Landman: il nuovo petrolio narrativo di Taylor Sheridan

C’è un odore che riconosco subito quando compare il nome di Taylor Sheridan: è quello della polvere che si mescola al sudore, del cuoio consumato e di un’America che non conosce romanticismi, ma solo sopravvivenza. Con Landman, la sua nuova serie in arrivo a novembre su Paramount+, quel profumo si arricchisce di una nota pungente: il petrolio. Oro nero che scorre come sangue nelle vene del Texas occidentale e che diventa, ancora una volta, materia prima per raccontare la grande tragedia americana. Sheridan, già creatore di Yellowstone, Tulsa King e Special Ops: Lioness, ha ormai consolidato un marchio narrativo riconoscibilissimo. Un western moderno che non ha più bisogno di cavalli e praterie: i suoi cowboy guidano pick-up giganteschi, le loro armi sono i contratti miliardari e le loro ferite non sono romantiche cicatrici di guerra, ma debiti, cinismo e compromessi morali.


Il cuore pulsante: Billy Bob Thornton

A incarnare questa epopea texana c’è Billy Bob Thornton, premio Oscar e volto iconico del cinema americano, qui nei panni di Tommy Norris. Non è un eroe, né tantomeno un villain: è un sopravvissuto. Un “fixer” sfiancato dai debiti e dalla vita, capace però di muoversi in quel limbo di compromessi con un sarcasmo amaro e uno sguardo che sembra portarsi dietro mezzo secolo di peccati. Thornton costruisce un personaggio che ricorda un Humphrey Bogart stanco e polveroso, ma con addosso la puzza di greggio al posto di sigarette e gin.

La sua quotidianità è un teatro di tensioni: una figlia adolescente che gioca con il fuoco, un figlio che abbandona l’università per inseguire il miraggio del pozzo petrolifero, un’ex moglie che continua a orbitargli intorno come un satellite instabile. E nel mezzo ci sono i boss, le piattaforme che scricchiolano, le valvole arrugginite e una vita che può saltare in aria da un momento all’altro.


Boomtown: dal podcast alla serie

Landman nasce dall’adattamento di Boomtown, podcast di culto prodotto da Texas Monthly e Imperative Entertainment. La serie prende quell’osservazione antropologica spietata e la trasforma in carne, sudore e immagini: la febbre del petrolio non come epopea capitalista, ma come tragedia corale fatta di manovali, miliardari, politici corrotti e comunità che si aggrappano a un futuro sempre più instabile.

Sheridan non firma una semplice serie tv, ma un documento crudo e disincantato che racconta come l’oro nero abbia cambiato il clima, l’economia e perfino la geopolitica. Non c’è retorica ambientalista, non ci sono eroi ecologisti: c’è solo il realismo sporco di chi vive ogni giorno con i piedi immersi nel fango oleoso delle piattaforme.


Il cast: tra stelle e volti emergenti

Accanto a Thornton, la serie vanta un cast corale che arricchisce la narrazione. Ali Larter (The Last Victim), Michelle Randolph (1923), Jacob Lofland (Joker 2), Kayla Wallace (When Calls the Heart) e James Jordan, volto ricorrente nel cosmo sheridaniano di Yellowstone.

Ma la vera sorpresa sono le guest star: Jon Hamm, eterno Don Draper di Mad Men, con un ruolo ricorrente che promette scintille, e due pesi massimi come Andy Garcia e Michael Peña. E poi, come se non bastasse, la presenza magnetica di Demi Moore. Sheridan, ancora una volta, dimostra di saper attirare attorno ai suoi progetti volti che trasformano una serie in un evento.


Le firme dietro le quinte

Prodotto da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e dalla stessa Bosque Ranch Productions di Sheridan, Landman è un’opera corale anche dietro le quinte. Tra i produttori esecutivi spiccano nomi come David C. Glasser, Bob Yari e Christian Wallace, con la distribuzione globale curata da Paramount Global Content Distribution. Un team che conferma la dimensione internazionale di questo nuovo progetto.


Sheridan tra cinismo e tenerezza

Chi conosce Sheridan lo sa: le sue storie oscillano sempre tra un cinismo spietato e lampi di tenerezza inattesa. È quel contrasto che rende i suoi personaggi più umani delle stesse storie che abitano. In Landman, la brutalità del mondo petrolifero viene raccontata senza veli: corpi bruciati, whiskey versato come fosse acqua, testosterone a fiumi e affari sporchi che tengono in piedi un impero fragile.

Eppure, in questo inferno di denaro e potere, si apre sempre uno spiraglio di umanità. Thornton incarna perfettamente questo equilibrio: duro, ma fragile; cinico, ma ancora capace di sentimenti veri.


Ombre e critiche necessarie

Non tutto però è impeccabile. Landman rischia di rimanere troppo ancorato alle formule sheridaniane già viste e amate. Se Lioness aveva mostrato uno sguardo più ampio e internazionale, qui Sheridan sembra preferire la comfort zone del suo universo narrativo: cowboy moderni, famiglie disfunzionali e capitalismo senza scrupoli.

C’è poi il nodo delle figure femminili: ancora una volta, almeno nelle prime puntate, sembrano ridotte a ruoli funzionali agli uomini – la figlia ribelle, l’ex moglie tentatrice, l’avvocatessa glaciale. Un peccato che Sheridan si porta dietro da tempo e che molti fan sperano venga finalmente superato, dando spazio a personaggi femminili più complessi e centrali.


Perché guardarlo

Landman non è una serie per tutti. Non ha il ritmo leggero del drama da binge-watching, né la patina rassicurante del family drama. È sporca, intensa, quasi dolorosa. È un affresco del Texas che Sheridan ama e odia, un racconto che parla di noi anche quando finge di parlare solo di cowboy e petrolio.

Se amate il marchio Sheridan – da Yellowstone a Hell or High Water – troverete in Landman l’ennesima, amara delizia. Se invece non sopportate quel mix di violenza, malinconia e cinismo, probabilmente vi annoierete. Ma per chi vive di serie tv che scavano nelle viscere dell’America, questo è un appuntamento imprescindibile.


Con Landman, Sheridan firma l’ennesimo capitolo del suo personale western contemporaneo. Una serie che odora di greggio e whiskey, che ti lascia addosso una patina di cinismo ma anche il ricordo struggente di un’umanità fragile, capace di sopravvivere persino alle proprie rovine. E voi? Vi lascerete trascinare nelle boomtown texane di Sheridan, tra sogni infranti e barili di petrolio? O resterete alla larga da questo odore di benzina bruciata? Raccontatecelo nei commenti: il dibattito è aperto.

La seconda stagione di The Family Stallone

Paramount+ ha annunciato  che la seconda stagione della docuserie di successo The Family Stallone subito dopo Stati Uniti, Canada, America Latina e Brasile, sarà disponibile sul servizio a partire dal 22 febbraio in Italia, oltre che nel Regno Unito, in Australia, Francia, Germania, Svizzera, Austria e Corea del Sud. The Family Stalloneede protagonisti il candidato all’Oscar Sylvester Stallone, la moglie Jennifer Flavin Stallone e le figlie Sophia, Sistine e Scarlet.

In questa stagione, dopo quattro decenni trascorsi come una delle famiglie più famose di Los Angeles, gli Stallone lasciano definitivamente Hollywood e si trasferiscono a est. Rimasti solo in due, con le figlie Sophia e Sistine che inseguono i loro sogni a New York City e Scarlet che frequenta il college e un nuovo amore a Miami, Sly e Jen mettono radici a Palm Beach. Ma la distanza non può tenerli separati: la stagione culmina in un meraviglioso viaggio tutti insieme in Italia per esplorare la storia della loro famiglia, ravvivare l’amore e creare ricordi per tutta la vita.

The Family Stallone è prodotto da MTV Entertainment Studios, con Benjamin Hurvitz e Nadim Amiry come produttori esecutivi. Julie Pizzi, Farnaz Farjam e Jonathan Singer sono produttori esecutivi per Bunim-Murray Productions con Chris Ray e Jason Williams sono co-produttori esecutivi.

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