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Ragusa e gli Egizi: 20.000 visitatori per la mostra “I doni del Nilo”, un trionfo che trasforma la città in capitale della cultura

Ragusa non è più soltanto la perla barocca della Sicilia, sospesa tra le pietre dorate di Ibla e i silenzi delle sue colline. Per sei mesi, dal 13 aprile al 27 ottobre 2025, è diventata il cuore pulsante di un viaggio nel tempo, un portale verso l’antico Egitto che ha riscritto le coordinate della cultura nel Sud Italia. La mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, allestita negli spazi del Museo della Cattedrale – Palazzo Garofalo, si è chiusa con un trionfo che ha superato ogni aspettativa: oltre 20.000 visitatori, un numero record che ha trasformato l’evento in un autentico caso di rinascita culturale.

Dietro questo successo non c’è soltanto l’appeal intramontabile delle piramidi e dei faraoni, ma una sinergia perfetta tra istituzioni, visione artistica e passione collettiva. L’esposizione è stata prodotta e organizzata da Arthemisia, promossa dal Comune di Ragusa e dal Museo Egizio di Torino – il più antico del mondo, che proprio nel 2025 celebra i duecento anni dalla sua fondazione – con la partecipazione della Fondazione Federico II e la curatela di Paolo Marini. In un territorio che troppo spesso si sente ai margini dei grandi circuiti culturali, Ragusa ha dimostrato che la periferia può diventare epicentro, che una città può trasformarsi in laboratorio vivo di conoscenza, bellezza e identità.

Un ponte tra il Nilo e il Barocco

Passeggiando tra i reperti originali provenienti dal Museo Egizio, dalle delicate statuette votive alle maschere funerarie, fino ai papiri e agli amuleti, il pubblico si è trovato immerso in un’esperienza multisensoriale. Le installazioni multimediali e gli spazi immersivi hanno trasformato l’antica memoria in un racconto contemporaneo, unendo archeologia e tecnologia in un dialogo vibrante. Il fascino dell’Egitto ha incontrato l’anima siciliana, e tra le mura barocche del Palazzo Garofalo si è creata una risonanza capace di attraversare i secoli: il Nilo ha bagnato idealmente le rive del Mediterraneo, portando nuovi frutti a una terra che di doni sa riconoscerne il valore.

Tra i visitatori, oltre seimila erano studenti. Ragazzi e ragazze provenienti da tutta la Sicilia e dal Sud Italia hanno riempito le sale con la loro curiosità, accompagnati da insegnanti che hanno scelto la mostra come tappa formativa e viaggio d’esperienza. È forse questa la vittoria più grande: aver acceso negli occhi dei più giovani la scintilla dell’archeologia, la consapevolezza che la cultura può essere avventura, scoperta e meraviglia.

L’arte come forza propulsiva

“Questa mostra è stata mille volte più di una mostra”, ha dichiarato Iole Siena, presidente di Arthemisia. “È stata la dimostrazione che anche nei luoghi geograficamente più piccoli si possono realizzare grandi progetti culturali, capaci di attrarre visitatori, creare economia, generare entusiasmo e senso di appartenenza.” Le sue parole racchiudono la filosofia che ha guidato l’intero progetto: la cultura come motore di crescita, non solo intellettuale ma anche economica e sociale. Ragusa, per sei mesi, è diventata teatro di un esperimento riuscito di rigenerazione urbana e partecipazione collettiva.

L’assessore Giovanni Gurrieri lo ha definito “un esperimento socioculturale che ha coinvolto e fatto crescere l’intero tessuto della città”. Ventimila visitatori non rappresentano solo un numero, ma un battito condiviso, un movimento di persone, emozioni, economie e sguardi che si incontrano. Gurrieri ha parlato di “orgoglio e gratitudine” verso cittadini, turisti, scuole e istituzioni che hanno reso possibile questo risultato, sottolineando come l’obiettivo non sia stato semplicemente quello di ospitare un evento, ma di costruire un percorso. “Siamo già al lavoro per nuove proposte culturali,” ha aggiunto, “perché crediamo fortemente che gli innesti culturali nel centro storico siano fondamentali per continuare a far vivere e crescere Ragusa.”

Una rete che unisce la Sicilia e oltre

La mostra non è rimasta un’isola nel deserto, ma ha intrecciato collaborazioni e prestiti con importanti istituzioni museali del territorio: il Museo del Papiro “Corrado Basile” di Siracusa, il Museo Archeologico Nazionale “Antonio Salinas” di Palermo e il Museo Archeologico Ibleo di Ragusa. Un mosaico di alleanze che ha fatto dell’isola un vero e proprio hub culturale. Il sostegno della Regione Siciliana, dell’Aeroporto di Catania, del GAL Terra Barocca e del circuito “Enjoy Barocco – Sicilian Experience” ha contribuito a trasformare la mostra in un evento corale, in cui pubblico e privato hanno remato nella stessa direzione.

Dietro le quinte, una costellazione di sponsor e partner ha reso possibile l’impresa: Generali Valore Cultura come main sponsor, Toyota TD Car, e una lunga lista di realtà locali – da BAPS Banca Agricola Popolare di Sicilia a Moak, da Engel & Völkers a Despar – che hanno creduto nel progetto non solo come investimento ma come missione condivisa. Anche il catalogo, edito da Moebius, si è trasformato in un oggetto da collezione, un ricordo tangibile di un’esperienza che ha lasciato un segno.

Il futuro dopo il Nilo

La chiusura di “Gli Egizi e i doni del Nilo” non segna la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova stagione per Ragusa. La città ha scoperto di poter essere crocevia di flussi culturali internazionali, di poter ospitare iniziative di altissimo profilo e attrarre un pubblico globale senza rinunciare alla propria identità. È la dimostrazione che l’arte, se sostenuta da una visione e da una rete di collaborazione, può cambiare davvero il destino di un territorio.

Ragusa oggi non è più solo un set perfetto per le fiction o una tappa turistica: è un laboratorio del futuro, un luogo in cui il passato torna a parlarci in modo vivo. I doni del Nilo, forse, non erano solo le reliquie degli dei, ma il dono della consapevolezza che la cultura è un bene rinnovabile, capace di generare nuova vita.

E chissà, forse il vento caldo che ha attraversato le sale del Palazzo Garofalo continuerà a soffiare, portando con sé nuove meraviglie, nuove sfide e nuovi sogni. Perché quando l’arte incontra la passione di una comunità, anche il deserto può fiorire.

Torino Esoterica

Dato il mio recente soggiorno in questo bellissimo capoluogo del Piemonte, ho pensato di fare un piccolo excursus della città, trattando prettamente del suo lato artistico, magico- esoterico che tanto la caratterizza. La storia di Torino, capoluogo del Piemonte, si estende per più di duemila anni. Particolari sono le sue leggende, comparse quando la città divenne Capitale (dal 1861 al 1865, quando fu trasferita prima a Firenze e successivamente a Roma). Si dice, che in tal mondo i Savoia avessero tentato di valorizzarne le origini. Dopo la conquista e l’espansione dell’Impero Romano a nord della penisola, venne fondata nel 28 A.C, per volere di Augusto, Augusta Taurinorum, città eretta a presidio di confine dell’impero. All’epoca la città era divisa in una zona est, quella dove sorge il sole e che indicava il lato benigno del territorio, ed una zona ovest, quella dove tramonta il sole e nascono le tenebre.  Nella zona ovest venivano sepolti i morti e crocifissi i condannati.

Nel III sec AC. Esisteva un piccolo villaggio abitato da un popolo denominati Taurini, popolo nato dalla fusione di Galli e Liguri. Fin da principio, il luogo dove sorge Torino e il suo orientamento non vennero scelti a caso, ma basandosi su fattori magico-religiosi.

La città, presenta una pianta romana con quattro porte d’accesso collegate ai quattro punti cardinali. La via principale, era orientata in modo da seguire il tratto ascendente del sole.

Porta Principalis Dexter

Altro fattore magico, la confluenza tra due importanti fiumi: Il Po’ e il Dora, che formano un anello d’acqua intorno alla città. Il Po’ rappresenta il sole e il sacro Nilo; La Dora invece, è connessa con l’astro lunare e con la sua sposa, la dea Iside. Da questa unione nasce la città di Torino.

Si attribuisce alla città un’ascendenza Egizia, soprattutto perché qui venne rinvenuta una lapide con l’iscrizione dedicata proprio alla dea egizia Iside. In questa iscrizione si ricordano i miti di Fetonte (un personaggio della mitologia greca, figlio di Apollo o Elios e di Climene, oceanina figlia del titano Oceano e della titanide Teti) sul principe egizio Pa Rahotep/ Eridano, giunse in Italia a causa di una serie di contrasti religiosi che lo videro opporsi alla casta sacerdotale.  Il principe sbarcò in una zona a nord, la conquistò e le diede il nome di Liguria.  Dal nome di suo figlio, Ligurio.  Successivamente, proseguì verso l’interno e superata l’area appenninica in prossimità del fiume Po si trovò presso una grande pianura che ricordava il Nilo. Venne fondata Torino.

Era il XV sec a.C, quindi la città sarebbe stata fondata molti secoli prima di Roma. Torino, venne fondata sotto il simbolo del dio egizio Api, il toro venerato nella città di Menfi fù anche il primo toro di Torino.

Toro Apis

Nelle torri palatine di Torino, avrebbe soggiornato sulla strada dell’esilio: Ovidio e Ponzio Pilato. Sempre qui, soggiornarono: Paracelso (medico, alchimista e astrologo svizzero), Cagliostro (un avventuriero, truffatore, alchimista ed esoterista italiano), Casanova, Nostradamus e altri personaggi legati all’esoterismo e all’occulto.

PERCORSO ESOTERICO:

C’è una tradizione esoterica molto antica, vuole che Torino sia il vertice di due Triangoli: uno di magia bianca, insieme a Lione e Praga; l’altro di magia nera insieme a Londra e San Francisco.

C’ è una tradizione esoterica molto antica, vuole che Torino sia il vertice di due Triangoli: uno di magia bianca, insieme a Lione e Praga; l’altro di magia nera insieme a Londra e San Francisco.

Il lato Oscuro della città

 Piazza Statuto

A due passi dalla stazione di Porta Susa, rappresenta per due specifici motivi il lato oscuro della città: Si trova ad occidente, secondo gli antichi romani, posizione infausta collegata al tramonto del sole, confine tra il bene e il male. Qui, era posta la Vallis Uccisorum, da cui prese il nome l’attuale quartiere. Luogo di uccisioni e di sepolture. La Necropoli, dovrebbe essere molto vasta e nascondersi sotto il Corso Francia e le vie adiacenti ad esso, che si diramano a raggera dalla piazza.  Il patibolo per lungo tempo rimase in Piazza Statuto, poi spostato dai francesi nel luogo ora denominato il rondò della forca.

Dall’aiuola centrale di piazza Statuto si accede al punto principale dell’intero sistema di fognatura (cloaca) della città. Leggenda narra che proprio lì si trovi la porta dell’inferno.

Secondo gli esoterici, la statua posta in cima al monumento della piazza, sia Lucifero, ma anche la conoscenza; gli uomini rappresentati nell’atto di scalare il monte, indicano la scalata verso il sapere, la conoscenza, impedita dalla posa di una mano di Lucifero che sembra voglia impedire l’atto.

Il Palazzo ed il Portone del Diavolo

Altro luogo legato alle leggende della Torino magica è il Palazzo del Diavolo. A questo palazzo e al suo portone (detto a sua volta Portone del Diavolo) sono legate numerose storie che riguardano strane sparizioni, omicidi e coincidenze numerologiche. Si dice che il portone sia stato messo li dal Diavolo stesso, per rinchiudere uno stregone che aveva osato invocarlo inutilmente. Lo stregone non riuscì mai più ad uscire da quel palazzo. Il batacchio centrale del portone raffigura il diavolo, che scruta i visitatori che bussano alla porta. In questo luogo si concentra dunque una grande energia negativa.

Piazza Solferini

In questa piazza è posta la Fontana Angelica, Luogo ricco di significati allegorici e misteriosi. Rappresenterebbe la porta verso l’infinito. Le due statue maschili che decorano la fontana, rappresenterebbero i giganti, sostenitori delle colonne d’Ercole. Il luogo dopo il quale iniziava l’Infinito. Uno dei due giganti rappresenterebbe il primo grado dell’iniziazione: il percorso che l’iniziato deve compiere sui 33 scalini delle logge massoniche. L’altro gigante, è il simbolo della perfezione, la sapienza, la conoscenza, tutti elementi presenti nella simbologia esoterica rappresentati dall’acqua che esce dalle otri che le due statue tengono in mano. La fontana rappresenta la trasformazione, il percorso interiore per raggiungere la vera conoscenza. Questa fontana è ricca di simboli espliciti e di altri più velati. Se ci spostiamo sulla parte retro, dietro uno dei giganti sono presenti due bambini, uno porge il pesce e sta a rappresentare la religione cristiana; l’altro bambino con un particolare tipo di acconciatura, rappresenta il sole, quindi per i cristiani Gesù, mentre in senso lato può essere connesso con l’astro solare stesso, tornando al concetto di purezza, luce e sapienza. Le bocche che buttano fuori l’acqua della fontana, rappresentano Medusa.

Luoghi sacri

Chiesa di S.Maria di Piazza

Qui possiamo trovare un quadro della Madonna dipinto probabilmente da San Luca. Tecnica pittorica di stile Pompeiano (pittura parietale presente nelle case di Pompei del periodo compreso tra la fine del II secolo a.C. e il 79 d.C. Le opere murali pompeiane venivano eseguite a fresco, a tempera e ad encausto. La pittura a fresco veniva eseguita su intonaco di calce fresca con colori macinati e diluiti in acqua. La pittura a tempera veniva eseguita diluendo i colori in solventi collosi e gommosi, con il rosso d’uovo e la cera), se così fosse, sarebbe l’unico ritratto autentico della vergine. In un palazzo vicino, si dice sia custodito il vero velo nero della madonna, un semplice panno nero come veniva usato all’epoca.

Lato Bianco della città

Piazzetta Reale e Giardini

Il cuore bianco della città si trova in particolare presso la Fontana dei Tritoni. Luogo considerato tale poiché nei pressi sono conservate importanti reliquie:

La Santa Sindone, presente nel Duomo. Essa racchiuderebbe in sè i quattro elementi che compongono l’universo: la terra, il fuoco, l’area e l’acqua. E’ nata dalla terra come un fiore di lino, tessuta dall’uomo, ha viaggiato attraverso l’acqua, attraverso l’aria ossia il tempo, il fuoco sarebbe connesso con Cristo, è luce, conoscenza, il fuoco è parte di essa. La tradizione vuole che chi possiede una reliquia di Cristo ne possegga tutte. Si suppone che nei sotterranei della Basilica di Maria Ausiliatrice, vi sia una croce fatta con lo stesso legno usato per la crocifissione di Gesù; la leggenda vuole che in un punto della collina Torinese sia sepolto il Santo Gral.

Piazza Castello

In questo luogo altri due elementi che accrescono la magia di Torino:
Il Museo Egizio e le Grotte Alchemiche sotto Palazzo Madama. Dove i Savoia avrebbero protetto chi fabbricava l’oro. Meta in passato di Maghi e di Alchimisti. Nella piazza è segnato anche il punto magico assoluto della città: La cancellata di palazzo reale, nello spazio compreso tra le due state equestri dei Dioscuri Castore e Polluce; alcuni vedono come la divisione tra la Torino sacra e quella profana.

TRADIZIONI ANTICHE:

L’Orientamento dei palazzi, delle chiese, dei monumenti, la pianta delle piazze… nulla è lasciato al caso. Seguono precise linee direttive. Si dice che gli architetti appartenenti alla Massoneria, tramandano il sapere dei simboli esoterici per arrivare al un grado di conoscenza assoluta. Edifici dall’apparenza normali, come il Museo Egizio, La Gran Madre, palazzi e fontane… nascondo significati esoterici dalla grande valenza simbolica. Luoghi come Piazza Statuto, Piazza Solferino, Le Grotte Alchemiche, Il Portone del Diavolo… presentano una Torino nascosta, occulta.

MUSEO EGIZIO

Il 10 ottobre 2004 è costituita a Torino la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino. Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà egiziana ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo.Il primo oggetto che diede origine a una collezione di reperti, primo nucleo di quello che diventerà il museo fu la Mensa isiaca, tavoletta bronzea giunta a Torino intorno al 1626, acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia.

entrata Museo Egizio

La Mensa suscitò enorme interesse fra gli studiosi, verso la metà del XVIII secolo, si volle inviare una spedizione in Egitto per scoprire i fondamenti storici della tavoletta. Tra il 1759 e il 1762 il professore Vitaliano Donati, appassionato egittologo, ebbe perciò l’incarico di recarsi in Egitto per effettuarvi degli scavi; egli ritrovò vari reperti, tra cui tre grandi statue: il faraone Ramses II in granito rosa, la dea Sekhmet assisa e la dea Iside rinvenuta a Copto; tutto il materiale fu inviato al Museo dell’Università di Torino.

All’inizio dell’800, all’indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Nel 1894 divenne Sovrintendente del Museo Ernesto Schiaparelli; egli promosse nuovi scavi in Egitto, ottenendo così nuove documentazioni dalla fase più antica fino all’epoca copta, mettendosi personalmente a condurre almeno quindici importanti campagne di scavi. In questo modo, intorno agli anni trenta del ‘900, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell’Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.

Grazie agli archivi e ad un importante attività di ricerca e di campagne di scavo, uomini e donne attraverso lo studio e la ricerca archeologica, grazie alla loro passione, hanno contribuito a raccogliere un immenso patrimonio culturale; creando così le basi dell’Egittologia, disciplina nata nella prima metà dell’Ottocento

Nel museo sono presenti più di 40 000 pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all’epoca copta. Sono esposte ben ventiquattro mummie umane visibili e diciassette animali. I papiri completi sono settecento, mentre i frammenti assommano a diciassettemila.

Bibliografia & Sitografia:

Moon Knight “Divinità e Super Eroi” @ Museo Egizio

L’antico Egitto incontra i Super Eroi Marvel. Succede a Torino, al Museo Egizio. In occasione del debutto della serie Marvel Studios Moon Knight, disponibile in streaming a partire da oggi, mercoledì 30 marzo, il Museo Egizio lancerà ad aprile “Divinità e Super Eroi”, una visita guidata ideata da un’egittologa del museo, su misura per Disney+.

Attraverso un percorso tematico della durata di un’ora, che coinvolge le più importanti sale del Museo Egizio, il visitatore scoprirà i miti e le divinità dell’antico Egitto, alcuni dei quali presenti nella serie Marvel Studios Moon Knight.

La serie segue Steven Grant, un tranquillo impiegato di un negozio di souvenir, che viene colpito da vuoti di memoria e ricordi provenienti da un’altra vita. Steven scopre di avere un Disturbo Dissociativo dell’Identità e di condividere il suo corpo con il mercenario Marc Spector. Mentre i nemici di Steven/Marc si avvicinano, i due devono indagare sulle loro identità complesse mentre si spingono in un mistero mortale tra i potenti dèi dell’Egitto.

Moon Knight vede protagonisti Oscar Isaac, Ethan Hawke e May Calamawy. Mohamed Diab e il team di Justin Benson & Aaron Moorhead hanno diretto gli episodi. Jeremy Slater è il capo sceneggiatore, mentre Kevin Feige, Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Brad Winderbaum, Grant Curtis, Oscar Isaac, Mohamed Diab e Jeremy Slater sono gli executive producer. Trevor Waterson e Rebecca Kirsch sono i co-executive producer.

Berni e il Giovane Faraone: quando l’antico Egitto incontra la magia del cinema italiano (e un po’ Disney)

Se c’è una cosa che fa battere il cuore a noi nerd, è quando il cinema riesce a fondere mondi apparentemente distanti creando un mix irresistibile di mistero, avventura e sentimento. Ed è esattamente quello che promette Berni e il Giovane Faraone, il nuovo film evento prodotto da Piero Crispino per 3Zero2, co-prodotto da The Walt Disney Company Italia e sostenuto da Film Commission Torino Piemonte.

Il film, diretto da Marco Chiarini — già conosciuto per aver diretto Come diventare grandi nonostante i genitori (con Lucini qui come consulente artistico) — è pronto a fare il suo debutto in anteprima assoluta il 19 luglio alla 49ª edizione del Giffoni Film Festival. Non sarà una semplice proiezione: dopo il film, il pubblico potrà incontrare il regista, approfondendo i retroscena di questa produzione originale che ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult del fantasy italiano per ragazzi.

Ma andiamo con ordine, perché qui c’è tanto, tantissimo da raccontare.

Un’avventura fra le sale del Museo Egizio di Torino

Il solo fatto che buona parte del film sia stata girata all’interno del Museo Egizio di Torino basterebbe per mandarmi in fibrillazione. Parliamo di uno dei musei più suggestivi e famosi al mondo dedicati all’antico Egitto, con location iconiche come la Galleria dei Re e il Tempio rupestre di Ellesija. Non serve nemmeno chiudere gli occhi per immaginare quanto fascino possa sprigionare un set del genere: sarcofagi, statue colossali, geroglifici antichi e l’eco dei millenni passati che sembrano sussurrare storie perdute tra le ombre.

Ed è proprio lì che prende vita la favola di Berni e Ram, un racconto capace di unire la modernità del nostro XXI secolo all’incanto di un’epoca lontana 3000 anni.


Chi sono Berni e il Giovane Faraone?

Berenice, detta Berni, è una ragazza che molti di noi riconosceranno immediatamente: un’adolescente che si sente sempre fuori posto, vessata da coetanee bullizzatrici, combattuta tra la voglia di crescere e il timore di non essere abbastanza. A interpretarla c’è la giovane Emily De Meyer, che porta sullo schermo un personaggio fragile e potente al tempo stesso, capace di evolvere nel corso della storia.

Dall’altra parte c’è Ram, interpretato da Jacopo Barzaghi, un giovane faraone della dinastia di Ramsete risvegliato all’improvviso nel nostro tempo. Immaginate un ragazzo educato per essere venerato e governare che si ritrova catapultato in un mondo dove nessuno si inginocchia al suo passaggio, dove deve imparare a decifrare smartphone, metropolitane, slang e abitudini contemporanee. Questo scontro tra mondi è uno degli elementi più affascinanti del film: da un lato Ram impara a vivere senza i privilegi della sua antica corte, dall’altro Berni riscopre sé stessa grazie a questo incontro tanto impossibile quanto salvifico.

La scintilla che fa partire tutto? Una misteriosa profezia egizia e, soprattutto, il sangue di Berni, che risveglia la mummia di Ram custodita nel Museo Egizio. Da qui si apre un’avventura che ha il sapore di caccia al tesoro, dove i due protagonisti affrontano pericoli, nemici cartoonistici (nel senso migliore del termine), e corrono contro il tempo per raggiungere la salvezza.


Un cast corale per una favola moderna

Oltre ai due giovani protagonisti, il film si arricchisce di volti noti e talentuosi: Gigio Alberti, Alessandra Faiella, Angelo Pisani, Silvia Giulia Mendola, Pierluigi Madaro, Anastasia Bruno, Chiara Cardea, Rebecca Decò, Lorenzo Dellapasqua, Riccardo Forte, Aysha Sulla e Gaia Zucca. Insomma, un cast corale che alterna momenti di leggerezza a sequenze di tensione, garantendo un ritmo narrativo coinvolgente.

Le riprese, oltre al Museo Egizio, hanno toccato luoghi come il Collegio San Giuseppe, l’Istituto di Riposo per la Vecchiaia (detto anche Poveri Vecchi) e splendide ville private tra Torino e Moncalieri. Questi scenari non fanno da semplice sfondo, ma diventano veri e propri personaggi della storia, contribuendo a creare quell’atmosfera sospesa tra fiaba e realtà che rende il film unico nel suo genere.


Perché questo film parla a tutti noi nerd

Ammettiamolo: cosa c’è di più nerd di un’avventura che unisce storia antica, mitologia, profezie e mondi paralleli? Berni e il Giovane Faraone strizza l’occhio ai grandi classici del cinema per ragazzi, da La Mummia a Piramide di Paura, ma lo fa con un tocco tutto italiano, che sa essere genuino e ironico senza perdere di vista il cuore pulsante della storia.

Il fantasy di Chiarini non ha paura di affrontare temi delicati come la malattia (Berni ha un cuore fragile), il bullismo, il senso di inadeguatezza e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. Non è un semplice film di fuga dalla realtà, ma un racconto di crescita e di scoperta, un viaggio interiore che parla a chiunque si sia mai sentito “diverso” o abbia sognato di essere protagonista di un’avventura straordinaria.


E adesso tocca a voi!

Siete pronti a lasciarvi trasportare in questa favola italiana che profuma di sabbia, storia e magia? Vi incuriosisce l’idea di vedere un fantasy made in Italy con il marchio Disney alle spalle? Io personalmente ho già acceso il mio hype-o-metro e sono pronta a scommettere che Berni e il Giovane Faraone ci regalerà un’avventura da ricordare.

E voi cosa ne pensate? Avete mai visitato il Museo Egizio di Torino? Vi affascina l’antico Egitto o siete più tipi da fantascienza spaziale? Raccontatemelo nei commenti qui sotto o, meglio ancora, condividete questo articolo sui vostri social e fate girare la voce: perché i faraoni possono anche dormire per tremila anni, ma le storie belle meritano di essere raccontate oggi!

Lucca C&G a Torino con il Discovery Tour di Assassin’s Creed

La mostra di uno dei migliori disegnatori italiani, uno spazio dedicato al gioco da tavolo, il focus sul fumetto, i doppiatori del Trono di Spade, laboratori per giovani e famiglie ma soprattutto gli appuntamenti sulla cultura pop tra cui  quello col direttore del Museo Egizio alla scoperta di un videogioco ambientato nell’Antico Egitto: Lucca Comics & Games onora alla grande la partnership con il Salone del Libro di Torino, in programma al Lingotto dal 10 al 14 maggio prossimi.

Lucca sarà presente nell’Area Bookstock del padiglione del Lingotto, con uno stand tutto dedicato alla manifestazione e alle sue peculiarità: dalla Walk of Fame (le impronte dei miti del fumetto) ai focus sui premi Gran Guinigi e Gioco dell’Anno, fino alla mostra dedicata al disegnatore Federico Bertolucci. E a proposito di Gioco dell’Anno, ci saranno anche tavoli su cui provare i titoli premiati nelle ultime edizioni. Incontreremo Lorenzo Ostuni (alias Favij), per parlare del suo romanzo di ambientazione videoludica, e Licia Troisi, per l’ultimo capitolo della saga di Pandora. E giocheremo dal vivo con i loro fan, misurando la conoscenza che hanno dei loro idoli. Con Vanni Santoni, finalista Strega 2017 con La stanza profonda, il direttore di Lucca Comics & Games Emanuele Vietina dialogherà su come una controcultura, quella dei cosiddetti “nerd”, stia oggi diventando una cultura (quasi) dominante. Dal Canada arriva Maxime Durand, il capo del team di storici di Ubisoft, che ha ricreato l’Antico Egitto in Assassin’s Creed Origins, per discuterne gli sviluppi educativi con il direttore del Museo Egizio, Christian Greco. E a impreziosire l’incontro speciale su Game of Thrones, ci saranno Edoardo Stoppacciaro e Daniele Giuliani, le “voci di mezzo” di Robb Stark e Jon Snow. L’anteprima di Lucca C&G 2018. Il maggior evento crossmediale dell’Occidente (oltre 243.000 biglietti venduti nel 2017, quasi 800.000 le presenze totali), svela il tema dell’anno, il poster e i primi dettagli dell’edizione n. 52, in programma nel centro storico di Lucca, dal 31 ottobre al 4 novembre prossimi.

Giovedì 10 – 17.30 / Arena Bookstock – Dentro “The Cage”. Incontro con Lorenzo Ostuni – con Jacopo Olivieri, Fabio Geda e Jacopo Moretti.  Lorenzo Ostuni, in arte Favij, nasce come gamer e diventa il creator più popolare d’Italia. In questo incontro entrerà in profondità nelle dinamiche narrative del videogioco con il suo primo romanzo, scritto assieme a Jacopo Olivieri. Ma si giocherà anche dal vivo col pubblico, con domande a bruciapelo cui i fan presenti saranno chiamati a rispondere.

Venerdì 11 – 10.30 / Spazio Autori – Lucca Comics & Games 2018. Anteprima per la stampa e per il pubblico. Il festival dedicato a fumetto, gioco, videogioco, illustrazione, narrativa fantasy e sci-fi, presenta alla stampa e al pubblico le prime novità della prossima edizione (dal 31 ottobre al 4 novembre). Dal nuovo poster al tema dell’anno, dai primi ospiti e alle iniziative speciali.

Sabato 12 – 17.00 / Spazio Stock – La generazione profonda. Talk con Vanni Santoni ed Emanuele Vietina. I nerd hanno vinto, sono nella stanza dei bottoni e promettono di rimanerci per un bel po’. Per usare la capacità di immaginare mondi non per fuggire da questo, ma per crearne uno nuovo (e si spera migliore). Lo scrittore finalista al Premio Strega 2017 e il direttore del maggiore evento di cultura pop occidentale provano a leggere le carte al presente, e a prevedere il futuro.

Sabato 12 – 18.30 / Sala Rossa – L’inverno sta arrivando: omaggio a Game of Thrones. Doppiaggio dal vivo: Daniele Giuliani (voce di Jon Snow) ed Edoardo Stoppacciaro (voce di Robb Stark). Intervengono: Pierdomenico Baccalario, Eleonora Caruso, Michela Murgia, Rosa Polacco, Edoardo Rialti, Vanni Santoni Conduce: Loredana Lipperini.  Dalla saga letteraria Cronache del Ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin e dalla serie televisiva Game of Thrones nasce un immaginario che rilancia la scrittura fantastica come chiave di lettura del reale. Si alternano gli approfondimenti curati dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani e gli omaggi di scrittrici e scrittori al proprio personaggio preferito. Con la partecipazione di Lucca Comics & Games e delle voci italiane di Robb Stark e Jon Snow.

Domenica 13 -14.30 / Arena Bookstock – Il mondo di Pandora. Incontro con Licia Troisi – con Fabio Geda e Cristina Poccardi. In occasione dell’uscita dell’ultimo capitolo della saga di Pandora la regina del fantasy italiano si trasforma lei stessa, come la sua eroina Pam, in una Apriporta, facendo entrare i lettori nelle stanze del suo immaginario. Giocando con l’autrice, misurerete quanto siete esperti dei suoi mondi e scoprirete le visioni che lei ha saputo trasformare in racconto.

Domenica 13 – 16.30 / Arena Bookstock – Dall’archeologia al videogioco, un viaggio nell’Antico Egitto. Maxime Durand (Assassin’s Creed – Ubisoft) dialoga con Christian Greco (Museo Egizio). Coordina: Emanuele Vietina (Lucca Comics & Games). Con il Discovery Tour di Assassin’s Creed: Antico Egitto di Ubisoft si può esplorare l’Antico Egitto così come doveva apparire agli occhi di un visitatore di allora. Zaino in spalla, allora, per scoprire le applicazioni didattiche dell’espansione digitale.

Inoltre, Venerdì 11 e sabato 12, con inizio alle 15.30 fino alle 16.45  presso lo Spazio Workshop “Storie di robot e di mondi virtuali”.  In collaborazione con UIBI. Laboratorio dedicato alla scoperta della robotica educativa e della realtà virtuale. In due momenti distinti i partecipanti potranno interagire con i robot di Star Wars, programmandoli e guidandoli attraverso un percorso, e a seguire sperimenteranno una visita virtuale a Lucca Comics & Games. Consigliato alla fascia d’età 6-16 anni anche con famiglie.

Domenica 13, a ciclo continuo dalle 15.00 alle 16.30 e dalle 17.30 alle 19.00 presso lo Spazio Workshop si svolgerà il Discovery Tour di Assassin’s Creed: Antico Egitto in collaborazione con Ubisoft. Laboratorio che ci introduce e sfrutta le potenzialità educative di Discovery Tour, la modalità del videogioco Assassin’s Creed Origins di Ubisoft che permette di percorrere liberamente tutto l’Antico Egitto e scoprire particolari della sua storia e della vita quotidiana dei suoi abitanti grazie a visite guidate curate da storici ed egittologi. Esplorazione pura, senza la pressione o i conflitti tipici delle dinamiche di gioco. Consigliato dagli 8 anni in su anche con famiglie.