamo citare le seguenti:

  1. Atari Jaguar: presentata come la prima console a 64 bit, questa console si rivelò presto una delusione, sia per la scarsa qualità dei giochi disponibili, sia per il controller ingombrante e complicato. La console vendette solo circa 250.000 unità.
  2. Panasonic 3DO: questa console era pensata come una piattaforma multimediale, capace di riprodurre film, musica e giochi. Tuttavia, il suo prezzo elevato (699 dollari al lancio), la concorrenza di altre console più potenti e la mancanza di esclusive la resero un flop. La console vendette solo circa 2 milioni di unità e fu ritirata dal mercato nel 1996.
  3. Sega Saturn: questa console era la risposta di Sega alla PlayStation di Sony, ma si dimostrò inferiore sotto molti aspetti. La console era difficile da programmare, aveva un supporto limitato da parte degli sviluppatori e soffriva di una cattiva gestione da parte di Sega. La console vendette solo circa 9 milioni di unità e fu superata dalla PlayStation e dalla Nintendo 64.
  4. Philips CD-i: questa console era un altro tentativo di creare una piattaforma multimediale, ma fallì miseramente. La console era lenta, costosa e aveva una libreria di giochi scadente. Tra i giochi più famigerati ci sono le versioni di Zelda e Mario realizzate da Philips senza il consenso di Nintendo. La console vendette solo circa 1 milione di unità e fu abbandonata nel 1998.
  5. Virtual Boy: questa console portatile era un progetto sperimentale di Nintendo, che voleva creare una console capace di generare immagini tridimensionali. Tuttavia, la console era scomoda da usare, aveva una grafica monocromatica in rosso e nero e causava mal di testa e nausea agli utenti. La console vendette solo circa 770.000 unità e fu ritirata dopo meno di un anno¹ .