Quando si parla di Hunter x Hunter, inevitabilmente si entra in un territorio dove il concetto stesso di shōnen viene smontato e ricostruito con una lucidità quasi filosofica. Nel suo saggio Il fantastico realistico. Il mondo di Hunter x Hunter, Alessandro Lolli ci accompagna in una riflessione che va ben oltre la semplice analisi di un manga di successo: siamo davanti a un vero e proprio viaggio nel cuore narratologico del genere battle shōnen, un percorso che trasforma l’opera di Togashi Yoshihiro in un laboratorio vivente di idee, ambiguità e contraddizioni. Hunter x Hunter è una serie che vive da quasi trent’anni sospesa tra pause, ritorni e la costante incertezza di una fine mai realmente visibile all’orizzonte. Eppure, proprio in questa tensione, si annida la sua forza. Lolli mette in luce come Togashi abbia creato un mondo che non è soltanto fantastico, ma anche radicalmente realistico. Non il realismo mimetico che cerca di riprodurre il nostro quotidiano, bensì un realismo filosofico: quello delle scelte impossibili, della relatività etica, della fragilità umana che si svela sotto le maschere eroiche.
La traiettoria di Gon, il giovane protagonista, è emblematica. Presentato inizialmente come l’archetipo dell’eroe shōnen – il ragazzo ingenuo, assetato di avventura, pronto a sostenere esami e allenamenti – Gon si rivela ben presto un personaggio fragile, rabbioso, persino spietato. Non il simbolo della purezza, ma un essere complesso, capace di scivolare nell’oscurità tanto quanto di illuminare con la sua determinazione. In questo risiede la sua umanità più autentica: Gon non è un modello da imitare, ma uno specchio in cui riflettere le contraddizioni dell’adolescenza e, più in generale, della condizione umana.
L’opera di Togashi si sviluppa come una spirale narrativa in cui ogni arco sembra negare le certezze costruite dal precedente. L’esame da Hunter introduce una struttura quasi scolastica, con prove e rivali; Yorknew City scardina le aspettative con intrighi criminali degni di un noir; Greed Island apre a un meta-gioco che fonde regole videoludiche e tensione narrativa; l’arco delle Chimera Ant, infine, è una vera apocalisse filosofica, dove i confini tra umanità e mostruosità collassano in un’unica, inquietante riflessione sul potere, sulla violenza e sulla libertà.
Lolli ci invita a guardare Hunter x Hunter come a un testo che dialoga con la tradizione e con il presente. Da un lato, affonda le radici negli archetipi dello shōnen, e non solo nelle opere precedenti di Togashi, come Yu degli Spettri, ma anche nei capisaldi che hanno definito il genere. Dall’altro, si misura costantemente con i manga contemporanei, quegli stessi titoli che oggi vengono consacrati come cult. È in questo dialogo che si percepisce la sua natura “manifesto”: Hunter x Hunter è, allo stesso tempo, celebrazione e decostruzione dello shōnen, un’opera che si interroga sul senso stesso del raccontare storie di crescita, conflitto e trasformazione.
Le battaglie, mai riducibili a semplici scontri di forza, diventano partite psicologiche e filosofiche, scacchiere in cui l’intelligenza, la strategia e persino la morale giocano un ruolo più grande della pura potenza. In queste dinamiche, Togashi porta i lettori a vivere uno scontro non solo esteriore, ma interiore, trasformando ogni combattimento in una riflessione sul prezzo del potere, sull’ambiguità della giustizia e sull’impossibilità di ridurre il mondo a categorie nette di bene e male.
Il “fantastico realistico” evocato da Lolli diventa così la cifra di un’opera che ha saputo trascendere il proprio genere. Hunter x Hunter non è solo un manga d’avventura: è un campo di battaglia esistenziale dove le regole cambiano continuamente, proprio come nella vita. Ed è forse questa la sua magia più grande: costringere i lettori a camminare insieme a Gon, Killua, Kurapika e Leorio lungo un sentiero che non offre mai facili certezze, ma soltanto nuove domande.
E tu, lettore, sei pronto a rileggere Hunter x Hunter non più come un semplice shōnen, ma come un’opera che decostruisce e reinventa il mito stesso dell’eroe? Forse, in quell’instabilità che tanto affascina e spaventa, si nasconde la vera ragione per cui continuiamo ad aspettare con trepidazione ogni nuovo capitolo.
