Ragazzi, fermate tutto. Ruffy and the Riverside è finalmente tra noi e no, non è uno scherzo, né una di quelle promesse da fiera indie che poi si perdono nel mare dell’early access eterno. È un platform 3D uscito sul serio, e da quando ci ho messo le mani sopra, sono letteralmente precipitata dentro un universo che sembra sbucato da un incubo lisergico fatto di nostalgia anni ’90, cartoon interattivi e un pizzico di magia… digitale. No, non è solo un altro clone di Banjo-Kazooie. Anche se sì, l’ombra del leggendario orsetto con l’uccellina nel backpack si fa sentire. Ma questo Ruffy ha qualcosa di più. Qualcosa di diverso. Qualcosa di… maledettamente intelligente.
Lanciato ufficialmente il 26 giugno 2025, Ruffy and the Riverside è il frutto di sette anni di sudore e pixel versati da Zockrates Laboratories, un team indie tedesco che non ha solo deciso di ispirarsi ai platform della nostra infanzia, ma ha scelto di ricrearli, ricamarli, ricodificarli a mano, letteralmente. Ogni singolo fotogramma è stato disegnato con una cura che rasenta la follia maniacale. Lo stile visivo è un’esplosione di colori, un pasticcio di texture vivaci e personaggi che sembrano saltati fuori da una VHS impazzita che ha messo insieme Paper Mario, Banjo-Tooie e Okami. Ogni posa di Ruffy – e ce ne sono ben seicento! – è stata animata da otto angolazioni. E no, non stiamo parlando di rigging e motion capture: è tutto disegnato a mano. Gente, stiamo parlando di artigianato videoludico puro.
della fisica: il potere del SWAP. Ed è proprio qui che il gioco diventa una roba da sbattere la mascella al pavimento. Questa abilità gli permette di copiare la texture di una superficie e incollarla altrove, modificando istantaneamente le proprietà fisiche degli oggetti del mondo. Acqua che diventa edera rampicante, ghiaccio che si trasforma in lava, rocce che diventano piume leggere come l’aria. E non è una gimmick: è la meccanica di gioco, quella su cui poggia tutto il level design, la risoluzione dei puzzle, le esplorazioni, le interazioni ambientali. È come se Photoshop incontrasse Zelda, ma con l’agilità di un platform.
E fidatevi: funziona alla grande. I livelli sono pensati per farci sperimentare continuamente, spingendoci a pensare fuori dagli schemi come se fossimo in un mega escape room psichedelico. Una cascata si trasforma in una scala verdeggiante verso il cielo? Fattibile. Una corsa di kart viene attivata premendo pulsanti attraverso il peso dei materiali? Geniale. E il bello è che tutto è logico, coerente, fisico. Il gioco ci invita a giocare con il mondo come se fosse un plastico modulare, e noi, nerdacci incalliti, non possiamo fare a meno di impazzire per ogni nuova possibilità.
La storia di Ruffy è quella di un’epopea fantasy degna delle migliori saghe da console a cartucce: un’energia malvagia chiamata Groll sta per distruggere il World Core, la fonte di equilibrio magico di Riverside. Tocca a Ruffy, e alla sua cricca di compagni improbabili, fermarlo prima che tutto vada in pezzi. Tra loro troviamo Pip, un’ape sarcastica e iperattiva; Sir Eddler, una talpa esploratrice che sembra la reincarnazione di Bottles con il monocolo; e Silja, una tartaruga saggia che dispensa consigli come un sensei zen. I dialoghi sono scritti con ironia e charme, e anche se alcuni cliché sono inevitabili, riescono sempre a strapparti un sorriso nerd.
Il mondo di gioco è ampio, variegato, sorprendente. Ci sono sette regioni esterne tutte da esplorare, tra biomi radicalmente diversi, livelli 2D incastonati nel 3D, momenti di puzzle platform e fasi quasi da simulazione. Ogni area è pensata per stimolare il cervello e i riflessi. È chiaro che gli sviluppatori si siano divertiti un mondo nel progettare quest’universo e, accidenti, si sente! La presenza di collezionabili come farfalle, pietre oniriche e strane creaturine chiamate Etoi arricchisce l’esperienza, anche se… forse un po’ troppo. A un certo punto ci si ritrova a collezionare roba a raffica, come in quei vecchi titoli collectathon in cui ti chiedevi se tutto quel raccogliere servisse a qualcosa di davvero significativo. Ecco, in Ruffy and the Riverside la risposta è: “sì, ma con riserva”.
Il combat system, invece, lascia a desiderare. E non poco. I nemici sembrano messi lì più per decoro che per creare vera tensione. Le battaglie sono così semplici e irrilevanti che ti viene da pensare che il gioco sarebbe stato identico – anzi, forse migliore – senza nemici del tutto. Peccato, perché con un combat system più robusto saremmo stati davanti a un capolavoro assoluto. I controlli sono comunque fluidi, i movimenti reattivi, e Ruffy si manovra come un peluche acrobata. Ma manca quell’adrenalina da scontro epico, quel brivido da miniboss, quell’ansia da colpo finale che ti aspetti in un platform moderno.
Tecnicamente parlando, Ruffy and the Riverside ha ancora qualche macchiolina sulla pellicola. Qualche calo di frame rate qui e là, sporadici muri invisibili messi dove non dovrebbero stare, e una sensazione generale che, sotto sotto, ci fosse bisogno di qualche mese in più di rifinitura. Nulla che rovini l’esperienza, intendiamoci, ma abbastanza da ricordarti che stai giocando un titolo indie fatto con passione, non un blockbuster tripla A. La direzione artistica, però, recupera tutto: è un’orgia visiva così ispirata che ogni screenshot meriterebbe di finire stampato su una t-shirt.
Insomma, Ruffy and the Riverside è una lettera d’amore ai platform di un tempo, ma con idee fresche, coraggiose, sperimentali. Non è perfetto, ma è unico. E soprattutto, è uno di quei giochi che ti fa sentire come quando eri bambino, controller alla mano e occhi pieni di stupore, a chiederti cosa ci sarà dietro quell’angolo nascosto.
Se vi piacciono i giochi che non vi prendono per mano ma vi regalano strumenti creativi per scoprire il mondo a modo vostro, dovete provarlo. E poi venite a dirmi se anche voi avete passato un’ora intera a trasformare ogni superficie in gelatina solo per vedere cosa succede!
E voi, lo avete già provato? Avete scoperto qualche combinazione di SWAP geniale? Raccontatemi tutto nei commenti o condividete le vostre avventure su Riverside taggando CorriereNerd.it!
